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110/2009
Grave incidente sul lavoro al porto container: sciopero e duro commento della Fit in un comunicato stampa/2


Cagliari– Un container movimentato dalla RTG durante la fase di sollevamento, a circa 8 metri da terra, si è staccato dagli spreeder, i blocchi di aggancio, cadendo sopra una ralla di traino e schiacciando letteralmente la cabina. Pubblichiamo i passaggi più importanti della dichiarazione di Corrado Pani, segretario regionale Fit Trasporti.

«Lavorare per vivere o rimanere in vita per lavorare? Di lavoro si muore….perché di precarietà si vive !!

«Sono alcune delle domande che in questo momento si stanno ponendo i lavoratori portuali del Porto Canale di Cagliari.

16 morti nel 2007, 50 infortuni al giorno e 3 morti al mese. È il tragico bilancio degli incidenti sul lavoro in Sardegna.

«Secondo i dati, provenienti dal Rapporto annuale della Direzione regionale dell'Inail, l’Isola non si discosta dalla media nazionale, ma le tre morti bianche per mese registrate nel 2007 collocano la Sardegna tra le regioni a più alto rischio. Gli ultimi dati per quanto riguarda il 2008 ci danno una flessione del 3% rispetto al 2007.

Tre morti dall’inizio dell’anno. A distanza di qualche mese dall’incidente che ha visto morire un altro lavoratore portuale, per non parlare di coloro coinvolti in incidenti con menomazioni fisiche permanenti, la Fit Cisl fa punto della situazione.

«Pensavamo che l’entrata in vigore del DLgs 81/2008 fosse una sorta di pioggia liberatrice dalle polveri e nebbie burocratiche che aleggiavano sull’argomento sicurezza. A quanto pare non è cosi.

«Rabbia ed impotenza ci pervadono, abbiamo leggi, procedure e sanzioni ma la gente continua a morire e a farsi molto male.

«L’Autorità portuale deve controllare quotidianamente che i protocolli vengano rispettati e sanzionare chi non lo fa, nonché applicare gli accordi sottoscritti. Analizzando il problema in casa nostra credo – aggiunge Carta – che un importante tema come la sicurezza nei porti, (citiamo anche il porto storico di via Roma, non solo il porto canale) vada portata all’attenzione sia dei massimi rappresentanti istituzionali sia di quelli amministrativi.

«Dobbiamo spezzare in ogni modo – aggiunge - l’incubo delle morti sul lavoro e degli incidenti che si ripropongono con inaccettabile frequenza all’interno delle strutture portuali.

«Non è più tollerabile accettare quello che è divenuta un’emergenza primaria, è necessario avviare un osservatorio sulla sicurezza nei porti capace di mettere attorno allo stesso tavolo tutti gli interlocutori con il preciso intento di monitorare il lavoro e l’organizzazione nei porti.

Autorita’ portuale, Capitaneria, I.s.p.e.s.l., Asl, Comitato igiene e sicurezza, è arrivato il momento che ognuno di essi si assuma le proprie responsabilità e faccia la sua parte.

«La sicurezza dei lavoratori non è un optional sul quale bisogna discutere, bensì l’elemento cruciale di ogni processo produttivo. Non può esserci efficiente produttività e qualità laddove siano presenti incontrollate insidie che mettono a rischio quotidianamente la vita dei lavoratori».

 

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