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118/2009
Riforma modello contrattuale e referendum Cgil/2. Una nota Cisl Cagliari


Cagliari– La Cisl cagliaritana è impegnata, da diversi mesi, nella celebrazione dei congressi confederali e di categoria. Sono centinaia, se non migliaia, le assemblee svolte nei luoghi di lavoro per discutere della linea politico sindacale della Cisl. E, naturalmente, tra gli argomenti più dibattuti c’è quello della riforma del modello contrattuale.
L’accordo firmato da Cisl, Uil, da altri sindacati e da quasi tutte le organizzazioni dei datori di lavoro, rappresenta un importante risultato conseguito a favore dei lavoratori.
Ciò è quanto emerso dal dibattito interno: si può affermare, senza tema di smentita, che i termini dell’accordo sono stati approfonditi, compresi, metabolizzati e accettati dalla gran parte degli iscritti della Cisl, né la bontà dell’accordo può essere inficiata da referendum messi in piedi dalla Cgil che pur vanta milioni di partecipanti in Italia e decine di migliaia in Sardegna. «E’, del resto, quanto meno singolare che una sigla organizzi un referendum per bocciare ciò che altri hanno fatto», commenta la segreteria territoriale Cisl Cagliari.
Alcuni risultati conseguiti dalla Cisl nel rinnovo delle RSU, in Sardegna ma anche in campo nazionale (vedi il caso delle Poste ma per stare al territorio cagliaritano anche i risultati conseguiti in alcuni Call Center) testimoniano che la Cisl tiene le posizioni, nonostante le difficoltà del momento sociale ed economico vissuto. «La Cisl – dice il segretario generale Fabrizio Carta - pratica la democrazia di mandato, innanzitutto dei propri iscritti e decide, sulla scorta del giudizio dei propri organismi, liberamente eletti dagli associati, se approvare o meno un accordo».
Certo, «di fronte alla demagogia, non sempre – si legge in una nota della Cisl cagliaritana - è agevole rispondere con il ragionamento ma, alla lunga, la coerenza e la serietà in genere pagano. E’ facile (ma una volta non era questo il metodo del sindacato autonomo, o meglio corporativo, tanto vituperato dal sindacato confederale?) aggiungere a tutti gli accordi sempre un più uno, ma poi si rischia di rimanere senza rinnovi contrattuali per anni. Ma non ci si può rassegnare ad una deriva che sembra dire: « Non si muove foglia che Cgil (o meglio Fiom) non voglia…Non si può pensare – commenta la Cisl di Cagliari - di parlare di unità sindacale, solo se si sia accondiscendenti alle volontà di una sola sigla sindacale, pur grande e importante». Quanto accaduto in questi giorni alla Piaggio, dove la Fiom ha perso un referendum vero, è sintomatico.
La Cisl, spiegano al secondo piano del numero 11 di via Ancona, sa che si è di fronte ad un momento di gravità eccezionale, dal punto di vista economico e sociale, ma sa anche che da anni l’accordo del luglio 1993, quello che regolava i rinnovi dei CCNL fino a qualche settimana fa, non è più riuscito, dopo qualche anno, a soddisfare l’esigenza di mantenere inalterato il potere d’acquisto dei salari. Tanto è vero che i salari netti degli italiani sono precipitati negli ultimi posti dell’Europa a 27.
L’accordo giunge dopo trattative unitarie che hanno seguito l’approvazione della piattaforma unitaria nel 2008, che rappresenta un punto di coesione, discusso nelle assemblee unitarie e approvato dagli organismi del sindacato.
Il suo contenuto è stato discusso non con il Governo, ma con la Confindustria e con le altre organizzazioni del lavoro e dell’impresa. Esso corrisponde per il 90% alla piattaforma presentata e raggiunge diversi obiettivi determinanti per i lavoratori.
Secondo i calcoli degli Uffici studi della Cisl, se fosse applicato in luogo delle regole del vecchio accordo, ci sarebbe un aumento di oltre il 2% al quale si aggiungono gli effetti della defiscalizzazione e decontribuzione del salario aziendale.
La firma dell’accordo del 22 gennaio scorso, tra l’altro sperimentale per 4 anni, è quindi figlio non di un capriccio o di un dispetto fatto alla CGIL, ma dell’applicazione pratica di un modello di sindacato che punta sul confronto a prescindere dal quadro politico di riferimento Un sindacato concreto e che cerca di raggiungere il miglior risultato utile.
L’alternativa a questo è un remake, un film già visto: un Governo di destra che spesso vive di preconcetti nei confronti dei lavoratori e del sindacato, ma dall’altra una parte del sindacato che vive di «niet», che ideologizza, a sua volta, i rapporti con il Governo e con la Confindustria. In cinque anni, tanti scioperi e manifestazioni, sicuramente belli, magari festosi, ma senza risultati da mettere in tasca. In realtà si lascia mano libera al Governo, senza incidere in alcun modo.

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