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150/2009
Scuola sarda: non tagli ma rilancio. A rischio 1941 posti di lavoro. Edifici scolastici vetusti


Cagliari –Lottare perché in Sardegna la scuola primaria manca in ben 89 comuni su un totale di 377, costringendo il 13,55% dei fanciulli al pendolarismo, non è una protesta corporativa degli insegnanti, ma una battaglia per lo sviluppo della società. Mobilitarsi perché gli istituti superiori non esistono in 299 centri e il 71,33 dei ragazzi deve viaggiare per partecipare alle lezioni è un impegno morale per docenti e genitori. «La difficoltà del sistema educativo e formativo sardo – dice Enrico Frau, segretario generale della Cisl scuola – ha un’incidenza primaria nella costruzione del benessere sociale ed economico della gente». «È infatti dalla scuola e dalla formazione che bisogna ripartire per rilanciare lo sviluppo in termini strutturali e duraturi e per promuovere il lavoro, soprattutto tra i giovani», aggiunge Mario Medde, leader della Cisl sarda.
Finché il Governo nazionale continuerà, anche nell’isola, sulla strada delle «razionalizzazioni» a tavolino, il futuro si annuncia peggiore del presente. Nell’anno scolastico 2009-2010 il Miur ha deciso di tagliare in Sardegna 1941 posti: 374 nella primaria, 429 nella scuola media, 604 nelle superiori, e 534 tra il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Tagli agli organici di diritto e in pianta stabile. Cancellati per sempre. Sforbiciate che incidono sull’offerta formativa e mettono a rischio il posto di lavoro di docenti precari, alcuni anche da qualche decennio, mentre dovrebbero essere immessi definitivamente in ruolo. Tagli provocati non solo dai pensionamento, ma anche dalla riduzione dell’orario, da classi sovradimensionate, dall’accorpamento di istituzioni scolastiche con la soppressione di 33 autonomie.
Quando nella scuola i risultati non arrivano, si dovrebbe potenziare il sistema. Il Ministero in Sardegna, invece, ha scelto un’altra strada. Contro l’indice di abbandono scolastico, che oscilla tra il 22 e il 28%, l’alto numero (24,55%) di studenti bocciati e il 39,55% dei promossi con debiti formativi, si risponde con ulteriori tagli.
«Il vuoto formativo e la cancellazione della scuola e della formazione da un numero enorme di comunità non è un segnale positivo né di efficacia razionalizzatrice; è il frutto – dice il segretario generale Cisl sarda - di una concezione «mercatista» che privilegia il grande al piccolo e il ragionierismo, non un disegno che viene incontro ai giovani e alle famiglie. La società della conoscenza necessita della massima diffusione nel territorio e nelle famiglie».
Anche la mannaia sul personale Ata – 534 posti in meno nel prossimo anno scolastico, quasi 1600 nel triennio – è destinata a incidere pesantemente sul sistema scolastico locale. Secondo i calcoli del sindacato, in un territorio delle zone interne, 10 collaboratori scolastici dovrebbero interessarsi di 9 plessi distribuiti in una zona con distanze anche superiori a 20 chilometri.
Alla precarietà funzionale si aggiungono i dati anagrafici relativi agli edifici scolastici: più del 50% dei caseggiati è stato costruito prima del 1965. Il 57% non ha certificato di agibilità statico, in 36 scuole su cento l’impianto elettrico non sarebbe secondo le norme Cei, le barriere architettoniche sono presenti nel 70% degli edifici.
«Non c’è più tempo da perdere», dice la Cisl. «E’ indispensabile – aggiunge Medde - che la Regione approvi la riforma del diritto allo studio, della formazione professionale e la norma per garantire una più funzionale rete scolastica. Contestualmente, bisogna rafforzare il mercato del lavoro per garantire opportunità occupazionali ai laureati, ai diplomati, ai qualificati, perché l’investimento fatto sia produttivo».
Anche la formazione professionale è in sofferenza. In quel settore rimangono ancora irrisolte molte criticità esistenti nel sistema. Una parte del personale della legge 47/79 ha interrotto il rapporto di lavoro; il 50% di quello rimasto «sopravvive –dice Frau – in una situazione di precarietà. Mentre 360 dei lavoratori della legge 42/89 hanno avuto temporaneo inserimento negli enti pubblici”». La Cisl scuola auspica la stabilizzazione dei lavoratori.

rapporto: assenza scuole/pendolarismo

 

assenza scuole nei comuni

pendolarismo

Scuola infanzia

manca in 89 comuni

13,55%

Scuola primaria

manca in 44 comuni

11,45%

Scuola media

manca in 79 comuni

15,21%

Scuola superiore

manca in 299 comuni

71,33%

rapporto abbandono/insuccesso scolastico

Abbandono scolastico

dal 22% al 28%

Promossi senza debiti formativi

39,55%

Respinti

24,35%

Dati elaborati dalla Cisl scuola della Sardegna

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