Cagliari– Nei giorni scorsi dirigenti regionali della Cgil hanno più volte informato i giornali sui risultati di una consultazione, per la verità tutta interna all’organizzazione, riguardante la riforma della contrattazione sottoscritta, il 22 gennaio scorso, dalla quasi totalità delle associazioni in possesso di potere contrattuale. La Cgil, che tra le associazioni di rilievo è stata l’unica a non sottoscrivere l’intesa, ha voluto sentire il parere dei propri iscritti, la maggior parte dei quali si è detta contraria alla riforma della contrattazione.
Il segretario generale della Cisl, Mario Medde, per evitare che passasse nell’opinione pubblica un messaggio distorto da interpretazioni di parte, ha chiarito i termini della vicenda.
«In Sardegna non si è registrato alcun referendum nelle aziende; forse la Cgil ha consultato i suoi iscritti. Ma è altra cosa dal referendum», ha chiarito il numero uno di via Ancona. «Nessuna delle trenta e più associazioni che hanno sottoscritto l’intesa risulta aver promosso un referendum. La CGIL dichiara invece che si è svolto e che i lavoratori sardi hanno bocciato l’accordo. Noi non siamo certamente distratti - ha precisato Medde - In tutte le assemblee precongressuali nei posti di lavoro e nelle leghe dei pensionati abbiamo discusso e ricevuto il massimo consenso dai nostri 151.522 mila iscritti sulla riforma della contrattazione». Quindi i lavoratori sardi non hanno bocciato la riforma della contrattazione.
Pertanto le affermazioni, fatte da qualche dirigente Cgil, circa il diniego dei lavoratori isolani all’accordo del gennaio scorso, per Mario Medde e per tutto il sindacato di via Ancona «non corrispondono a verità».
«La CGIL – aggiunge Medde - si arroga sempre il diritto di veto; in questo caso anche di fronte a una stragrande maggioranza di associazioni che hanno ritenuto utile e importante i contenuti della riforma della contrattazione. I verbali di cui parla il segretario generale della CGIL sono, probabilmente, quelli della sua organizzazione e hanno valore, evidentemente, per la sola CGIL. In Sardegna, rispetto ai numeri dichiarati dalla CGIL, restano fuori, tra i lavoratori attivi e pensionati, non meno di 800 mila persone la cui maggioranza, dubitiamo, è da ascrivere alle posizioni di Epifani».
La Cisl sarda ritiene che la riforma della struttura della contrattazione rappresenti un fatto storico e di enorme rilievo sociale perché produce effetti positivi sulle buste paga dei lavoratori e perché modifica l’indice «beffa» fissato dai governi sull’inflazione programmata. Si utilizzerà l’indice europeo molto più vicino all’andamento generale dei prezzi. Inoltre con la contrattazione di secondo livello si avranno benefici che riguarderanno la copertura economica dei nuovi contratti dal momento della firma, la riduzione della tassazione sui premi di produttività del secondo livello, la triennalità della contrattazione nazionale, con l’unificazione della parte economica con quella normativa. La condivisione di nuove regole per la certificazione della rappresentanza per la proclamazione degli scioperi, e l’approvazione delle piattaforme contrattuali e degli accordi, il rilancio della bilateralità. Il potenziamento delle relazioni industriali nel territorio e in azienda. Non è previsto alcun livellamento al ribas-so del salario definito dal contratto nazionale. La contrattazione territoriale e aziendale definita nella riforma rafforzerà il ruolo del sindacato e non cancellerà, ma rafforzerà i diritti dei lavoratori pubblici e privati. «L’iniziativa unilaterale della Cgil con la manifestazione romana del 4 aprile è un attacco – scrive Medde - alle scelte di quanti hanno sottoscritto l’intesa piuttosto che alle politiche del Governo. Di ben diverso tenore è l’apprezzamento espresso dal sindacato europeo sulla riforma contrattuale italiana, che suona invece come una bocciatura per il sindacato di Epifani».
La Cisl sarda sottolinea quanto espresso da Raffaele Bonanni e cioè «che la Cgil non può pensare di essere l’alfa e l’omega del sindacalismo italiano. Non è il solo sindacato, ma una delle grandi centrali sindacali, come la Cisl. La Cgil chiede di essere rispettata, ma rispetti anche le opinioni altrui».
La Cisl sarda ritiene invece indispensabile profondere ogni impegno unitario per contrastare la crisi economica e sociale che da anni nell’Isola produce nuovi poveri con una velocità impressionante. In questa direzione è importante che il sindacato costruisca le necessarie iniziative unitarie.
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