ANNO XXVII - NUMERO 37

7 dicembre 2009

 

dies 366

Patto sociale e progetti specifici per combattere la disoccupazione in Sardegna

 

dies 367

Gennaio 2010 nuova manifestazione sindacale per il lavoro, lo sviluppo e l’autogoverno

 

dies 368

Anche il Censis conferma la situazione di povertà dei sardi. Il 15 dicembre sit-in delle associazioni della «Carta di Zuri»

 

dies 369

Necessario per la Sardegna chiarire i contenuti  del patto nazionale per la salute

 

dies 370

Unire le forze e le volontà nazionali, regionali e territoriali per rinnovare i contratti e ammodernare le pubbliche amministrazioni. Documento di Cisl e Uil regionali della funzione pubblica

 

dies 371

Il Comune di Villacidro stabilizza sette lavoratori socialmente utili

 

dies 372

Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo. Le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunità

 

 

 

Patto sociale e progetti specifici per combattere la disoccupazione in Sardegna

(dies 366/2009)

 

Cagliari – Un tavolo di crisi su cui portare i problemi del lavoro, riunire tutti gli attori istituzionali e sociali del sistema economico sardo per un patto sociale di cui la Regione deve farsi carico. Condizione primaria un progetto specifico per contrastare la disoccupazione e stanziare le risorse necessarie, immediatamente spendibili, da utilizzare in tutti i territori dell’Isola. Scende ancora più nel dettaglio la proposta del segretario generale della Cisl sarda finalizzata a togliere l’isola da una crisi ormai stagnante.

In attesa dei dati dell’ultimo trimestre 2009, il tasso di disoccupazione in Sardegna è oggi ben al di sopra di quello nazionale e di quello medio europeo. L’isola è infatti, come tasso di disoccupazione, vicino alla Slovacchia. Con il fenomeno dello scoraggiamento, nel terzo trimestre 2009, i disoccupati raggiungono la cifra di 170mila unità, cioè persone che non hanno un lavoro e che sono disponibili a lavorare.

Con la tendenza registrata dall’ISTAT con i dati del mese di ottobre, solo sul versante nazionale, è purtroppo possibile ipotizzare un ulteriore incremento dei senza lavoro anche in Sardegna.

Ancora una volta dunque la CISL sarda ritiene indispensabile un confronto tra la Giunta regionale e i sindacati, ma anche le parti datoriali, per un piano per il lavoro pluriennale che coinvolga le competenze dei diversi assessorati. Certo, l’aspetto più preoccupante riguarda la disoccupazione giovanile, ormai vicina a un tasso del 30%, con quella femminile a livelli ancora più drammatici. I dati sulla disoccupazione sono in qualche modo approssimati per difetto anche per il ruolo svolto dagli ammortizzatori sociali, il cui uso in Sardegna, a causa della crisi dei settori produttivi, raggiunge livelli da record.

«Accanto a questo piano pluriennale la CISL sarda ritiene necessario – dice Mario Medde - il rilancio del sistema industriale e produttivo dell’Isola con una strategia di settore che deve essere però supportata dall’apporto dello Stato e dell’Unione Europea. Tutto l’associazionismo della Sardegna, che ha avuto modo di esprimersi all’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo, ha evidenziato la necessità di essere coinvolti in una strategia di rilancio del lavoro e dell’impresa».

 

 

Gennaio 2010 nuova manifestazione sindacale per il lavoro, lo sviluppo e l’autogoverno         (dies 367/2009)

 

Cagliari – Entro il mese di gennaio 2010 Cgil, Cisl e Uil effettueranno una nuova grande manifestazione per il lavoro, lo sviluppo e l’autogoverno. I tre segretari generali Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca sono impegnati a tenere alta la mobilitazione e l’attenzione su questi tre importanti obiettivi, crocevia strategico per un vero rilancio della Sardegna. «La partecipata assemblea delle rappresentanze del popolo sardo, gli interventi, le proposte e il sostegno dato all’iniziativa da numerose e qualificate rappresentanze degli enti locali, delle forze produttive e sociali confermano – scrivono i tre sindacalisti - l’opportunità del cammino intrapreso da Cgil, Cisl e Uil della Sardegna per riproporre a tutti i livelli la sfida del lavoro, dello sviluppo e dell’autonomia».

Il movimento di popolo che le tre organizzazioni confederali hanno attivato mira soltanto a rimettere al centro del dibattito politico e istituzionale lavoro e diritti di cittadinanza, vera anima ed essenza di ogni progetto di sviluppo del territorio.

In questa fase, per altro come sempre nella storia sarda degli ultimi 60 anni, i problemi si risolvono, come chiaramente ribadito anche durante l’Assemblea del 30 novembre, solamente attraverso l’unità delle rappresentanze sociali, economiche e istituzionali della Sardegna. «Non vi sono scorciatoie d’altro tipo nel programma sindacale di dar vita a una società improntata a giustizia sociale e libertà», precisano i tre sindacalisti.

«A questi contenuti», dicono i segretari generali in una nota, «devono ispirarsi principalmente riscrittura dello Statuto speciale e federalismo. E’, infatti, indispensabile che il nuovo patto costituzionale – scritto nel segno della più ampia partecipazione e condivisione, quindi dall’assemblea costituente del popolo sardo – consenta di acquisire risorse e strumenti adeguati all’autogoverno, per poter migliorare realmente le condizioni di vita e di lavoro dei sardi».

 

 

Anche il Censis conferma la situazione di povertà dei Sardi. Il 15 dicembre sit-in delle associazioni della «Carta di Zuri»           (dies 368/2009)

 

Cagliari - I dati del rapporto Censis 2009 non sorprendono le Organizzazioni sindacali che, almeno per quanto riguarda la Sardegna, da un paio d’anni insistono nel richiamare Regione e comuni sulla grave situazione economica e sociale originata prevalentemente dall’assenza o precarietà del lavoro.

Due dati Censis fotografano meglio di altri le condizioni dei sardi: l’indicatore del disagio sociale e la povertà alimentare.

Per quanto riguarda il primo – che prende in considerazione disoccupazione, disoccupazione giovanile, sofferenze bancarie, indice delle infrastrutture, etc) – in una graduatoria di 30 province centromeridionali, la provincia di Sassari è decima, Nuoro undicesima , Cagliari quindicesima e Oristano al 28.mo posto.

Relativamente al numero di famiglie in condizioni di povertà alimentare, la Sardegna occupa la prima posizione in Italia dall’alto del 10,8 % delle famiglie sarde in situazione di povertà alimentare.

«L’indignazione e la preoccupazione, che l’annuncio di questi dati puntualmente provoca, non deve restare episodio di un momento o di una giornata – dice Mario Medde -  ma deve tradursi in provvedimenti concreti. La Cisl anche in questa Finanziaria in discussione in Consiglio regionale ha chiesto norme e risorse da destinare a un Piano straordinario per il lavoro e ad azioni di contrasto della povertà».

L’Unione Europea ha proclamato il 2010 anno della lotta alla povertà, ma il sindacato - in continuità con quanto fatto nei mesi e negli anni scorsi  - non aspetterà – secondo Medde - il prossimo 1° gennaio per intensificare la mobilitazione perché siano attuate adeguate misure di contrasto alla povertà.

Il 15 dicembre prossimo le Associazioni della “Carta di Zuri” terranno un sit-in con conferenza stampa davanti al Consiglio regionale per sollecitare dall’Assemblea regionale interventi per il microcredito, un piano pluriennale contro la povertà e un piano per il lavoro

 

 

Necessario per la Sardegna chiarire i contenuti  del patto nazionale per la salute         (dies 369/2009)

 

Cagliari - Un patto per la salute è indispensabile anche in Sardegna. Innanzitutto per dare risposte, in fatto di prevenzione e cura, ai cittadini sardi garantendo almeno i livelli essenziali di assistenza e, nel contempo, evitando che l’incremento dei costi della sanità venga scaricato sulla qualità dei servizi socio-sanitari erogati ai sardi. In secondo luogo si rende urgente una verifica sull’efficienza e l’efficacia del sistema sanitario sardo alla luce del patto per la salute ratificato il 3 dicembre 2009 da Stato e Regioni e che diventa un emendamento alla finanziaria nazionale. Il segretario generale Mario Medde chiede che siano chiariti tutti i contenuti e le ricadute sull’isola del patto nazionale per la salute. Quel patto ratifica l’accordo raggiunto il 23 ottobre 2009 nella conferenza Stato-Regioni; a quest’ultimo però mancavano le norme sulla fuoriuscita dall’emergenza.

«In Sardegna – spiega Medde - l’apertura di un tavolo di confronto tra Regione e sindacati è indispensabile per due motivi: per verificare modi e forme del passaggio alla Regione della spesa sanitaria, così come previsto dalla finanziaria nazionale che aveva rivisto anche l’entità dei trasferimenti erariali e tributari alla Sardegna, e per affrontare i contenuti del patto nazionale per la salute che ha previsto, tra le altre questioni, la possibilità di utilizzare, d’intesa con il Governo, a copertura del debito, le risorse dei fondi per le aree sottoutilizzate».

«Si è di fronte – conclude il segretario Cisl - con quest’ultima decisione, qualora dovesse riguardare anche la Sardegna, a due ordini di problemi: l’utilizzo, per finalità diverse da quelle «ordinarie», dei fondi FAS, e una inefficienza della sanità che verrebbe pagata due volte dai sardi; infatti, la mediocre offerta socio-sanitaria, la pagano lavoratori e pensionati e l’utilizzo diverso dei fondi FAS verrebbe a penalizzare le strategie per lo sviluppo dell’Isola».

 

 

Unire le forze e le volontà nazionali regionali e territoriali per rinnovare i contratti e ammodernare le pubbliche amministrazioni. Documento di Cisl e Uil regionali della funzione pubblica   (dies 370/2009)

 

Cagliari - Nel mese di settembre il sindacato del pubblico impiego unitariamente ha proseguito un’importante vertenza del lavoro pubblico, con una sollecita richiesta di confronto, trasmessa il 26 ottobre scorso al Governo nazionale e a tutte le Istituzioni locali Regioni, ANCI e UPI.

Il confronto era finalizzato a ricercare insieme un percorso per il rinnovo dei contratti nazionali 2010-2012 di tutti i lavoratori pubblici in un contesto di innovazione e qualificazione indispensabile del sistema dei servizi locali, soprattutto in questa fase di crisi economica.

Con la richiesta di confronto il sindacato ha confermato la disponibilità a gestire una fase di straordinaria partecipazione e responsabilizzazione dei lavoratori pubblici al cambiamento, ma ha ribadito nel contempo la priorità di reperire le risorse necessarie per il rinnovo contrattuale 2010-2012 e per applicare quei rinnovi contrattuali già firmati di sanità ed autonomie locali per la parte relativa alle risorse aggiuntive non ancora erogate ai lavoratori.

Il sindacato ha anche deciso di intervenire a tutti i livelli, richiamando alle proprie responsabilità i gestori dei servizi pubblici anche nell’ambito delle loro strutture territoriale, nel luogo dove si gestiscono le risorse e si erogano i servizi e dove con la mobilitazione è possibile meglio coinvolgere i lavoratori e richiamare ogni istituzione alle proprie e specifiche responsabilità.

«Con la nostra vertenza, inoltre – scrivono in una nota i segretari generali regionali della funzione pubblica di Cisl e Uil, Davide Paderi e Adolfo Tocco - abbiamo anche richiesto a tutte le istituzioni di riqualificare la spesa pubblica e di tagliare sprechi e duplicazioni di funzioni per pagare meglio i lavoratori pubblici che fanno bene il proprio lavoro e migliorare i servizi pubblici. E di non pensare solo a tassare i cittadini, visto che è piuttosto dal taglio delle imposte su lavoratori e pensionati che si possono rilanciare i consumi e quindi l’economia».

Le segreterie nazionali hanno proclamato lo stato di agitazione di tutti i lavoratori del pubblico impiego e previsto i questi giorni una straordinaria mobilitazione in tutte le regioni da svolgersi con la programmazione di manifestazioni presso le sedi delle regioni e di Anci, Upi ed Unioncamere e assemblee con sit in e volantinaggi presso tutte le strutture sanitarie e gli enti presenti sul territorio.

«Il percorso che abbiamo scelto è coerente – scrivono Paderi e Tocco - con la vertenza avviata a settembre che noi vogliamo proseguire, richiamando tutte le istituzioni nazionali e locali alle loro responsabilità, al contrario di chi ha voluto selezionare gli interlocutori e diversificare i livelli di responsabilità, che devono invece necessariamente essere mantenuti insieme per poter raggiungere il risultato auspicato di un buon lavoro pubblico retribuito e adeguato alla sfida di una reale qualificazione dei servizi ai cittadini. Solo se si verificano le volontà e le responsabilità di tutti i decisori e degli attori istituzionali e politici, a tutti i livelli, si può puntare a raggiungere risultati concreti, piuttosto che il rumore di una protesta in una sola direzione e che negli anni scorsi non ha portato a nulla. A queste ragioni e al percorso determinato, credibile e che punta a risultati veri, si aggiungono le problematiche e le vertenze del pubblico impiego isolano, per le quali la politica sarda e tutte le istituzioni locali devono assumere impegni più chiari e netti in direzione di interventi e azioni di ammodernamento concreto della macchina pubblica e dei servizi pubblici locali, senza smantellare esperienze di qualità con una visione solo economicistica, ma ragionando e agendo sul lavoro pubblico - anche in Sardegna - come fattore di sviluppo e di tenuta sociale ed economica del nostro tessuto produttivo e dei servizi».

 

 

Il Comune di Villacidro stabilizza sette lavoratori socialmente utili         (dies 371/2009)

 

Villacidro - Il 20 novembre scorso il comune di Villacidro ha deliberato la stabilizzazione di 7 lavoratori socialmente utili, dipendenti dell’Amministrazione, il cui contratto sarebbe scaduto il prossimo 31 dicembre.

«E’ un risultato importante – dice Edoardo Bizzarro, segretario generale Cisl Medio Campidano - raggiunto dopo mesi  di confronto con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali di Cisl e Cgil, che segna per i lavoratori l’epilogo di un lungo periodo di incertezza. Va pertanto riconosciuta alla amministrazione comunale di Villacidro la disponibilità a ricercare una soluzione capace di dare una risposta duratura alle richieste dei lavoratori».

Quella degli Lsu con contratto a termine di prossima scadenza è una condizione presente anche in altri comuni della provincia del Medio Campidano. «L’auspicio – conclude Bizzarro - è che tutte le Amministrazioni, agendo di concerto con le OO.SS., si adoperino affinché si ponga fine ad una condizione di lavoro precario che si protrae da ormai troppo tempo».

 

 

Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo. Le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunità         (dies 372/2009)

 

Cagliari – Il segretario generale della Cisl, Mario Medde,  il 30 novembre scorso ha presentato, a nome di Cgil, Cisl e Uil, la relazione introduttiva all’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo. Se ne riportano i passaggi principali.

 

La Sardegna, in quanto parte pur piccola, e oggi purtroppo periferica, di un sistema economico e istituzionale ha però tutte le condizioni per cambiare, e in positivo; deve essere però più unica e coesa, avere riferimenti certi sul piano strategico e leadership che manifestino valori alti e l’interesse generale come obiettivo prioritario.

Anche per questo Cgil Cisl Uil della Sardegna ritengono indispensabile dare un forte segnale unitario proprio quando sono più evidenti le divisioni e le rotture nella coesione territoriale e sociale, mentre nella politica sembrano prevalere le sole logiche di schieramento.

Si tratta, dunque, di contribuire a risvegliare le coscienze e a governare la transizione, anche in Sardegna, verso un nuovo ordine, non solo economico, ma istituzionale e sociale, caratterizzato da maggiore giustizia e libertà, dal prevalere del bene comune e dal riconoscimento dei diritti e dall’esercizio dei doveri di cittadinanza.

 

1.        L’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo per il lavoro, lo sviluppo e l’autogoverno.

L’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo, promossa da Cgil Cisl Uil con il coinvolgimento delle rappresentanze economiche e sociali dell’Isola, vive oggi il momento conclusivo della prima fase di una programmazione che continuerà con una manifestazione di popolo a sostegno del lavoro, dello sviluppo e di un vero ed efficace autogoverno dei sardi.

L’obiettivo è un grande movimento di popolo per una nuova fase dello sviluppo e del lavoro nell’Isola.

Giungiamo a questo grande e partecipato incontro dopo aver discusso in otto assemblee territoriali con le forze e le rappresentanze più vive dei territori, quelle sociali, economiche, del volontariato e degli enti locali.

Un percorso che ha rilanciato, con la forza e la passione di quanti sono impegnati quotidianamente nelle fabbriche, negli uffici, nella società e nelle istituzioni, la centralità del lavoro e i diritti di cittadinanza nei progetti di sviluppo del territorio, e il principio di sussidiarietà come tassello fondamentale per un nuovo modello di sviluppo regionale.

Le relazioni svolte nei territori, il dibattito e i documenti finali rappresentano, in un periodo caratterizzato dall’autoreferenzialità della politica e dall’inaridirsi del suo collegamento con la società, un contributo eccezionale, non solo documentario, ma anche di proposta ad una nuova programmazione dello sviluppo e di progresso della Sardegna.

2.        Dalle lotte di oggi per la difesa del lavoro la spinta e le proposte per una nuova rinascita della Sardegna.

Oggi siamo totalmente inseriti nei problemi che vive l’Isola, per la cui soluzione è indispensabile l’unità delle rappresentanze sociali, economiche ed istituzionali e la loro valorizzazione nel più complessivo sistema politico e istituzionale.

Ma, data la situazione drammatica che oggi vive la Sardegna, in primo luogo nelle fabbriche in crisi, (si evidenziano alcoa, portovesme srl, otefal, legler, vinyls, i siti industriali della chimica, la desertificazione produttiva del Medio Campidano, dell’Ogliastra, della Sardegna Centrale, dell’Oristanese, del Sassarese e delle aree più periferiche e abbandonate del Cagliaritano e la crisi che da anni ha colpito il settore dei lapidei e del sughero nella Gallura, e le lotte dei pastori e degli agricoltori), si è ancora e decisamente più motivati perché attingiamo, non solo dalle ragioni dei lavoratori, di reclamare il diritto al lavoro, ma anche dalla volontà che esprimono in una lotta durissima, e dalla consapevolezza della necessità di aprire una nuova fase della vita economica, sociale ed istituzionale della Sardegna.

3.        Indispensabile un cambiamento delle politiche economiche, sociali e istituzionali.

Siamo qui dunque per proporre contenuti che avviino una svolta e un cambiamento nelle politiche dello sviluppo e del lavoro, nel confronto con lo Stato e con l’Unione Europea, nelle riforme istituzionali in grado di conquistare all’Isola i poteri e le risorse finanziarie necessarie ad un vero autogoverno e ad un nuovo patto costituzionale con lo Stato, che realizzi un federalismo rispettoso dei diritti, della storia e della identità dei sardi.

Il lavoro è l’epicentro di questa lotta e di questi obiettivi. Pertanto gridiamo con forza il nostro no acché questo cambiamento indispensabile avvenga sulle ceneri dei siti produttivi e a danno dei lavoratori.

Il nostro impegno per il cambiamento parte proprio da qui. Nella sconfitta dei lavoratori non si realizza alcuna svolta positiva, ma il regresso dell’intera Sardegna.

È nella difesa del patrimonio produttivo che si realizzano le migliori condizioni per attrarre nuovi investimenti, per rafforzare tutti i fattori della produzione e per garantire l’aumento dell’occupazione, soprattutto verso i giovani che rappresentano, insieme agli ultracinquantenni, coloro che più di altri pagano un altissimo prezzo alla crisi e ai ritardi della politica.

4.        L’obiettivo del movimento per l’autogoverno e la seconda modernizzazione dell’isola: il diritto al lavoro, alla giustizia sociale e alla libertà

In questa svolta che noi oggi ribadiamo con la forza di un associazionismo che rappresenta la quasi totalità della forza lavoro, ma anche dei cittadini sardi, l’obiettivo fondamentale è quello di una società improntata alla giustizia sociale e alla libertà, che si realizza prima di tutto con il diritto al lavoro e le tutele sociali per le categorie più deboli e gli anziani, e con la partecipazione e la sussidiarietà.

Una sussidiarietà orizzontale dove prevalgano in eguale misura le opportunità per le persone, e una verticale, dove tutti i territori dell’Isola possano ambire e concretizzare un uguale dignità, ruolo e rappresentanza, e dove tutti possano abitare con eguali condizioni di vivibilità.

Il lavoro e la giustizia sociale sono condizioni primarie per una maggiore competitività del sistema regionale, per un più adeguato incremento della ricchezza e per una sua più equa distribuzione.

5.        L’assemblea costituente del popolo sardo per un nuovo patto costituzionale e un nuovo statuto speciale.

È su questi contenuti che trova maggiore fondamento la riscrittura dello statuto speciale della Sardegna e l’attuazione del federalismo.

È infatti indispensabile che il nuovo patto costituzionale venga sottoscritto per acquisire poteri, risorse e strumenti adeguati all’autogoverno, avendo come obiettivo fondamentale il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei sardi, attraverso tutto quanto è necessario per rafforzare le basi materiali e immateriali dello sviluppo.

Le norme e le regole del nostro essere comunità che si governa con efficienza e con efficacia, debbono però essere riviste attraverso la partecipazione e la condivisione e, dunque, con l’assemblea costituente del popolo sardo.

6.        Riconoscimento del principio di insularità in Italia e in Europa.

In questa direzione il riconoscimento del principio di insularità, sia sul versante della valorizzazione dell’identità e diversità dell’Isola, sia su quello delle compensazioni necessarie a recuperare i divari, deve avere come riferimento non solo i contenuti del nuovo patto costituzionale tra Stato e Regione, ma anche l’Unione Europea.

Il nuovo autogoverno, la centralità del lavoro e dei diritti di cittadinanza, presuppone infatti un’adeguata integrazione nelle dinamiche europee e la partecipazione attiva al processo di coesione sociale e politica dell’Europa.

La richiesta è dunque che si trovi un saldo aggancio costituzionale al riconoscimento del principio di insularità e una formula di rappresentanza che consenta alla Sardegna di non delegare le proprie istanze.

7.        Rinnovare il patto dei sardi per una nuova rinascita

Questa fase dunque di grandi cambiamenti, in primo luogo quello di una nuova organizzazione istituzionale della Sardegna, all’insegna di un federalismo che valorizzi i territori e le istituzioni locali, che affermi un nuovo modello di democrazia partecipata, necessita di un nuovo patto dei sardi come presupposto per il cambiamento.

Un nuovo Piano di Rinascita è l’altro obiettivo che consente di rendere evidenti i contenuti di questo rinnovato patto dei sardi.

Ma il Piano di Rinascita e il nuovo statuto debbono vedere un protagonismo e una partecipazione in grado di attivare i poteri e le risorse necessarie ad una programmazione economica e sociale in grado di dare al sistema Sardegna quella competitività utile in Europa e nel mondo e, insieme, il rispetto del diritto al lavoro e alle tutele sociali.

È cioè indispensabile che questa fase di cambiamento, sul versante istituzionale, economico e sociale, si caratterizzi come un new-deal.

8.        Non solo solidarietà ma riconoscimento dei diritti di cittadinanza.

Certo è che dobbiamo chiedere che vengano immediatamente rimosse le condizioni strutturali di arretratezza e le diseconomie che appesantiscono il vivere economico e civile.

Si è di fronte, talvolta, a questioni storicamente irrisolte, che oggi richiedono però soluzioni nuove, adeguate ai bisogni attuali e all’internazionalizzazione dei mercati e alla globalizzazione.

L’energia, gli assetti idrici, i trasporti interni e la continuità territoriale delle persone e delle merci, la formazione e l’istruzione, l’Università e la ricerca, sono tutti aspetti che noi dobbiamo rilanciare con forza, superando certamente i nostri ritardi, ma chiedendo allo Stato e all’Unione Europea non la semplice solidarietà, ma il riconoscimento dei diritti che derivano dalle peculiari condizioni geografiche e storiche e da vincoli che noi possiamo superare solo se veniamo riconosciuti, con i nostri valori, come parte di un tutto.

9.        Alcuni obiettivi strategici.

Dunque, in relazione alla gravità economica e sociale della Sardegna, e alle prospettive che è necessario aprire per lo sviluppo e le riforme istituzionali, l’assemblea delle rappresentanze del popolo sardo ritiene indispensabile evidenziare alcuni obiettivi strategici:

           la riforma dello statuto speciale della Sardegna e l’attuazione del federalismo interno, attraverso nuove norme da varare con la costituente del popolo sardo;

           l’apertura di un confronto a Palazzo Chigi tra Stato, Regione e Sindacati per un Accordo di Programma Quadro che promuova il rilancio dell’industria e delle attività produttive nell’Isola;

           un nuovo piano di rinascita che, lungo le direttrici del federalismo fiscale, riconosca il principio di insularità e le compensazioni necessarie a recuperare le condizioni di svantaggio, ma anche a valorizzare la cultura e l’identità della Sardegna;

           una strategia regionale di politica industriale, in primo luogo a sostegno delle piccole e medie imprese e di quelle artigiane;

           un piano straordinario di riequilibrio e sviluppo delle aree interne dell’Isola;

           una riforma della formazione professionale e del diritto allo studio;

           un intervento pluriennale a favore del miglioramento delle condizioni di vita e per la valorizzazione delle aree degradate delle città;

           un programma di interventi pluriennali, attuando anche il Piano di Sviluppo Rurale, a favore dell’agricoltura e della pastorizia;

           un programma pluriennale per il lavoro giovanile e delle donne.