ANNO XXVII - NUMERO 39

21 dicembre 2009

 

dies 383

Comitato Esecutivo della Cisl sarda per una mobilitazione unitaria contro disoccupazione e povertà

 

dies 384

Non autosufficienti (legge 162/98). La Finanziaria 2010 senza risorse adeguate per rispondere agli oltre 28 mila piani personalizzati richiesti

 

dies 385

Bancari Cisl. Bilancio di un anno Fiba

 

dies 386

Siglato un accordo per differire di un mese i termini della mobilità per i lavoratori. Dichiarazione del segretario della Cisl di Cagliari, Mimmo Contu

 

dies 387

I sindacati accentuano la mobilitazione per il rinnovo contratto sanità privata

 

dies 388

Mobilitazione dell’isola: il senatore Giuseppe Pisanu scrive a Mario Medde: «La Sardegna salvi la Sardegna, la Rinascita comincia da noi».

 

dies 389

Confronto dibattito su lavoro, sviluppo e autogoverno nella Sardegna post-autonomistica. Nota delle segreterie regionali Cgil Cisl Uil

 

 

 

 

 

Comitato Esecutivo della Cisl sarda per una mobilitazione unitaria contro disoccupazione e povertà (dies 383/2009)

 

Cagliari - Un tasso di disoccupazione al 12,7% e con 212 mila disoccupati, compreso il fenomeno dello scoraggiamento, e una crisi industriale che ha finora prodotto un numero di cassa integrati e di lavoratori in mobilità, con un incremento del 400% rispetto all’anno precedente, sono la punta dell’iceberg di una emergenza economica e sociale senza precedenti nell’Isola. Non solo perché la vastità del fenomeno povertà e disoccupazione ha portato al collasso il sistema Sardegna, ma anche perché non si vede all’orizzonte quel cambiamento in grado di dare speranza alle migliaia di giovani disoccupati (oltre il 30% il tasso di disoccupazione giovanile), ai precari e agli anziani con un reddito inadeguato e con il rischio di perdere le tutele del fondo per la non autosufficienza.

È dunque indispensabile riaprire il confronto Stato-Regione sia sulle emergenze produttive e industriali, sia sull’Intesa Istituzionale di Programma per garantire nuove strategie e opportunità in grado di fronteggiare la crisi.

È quanto emerso nel corso del Comitato Esecutivo della Cisl sarda, riunitosi il 18 dicembre a Tramatza, che ha dibattuto sulla relazione del segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde, incentrata sui problemi della crisi economica e sociale dell’Isola e sulle strategie necessarie a concretizzare un profondo cambiamento delle condizioni di vita e di lavoro dei sardi.

Sia la relazione che il dibattito hanno sottolineato l’urgenza di un nuovo Piano di Rinascita e dell’apporto dello Stato e dell’Unione europea per sostenere la crescita economica, un nuovo modello di sviluppo e la promozione di lavoro nell’Isola.

In questa direzione, ancora una volta, la CISL sarda ritiene necessaria una forte unità d’intenti dell’associazionismo, del sindacato, degli enti locali con la condivisione e la guida della Regione in quanto massima istituzione dei sardi.

Pertanto la Regione sarda si deve far carico di creare i presupposti di questa intesa unitaria aprendo il confronto con il sindacato e gli enti locali per concordare un nuovo patto dei sardi che crei anche il presupposto di una vertenzialità con Stato e Unione europea e che apra a un’assemblea costituente del popolo sardo per la riscrittura del nuovo statuto speciale della Sardegna.

La mobilitazione dei lavoratori e dei pensionati sardi è dunque condizione indispensabile per dare forza ai contenuti e agli obiettivi di un new-deal dell’Isola.

Il documento dell’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo rappresenta un contributo importante per il confronto con la Regione e con lo Stato e per arrivare unitariamente ad una scadenza di lotta al di fuori delle logiche di schieramento.

 

 

Non autosufficienti (legge 162/98). La Finanziaria 2010 senza risorse adeguate per rispondere agli oltre 28 mila piani personalizzati richiesti (dies 384/2009)

 

Cagliari – La segretaria regionale della Cisl, Oriana Putzolu, nei giorni scorsi ha scritto una lettera al Presidente della regione, Ugo Cappellacci, per richiamarne l’attenzione sul problema della disabilità grave (legge 162/98). La Finanziaria regionale 2010 non ha previsto le risorse necessarie a finanziare tutti gli oltre 28 mila piani personalizzati richiesti dai cittadini disabili. La sindacalista chiede che, nel collegato alla Finanziaria da approvare nei mesi di gennaio/febbraio 2010, siano recuperate le somme necessarie e, quindi, evitare il ricorso all’ipotizzata decurtazione. «Sarebbe una soluzione ingiusta», commenta la Putzolu.

«La Finanziaria 2010 ormai approvata, tra le diverse luci, rivela – scrive la sindacalista Cisl - anche tante ombre. Una… particolarmente grave in quanto colpisce una della categorie più deboli della società sarda: quella dei non autosufficienti (Legge 162/1998)». La Regione, di fronte all’impossibilità di consentire alle 28.351 persone che hanno chiesto l’accesso ai piani personalizzati (per un importo totale pari a 130.505.067 euro), sembra intenzionata a decurtarne i singoli importi, al fine di rientrare nel budget stabilito dalla Finanziaria 2010 e, quindi, «accontentare» tutti».

La materia avrebbe meritato – secondo la sindacalista - un po’ più di riflessione da parte della Regione, soprattutto in fase di predisposizione della Finanziaria.

«Era, infatti, noto all’Assessore competente dell’Igiene e Sanità che il numero dei richiedenti i benefici della legge 162/1998 è in progressione quasi geometrica: 1.648 nel 2002 diventati 28.351 nel 2009, con aumenti annuali dell’ordine di 3.000/4.000 richieste. Nonostante ciò - aggiunge la Putzolu - la Giunta regionale, che nel 2008 aveva erogato finanziamenti  superiori a 96milioni di euro, nella Finanziaria 2010 ne ha previsti - per i programmi personalizzati di assistenza a favore di persone con gravi disabilità - solamente poco più di 77milioni di euro. Con i residui raschiati nelle pieghe di bilancio si arriverebbe intorno a 100milioni di euro, ben lontani dai 130milioni necessari. Converrà con me – conclude la Putzolu rivolta al presidente Cappellacci - che gli effetti dei tagli incideranno in maniera diverse sulle famiglie: poco o niente su quelle con reddito alto, molto su quelle con reddito ai limiti della sopravvivenza».

 

Bancari Cisl. Bilancio di un anno Fiba        (dies 385/2009)

 

Cagliari - Presso la sala convegni “Su Soi” di Nurachi (OR) si sono svolti i lavori del Consiglio Regionale della Fiba Sardegna alla presenza dei dirigenti della Fiba nazionale Pierluigi Ledda e Mario Mocci. Presidente della riunione è stata eletta Alessandra Agnesa, segretaria Rsa della Banca di Credito Sardo e componente della segreteria territoriale Fiba di Cagliari..

Nella breve comunicazione introduttiva il segretario regionale Tonino Usai ha illustrato le attività svolte dalla Fiba regionale dal congresso  ad oggi, tra cui l'importante convegno «Diamo Credito alla Sardegna» svoltosi a Cagliari lo scorso 29 settembre, che ha visto la partecipazione tra gli altri dei segretari nazionali Anna Maria Furlan e Giuseppe Gallo, dell'Assessore al Bilancio della Regione Sarda Giorgio Giorgio La Spisa, del segretario regionale Cisl Mario Medde, del presidente di Confindustria Massimo Putzu, del Direttore di Finsardegna Dino Barranu, del Presidente di Sardafidi Enrico Gaia e del responsabile per le politiche del mezzogiorno della Fiba Nazionale Gino Sammarco.

Negli scorsi mesi inoltre sono state realizzate diverse iniziative: un incontro con le segreterie territoriali per programmare l'attività formativa del quadriennio; un corso di formazione sulla contabilità e sull'anagrafe; un corso di formazione in preparazione al concorso del Monte dei Paschi di Siena; l'assemblea/convegno svoltasi a Nuoro il 5 novembre scorso dal titolo «Mani in Alto!», dedicata all'emergenza rapine nella nostra isola, che ha visto la partecipazione dell'Abi Nazionale, del vicequestore di Nuoro Fabrizio Mustaro, del viceprefetto Gianni De Angelis, del segretario della Cisl di Nuoro Ignazio Ganga e del segretario nazionale Fiba Alessandro Spaggiari.

La relazione sulla situazione politico/sindacale è stata presentata da Pierluigi Ledda che, partendo dalla crisi internazionale, ha evidenziato le difficoltà del settore finanziario e le problematiche relative ai rinnovi dei contratti nazionali del comparto assicurativo e di quello del credito.

Un articolato dibattito ha contribuito ad aumentare la consapevolezza delle difficoltà che attraversa il mondo della finanza e la necessità che il sindacato sia sempre più attento alle esigenze e alle difficoltà che i lavoratori vivono negli ambienti di lavoro.

 

 

Inpredil. Siglato un accordo per differire di un mese i termini della mobilità per i lavoratori. Dichiarazione del segretario della Cisl di Cagliari, Mimmo Contu     (dies 386/2009)

 

Cagliari - «Rispetto a 20 giorni fa, all’Inpredil lo scenario si è positivamente modificato, perché si sono determinate condizioni positive, attraverso dei passaggi istituzionali con l'Assessorato all'Industria e la Sfirs, che consentono al sindacato di intravedere degli spiragli per un recupero di questa importante realtà produttiva che, è bene non dimenticare, occupa 60 lavoratori, più l'indotto, in un territorio martoriato dalla disoccupazione». Con questa dichiarazione Mimmo Contu, segretario della Cisl di Cagliari, ha fatto il punto sulla situazione Inpredil, l’azienda che aveva manifestato l’intenzione di chiudere i cancelli con la conseguenza di mandare a casa operai e tecnici.

«Diamo atto, in particolare al capo di Gabinetto dell'Assessorato all'Industria, di aver dimostrato molta attenzione e competenza per favorire un percorso, atto a scongiurare una serrata della Inpredil, attraverso il fallimento. Si va ora – ha detto Contu - verso un possibile concordato preventivo per poter attirare successivamente l'interesse di altri soggetti imprenditoriali ad impegnarsi in una fase di rilancio. L'aver concordato una proroga di trenta giorni della produzione, con il minimo tecnico produttivo, con l'utilizzo a rotazione del monte ferie, consente di guadagnare tempo prezioso per capire meglio lo scenario generale e tenere ancora viva l'azienda e le sue produzioni».

Cisl e Cgil hanno chiesto e ottenuto che questa vertenza sia collocata nel tavolo generale di crisi in capo all'Assessorato alla Programmazione e alla Presidenza Regionale, perché si tratta  di questione importante per il tessuto produttivo del territorio e non va certo considerata una vertenza di serie B.

«Occorre reagire alle continue emergenze che affliggono la nostra provincia – ha concluso Contu - che indeboliscono il nostro apparato produttivo: tante piccole e grandi aziende (basti ricordare l’Unilever) hanno chiuso senza suscitare l’indignazione della popolazione e delle istituzioni e senza vedere un intervento deciso dell’istituzione regionale».

 

 

I sindacati accentuano la mobilitazione per il rinnovo contratto sanità privata   (dies 387/2009)

 

Cagliari – Accelerare la firma dei pre-contratti nazionali e di eventuali intese regionali finalizzate a favorire l’applicazione dei pre-contratti nazionali in tutte le realtà dove è possibile e «mettere in mora tutti gli Assessori alla salute» che non hanno ancora assunto nessuna decisione nei confronti delle AIOP regionali inadempienti, assumendo specifiche iniziative pubbliche e determinate. Sono queste le iniziative che il sindacato nazionale dei lavoratori della sanità intende attuare per accelerare il rinnovo del contratto di lavoro  della sanità privata.

«Il tempo è scaduto – si legge in una nota dei segretari nazionali di categoria - ora dobbiamo chiedere conto alla politica e ai gestori che finanziano questa sanità privata, chiediamo adesso e non domani una risposta per quei lavoratori che aspettano il rinnovo contrattuale da quattro anni, non aspettiamo le feste natalizie vogliamo ora un risposta. Questa strategia peraltro finora ci ha permesso di raggiungere importanti risultati in alcune realtà regionali ed ha permesso di aprire in questi giorni il confronto in altre due regioni».

 

 

Mobilitazione dell’isola: il senatore Giuseppe Pisanu scrive a Mario Medde: «La Sardegna salvi la Sardegna, la Rinascita comincia da noi». (dies 388/2009)

 

Cagliari – Il 17 dicembre 2010 le segreterie regionali Cgil, Cisl e Uil hanno realizzato il secondo atto del programma di mobilitazione messo a punto per sensibilizzare le forze sociali, imprenditoriali e istituzionali sui problemi dell’emergenza Sardegna e sulla necessità di ammodernare l’isola a tutti i livelli, con il ricorso anche a modifiche delle sue leggi fondamentali. Al convegno hanno partecipato con i segretari regionali Enzo Costa (Cgil), Mario Medde (Cisl) e Francesca Ticca (Uil), il segretario del Pd, Silvio Lai, il direttore dell’Anci Sardegna, Umberto Oppus, e l’economista Beniamino Moro. Assente il presidente della Commissione Antimafia, il senatore Giuseppe Pisanu, che ha inviato al segretario generale Cisl, la nota seguente:

Caro Mario,

l'influenza di stagione mi impedisce, purtroppo, di raggiungervi a Cagliari: me ne dolgo molto e Ti prego di giustificarmi con tutti gli amici che partecipano alla riunione.

Ho letto, a suo tempo, il documento preparatorio e ho seguito, seppure a distanza, l'assemblea del 30 novembre. Condivido in buona parte i contenuti del documento e totalmente la forte ispirazione unitaria che lo guida.

La Sardegna, infatti, ha veramente bisogno di unire tutte le sue energie migliori per superare questo momento di storia, che è forse il più difficile della sua esperienza autonomista.

L'uscita dalla recessione generale sarà lunga, incerta e faticosa per tutta l'Italia, ma specialmente per le regioni e le categorie sociali più deboli. E chi oggi è più debole di noi?

Per quel che ricordo degli ultimi cinquanta anni di vita politica sarda, io non ho mai visto affollarsi tanti disagi in una sola volta.

Mai, se si esclude il settore turistico, la nostra intera economia ha dovuto affrontare prove così dure. Mai, la voce dei sardi à stata così flebile in tutti i grandi centri di decisione politica, economica e sociale.

Mai abbiamo visto dileguarsi così rapidamente tante opportunità esterne di sviluppo: penso all'uscita dall'obiettivo Uno dell'Unione Europea; penso all'inevitabile riduzione dei trasferimenti dal bilancio dello Stato a quello regionale; penso (perché non dirlo?) al vento del Nord che soffia qui a Roma, convogliando in quella direzione gran parte delle risorse disponibili e, in particolare, della cosiddetta«spesa pubblica allargata destinata allo sviluppo».

E' dunque facile prevedere che il 2010 sarà un "annus horribilis " per la Sardegna e specialmente per i lavoratori e le loro famiglie, molti perderanno il posto e i meno protetti anche il pane. E' invece molto difficile immaginare come una società, già sfibrata dalla disoccupazione e dalla paura del peggio, possa coltivare una idea ragionevole di ripresa ed aprire l'animo alla speranza civile.

Ma una classe dirigente appena degna di questo nome non può abbandonarsi alla deriva. Deve, invece, contrastarla in ogni possibile modo.

Se oggi la Sardegna sconta gli effetti congiunti della sua massima debolezza economica e politica, noi abbiamo il dovere di reagire unendo le forze di tutti i gruppi dirigenti che sono ancora capaci di anteporre il bene comune ai pur legittimi interessi di parte.

Prima viene la Sardegna, poi il mio partito, il mio sindacato, la mia associazione. Peraltro, in situazioni come queste, nessuno ha la forza di salvarsi da solo: né il singolo partito o sindacato, né la singola associazione o categoria, né la singola città o provincia, proprio nessuno.

Tanto meno vedo politici sardi in grado di salvarsi dentro il loro effimero sistema di potere, come il profeta Giona nel ventre della balena.

Dobbiamo dunque procedere insieme; innanzitutto per il pane e il lavoro; e poi per uscire dalla crisi con un progetto o almeno una idea comune sulla fisionomia economica, sociale e civile della Sardegna di domani.

Non entro nel merito di questi problemi che peraltro sono già stati ampiamente esaminati nel Piano Cappellacci, nel documento CIGL-CISL-UIL e nella stessa "Carta di Zuri".

Qui mi preme porre una decisiva questione di metodo. Perché la scelta di unirci a sostegno di un progetto comune per la nostra Isola diventa una priorità politica che impegna, prima di tutti e fino in fondo, i consiglieri regionali e i parlamentari sardi.

Questa scelta deve assumere forma definitiva nelle istituzioni autonomistiche; deve trovare il sostegno risoluto dei sardi nel Senato della Repubblica e nella Camera dei Deputati; deve fare affidamento sul contributo costante di tutte le altre forze che le hanno dato vita.

Insisto sul primato delle istituzioni democratiche, ben sapendo che esse sono come le fortezze: la loro efficacia dipende dalle guarnigioni che le presidiano e, non di meno, dai cittadini che le hanno poste a loro difesa.

Nei momenti migliori della nostra autonomia vennero proprio da lì gli impulsi più convincenti per il primo piano di Rinascita, per la politica contestativa di Paolo Dettori, per il riscatto delle zone interne... ma sempre sotto la spinta e sulla linea di vaste mobilitazioni unitarie.

Anche la recente iniziativa del Presidente Cappellacci per la difesa delle nostre industrie da Porto Torres a Porto Vesme, ci ha confermato che quando la forza maggiore degli interessi esterni sottovaluta o addirittura ignora le nostre giuste ragioni, non c'è risposta più valida dell'unità morale e politica dei sardi.

Perciò, parafrasando un grande meridionalista, oggi mi sento di ripetere: la Sardegna salvi la Sardegna, la Rinascita comincia da noi.

Ecco perché, caro Mario, aderisco alla vostra iniziativa, esprimendo la mia ammirazione alla CGIL, alla CISL e alla UIL della Sardegna non solo per aver superato con un colpo d'ala le divisioni nazionali, ma anche per essersi caricate generosamente di responsabilità che vanno ben oltre la loro specifica dimensione sindacale.

Mi auguro che l'esempio serva a noi politici.

Scusami ancora con tutti i convenuti per la mia assenza e anche per questa lettera buttata giù, è proprio il caso di dirlo, in maniera febbrile. Con viva amicizia. Giuseppe Pisanu

 

 

Confronto dibattito su lavoro, sviluppo e autogoverno nella Sardegna post-autonomistica. Nota delle segreterie regionali Cgil Cisl Uil            (dies 389/2009)

 

Cagliari - L’iniziativa del 17 dicembre 2009 delle segreterie regionali di CGIL CISL UIL, con la tavola rotonda coordinata dal giornalista Francesco Birocchi, sul tema «Lavoro, sviluppo e autogoverno nella Sardegna post-autonomistica», si colloca in continuità con l’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo del 30 novembre 2009. Il sindacato ha, infatti, ritenuto necessario un altro momento di riflessione e proposta coinvolgendo nel dibattito alcuni rappresentanti delle istituzioni e della politica e con un ulteriore apporto delle segreterie regionali del sindacato.

Infatti, in considerazione della drammatica situazione economica e sociale della Sardegna, ma anche della debolezza struttura dell’Isola rispetto alle dinamiche nazionali ed europee, è indispensabile giungere ad un momento di forte partecipazione popolare sia sul versante delle politiche del lavoro, che di quelle necessarie alla crescita economica e alle riforme istituzionali.

L’obiettivo che il sindacato si propone è di contribuire ad un nuovo patto dei sardi che, nel ridisegnare un nuovo modello di sviluppo e di Regione nell’Isola, consenta anche di rinegoziare con lo Stato e con l’Unione europea funzioni, poteri e risorse necessarie a realizzare un federalismo cooperativo e solidale.

L’epicentro della fase che vive l’Isola è rappresentato dalla questione sociale e del lavoro che bisogna affrontare con le risorse necessarie a favorire le nuove basi materiali dello sviluppo, con le norme e regole utili a determinare un federalismo interno all’insegna del principio di sussidiarietà verticale e orizzontale, con il riconoscimento del principio di insularità quale fulcro di un nuovo piano di rinascita della Sardegna.

La lotta alla povertà e per la promozione del lavoro passa attraverso questi obiettivi, che però non sono sufficienti a determinare un cambiamento se da parte dei sardi non matura la consapevolezza di una mobilitazione delle coscienze, rilanciando i valori della persona e individuando nel lavoro e nella solidarietà i cardini di una grande manifestazione che si collochi nel solco delle passioni suscitate dalla prima e dalla seconda rinascita e dalle lotte per l’autonomia.

È su questi obiettivi, al di fuori delle logiche di parte, che è possibile – secondo i confederali - costruire un vasto e unitario schieramento che, intorno ai diritti di cittadinanza, mobiliti le istituzioni locali, i lavoratori, i pensionati, i disoccupati e i precari.

La Regione Sardegna deve essere parte integrante di questi obiettivi perché è proprio intorno alle rappresentanze locali e regionali che è necessario costruire le strategie utili ad una nuova rinascita.

C’è in Cgil, Cisl e Uil la consapevolezza che competa prima di tutto alla politica governare questa fase di svolta e cambiamento.

Ma è altrettanto indispensabile l’apporto che può venire dalle rappresentanze sociali ed economiche e dal volontariato.

Ciascuno deve fare la sua parte e convergere verso obiettivi unitari e condivisi. È questo il senso delle iniziative di CGIL CISL UIL.

Le direttrici di marcia, sia sul versante dell’analisi che della proposta, possono essere sommariamente riassunte nei seguenti punti:

           L’economia e il lavoro nelle nuove strategie dello sviluppo

           La riforma dello statuto e l’assemblea costituente del popolo sardo

           La Regione e le istituzioni locali

           Le leadership nella Sardegna post-autonomistica

           La Sardegna e le prospettive negli scenari europei

Un primo contributo è venuto dal documento presentato da CGIL CISL UIL nell’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo, e dai documenti approvati nelle assemblee territoriali e dagli interventi delle associazioni, sia a livello locale che regionale.

Anche il 17 dicembre il sindacato fa riferimento ai contenuti del documento titolato «Lavoro, sviluppo e autogoverno. Le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunità».

Due aspetti però è importante sottolineare, proprio per rafforzare le strategie per lo sviluppo e il lavoro:

1.         l’urgenza delle riforme istituzionali conseguenti alla riscrittura dello statuto speciale della Sardegna e l’impatto che il federalismo fiscale può determinare nell’Isola, a seconda delle scelte che verranno fatte in sede di norme attuative dello statuto;

2.         il ruolo delle leadership nelle istituzioni, ma anche nella società, per promuovere il necessario cambiamento delle condizioni di vita e di lavoro.

La prima questione connette l’attuazione delle norme sul federalismo fiscale alla riscrittura del nuovo statuto speciale della Sardegna.

Il calendario di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale assume forma compiuta in un percorso che ha come date indicative il periodo tra dicembre 2009 e maggio 2011.

La seconda questione riguarda più versanti perché rinvia a problemi che necessitano di essere affrontati nel lungo periodo. Infatti, è parte rilevante la crisi della rappresentanza politica, le scarse dinamiche degli assetti produttivi, le migrazioni culturali prodotte dalla precarietà del lavoro e dei servizi, ma anche dall’inconsistenza delle opportunità offerte ai giovani.

I titoli che devono campeggiare lungo questo percorso unitario sono:

           Lavoro, soprattutto per i giovani;

           Inclusione sociale, contro le povertà;

           Attività produttive, contro la desertificazione industriale;

           Sviluppo economico, favorendo la crescita produttiva e sostenendo le imprese per una nuova diffusa ricchezza e benessere;

           Risorse umane, per una loro valorizzazione attraverso la filiera dell’educazione, istruzione, formazione, università e ricerca;

           Riforme, quelle di settore e istituzionali, in primo luogo per costruire una nuova Regione con il federalismo interno;

           Nuovo Statuto speciale, rinegoziando i poteri e le risorse tra Regione e Stato per una nuova stagione dell’Autonomia e della Rinascita;

           Un «new deal», attraverso un nuovo «Patto dei sardi e la partecipazione delle forze sociali» ed economiche.

La Sardegna deve collocare questa nuova fase dello sviluppo nelle dinamiche europee:

           Per una nuova rappresentanza politica-istituzionale dei sardi nel Parlamento europeo;

           Per un protagonismo nel Mediterraneo attraverso la cooperazione allo sviluppo e la partecipazione ai programmi e progetti di quest’area;

           Per il riconoscimento della specialità nella Costituzione europea;

           Per la valorizzazione della condizione di insularità.

Il sindacato ritiene che i principi della «Carta di Zuri» possono rappresentare un contributo per il nuovo statuto speciale della Sardegna perché propongono:

           la dignità del lavoro e della persona;

           Il diritto all’autogoverno nella pace e nella libertà dei popoli;

           Il diritto-dovere del popolo sardo a darsi proprie istituzioni in funzione dello stare bene della persona e delle famiglie;

           La dichiarazione dell’illegalità della povertà;

           L’accesso ai diritti come salute-sanità, istruzione, formazione, acqua, casa, sicurezza e a concepirli come tali e non come meri servizi.

Infine, richiamiamo per titoli anche alcuni strumenti per contrastare la crisi economica e sociale e cambiare in positivo la Sardegna:

           un «Patto sociale» tra Regione, Enti locali e Sindacati;

           la valorizzazione delle competenze e professionalità dei sardi;

           la spendita in tempi rapidi dei residui passivi;

           un nuovo modello di democrazia partecipata;

           una migliore qualità della politica e dei progetti per lo sviluppo;

           una nuova Intesa Istituzionale tra Stato e Regione;

           un nuovo Piano di Rinascita.

 

 

«Dies» augura agli abbonati e a tutti i lettori Buon Natale e Felice Anno nuovo. Le pubblicazioni riprenderanno regolarmente dopo le feste.