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13/2009
Un’altra Sardegna è possibile con più lavoro e azioni di contrasto alla povertà. Gli obiettivi della politica per il 2009 secondo la Cisl sarda


Cagliari
– Un’altra Sardegna è possibile. Lo dice il segretario generale Cisl, Mario Medde, nel bel mezzo di una campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale, indicando quelli che, secondo il sindacato, dovrebbero essere gli obiettivi principali della politica per il 2009. I più importanti indicatori economici e sociali dell’Isola registrano un segno negativo: lavoro, produzione della ricchezza, reddito della famiglia. Aumentano povertà e cassa integrazione. «Eppure un’altra Sardegna è possibile», dice il sindacalista di via Ancona. Gli strumenti per cambiare la situazione sono i seguenti: maggiori opportunità lavorative e più ricchezza da distribuire equamente; leggi e misure più incisive ed efficaci nell’affrontare il dramma della non autosufficienza; una sanità che elimini, o almeno riduca, le liste d’attesa per esami, prevenzione e cura; una scuola che valorizzi le potenzialità dei giovani e con un mercato del lavoro che offra maggiore occupabilità; infrastrutture e servizi in grado di garantire la competitività del sistema Sardegna e delle stesse imprese.
La dimensione del fenomeno della povertà e della disoccupazione in Sardegna sono molto preoccupanti. I dati dell’ISTAT sulle forze lavoro al terzo trimestre 2008 rilevano un tasso di disoccupazione al 10,8% (+2,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente). Gli occupati sono +3.000 unità rispetto allo stesso trimestre del 2007, ma si registra un calo di oltre 5.000 unità nell’ambito del lavoro dipendente, con un crollo del settore industriale (-21.000 addetti, di cui ben 16.800 dipendenti) sia nella componente manifatturiera, sia nelle costruzioni. Inoltre, pesa nella forte accentuazione del disagio sociale il fenomeno dello scoraggiamento, cioè di quanti pur essendo disoccupati e disponibili a lavorare non ricercano attivamente il lavoro, secondo però i parametri dell’istituto di statistica, che in Sardegna è difficilissimo riscontrare in operazioni concrete e facilmente attivabili, poiché inconsistenti i servizi per l’impiego.
Il numero delle persone scoraggiate nel terzo trimestre 2008 risulta essere 110.000, che si aggiungono ai disoccupati rilevati (10,8%).
Per quel che riguarda la povertà, l’ISTAT indica per la Sardegna del 22,9% il numero delle famiglie al di sotto della linea della povertà. Nel 2004 si era al 15,4% e nel 2003 al 13,1%. Circa 150.930 famiglie, dunque, si trovano in condizioni di povertà: erano 96.579 nel 2004. Nell’arco di un quadriennio oltre 54.000 famiglie sono diventate povere. Le persone che soffrono di questo problema sono in Sardegna 377.000 (erano 251.105 nel 2004).
Va inoltre evidenziato come, anche in una fase di crescita dell’economia internazionale e nazionale, negli anni scorsi e per tutto il 2007, la variazione annua del prodotto- interno lordo cioè la ricchezza prodotta nell’Isola, registri dati prerecessivi che attestano una crescita vicina allo zero (2004 +0,86 / 2005 -0,04 / 2006 +0.94 / 2007 +0,69).
Il reddito medio 2007 per contribuente, e la variazione percentuale rispetto al 1999 fotografa una Sardegna in netto regresso. La variazione percentuale media è di -2,9 (Il Sole 24Ore).
«Per non arrendersi alla crisi – dice Medde - è necessario riconoscerne la dimensione. Soprattutto ora, in una fase caratterizzata a livello mondiale e nazionale da una forte recessione che si sovrappone in Sardegna a un dissesto economico e produttivo, in particolare nel settore industriale. Il rischio è dunque un ancor più diffuso e profondo malessere sociale. Bisogna reagire con un segnale forte e diffuso che deve venire da tutta la società sarda: con un nuovo patto sociale, con la rinegoziazione del rapporto Stato/Regione e con un adeguato protagonismo in Europa».
La politica deve essere il motore che mette in azione piani, progetti, iniziative e strumenti. «Ma bisogna ridare – aggiunge il segretario generale Cisl - credibilità e slancio alla politica e ad una democrazia malaticcia, disostruendo i canali che dai cittadini portano alle istituzioni e alle sue rappresentanze. In questa direzione contribuirà non poco il trasferimento di risorse e poteri dalla Regione agli enti locali e ai territori, e la programmazione e la partecipazione come atto ordinario nelle strategie dello sviluppo e del lavoro».
Non è tempo dunque di ordinaria amministrazione. L’assembla costituente del popolo sardo è lo strumento e la sede adatta per approvare la nuova carta statutaria della Sardegna. I punti forti di una svolta della politica sarda passano attraverso un nuovo patto dei sardi, e il federalismo interno, la centralità del lavoro e un welfare che rafforzi le conquiste dello stato sociale, un nuovo modello di democrazia che affermi e attui i principi di sussidiarietà e di differenziazione e di partecipazione delle rappresentanze economiche e sociali alle scelte dello sviluppo. Un buon viatico per fare buone leggi e ancora di più per attuarle. «Anche per evitare, in chi governa la cosa pubblica, che l’etica della convinzione – conclude Medde - abbia del tutto il sopravvento sull’etica della responsabilità. Un errore che porterebbe il politico ad attizzare solo il fuoco dei propri convincimenti, senza curarsi adeguatamente delle conseguenze politiche, sociali ed economiche dei propri atti».

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