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180/2009
Crisi industria sarda. Matta (Cisl): «Ancora ritardi e la Sardegna si ritrova fuori dagli assetti produttivi nazionali»


Cagliari – L’assenza di congrue iniziative politico-istituzionali per contrastare efficacemente la crisi del settore industriale e produttivo è più preoccupante della crisi stessa. La Cisl insiste sulla necessità di mettere subito mano agli interventi che dovrebbero rilanciare l’industria isolana. Per dare più sprint alle decisioni «La mobilitazione decisa dalle segreterie regionali, che avrà come primo atto la riunione dei dirigenti e quadri di Cgil Cisl e Uil il prossimo 9 giugno, più che una necessità – dice Giovanni Matta, segretario regionale Cisl - è diventata una irrinunciabile esigenza di una giornata di lotta a livello regionale».
Anche nell’ultima riunione delle federazioni dell’industria e dei servizi a rete della Cisl sarda, i segretari di categoria hanno condiviso la visione della segreteria regionale Cisl. Cioè che la gravità della crisi, che caratterizza il sistema produttivo sardo, impone un’azione energica del mondo del lavoro isolano e soprattutto una risposta corale della comunità regionale.
Per i sindacalisti cislini occorre arrestare l’emorragia dei posti di lavoro registrata nei comparti produttivi e soprattutto i tagli annunciati nella chimica, nel minero-metallurgico e nell’agroalimentare. Nei primi 15 giorni di maggio 2009 ben 500 lavoratori sono andati a ingrossare le file della cassa integrazione straordinaria (330 alla Portovesme srl e 130 all’Isola Dolce di Oristano). Nuovi dubbi e incertezze si addensano inoltre sul futuro del Petrolchimico di Portotorres, la cui imminente fermata potrebbe comportare l’avvio delle procedure di Cassa Integrazione Straordinaria per oltre 1000 lavoratori. Intanto presso l’Assessorato del Lavoro si stanno sottoscrivendo gli accordi per gli ammortizzatori sociali in deroga per circa 4000 lavoratori.
«Si è in presenza di una vera e propria desertificazione che la Regione – aggiunge Matta - deve saper interrompere e affrontare con misure adeguate. Viale Trento deve altresì incalzare il Governo sulle sue responsabilità. La prima di tutte: garantire alla Sardegna una prospettiva certa di crescita e sviluppo attraverso strumenti concreti, in grado di creare lavoro stabile».
«Non è più tempo di chiacchiere a vuoto né di pellegrinaggi nei siti industriali in crisi. E’ ora di creare condizioni – conclude Matta - per irrobustire il sistema imprenditoriale e favorire il consolidamento della base produttiva». Ogni ulteriore indugio potrebbe portare la nostra isola fuori dagli assetti produttivi nazionali.

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