ANNO XXVII - NUMERO 37
7 dicembre 2009
dies 366
Patto sociale e progetti specifici per
combattere la disoccupazione in Sardegna
dies 367
Gennaio
2010 nuova manifestazione sindacale per il lavoro, lo sviluppo e l’autogoverno
dies 368
Anche il Censis conferma la situazione
di povertà dei sardi. Il 15 dicembre sit-in delle associazioni della «Carta di
Zuri»
dies 369
dies 370
Unire
le forze e le volontà nazionali, regionali e territoriali per rinnovare i
contratti e ammodernare le pubbliche amministrazioni. Documento di Cisl e Uil
regionali della funzione pubblica
dies
371
Assemblea delle rappresentanze
del popolo sardo. Le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunità
Patto sociale e progetti specifici per
combattere la disoccupazione in Sardegna
(dies 366/2009)
Cagliari – Un
tavolo di crisi su cui portare i problemi del lavoro, riunire tutti gli attori
istituzionali e sociali del sistema economico sardo per un patto sociale di cui
In attesa dei dati
dell’ultimo trimestre 2009, il tasso di disoccupazione in Sardegna è oggi ben
al di sopra di quello nazionale e di quello medio europeo. L’isola è infatti,
come tasso di disoccupazione, vicino alla Slovacchia. Con il fenomeno dello
scoraggiamento, nel terzo trimestre 2009, i disoccupati raggiungono la cifra di
170mila unità, cioè persone che non hanno un lavoro e che sono disponibili a
lavorare.
Con la tendenza
registrata dall’ISTAT con i dati del mese di ottobre, solo sul versante
nazionale, è purtroppo possibile ipotizzare un ulteriore incremento dei senza
lavoro anche in Sardegna.
Ancora una volta
dunque
«Accanto a questo
piano pluriennale
Gennaio
2010 nuova manifestazione sindacale per il lavoro, lo sviluppo e l’autogoverno (dies 367/2009)
Cagliari – Entro il mese di gennaio 2010 Cgil, Cisl e Uil
effettueranno una nuova grande manifestazione per il lavoro, lo sviluppo e
l’autogoverno. I tre segretari generali Enzo Costa, Mario Medde e Francesca
Ticca sono impegnati a tenere alta la mobilitazione e l’attenzione su questi
tre importanti obiettivi, crocevia strategico per un vero rilancio della
Sardegna. «La partecipata assemblea delle rappresentanze del popolo sardo, gli
interventi, le proposte e il sostegno dato all’iniziativa da numerose e
qualificate rappresentanze degli enti locali, delle forze produttive e sociali
confermano – scrivono i tre sindacalisti - l’opportunità del cammino intrapreso
da Cgil, Cisl e Uil della Sardegna per riproporre a tutti i livelli la sfida
del lavoro, dello sviluppo e dell’autonomia».
Il
movimento di popolo che le tre organizzazioni confederali hanno attivato mira
soltanto a rimettere al centro del dibattito politico e istituzionale lavoro e
diritti di cittadinanza, vera anima ed essenza di ogni progetto di sviluppo del
territorio.
In
questa fase, per altro come sempre nella storia sarda degli ultimi 60 anni, i
problemi si risolvono, come chiaramente ribadito anche durante l’Assemblea del
30 novembre, solamente attraverso l’unità delle rappresentanze sociali,
economiche e istituzionali della Sardegna. «Non vi sono scorciatoie d’altro
tipo nel programma sindacale di dar vita a una società improntata a giustizia
sociale e libertà», precisano i tre sindacalisti.
«A
questi contenuti», dicono i segretari generali in una nota, «devono ispirarsi
principalmente riscrittura dello Statuto speciale e federalismo. E’, infatti,
indispensabile che il nuovo patto costituzionale – scritto nel segno della più
ampia partecipazione e condivisione, quindi dall’assemblea costituente del
popolo sardo – consenta di acquisire risorse e strumenti adeguati
all’autogoverno, per poter migliorare realmente le condizioni di vita e di
lavoro dei sardi».
Anche il Censis conferma la situazione
di povertà dei Sardi. Il 15 dicembre sit-in delle associazioni della «Carta di
Zuri» (dies 368/2009)
Cagliari - I dati del rapporto Censis
2009 non sorprendono le Organizzazioni sindacali che, almeno per quanto
riguarda
Due
dati Censis fotografano meglio di altri le condizioni dei sardi: l’indicatore
del disagio sociale e la povertà alimentare.
Per
quanto riguarda il primo – che prende in considerazione disoccupazione,
disoccupazione giovanile, sofferenze bancarie, indice delle infrastrutture,
etc) – in una graduatoria di 30 province centromeridionali, la provincia di
Sassari è decima, Nuoro undicesima , Cagliari quindicesima e Oristano al 28.mo
posto.
Relativamente
al numero di famiglie in condizioni di povertà alimentare,
«L’indignazione
e la preoccupazione, che l’annuncio di questi dati puntualmente provoca, non
deve restare episodio di un momento o di una giornata – dice Mario Medde - ma deve tradursi in provvedimenti concreti.
L’Unione
Europea ha proclamato il 2010 anno della lotta alla povertà, ma il sindacato -
in continuità con quanto fatto nei mesi e negli anni scorsi - non aspetterà – secondo Medde - il prossimo
1° gennaio per intensificare la mobilitazione perché siano attuate adeguate
misure di contrasto alla povertà.
Il
15 dicembre prossimo le Associazioni della “Carta di Zuri” terranno un sit-in
con conferenza stampa davanti al Consiglio regionale per sollecitare
dall’Assemblea regionale interventi per il microcredito, un piano pluriennale
contro la povertà e un piano per il lavoro
Cagliari - Un patto per la salute è indispensabile anche in
Sardegna. Innanzitutto per dare risposte, in fatto di prevenzione e cura, ai
cittadini sardi garantendo almeno i livelli essenziali di assistenza e, nel
contempo, evitando che l’incremento dei costi della sanità venga scaricato
sulla qualità dei servizi socio-sanitari erogati ai sardi. In secondo luogo si
rende urgente una verifica sull’efficienza e l’efficacia del sistema sanitario
sardo alla luce del patto per la salute ratificato il 3 dicembre 2009 da Stato
e Regioni e che diventa un emendamento alla finanziaria nazionale. Il
segretario generale Mario Medde chiede che siano chiariti tutti i contenuti e
le ricadute sull’isola del patto nazionale per la salute. Quel patto ratifica
l’accordo raggiunto il 23 ottobre 2009 nella conferenza Stato-Regioni; a
quest’ultimo però mancavano le norme sulla fuoriuscita dall’emergenza.
«In
Sardegna – spiega Medde - l’apertura di un tavolo di confronto tra Regione e
sindacati è indispensabile per due motivi: per verificare modi e forme del
passaggio alla Regione della spesa sanitaria, così come previsto dalla
finanziaria nazionale che aveva rivisto anche l’entità dei trasferimenti
erariali e tributari alla Sardegna, e per affrontare i contenuti del patto nazionale
per la salute che ha previsto, tra le altre questioni, la possibilità di
utilizzare, d’intesa con il Governo, a copertura del debito, le risorse dei
fondi per le aree sottoutilizzate».
«Si è di
fronte – conclude il segretario Cisl - con quest’ultima decisione, qualora
dovesse riguardare anche
Unire
le forze e le volontà nazionali regionali e territoriali per rinnovare i
contratti e ammodernare le pubbliche amministrazioni. Documento di Cisl e Uil
regionali della funzione pubblica (dies
370/2009)
Cagliari - Nel mese di settembre il sindacato del pubblico impiego
unitariamente ha proseguito un’importante vertenza del lavoro pubblico, con una
sollecita richiesta di confronto, trasmessa il 26 ottobre scorso al Governo
nazionale e a tutte le Istituzioni locali Regioni, ANCI e UPI.
Il
confronto era finalizzato a ricercare insieme un percorso per il rinnovo dei
contratti nazionali 2010-2012 di tutti i lavoratori pubblici in un contesto di
innovazione e qualificazione indispensabile del sistema dei servizi locali,
soprattutto in questa fase di crisi economica.
Con
la richiesta di confronto il sindacato ha confermato la disponibilità a gestire
una fase di straordinaria partecipazione e responsabilizzazione dei lavoratori
pubblici al cambiamento, ma ha ribadito nel contempo la priorità di reperire le
risorse necessarie per il rinnovo contrattuale 2010-2012 e per applicare quei
rinnovi contrattuali già firmati di sanità ed autonomie locali per la parte
relativa alle risorse aggiuntive non ancora erogate ai lavoratori.
Il
sindacato ha anche deciso di intervenire
a tutti i livelli, richiamando alle proprie responsabilità i gestori dei
servizi pubblici anche nell’ambito delle loro strutture territoriale, nel luogo
dove si gestiscono le risorse e si erogano i servizi e dove con la
mobilitazione è possibile meglio coinvolgere i lavoratori e richiamare ogni istituzione
alle proprie e specifiche responsabilità.
«Con
la nostra vertenza, inoltre – scrivono in una nota i segretari generali
regionali della funzione pubblica di Cisl e Uil, Davide Paderi e Adolfo Tocco -
abbiamo anche richiesto a tutte le istituzioni di riqualificare la spesa
pubblica e di tagliare sprechi e duplicazioni di funzioni per pagare meglio i
lavoratori pubblici che fanno bene il proprio lavoro e migliorare i servizi
pubblici. E di non pensare solo a tassare i cittadini, visto che è piuttosto
dal taglio delle imposte su lavoratori e pensionati che si possono rilanciare i
consumi e quindi l’economia».
Le
segreterie nazionali hanno proclamato lo stato di agitazione di tutti i
lavoratori del pubblico impiego e previsto i questi giorni una straordinaria
mobilitazione in tutte le regioni da svolgersi con la programmazione di
manifestazioni presso le sedi delle regioni e di Anci, Upi ed Unioncamere e
assemblee con sit in e volantinaggi presso tutte le strutture sanitarie e gli
enti presenti sul territorio.
«Il
percorso che abbiamo scelto è coerente – scrivono Paderi e Tocco - con la
vertenza avviata a settembre che noi vogliamo proseguire, richiamando tutte le istituzioni
nazionali e locali alle loro responsabilità, al contrario di chi ha voluto
selezionare gli interlocutori e diversificare i livelli di responsabilità, che
devono invece necessariamente essere mantenuti insieme per poter raggiungere il
risultato auspicato di un buon lavoro pubblico retribuito e adeguato alla sfida
di una reale qualificazione dei servizi ai cittadini. Solo se si verificano le
volontà e le responsabilità di tutti i decisori e degli attori istituzionali e
politici, a tutti i livelli, si può puntare a raggiungere risultati concreti,
piuttosto che il rumore di una protesta in una sola direzione e che negli anni
scorsi non ha portato a nulla. A queste ragioni e al percorso determinato,
credibile e che punta a risultati veri, si aggiungono le problematiche e le
vertenze del pubblico impiego isolano, per le quali la politica sarda e tutte
le istituzioni locali devono assumere impegni più chiari e netti in direzione
di interventi e azioni di ammodernamento concreto della macchina pubblica e dei
servizi pubblici locali, senza smantellare esperienze di qualità con una
visione solo economicistica, ma ragionando e agendo sul lavoro pubblico - anche
in Sardegna - come fattore di sviluppo e di tenuta sociale ed economica del
nostro tessuto produttivo e dei servizi».
Villacidro - Il 20 novembre scorso il comune di Villacidro ha
deliberato la stabilizzazione di 7 lavoratori socialmente utili, dipendenti dell’Amministrazione,
il cui contratto sarebbe scaduto il prossimo 31 dicembre.
«E’ un risultato importante – dice Edoardo Bizzarro,
segretario generale Cisl Medio Campidano - raggiunto dopo mesi di confronto con i rappresentanti delle organizzazioni
sindacali di Cisl e Cgil, che segna per i lavoratori l’epilogo di un lungo
periodo di incertezza. Va pertanto riconosciuta alla amministrazione comunale
di Villacidro la disponibilità a ricercare una soluzione capace di dare una
risposta duratura alle richieste dei lavoratori».
Quella degli Lsu con contratto a termine di prossima
scadenza è una condizione presente anche in altri comuni della provincia del
Medio Campidano. «L’auspicio – conclude Bizzarro - è che tutte le
Amministrazioni, agendo di concerto con le OO.SS., si adoperino affinché si
ponga fine ad una condizione di lavoro precario che si protrae da ormai troppo
tempo».
Assemblea delle
rappresentanze del popolo sardo. Le sfide della Sardegna dalla crisi alle
opportunità (dies 372/2009)
Cagliari – Il
segretario generale della Cisl, Mario Medde, il 30 novembre scorso ha presentato, a nome di
Cgil, Cisl e Uil, la relazione introduttiva all’assemblea delle rappresentanze
del popolo sardo. Se ne riportano i passaggi principali.
Anche per questo Cgil Cisl Uil della
Sardegna ritengono indispensabile dare un forte segnale unitario proprio quando
sono più evidenti le divisioni e le rotture nella coesione territoriale e
sociale, mentre nella politica sembrano prevalere le sole logiche di schieramento.
Si tratta, dunque, di contribuire a
risvegliare le coscienze e a governare la transizione, anche in Sardegna, verso
un nuovo ordine, non solo economico, ma istituzionale e sociale, caratterizzato
da maggiore giustizia e libertà, dal prevalere del bene comune e dal riconoscimento
dei diritti e dall’esercizio dei doveri di cittadinanza.
1.
L’assemblea delle
rappresentanze del popolo sardo per il lavoro, lo sviluppo e l’autogoverno.
L’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo, promossa da
Cgil Cisl Uil con il coinvolgimento delle rappresentanze economiche e sociali
dell’Isola, vive oggi il momento conclusivo della prima fase di una
programmazione che continuerà con una manifestazione di popolo a sostegno del
lavoro, dello sviluppo e di un vero ed efficace autogoverno dei sardi.
L’obiettivo è un grande movimento di
popolo per una nuova fase dello sviluppo e del lavoro nell’Isola.
Giungiamo a questo grande e partecipato incontro dopo aver
discusso in otto assemblee territoriali con le forze e le rappresentanze più
vive dei territori, quelle sociali, economiche, del volontariato e degli enti
locali.
Un percorso che ha rilanciato, con la forza e la passione di
quanti sono impegnati quotidianamente nelle fabbriche, negli uffici, nella
società e nelle istituzioni, la centralità del lavoro e i diritti di
cittadinanza nei progetti di sviluppo del territorio, e il principio di
sussidiarietà come tassello fondamentale per un nuovo modello di sviluppo
regionale.
Le relazioni svolte nei territori, il dibattito e i documenti
finali rappresentano, in un periodo caratterizzato dall’autoreferenzialità della
politica e dall’inaridirsi del suo collegamento con la società, un contributo
eccezionale, non solo documentario, ma anche di proposta ad una nuova
programmazione dello sviluppo e di progresso della Sardegna.
2.
Dalle lotte di oggi per
Oggi siamo totalmente inseriti nei problemi che vive l’Isola, per
la cui soluzione è indispensabile l’unità delle rappresentanze sociali,
economiche ed istituzionali e la loro valorizzazione nel più complessivo
sistema politico e istituzionale.
Ma, data la situazione drammatica che oggi vive
3.
Indispensabile un
cambiamento delle politiche economiche, sociali e istituzionali.
Siamo qui dunque per proporre contenuti che avviino una svolta e
un cambiamento nelle politiche dello sviluppo e del lavoro, nel confronto con
lo Stato e con l’Unione Europea, nelle riforme istituzionali in grado di
conquistare all’Isola i poteri e le risorse finanziarie necessarie ad un vero
autogoverno e ad un nuovo patto costituzionale con lo Stato, che realizzi un
federalismo rispettoso dei diritti, della storia e della identità dei sardi.
Il lavoro è l’epicentro di questa lotta e di questi obiettivi.
Pertanto gridiamo con forza il nostro no acché questo cambiamento
indispensabile avvenga sulle ceneri dei siti produttivi e a danno dei
lavoratori.
Il nostro impegno per il cambiamento parte proprio da qui. Nella
sconfitta dei lavoratori non si realizza alcuna svolta positiva, ma il regresso
dell’intera Sardegna.
È nella difesa del patrimonio produttivo che si realizzano le
migliori condizioni per attrarre nuovi investimenti, per rafforzare tutti i
fattori della produzione e per garantire l’aumento dell’occupazione,
soprattutto verso i giovani che rappresentano, insieme agli ultracinquantenni,
coloro che più di altri pagano un altissimo prezzo alla crisi e ai ritardi
della politica.
4.
L’obiettivo del movimento
per l’autogoverno e
In questa svolta che noi oggi ribadiamo con la forza di un
associazionismo che rappresenta la quasi totalità della forza lavoro, ma anche
dei cittadini sardi, l’obiettivo fondamentale è quello di una società
improntata alla giustizia sociale e alla libertà, che si realizza prima di
tutto con il diritto al lavoro e le tutele sociali per le categorie più deboli
e gli anziani, e con la partecipazione e la sussidiarietà.
Una sussidiarietà orizzontale dove prevalgano in eguale misura le
opportunità per le persone, e una verticale, dove tutti i territori dell’Isola
possano ambire e concretizzare un uguale dignità, ruolo e rappresentanza, e
dove tutti possano abitare con eguali condizioni di vivibilità.
Il lavoro e la giustizia sociale sono condizioni primarie per una
maggiore competitività del sistema regionale, per un più adeguato incremento
della ricchezza e per una sua più equa distribuzione.
5.
L’assemblea costituente del
popolo sardo per un nuovo patto costituzionale e un nuovo statuto speciale.
È su questi contenuti che trova maggiore fondamento la riscrittura
dello statuto speciale della Sardegna e l’attuazione del federalismo.
È infatti indispensabile che il nuovo patto costituzionale venga
sottoscritto per acquisire poteri, risorse e strumenti adeguati
all’autogoverno, avendo come obiettivo fondamentale il miglioramento delle
condizioni di vita e di lavoro dei sardi, attraverso tutto quanto è necessario
per rafforzare le basi materiali e immateriali dello sviluppo.
Le norme e le regole del nostro essere comunità che si governa con
efficienza e con efficacia, debbono però essere riviste attraverso la
partecipazione e la condivisione e, dunque, con l’assemblea costituente del
popolo sardo.
6.
Riconoscimento del principio
di insularità in Italia e in Europa.
In questa direzione il riconoscimento del principio di insularità,
sia sul versante della valorizzazione dell’identità e diversità dell’Isola, sia
su quello delle compensazioni necessarie a recuperare i divari, deve avere come
riferimento non solo i contenuti del nuovo patto costituzionale tra Stato e
Regione, ma anche l’Unione Europea.
Il nuovo autogoverno, la centralità del lavoro e dei diritti di
cittadinanza, presuppone infatti un’adeguata integrazione nelle dinamiche
europee e la partecipazione attiva al processo di coesione sociale e politica
dell’Europa.
La richiesta è dunque che si trovi un saldo aggancio
costituzionale al riconoscimento del principio di insularità e una formula di
rappresentanza che consenta alla Sardegna di non delegare le proprie istanze.
7.
Rinnovare il patto dei sardi
per una nuova rinascita
Questa fase dunque di grandi cambiamenti, in primo luogo quello di
una nuova organizzazione istituzionale della Sardegna, all’insegna di un
federalismo che valorizzi i territori e le istituzioni locali, che affermi un
nuovo modello di democrazia partecipata, necessita di un nuovo patto dei sardi
come presupposto per il cambiamento.
Un nuovo Piano di Rinascita è l’altro obiettivo che consente di
rendere evidenti i contenuti di questo rinnovato patto dei sardi.
Ma il Piano di Rinascita e il nuovo statuto debbono vedere un
protagonismo e una partecipazione in grado di attivare i poteri e le risorse
necessarie ad una programmazione economica e sociale in grado di dare al
sistema Sardegna quella competitività utile in Europa e nel mondo e, insieme,
il rispetto del diritto al lavoro e alle tutele sociali.
È cioè indispensabile che questa fase di cambiamento, sul versante
istituzionale, economico e sociale, si caratterizzi come un new-deal.
8.
Non solo solidarietà ma
riconoscimento dei diritti di cittadinanza.
Certo è che dobbiamo chiedere che vengano immediatamente rimosse
le condizioni strutturali di arretratezza e le diseconomie che appesantiscono
il vivere economico e civile.
Si è di fronte, talvolta, a questioni storicamente irrisolte, che
oggi richiedono però soluzioni nuove, adeguate ai bisogni attuali e
all’internazionalizzazione dei mercati e alla globalizzazione.
L’energia, gli assetti idrici, i trasporti interni e la continuità
territoriale delle persone e delle merci, la formazione e l’istruzione, l’Università
e la ricerca, sono tutti aspetti che noi dobbiamo rilanciare con forza,
superando certamente i nostri ritardi, ma chiedendo allo Stato e all’Unione
Europea non la semplice solidarietà, ma il riconoscimento dei diritti che
derivano dalle peculiari condizioni geografiche e storiche e da vincoli che noi
possiamo superare solo se veniamo riconosciuti, con i nostri valori, come parte
di un tutto.
9.
Alcuni obiettivi strategici.
Dunque, in relazione alla gravità
economica e sociale della Sardegna, e alle prospettive che è necessario aprire
per lo sviluppo e le riforme istituzionali, l’assemblea delle rappresentanze
del popolo sardo ritiene indispensabile evidenziare alcuni obiettivi strategici:
◘
la riforma dello statuto speciale della Sardegna e l’attuazione
del federalismo interno, attraverso nuove norme da varare con la costituente del popolo sardo;
◘
l’apertura di un confronto a Palazzo Chigi tra Stato, Regione e
Sindacati per un Accordo di Programma Quadro che promuova il rilancio
dell’industria e delle attività produttive nell’Isola;
◘
un nuovo piano di rinascita che, lungo le direttrici del
federalismo fiscale, riconosca il principio di insularità e le compensazioni
necessarie a recuperare le condizioni di svantaggio, ma anche a valorizzare la
cultura e l’identità della Sardegna;
◘
una strategia regionale di politica industriale, in primo luogo a
sostegno delle piccole e medie imprese e di quelle artigiane;
◘
un piano straordinario di riequilibrio e sviluppo delle aree
interne dell’Isola;
◘
una riforma della formazione professionale e del diritto allo
studio;
◘
un intervento pluriennale a favore del miglioramento delle
condizioni di vita e per la valorizzazione delle aree degradate delle città;
◘
un programma di interventi pluriennali, attuando anche il Piano di
Sviluppo Rurale, a favore dell’agricoltura e della pastorizia;
◘
un programma pluriennale per il lavoro giovanile e delle donne.