Cagliari – Capitale regionale dei servizi, cenerentola sarda dell’industria: ecco il volto lavorativo occupazionale della nuova provincia di Cagliari, dove la disoccupazione raggiunge, come in tutta l’isola, punte elevate – 11,3% (superiore di 5,2 punti al tasso nazionale) - nonostante un territorio circondato da ciminiere e capannoni industriali. La recente fotografia Istat sui dati dell’occupazione 2008, disaggregati per le otto province, presenta l’immagine di un’isola provinciale che vive di call center, supermercati e pubblica amministrazione con una presenza rilevante di lavoro autonomo o pseudo indipendente, regno del lavoro atipico e del precariato.
In provincia di Cagliari sono 8000 gli occupati in agricoltura (2000 dipendenti e 6000 autonomi) pari al 3,7% sul totale occupazione. I lavoratori dipendenti, nell’ambito del settore agricolo, rappresentano appena il 24% contro una percentuale nazionale del 47% e regionale pari al 35%. Note ancora più preoccupanti nell’industria con soli 36000 occupati (16,1%), dato nettamente al di sotto di quello nazionale (30%) e regionale (21%): il più basso di tutta l’isola. Dei 36000 lavoratori “industriali” il 72% sono dipendenti ( meno 7 punti rispetto al dato nazionale) e il restante 28% indipendenti. La metà di questi lavoratori – il 50% - lavora nell’industria in senso stretto (non si considera l’edilizia). In una territorio economicamente virtuoso la percentuale dovrebbe salire almeno al 65%: è la prova provata della bassissima industrializzazione della provincia cagliaritana.
Infine il settore dei servizi rappresenta a Cagliari ben l’80,2% degli occupati, con suddivisione all’interno di questa area tra dipendenti (69%) e indipendenti (31%). E’ questa una caratteristica ben nota del mercato del lavoro cagliaritano: i lavoratori indipendenti superano, in percentuale, ogni media sia nazionale sia regionale.
«La provincia di Cagliari, dopo aver perso la presenza della grande fabbrica agro alimentare della UNILEVER e dopo la ripartenza del Porto Container, non ha crisi emblematiche, ma i processi di Cassa integrazione e di mobilità anche in deroga sono purtroppo molto diffusi. In un’area basata sui servizi – dice il segretario generale territoriale Cisl, Fabrizio Carta - spesso i lavoratori sono privi di adeguati ammortizzatori sociali, molte volte precari o atipici. Il dato sulla percentuale del lavoro indipendente è significativo. La sola industria che fa occupati è quella petrolifera, anche se vi sono controindicazioni per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e, da ultimo, anche la sicurezza dei lavoratori».
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