Cagliari – Anche l’Autorità portuale di Cagliari è d’accordo: un bacino di carenaggio rappresenta per il porto cagliaritano un servizio strategico da sviluppare e ampliare. Un’apposita gara internazionale sarà bandita per far funzionare questa struttura, fermata improvvisamente dalla decisione della Moby di licenziare tutti i lavoratori del bacino di carenaggio di Su Siccu. La notizia è stata anticipata dal presidente Paolo Fadda a una delegazione della Cisl e della FSM guidata dal segretario territoriale, Fabrizio Carta, e dal segretario della FSM Marco Angioni.
«Dopo l’invio, un mese fa, della lettera di licenziamento ai 10 lavoratori del bacino di carenaggio, gestito dalla Moby, (più i 10 dell’indotto) abbiamo chiesto, come segreterie della FSM (sindacato dei metalmeccanici) e della Cisl di Cagliari - dice il segretario generale territoriale, Fabrizio Carta - un urgente incontro con l’Autorità Portuale anche per verificare se le motivazioni addotte dall’azienda per la chiusura dell’attività corrispondevano alla realtà. La Moby, infatti, sia in alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa sia nella stessa lettera con la quale apriva la procedura di mobilità, aveva adombrato responsabilità dell’Autorità». Com’è noto il bacino, attualmente dislocato nella zona di Su Siccu, dovrà essere spostato in altro sito.
Il confronto sindacato–Autorità portuale è stato positivo perché il Presidente Fadda e il segretario generale hanno confermato quanto la Cisl e la FSM sostengono da anni: un bacino di carenaggio rappresenta per il Porto di Cagliari un servizio strategico ed è necessario sviluppare e ampliare l’iniziativa. E’ stata offerta alla Moby la possibilità di spostare il bacino, provvisoriamente, sul Molo Sabaudo, in attesa di trovare una sistemazione definitiva all’interno del Porto Canale (entro un paio d’anni), luogo nel quale il bacino potrà ampliarsi e dare servizi a molti più utenti di quelli attuali, producendo ricchezza per il territorio e creando posti di lavoro. Il Sindacato attende ora gli esiti di un confronto tra l’Autorità Portuale e la Moby.
«Tutto ciò – aggiunge Carta - rappresenta un deciso passo in avanti e un’inversione di rotta rispetto alla precedente gestione dell’Autorità Portuale che riteneva assolutamente marginale l’attività cantieristica, definendola roba da terzo mondo. Ora bisogna lavorare per salvare i venti posti di lavoro in discussione e rilanciare l’attività».
Il bacino svolge la sua attività nel porto di Cagliari da circa tre decenni, occupa attualmente una ventina di lavoratori tra diretti ed indiretti, è l’unica struttura in Sardegna in grado di eseguire lavorazioni su imbarcazioni fino a tremila tonnellate di dislocamento e cento metri di lunghezza.
Un bacino di carenaggio potrebbe offrire alla marineria isolana il servizio di assistenza, riparazione e manutenzione e sarebbe fondamentale per il rilancio di un settore come quello navale, in un’isola al centro del Mediterraneo, che vuole giocare un ruolo rilevante nel traffico merci (e non solo), e potrebbe essere un importante punto di riferimento per il rimessaggio della flotta dei pescherecci, delle motovedette della Capitaneria di porto, dei Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza e dei mezzi dei Vigili del Fuoco, costretti a rivolgersi presso strutture della penisola per la manutenzione dei loro natanti.
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