Cagliari– «Mi aspetto che il Presidente del Consiglio convochi al più preso, a Palazzo Chigi, il tavolo governativo per l’attuazione dell’Accordo di programma per la chimica in Sardegna, siglato nel 2003. Spero anche che il Presidente della Regione sarda, amico del premier, solleciti in tal senso». Con queste parole Sergio Gigli, segretario generale nazionale della Femca Cisl, sindacato dei chimici, ha concluso la settimana scorsa i lavori del 3° congresso regionale della categoria. I problemi posti dalla crisi economica internazionale a tutte le regioni, in Sardegna assumono dimensioni drammatiche. Non è una novità, ma la regola. Quali le ragioni? Anche a questo interrogativo ha cercato di rispondere il segretario generale dei chimici sardi, Gianni Basciu, nella relazione introduttiva davanti a 75 delegati provenienti da tutta la Sardegna.
«Dopo l’addio delle Partecipazioni statali, che hanno industrializzato l’isola con la chimica di base e il minero-metallurgico, creando fra i sardi una corretta cultura industriale, è iniziato – ha detto Basciu – lo smantellamento scientifico del sistema. Un’azione che dura 20 anni».
Per il segretario regionale chimici «Non è stata creata nessuna alternativa, né con la grande né con piccola e media industria; non è stata costruita una rete di infrastrutturale sufficiente, energia e trasporti sono il fiore all’occhiello della negatività, non ci sono convenienze per allocare in Sardegna nuove imprese, perciò la situazione è peggiorata di anno in anno creando condizioni di invivibilità per anziani e giovani, disoccupazione, precariato e nuova emigrazione».
La crisi avvolge tutto. Perfino il settore farmaceutico, che pure in Sardegna non registra neppure un’industria, con 200 degli oltre 800 informatori scientifici a rischio di perdere il lavoro. Quasi scontate le difficoltà dei comparti maggiormente dipendenti dagli alti e bassi dei mercati internazionali.
Non è il tempo della disperazione e delle gramaglie. Non servirebbero. Per Basciu si può invertire la tendenza. «La nostra regione – dice il segretario generale dei chimici sardi che lascia la leadership per raggiunti limiti di mandato – è una piattaforma di lancio al centro del Mediterraneo, ha la Saras, la più grande raffineria europea, il porto canale ritornato competitivo, possiede produzioni strategiche, alcuni siti importanti di chimica di base a Sarroch, Assemini, Portotorres e Ottana, tante medie e piccole industrie che hanno bisogno solamente di avere servizi ed energia a prezzi competitivi». La necessità di affrontare unitariamente, in un unico tavolo nazionale, l’emergenza Sardegna è stata ribadita dal segretario generale regionale, Mario Medde.
Basciu crede in due grande iniziative lanciate dall’ex Presidente Soru: Abbanoa Spa e Metanodotto. «Questa seconda opera probabilmente porterà – dice il segretario uscente - alla costruzione di un terzo polo energetico nel centro Sardegna, forse con una centrale a cogenerazione che permetterà di distribuire energia elettrica a prezzi competitivi».
Un messaggio, Basciu, lancia all’Eni: «Non sogni questa azienda di chiudere le produzioni di Polimeri Europa a Porto Torres: non passerà e dovrà fare i conti con i lavoratori».
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