Cagliari – Contro l’attuale crisi produttiva e industriale la Cisl sarda chiede un impegno straordinario di Stato e Regione. «Negli ultimi tempi, nonostante le denunce sulla gravità della crisi e i reiterati annunci sulle misure da adottare, la Regione – scrive Mario Medde, segretario generale Cisl - ha limitato la sua attività nel settore industriale a semplici correttivi procedurali, senza intaccare in alcun modo i veri problemi che sono di ostacolo al consolidamento e rilancio della base produttiva. Tutto questo mentre, allo stato attuale della crisi produttiva e industriale, è urgente un’immediata risposta sul versante politico, unitamente alla definizione di un’azione programmatica e d’indirizzo».
Al processo di desertificazione produttiva e industriale, infatti, deve corrispondere – secondo la Cisl sarda - un impegno eccezionale dello Stato e della Regione sia per far fronte alle emergenze aziendali nei settori della chimica, del tessile, del minero-metallurgico e dell’agroalimentare, sia per costruire una strategia di politica industriale che supporti il rilancio delle attività produttive dell’economia isolana.
La Cisl ritiene indispensabile un accordo tra i diversi soggetti economici, sociali e istituzionali incentrato su 4 punti: una task force sulla crisi industriale e del lavoro con le migliori competenze politiche e tecniche; apertura di un immediato tavolo di crisi tra Stato, Regione e parti sociali; riconoscimento alla Sardegna di un “Fondo investimenti” per rafforzare l’assetto infrastrutturale; e definizione di un programma pluriennale a sostegno degli investimenti e per l’attrazione di nuove intraprese nei settori produttivi.
Le situazioni della chimica, del tessile, dell’agroalimentare e del minero-metallurgico, qualora non si provveda a tamponare le difficoltà, porteranno a un notevole incremento del numero dei disoccupati nel settore, che – nel quarto trimestre del 2008 – ha visto una perdita di 20 mila unità occupate rispetto allo stesso periodo del 2007.
Il sindacato di via Ancona è preoccupato perché la situazione sociale «si sta deteriorando a tal punto da procurare un forte allarme sulla tenuta della coesione sociale».
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