Cagliari – La crisi è grande come il malessere che investe migliaia di lavoratori e famiglie. Non si può più aspettare e la pazienza è finita. L’assemblea di 1300 quadri, delegati e dirigenti di Cgil, Cisl e Uil, il 9 giugno ha deciso che sarà mobilitazione lunga e dura fino a quando da Roma e dalla Regione, nelle rispettive responsabilità, non arriveranno risposte concrete contro la deindustrializzazione avanzante. Entro la prima decade di luglio sarà realizzata una giornata di sciopero generale dei settori produttivi e a rete. Mentre la protesta monta, la Cisl ha da tempo formalizzato una proposta per far ripartire crescita economica e promozione del lavoro: un’intesa tra forze sociali-economiche-istituzionali per attraversare la crisi internazionale e rimettere in marcia i settori produttivi.
I numeri della crisi attestano l’urgenza della mobilitazione sindacale. I dati ISTAT sul mercato del lavoro relativi al 4° trimestre 2008 documentano un tasso di disoccupazione del 13,3% rispetto all’11,2% dello stesso periodo del 2007 e al 10,6% del 4° trimestre 2006. Il tasso di attività registra il 58,1%, minimo storico degli ultimi cinque anni. Gli occupati alla fine dell’anno scorso risultano essere 583.000. «Per riscontrare cifre così basse bisogna risalire al 1° trimestre del 2004», dice la Cisl regionale. Il settore industriale ha perso, nell’ultimo trimestre 2008, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, 20.000 unità occupate, di cui 10.000 nelle costruzioni e il resto nell’industria in senso stretto. «Il sindacato – ha detto il segretario generale Cisl sarda, Mario Medde, davanti a dirigenti sindacali arrivati da tutte le aree di crisi - propone cinque direttrici di marcia: riapertura immediata del confronto Stato-Regione-parti sociali a Roma presso la Presidenza del Consiglio; accordo di programma-quadro per rilanciare l’industria e le attività produttive in Sardegna, attraverso il concorso e l’apporto di Stato e Regione; impegno del Governo per rilanciare l’attività industriale con interventi specifici a favore dell’agroalimentare, del tessile, dell’aerospaziale, della nautica, delle infrastrutturazioni materiali e immateriali. Rafforzamento, inoltre, dei siti industriali sardi con il coinvolgimento delle partecipate dello Stato». Cgil, Cisl e Uil chiedono anche rispetto e totale attuazione degli accordi di programma già sottoscritti, relativi a chimica ed energia; l’avvio di un confronto con l’Unione Europea per la definizione della partita energetica e per rafforzare gli investimenti sulle infrastrutture materiali e immateriali.
A questa strategia d’impatto contro la crisi, la Cisl aggiunge una metodologia attuativa per accelerare i tempi di realizzazione e dare efficacia agli interventi: un patto Regione-parti sociali e imprese per la crescita economica e la promozione del lavoro.
Il sindacato di via Ancona considera questo accordo strumento indispensabile per fare sistema, avviare progetti qualitativamente adeguati, spendere presto e bene le ingenti risorse finanziarie a disposizione e contribuire tutti, ciascuno nella propria responsabilità, a tutelare le condizioni di vita e di lavoro e a creare le basi per una nuova fase di sviluppo in Sardegna.
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