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01/2009
La Cisl presenta le prime cinque richieste al futuro Governatore della Sardegna


Cagliari
– Il braccio di ferro tra centrodestra e centrosinistra, impegnati in una delle campagne elettorali regionali più calde degli ultimi decenni, non ferma l’attività sindacale. La Cisl tampinerà step by step i candidati governatori e le coalizioni perché i problemi della Sardegna non scompaiano dall’agenda del dibattito politico. La confederazione di via Ancona ha già messo sul tavolo cinque-richieste-cinque, vere e proprie direttive di marcia proposte al leader e alla maggioranza che saranno eletti il 15-16 febbraio 2009: accelerazione della spesa per eliminare la montagna dei residui passivi; concertazione con i soggetti economici e sociali; modernizzazione della pubblica amministrazione e reale decentramento di poteri, servizi e risorse dalla Regione agli enti locali; riforma dello Statuto speciale e rinegoziazione Stato-Regione dell’intesa istituzionale di programma; riconoscimento europeo dell’insularità e attivazione della zona franca regionale.
«Non staremo alla finestra», ha annunciato il segretario generale, Mario Medde, nel corso di una conferenza stampaorganizzata per presentare risultati del 2008 e linee d’attività sindacale di quest’anno . «Tutta la Cisl sarda è mobilitata in queste settimane nelle assemblee sui posti di lavoro, nelle federazioni di categoria, nei congressi regionali, fino all’appuntamento congressuale regionale del 20 e 21 aprile. Argomenti principali – ha aggiunto il sindacalista - saranno l’emergenza lavoro, disoccupazione non solo giovanile, povertà, emarginazione, welfare regionale. Di fronte a questi problemi le storie di alleanze, apparentamenti e formule politiche varie devono ridimensionarsi. E’ importante che questa campagna elettorale si caratterizzi sui temi che rappresentano la vera emergenza dell’Isola e che, nel corso del 2008, hanno segnato una fase di lunga stagnazione economica. Sarebbe opportuno che i candidati governatori indicassero la strategia per promuovere la crescita economica e, in primo luogo, le opportunità lavorative».
La preoccupazione della Cisl sarda è che la profonda crisi finanziaria internazionale provochi altre pesanti ripercussioni sull’economia reale e sulle attività produttive in Europa e nel paese, ma, ancora di più, nelle aree strutturalmente deboli come la Sardegna.
«Si deve produrre – ha detto Medde - uno sforzo corale del sistema politico, sociale e istituzionale per contribuire al recupero di una situazione economica e sociale a dir poco disastrosa, con disoccupazione e povertà vero dramma isolano». Il segretario Cisl ha parlato il linguaggio incontrovertibile dei numeri. « Secondo i dati dell’Istat, 150.930 famiglie si trovano in condizione di povertà: 54.000 famiglie solo negli ultimi quattro anni. Sono 377.000 le persone che soffrono di questo problema. Dal 2006 al 2007 si è passati dal 16,9% delle famiglie povere al 22,9%. Un record senza precedenti. Le cause sono molteplici e si accumulano negli anni. Le prime e fondamentali risposte per contrastare questo fenomeno sono una politica del lavoro e dello sviluppo che offra maggiori opportunità ai giovani, ai disoccupati e ai precari, e un sistema di sicurezza sociale che rafforzi le tutele degli anziani, dei non autosufficienti e delle categorie più deboli».
Non bisogna però arrendersi all’ineluttabilità della crisi. Nell’Isola esistono le energie e le professionalità necessarie a invertire e superare la crisi in atto.
«In particolare – ha concluso Medde - si tratta di incrementare notevolmente le opportunità lavorative, di combattere e ridurre la povertà diffusa, di contrastare la precarietà dei lavori, di sostenere un welfare regionale in grado di rafforzare gli interventi sulla non autosufficienza, la prevenzione e la cura socio-sanitaria, di promuovere le condizioni per il rilancio dell’industria e di tutte le attività produttive, di garantire, infine, una vera continuità territoriale delle persone e delle merci».

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