Cagliari – Si è chiuso all’insegna di continuità e unità il decimo congresso della Cisl sarda.
Continuità per proseguire un lavoro avviato nello scorso quadriennio, mentre sono ancora drammaticamente presenti le emergenze economiche e sociali che fanno della Sardegna un vaso di coccio tra mille altri di ferro sballottati nella tempesta finanziaria mondiale.
Non c’è tempo per godersi il successo. Dalla due giorni congressuale 225 delegati ritornano nei territori per rilanciare le 8 priorità che l’organizzazione ha individuato come lavoro ordinario dei prossimi anni: occupazione, inclusione sociale per combattere la povertà, attività produttive contro la desertificazione industriale, sviluppo economico favorendo la crescita industriale e sostenendo le imprese, risorse umane (valorizzazione della filiera educazione-istruzione-formazione-Università e ricerca), riforme di settore e istituzionali, in primo luogo per costruireuna nuova Regione con il federalismo interno, un “patto dei sardi e la partecipazione delle forze sociali ed economiche” per avviare un vero e proprio “new deal” isolano.
Un primo appuntamento è alle porte: il prossimo 16 maggio la Cisl sarda sarà tra i promotori e protagonisti del “G8 dei poveri” a La Maddalena. “Non abbiamo nulla a che vedere con “no global” e non abbiamo niente contro l’appuntamento dei grandi della terra in programma fra tre mesi nella nostra isola. Vogliamo solo – ha spiegato Medde - che il G8 dei grandi possa anche diventare un’occasione per comunicare le modalità scelte dalla Sardegna per uscire dalla precarietà economica e sociale”. In un piccolo paese del centro Sardegna, Zuri, è stato messo a punto un documento – vera e propria “magna charta” del popolo – che fissa alcuni principi fondamentali di una nuova costituzione “made in Sardinia”: centralità della dignità del lavoro e della persona, diritto all’autogoverno, diritto dovere del popolo sardo di darsi proprie istituzioni, dichiarazione dell’illegalità della povertà, accesso alla salute, istruzione, formazione, acqua, casa e sicurezza, concepiti come diritti e non come meri servizi. La carta di Zuri il prossimo mese supererà i confini del mare sardo.
Molte delle otto priorità indicate dalla piattaforma Cisl dipendono dalla capacità programmatoria e attuativa della Regione. Nei rapporti con la Giunta regionale, la Cisl – l’ha detto Medde nella relazione e nelle conclusioni al congresso, l’hanno ribadito i numerosi delegati intervenuti al dibattito – non farà sconti.«Valuteremo l’esecutivo di viale Trento – ha evidenziato il segretario generale - per le risposte che darà al sindacato e per la capacità di aggredire e risolvere i problemi».
L’obiettivo finale della Cisl sarda è ambizioso: mettere insieme competitività, sviluppo locale e solidarietà. «La diseguaglianza e gli arbitrii di un ordine mondiale che ha reso evidente tutta la sua debolezza e precarietà, ma anche la sua violenza, il terrorismo e le guerre che rendono forse illusoria (ma certamente per questo più appetibile e da perseguire) l’idea della pace tra i popoli, la diffusione delle povertà, della disoccupazione e delle precarietà, l’insufficiente reddito degli anziani e delle famiglie, le violenze sulle donne e sui minori rendono sempre più necessario – ha detto Medde – il sindacato, per affermare con maggiore forza il diritto alla giustizia sociale, alla pace, alla regolazione dei conflitti e all’autodeterminazione dei popoli. Su questi problemi abbiamo l’obbligo morale e politico di coltivare e diffondere la speranza di un positivo mutamento: perché il sindacato è l’associazione che promuove il cambiamento delle condizioni di vita e di lavoro dei propri associati, ma che si fa carico nel contempo degli interessi generali».
Il sindacato è pronto per questa nuova non facile avventura. La sua forza proviene dalla capacità di elaborare idee e indicare obiettivi degni di essere raggiunti, dal consenso, dal rinnovamento interno costruito attraverso un continuo interrogarsi. Dalla base fino al vertice.
La risposta sta soprattutto nella capacità delle istituzioni e della società, ma anche nell’efficacia della rappresentanza della mediazione politica. Ma su questo terreno le istituzioni – ha precisato Medde - «non hanno bisogno di governatori o di consoli, figure che appartengono a un retaggio coloniale. Abbiamo invece un’idea della politica come dimensione popolare e diffusa, e la democrazia rappresentativa come metodo che meglio e più di altri riesce ad affermare le libertà individuali e collettive, in primo luogo attraverso la valorizzazione delle rappresentanze sociali e dei corpi intermedi. Anche per la Sardegna è questa la strada da percorrere: costruire un’identità aperta al mondo, valorizzare le competenze e le capacità dei sardi, eliminare lo spreco enorme di capitale sociale e lo scandalo delle migliaia e migliaia di giovani che non trovano lavoro e che vivono in precarietà, affermare i diritti di cittadinanza. Non è dunque, e semplicemente, un problema di disponibilità di risorse finanziarie, di compatibilità economiche, di calcoli ragionieristici. Il nostro presente e futuro è strettamente legato alla passione e alle ragioni che sapremo mettere in campo per essere veramente liberi».
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