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198/2009
La crisi industriale e l’urgenza di una forte iniziativa unitaria in Sardegna. Intervento del segretario generale, Mario Medde


Cagliari – «La scelta di CGIL CISL UIL della Sardegna di promuovere una mobilitazione dei lavoratori per chiedere che venga rilanciata l’industria e per sostenere la crescita economica dell’Isola rappresenta un’opportunità anche per la Regione e le istituzioni sarde.
Infatti, nella convulsa situazione che caratterizza a livello internazionale e nazionale tutte le economie, il rischio è che le aree più deboli e meno economicamente strutturate come la Sardegna paghino più pesantemente e per una lunga fase l’impatto della crisi finanziaria e produttiva. La Sardegna, inoltre, viene da un lungo periodo di stagnazione economica e necessita di una nuova strategia di politica industriale accompagnata dall’impegno dello Stato e dell’Unione europea.
«Proprio per questi motivi è indispensabile che i bisogni dell’Isola, quelli dell’economia e del sociale in primo luogo, trovino un’adeguata rappresentanza non solo nell’Isola, ma soprattutto a Roma e a Bruxelles. Quelle sedi sono non solo affollate ma impegnate a dare voce a interessi ben più consistenti di quelli della Sardegna. Ecco perché la mobilitazione dei lavoratori è indispensabile in due direzioni: per sollecitare le direttrici e gli obiettivi di un nuovo sviluppo e per riaprire il confronto con il Governo a Palazzo Chigi, e nel contempo rafforzando la presenza degli interessi sardi a Bruxelles.
«È utile riportare alcuni dati per spiegare l’urgenza e il significato delle iniziative di lotta del sindacato sardo. I dati ISTAT sul mercato del lavoro relativi al 4° trimestre 2008 attestano un tasso di disoccupazione del 13,3% rispetto all’11,2% dello stesso periodo del 2007 e al 10,6% del 4° trimestre 2006. Il tasso di attività registra il 58,1%, un dato che rappresenta il minimo storico degli ultimi cinque anni. Gli occupati nel 4° trimestre risultano essere 583.000. Per riscontrare un dato così basso bisogna risalire al 1° trimestre del 2004.
«Il settore industriale ha perso, nel 4° trimestre 2008, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, 20.000 unità occupate, di cui 10.000 nelle costruzioni e il resto nell’industria in senso stretto. Questi indicatori attestano una crisi occupazionale e del mercato del lavoro che rinvia non solo alle croniche difficoltà delle opportunità lavorative, ma soprattutto alla crisi produttiva e industriale.
Il valore aggiunto dell’industria ai prezzi di base, nei dati ISTAT pubblicati sino al 2007, e con il 2008 che non presenta caratteristiche comunque diverse, documenta molto bene le difficoltà del settore industriale.

in milioni di euro

Anno 2000

Anno 2001

Anno 2002

Anno 2003

Anno 2004

Anno 2005

Anno 2006

Anno 2007

4.375,1

4.468,2

4.881,1

4.801,2

4.895,5

4.775,2

4.644,6

4.643,1

«La crisi dei settori produttivi nell’Isola è dunque precedente alla recessione mondiale che ha colpito anche il nostro Paese a seguito delle note vicende dei mutui sub-prime.
In questi ultimi anni l’andamento dell’economia regionale attesta questa difficoltà derivante in primo luogo da una crisi produttiva che si riflette nell’indicatore del prodotto interno lordo.
L’evoluzione del PIL 2000/2007 nella variazione annuale evidenzia, infatti, per la gran parte degli anni una fase pre-recessiva; la crescita è vicina allo zero.

percentuale di variazione annua del prodotto interno lordo

Anno 2001

Anno 2002

Anno 2003

Anno 2004

Anno 2005

Anno 2006

Anno 2007

+1,92

-0,37

+2,12

+0,86

-0,04

+0,94

+0,69

«A fronte di questi dati, in una fase recessiva mondiale che si sovrappone a un lungo periodo di stagnazione dell’economia regionale, è prioritaria una strategia di politica economica e industriale che consenta di governare non solo le emergenze ma di rilanciare, attraverso nuove allocazioni di intraprese, la crescita economica e di promuovere nuove opportunità lavorative.
In questa fase risultano peraltro aggravate tutte le emergenze che stanno soffocando il fragile tessuto economico sardo. Infatti, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali è importante ai fini della difesa del reddito dei lavoratori, ma lascia aperto il problema del rientro nel posto di lavoro e del rilancio delle attività produttive.

«Solo per titoli è importante richiamare alcune emergenze industriali:

  • il costo dell’energia. Problema di enorme rilevanza anche alla luce del crollo dei prezzi dei metalli.
  • La crisi del comparto agro-alimentare che ha perso nell’ultimo anno quattro impianti (unilever, sardegna carni, palmera e formaggi sardi di macomer).
  • Le note difficoltà della chimica sarda con 3.500 lavoratori a rischio nel petrolchimico di Portotorres, per il disimpegno di ENI e per le vicende successive all’acquisizione da parte di SARTOR.
  • La crisi del polo minero-metallurgico del Sulcis. La punta dell’iceberg è quella di eurallumina a Portovesme, con 700 lavoratori in cig straordinaria, di cui 350 diretti e 350 nell’indotto.
  • La crisi del polo tessile nella Sardegna centrale con i tre impianti fermi della legler e 800 lavoratori in legge prodi dall’1 ottobre 2008. La queen è in procedura concorsuale e ha 200 lavoratori in cassa integrazione.

«La situazione è dunque drammatica e non c’è tempo da perdere. La proposta non può essere quella di governare la crisi inseguendo solo le singole difficoltà; ma di collocare queste ultime in una strategia di nuova politica industriale. Le direttrici di marcia che proponiamo, e che necessitano di una grande unità da parte delle rappresentanze economiche, sociali ed istituzionali sono:

  • la riapertura immediata del confronto stato-regione-parti sociali a Roma presso la Presidenza del Consiglio;
  • un accordo di programma quadro (Intesa Istituzionale di Programma) per rilanciare l’industria e le attività produttive in Sardegna, attraverso il concorso e l’apporto di Stato e Regione;
  • l’impegno dello Stato di rilanciare l’attività industriale con interventi specifici a favore dell’agroalimentare, del tessile, dell’aerospaziale, della nautica, delle infrastrutturazioni materiali e immateriali. Nei siti interessati da interventi di risanamento è indispensabile specificare gli interventi e le risorse finanziarie utili alle bonifiche ambientali.

Il rafforzamento dei siti industriali sardi deve avvalersi, inoltre, del coinvolgimento delle partecipate dello Stato quali ad esempio la finmeccanica, e altre;

  • rispetto e totale attuazione degli Accordi di Programma già sottoscritti e relativi alla chimica e all’energia;
  • avvio di un confronto con l’Unione Europea per la definizione della partita energetica, e per rafforzare gli investimenti sulle infrastrutture materiali e immateriali».
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