Cagliari – All’emergenza lavoro il segretario generale Cisl ha dedicato una riflessione sul Primo Maggio sardo del 2009. Una giornata di festa che si celebra all’insegna della crisi produttiva e industriale.
«Il virus che si sta propagando – scrive Medde - non è quello della «febbre suina», ma quello dell’emergenza lavoro. Miete vittime civili mentre non si vede una strategia utile neppure a bloccare il «contagio».
Certo, il lavoro non si crea per decreto. Ma, è possibile ed è necessario – per il sindacalista - promuovere le condizioni per concorrere a rilanciare la crescita economica attraverso la valorizzazione del lavoro e delle risorse dell’Isola.
«Lo ripetiamo – aggiunge il segretario generale Cisl - da diverso tempo: il lavoro è al centro della questione sociale in Sardegna. Anzi, è la questione sociale. Infatti, la conseguenza più evidente prodotta è l’impoverimento delle persone, delle famiglie e dei territori, in una dimensione che supera persino le regioni del meridione».
Il riferimento va all’incremento dell’incidenza della povertà relativa che supera ormai il 22,9% delle famiglie e coinvolge quasi 400 mila persone. Ma la crisi del lavoro porta anche ad un enorme spreco di ricchezza sociale. Non solo perché più di 170 mila persone vogliono lavorare e non possono farlo, ma anche per i tassi di irregolarità vicini al 21%, per la precarizzazione del mercato del lavoro che sempre più è caratterizzato da avviamenti a tempo determinato. Nel quarto trimestre 2008 su un totale di 48.827 lavoratori avviati, 35.547 sono a tempo determinato.
La stessa variazione percentuale di crescita degli ammortizzatori sociali ne attesta un utilizzo notevole a seguito delle crisi aziendali nel settore industriale: nel 2008 si è registrato un incremento sul 2007 pari al 34,9% delle ore autorizzate per gli interventi straordinari agli operai dell’industria e oltre il 500% per gli interventi ordinari.
L’ISTAT ha reso noto nei giorni scorsi il dato medio della disoccupazione nel corso del 2008 che risulta essere pari al 12, 2%. È indicativo, inoltre, il dato fornito dall’Agenzia regionale del lavoro sui certificati SIL (servizi informativi lavoro) sulle persone all’11 marzo 2009 in cerca di occupazione e ancora prive di un contratto di lavoro: sono 222.258.
«Si è dunque di fronte – dice Medde - ad un vero e proprio dramma sociale che ha profonde e decisive ripercussioni su tutti gli aspetti della vita economica, sociale e istituzionale della Sardegna».
«Ciononostante – prosegue il segretario generale - è possibile coltivare ragionevoli speranze per un’inversione della tendenza al peggioramento. Si tratta di adottare alcune decisioni, da condividere con le rappresentanze economiche e sociali e con gli Enti locali. La responsabilità, è chiaro, compete alla Regione e allo Stato sia sul versante delle strategie politiche che della governance necessaria in fase di attuazione».
Ecco le decisioni e le iniziative prioritarie da prendere, secondo la Cisl sarda. In primo luogo è necessario mettere in campo, a livello regionale, le migliori competenze tecniche e politiche per una task-force che lavori al contenimento e alla soluzione della crisi, a partire da quella aziendale, con una gestione delle vertenze inserita in una strategia di nuova politica industriale.
Per il sindacato di via Ancona lo strumento più adeguato al servizio di una nuova idea di politica industriale e produttiva è l’Accordo di Programma Quadro tra Stato e Regione, previsto dall’Intesa Istituzionale di Programma, che contenga risorse, misure e soggetti utili a promuovere la valorizzazione delle risorse dell’Isola e a favorire l’attrattività di nuove intraprese.
L’altra opportunità che non va trascurata riguarda un nuovo Piano di Rinascita per gli anni 2000 che colga soprattutto l’esigenza di integrare con la competitività necessaria l’Isola nelle dinamiche più avanzate dell’economia europea e mondiale.
«Ma nell’affrontare con la determinazione necessaria l’emergenza lavoro, un problema che va immediatamente risolto riguarda – per Medde - non tanto la dimensione degli stanziamenti sui documenti finanziari e di bilancio della Regione, quanto la capacità di spendere presto e bene. Una virtù che non viene assolutamente praticata dalla Sardegna considerati i 7 miliardi e mezzo di euro di residui passivi».
Certo, in una fase di profonda crisi, ora accompagnata anche da una recessione mondiale, è importante che la Regione integri le strategie nazionali con politiche del lavoro e specifiche misure per difendere il reddito del lavoratore e delle famiglie.
«Abbiamo lottato – conclude il segretario generale Cisl - perché venisse modificato e rafforzato il sistema degli ammortizzatori sociali; continueremo a sollecitare un loro ampliamento per quanti non rientrano nella normativa nazionale e per quanti vivono la crisi della loro azienda. Ma è prioritario dare vita ad interventi in grado di rispondere a un numero enorme di giovani inoccupati che, senza politiche del lavoro, ancora per un lungo lasso di tempo, non saranno in grado di esprimersi in un’attività manuale e intellettuale».
È questa la realtà della Sardegna e dell’emergenza lavoro al 1° maggio 2009. È certamente possibile invertire la rotta, ma avendo la consapevolezza della gravità della situazione e dell’utilità dell’apporto di quanti, a diverso titolo, rappresentano il mondo del lavoro.
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