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111/2009
Polizia penitenziaria. Stato d’agitazione


Cagliari– Mai come stavolta l’unità sindacale ha funzionato nel sistema penitenziario sardo, dove otto sigle hanno unanimemente proclamato lo stato d’agitazione. I lavoratori in divisa azzurra non ce la fanno più. Servono l’incremento degli organici, la modernizzazione degli edifici, mezzi efficienti e sicuri, anche risorse adeguate a «una normale operatività delle strutture penitenziarie sarde». Tutte le disfunzioni e le lacune si ripercuotono sul personale che vive nella costante emergenza. Quella degli organici, prima di tutto. Lo standard del personale previsto dal ministero per la Sardegna calcola 1324 unità (1220 uomini e 124 donne), ma i presenti in servizio sono 1158, quasi 200 in meno, di cui 133 assenti per malattia. Aumentano i detenuti, diminuiscono gli agenti, saltano molte volte i riposi settimanali e sale il numero dei giorni di ferie da smaltire. Qualche poliziotto nel suo kit personale si porta congedi ordinari arretrati dal 2005. Non meraviglia se lo stress, in un’attività altamente ansiogena, genera nuove assenze per malattie. «In questo quadro preoccupante – dice Ignazio Usai, segretario Fps – vi sono realtà nelle quali la situazione è più critica, come a Cagliari, Iglesias, Alghero, Sassari e nella colonia penale di is Arenas».

La situazione operativa degli Istituti sardi è ulteriormente aggravata da un organico assolutamente inadeguato anche dei profili professionali del comparto ministeri, cioè educatori, contabili, assistenti sociali, collaboratori amministrativi, tecnici, geometri, collaboratori d’Istituto. La pianta organica sarda in questo settore prevede 483 operatori. Possono presentarsi in servizio soltanto in 305, distribuiti tra 12 realtà penitenziarie, Provveditorato Regionale e scuola di formazione. Mancano all’appello178 unità «che determinano la qualità dell’operatività nelle strutture penitenziarie. Ilpiù delle volte surrogate – dicono le OO.SS. - da personale di polizia penitenziaria sottratto ai compiti istituzionali, a detrimento dell’operatività nelle sezioni detentive».

Dopo tanto tempo si parla, finalmente, della costruzione di nuove carceri: le case circondariali di Cagliari, Oristano e Sassari sono quelle che stanno peggio. Al centro della città, edificate agli inizi del secolo scorso, non rispondo più ai bisogni di recupero e reinserimento sociale del detenuto.«Gli operatori degli istituti penitenziari della Sardegna – dicono i sindacati – sono insoddisfatti dell’attuale piano carceri, perché nulla è stato specificato rispetto ai tempi di attuazione delle nuove strutture penitenziarie della regione, i cui stanziamenti sono ritenuti inadeguati a garantire strutture conformi agli standard europei». «Gli operatori penitenziari – dicono i dirigenti regionali della Fps Cisl –non intendono condividere un percorso di apertura delle nuove strutture senza un confronto adeguato con i sindacati per stabilire le nuove dotazioni organiche necessarie».

Sindacati a 360 gradi sul sistema penitenziario sardo. Tutti i settori sono passati ai raggi ics. Sul tavolo del confronto di una concertazione che dovrà essere nazionale, i sindacati mettono tutto. Compreso l’organico della dirigenza penitenziaria, che manca di sei unità su 12 istituti. «I numeri dei dirigenti nominati consentono -–secondo i sindacati locali – di coprire in maniera capillare le realtà penitenziarie di tutto l’ambito nazionale e non solo della Sardegna». Più mezzi e risorse da assegnare agli istituti penitenziari sardi, potenziamento della scuola di formazione del personale di Monastir e passaggio effettivo della sanità penitenziaria dal Ministero di Grazia e Giustizia al Servizio sanitario nazionale sono gli altri punti della piattaforma rivendicativa messa in campo del pianeta penitenziario sardo.

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