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167/2009
Un attivo di delegati e dirigenti Cgil, Cisl e Uil il 9 giugno preparerà la mobilitazione dei lavoratori


Cagliari – Una mobilitazione dei lavoratori per difendere le produzioni e l’occupazione e per rilanciare le vertenze sullo sviluppo industriale e produttivo in Sardegna.
È questa la decisione assunta dalle segreterie regionali di CGIL CISL UIL riunite il 14 maggio per affrontare la drammatica situazione delle realtà industriali e il fenomeno dilagante della disoccupazione e del lavoro precario. Un attivo di delegati e dirigenti, previsto per il 9 giugno, preparerà le iniziative di mobilitazione e di lotta.
La richiesta che verrà portata il 19 maggio all’incontro con la Giunta regionale riguarda l’istituzione e l’avvio di un tavolo di crisi in Sardegna e la riapertura, dopo una lunga stasi, del confronto a Palazzo Chigi tra Stato, Regione e parti sociali per rilanciare l’Intesa Istituzionale di Programma e, in tempi brevissimi, per attivare un Accordo di Programma Quadro che sostenga una nuova fase di sviluppo industriale e produttivo nell’Isola.
«È, infatti, indispensabile – scrivono i tre segretari generali Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca in una nota diffusa al termine della riunione unitaria effettuata nella sede Cisl - che la Regione Sardegna fronteggi la crisi sia sulle emergenze sia con una strategia di politica industriale che si deve avvalere di risorse, strumenti, soggetti imprenditoriali e istituzionali adeguati alla dimensione delle difficoltà e della domanda di sviluppo che proviene da tutti i territori».
Per le tre organizzazioni sindacali l’apporto dello Stato e l’iniziativa del Governo diventano però fondamentali attraverso lo strumento degli Accordi di Programma e con decisioni politiche e normative veloci, utili a dare immediate risposte ai lavoratori sardi.
Il sindacato confederale ritiene, infatti, che si sia di fronte ad una crisi delle strutture produttive che ha pochi precedenti nelle vicende dell’Isola; convivono difficoltà e ritardi prettamente locali con dinamiche e scelte di livello internazionale. «Su queste – dicono Costa, Medde e Ticca - è illusorio pensare di influire con logiche di campanile o con attendismi e dilazioni che comprometterebbero la tempestività e la positività delle soluzioni».
È il caso, ad esempio, delle attività industriali inserite in strutture multinazionali come l’alluminio, la chimica, il tessile, il minero-metallurgico. Ma, è altrettanto rilevante, garantire una nuova politica industriale che si avvalga della valorizzazione delle risorse locali e di un’agricoltura forte e con migliori redditi, in grado dunque di supportare lo sviluppo agro-industriale.
Altrettanto forte, da parte del sindacato, è la richiesta di promuovere il rafforzamento e il radicamento dell’imprenditoria, abbattendo le diseconomie esterne ai processi produttivi con una migliore infrastrutturazione materiale e immateriale. A tal fine è necessario un maggiore investimento sia da parte della Regione che dello Stato e dell’Unione europea.
«Una fase come l’attuale, dunque, va affrontata – è la conclusione dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil - costruendo le alleanze utili a un vasto e diffuso movimento unitario che consenta alla Sardegna di promuovere e rafforzare le richieste di una crescita economica e di una più equa distribuzione della ricchezza. Si tratta, infatti, di venire incontro prima di tutto alle istanze del mondo del lavoro, dei pensionati e delle famiglie che si vedono erodere il reddito dal costo della vita e dalla crisi economica».
«La mobilitazione sindacale, tuttavia, deve essere accompagnata – dicono i segretari generali - da una forte iniziativa unitaria nella quale convergano anche le istituzioni»

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