ANNO XXVII - NUMERO 36

30 novembre 2009

 

dies 360

30 novembre 2009: Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo per avviare una nuova fase di sviluppo

 

dies 361

Diecimila lavoratori in Cig e mobilità in deroga attendono di conoscere il loro futuro

 

dies 362

Alcoa. Revocata la Cig rinasce la speranza, ma il sindacato invita alla prudenza

 

dies 363

25 novembre. Al Consiglio generale della Cisl sarda Raffaele Bonanni assicura l’impegno della Cisl confederale a fianco dei lavoratori di Portovesme

 

dies 364

Sanità. Oriana Putzolu:«La Cisl pronta a riprendere le marce per la salute»

 

dies 365

Le iniziative e le proposte del sindacato sardo. Le scelte strategiche oltre l’autonomia e la specialità

 

 

30 novembre 2009: Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo per avviare una nuova fase di sviluppo             (dies 360 /2009)

Cagliari - E’ arrivato il grande giorno dell’Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo, convocata da Cgil, Cisl e Uil. Delegazioni di lavoratori e pensionati provenienti da tutti i territori dell’isola al palazzo dei congressi della della Fiera partecipano agli stati generali delle forze produttive, economiche e sociali presenti in Sardegna. Ai lavori - presieduti da Francesca Ticca (Uil), aperti dalla relazione unitaria di Mario Medde (Cisl) e conclusi da Enzo Costa (Cgil) – intervengono non meno di una trentina di organizzazioni, salutate dal Sindaco di Cagliari Emilio Floris, dal professor Giovanni Lilliu Accademico dei Lincei e dal Presidente della Regione, Ugo Cappellacci.

Cgil, Cisl e Uil, davanti alla gravità della crisi che interessa la nostra regione sul versante economico e sociale, ritengono che oggi sia necessario riflettere sugli attuali problemi e sulle prospettive del lavoro, dello sviluppo e delle riforme, oltre le emergenze e i pur necessari interventi di sostegno al reddito

L’obiettivo dell’Assemblea del 30 novembre è attivare, con l’apporto di tutte le rappresentanze economiche, sociali e istituzionali, una nuova fase dello sviluppo, del lavoro e delle libertà dei lavoratori e dei cittadini sardi.

L’impegno fondamentale dei sardi riguarda una società improntata alla giustizia, alla libertà e all’equità, da realizzarsi attraverso la partecipazione e la sussidiarietà. Una sussidiarietà orizzontale, dove prevalgano in eguale misura le opportunità per le persone, e una verticale dove tutti i territori dell’Isola possano ambire e concretizzare un’uguale dignità, ruolo e rappresentanza, e dove tutti possano abitare e vivere con uguali condizioni di abitabilità e vivibilità.

Proprio per questo il lavoro è condizione primaria e ineliminabile di un nuovo sviluppo economico e sociale della Sardegna, in funzione di una maggiore competitività del sistema regionale, di un incremento della ricchezza, di una sua più equa distribuzione.

In funzione della giustizia e del lavoro Cgil Cisl e Uil chiedono che siano affrontate le questioni fondamentali dell'autonomia, della specialità, del federalismo e della riscrittura dello statuto speciale della Sardegna; i principali nodi che hanno impedito il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo prefissati negli anni, indicando per ciascuno di essi le modalità per il loro scioglimento; infine  le macro scelte per lo sviluppo economico e sociale.

 

Diecimila lavoratori in Cig e mobilità in deroga attendono di conoscere il loro futuro   (dies 361/2009)

 

Cagliari - C’è una sfida importante che attende sindacati, imprese e soprattutto Regione. Riguarda il destino degli oltre 10 mila lavoratori collocati in CIG e mobilità in deroga.

«A partire dal primo gennaio 2010 – dice il segretario Cisl Giovanni Matta - deve essere definito, in modo chiaro, quale percorso questi lavoratori dovranno seguire per essere reinseriti nel mercato del lavoro».

Un dato appare importante sottolineare: la crisi economica in Sardegna è solo all’inizio e, nonostante gli ottimismi dell’ultima ora, nel 2010 gli effetti potrebbero essere ancora più dirompenti di quelli registrati nel 2009.

«Non si tratta, infatti, solamente di definire un nuovo accordo per gli ammortizzatori sociali in deroga, previsti dall’intesa istituzionale Regione-Ministero del Lavoro, quanto individuare – aggiunge Matta - politiche attive per ricollocare quella massa di lavoratori che, ben al di sotto di 50 anni di età, vede precluse le prospettive di occupazione così come quelle di un pensionamento anticipato».

Secondo il sindacalista occorre individuare da subito un tavolo con imprese, istituzioni e sindacato e definire un accordo che, oltre liberare risorse, indichi i percorsi formativi che devono praticare i lavoratori, le iniziative che la Regione può far nascere e consolidare, gli strumenti che mettono in campo le aziende per offrire nuove opportunità di occupazione a queste persone oggi in CIG e in mobilità in deroga.

Un’impresa che, ovviamente, non concede tempi lunghi e impone alla Regione una nuova e qualificata strategia per il lavoro.

 

 

Alcoa. Revocata la Cig rinasce la speranza, ma il sindacato invita alla prudenza          (dies 362/2009)

 

Cagliari - Il primo risultato scaturito dall’incontro del 26 novembre a Roma  tra Governo, Regione, sindacati e Alcoa lascia intravedere la possibilità che il problema dei lavoratori dell’ Alcoa possa arrivare a una soluzione positiva. «Ma non è il caso di cantare vittoria – spiega Giovanni Matta, segretario Cisl per le politiche industriali - perché, purtroppo, troppe volte abbiamo assistito a imprevedibili cambiamenti di strategia, molto spesso penalizzanti per i lavoratori. Inoltre restano da superare alcune difficoltà che saranno affrontate nell’incontro del prossimo 9 dicembre».

La forte mobilitazione dei lavoratori consente, dunque, di registrare un passo avanti sulla strada della non chiusura dell’attività Alcoa. «Rimane prioritario – precisa Matta - non fermare gli impianti e tenere aperta una fabbrica importante non solo per il territorio ma anche per il riassetto complessivo dell’industria in Sardegna, al quale Regione e Governo devono mettere mano gestendo le emergenze e predisponendo un razionale programma di politica industriale».

 

 

25 novembre. Al Consiglio Generale della Cisl sarda Raffaele Bonanni assicura l’impegno della Cisl confederale a fianco dei lavoratori di Portovesme          (dies 363/2009)

 

Cagliari – Della crisi senza precedenti del tessuto produttivo industriale della Sardegna si è parlato molto durante i lavori del Consiglio generale della Cisl sarda al quale ha partecipato anche il segretario generale Confederale Raffaele Bonanni. Mario Medde, nella relazione introduttiva, ha sollecitato la Regione a chiedere l’apertura immediata a Palazzo Chigi del confronto con il sindacato per bloccare la fuga delle multinazionali e creare le condizioni per un nuovo sviluppo produttivo attraverso una strategia politico-industriale che preveda nuove risorse e strumenti specifici per la Sardegna.

Il PIL che cresce non fa più rumore, almeno in casa Cisl, della disoccupazione in aumento. Ok per un prodotto interno lordo che dà segnali di ripresa, ma bisogna fare molto più del semplice ordinario per superare la crisi ancora in atto, come confermano continue razionalizzazioni, cassa integrazione, crisi aziendali ricorrenti e di dimensioni preoccupanti. Raffaele Bonanni, il 25 novembre a Cagliari per partecipare al consiglio generale della Cisl sarda dominato dal tracollo di molti paletti dell’industria locale chimica e metallurgica, invita tutti – politici e sindacati – a cambiare registro: più razionalità e meno demagogia, surplus di proposte innovative e bando alle sole parole non seguite dai fatti, soprattutto più dialogo e coesione sociale, anche nel segno di un taglio alle tasse di lavoratori e pensionati e una riduzione delle imposizioni fiscali per il mondo produttivo. L’invito alla concretezza per la salvaguardia di 568 posti di lavoro sarà il 26 novembre rivolto dalla segreteria confederale della Cisl al Ministero dello Sviluppo economico, dove sarà discusso il problema dell’Alcoa di Portovesme a rischio chiusura. Sarebbe il primo atto – come auspicato dal segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde – di un programma di politica industriale assente ormai da due decenni dai tavoli istituzionali nazionali e regionali.

«La sfida vera per l’economia italiana e in particolare per quella meridionale – ha detto Bonanni - è quella di nuovi investimenti: le aziende devono tentare questa strada, il Governo centrale incentivare azioni innovative e investire a sua volta. In questo momento di crisi la società italiana deve riflettere maggiormente sul comportamento che occorre tenere per uscirne tutti insieme». Anche se non ha dato loro i connotati di una ricetta salvatutto, Bonanni ha individuato nelle «politiche di contesto» una delle uscite di sicurezza dalla crisi attuale: trasporti, energia, viabilità, telecomunicazioni, sociale come volano naturale verso un rilancio dell’economia, soprattutto del Meridione, per far ripartire l’esistente e attrarre nuovi investimenti. «Dobbiamo lavorare di più su quei fattori che fanno un contesto più capace di reggere le scosse internazionali e di supportare le debolezze locali», ha detto il leader della Cisl nazionale.

Bonanni ricerca una politica dei fatti e dei toni soft, del ragionamento e non della rissa. Secondo le stile delle innovazioni contrattuali conquistate negli ultimi mesi. «I risultati, anche se criticati da una parte sindacale, sono stati giudicati positivamente dai lavoratori – ha aggiunto il segretario generale confederale – che ci stanno dando ragione nei posti di lavoro dove vinciamo nelle elezioni Rsu». In un paese dove i toni sono spesso sopra le righe la Cisl mette in campo la sobrietà.

«Ci sono troppi populisti in giro. In questo Paese bisogna smetterla di seguire solo l’iperbole. A forza di seguirla abbiamo un arretrato di problemi non gestiti da qualche decennio», ha aggiunto Raffaele Bonanni, riferendosi al rischio che le vertenze aperte in più parti d’Italia portino i lavoratori a «gesti scomposti». «I lavoratori sono dignitosi e seri, la scompostezza non è la loro. Sono molto più criticabili certe classi dirigenti dove i populisti si impossessano delle questioni serie senza dare risposte serie».

Il 26 novembre – ha promesso Bonanni – al tavolo del Ministero per lo Sviluppo economico, a fianco dei sindacalisti Cisl Sardegna e del Sulcis Iglesiente ci sarà un segretario confederale per portare a livello nazionale la vertenza Alcoa. Una delegazione di oltre 500 lavoratori, accompagnati dai sindaci di 23 comuni del territorio manifesterà davanti a Palazzo Chigi. Al tavolo ministeriale i sindacalisti portano le proposte per non chiudere, nemmeno per un giorno, i cancelli di una fabbrica produttiva, che ha mercato e deve fare i conti solamente con la più grave diseconomia sarda: l’alto costo dell’energia che rende non competitiva la produzione di alluminio. A Roma altre tute blu e amministratori in fascia tricolore presentano il dramma di un territorio che rischia la morte perché con l’Alcoa andranno a casa, tra diretti e indotto, 4000 posti di lavoro.

 

 

Sanità. Oriana Putzolu:«La Cisl pronta a riprendere le marce per la salute»     (dies 364/2009)

 

Cagliari - Oggi che la Sardegna ha la storica opportunità di ridisegnare il proprio servizio sanitario, sarebbe cosa utile e saggia farlo per realizzare davvero i servizi del benessere. La segretaria Cisl, Oriana Putzolu, ripropone i temi della sanità e annuncia nuove iniziative.

«Fuga dei pazienti, razionalizzazione della spesa, insufficienza delle risorse per gli investimenti strutturali e strumentali, innalzamento qualitativo dei servizi, rete ospedaliera e organizzazione della rete dei servizi socio sanitari sul territorio sono i nodi da sciogliere definitivamente», dice la sindacalista.

«Alla luce di queste valutazioni, la CISL ritiene sia maturo il tempo per una nuova fase di vertenzialità e di rivendicazione per lo sviluppo di un nuovo welfare. In attesa, ormai da diversi mesi, di incontrare l’Assessore, il sindacato – aggiunge la Putzolu - è pronto a programmare in tutta l’isola “marce per la salute” per informare Giunta e Consiglio regionale che accanto ai grandi temi della lavoro e della disoccupazione vanno considerati come prioritari anche quelli riguardanti l’assistenza socio-sanitaria».

 

 

Le iniziative e le proposte del sindacato sardo. Le scelte strategiche oltre l’autonomia e la specialità           (dies 365/2009)

 

Nella relazione di apertura al Consiglio generale del 25 novembre, Mario Medde ha delineato le scelte strategiche necessarie alla Sardegna per iniziare una nuova fase di sviluppo.

 

Cagliari - «La specialità e la rinascita hanno accompagnato, come idee forza, le speranze dei sardi nella lunga fase della prima modernizzazione dell’Isola. Si è oggi di fronte ad un loro innegabile logoramento, non solo per la crisi economica e sociale, che assume nell’Isola caratteristiche e dimensioni senza precedenti, ma anche perché si sono modificate le categorie politiche, istituzionali, economiche e sociali che davano linfa e razionalità all’autonomia e alla specialità.

Il Congresso delle rappresentanze del popolo sardo, che CGIL CISL UIL hanno convocato per il 30 novembre 2009, è parte di un processo che prevede una forte e diffusa mobilitazione territoriale, attraverso un calendario di assemblee promosse nei capoluoghi di provincia e aperte al contributo delle diverse categorie sociali, economiche e degli enti locali.

Iniziative queste che, sulla base di un documento unitario, sfoceranno in una manifestazione di popolo a sostegno di tre strategie fortemente connesse allo sviluppo, al lavoro e alle riforme:

        le questioni fondamentali dell’autonomia, della specialità, del federalismo e della riscrittura dello statuto speciale della Sardegna attraverso l’assemblea costituente del popolo sardo;

        un nuovo piano di rinascita per gli anni Duemila strettamente connesso all’articolo 13 dello statuto dell’Isola, come norma costituzionale, e alla legge sul federalismo fiscale che ha riconosciuto il diritto a recuperare le diseconomie dell’insularità, con le compensazioni che noi riteniamo debbano essere anche di natura fiscale;

        il governo delle emergenze produttive e sociali in sintonia con le macro-scelte e le strategie necessarie ad un programma di sviluppo dell’Isola che si rapporti alle dinamiche economiche e istituzionali dell’Europa.

 

Sono le caratteristiche costituenti dell’attuale fase politica, economica e istituzionale a rendere indispensabile un itinerario partecipativo che inizia, appunto, con un congresso delle rappresentanze del popolo sardo e che dovrebbe sostanziarsi con una revisione del patto costituzionale tra lo Stato e la Regione attraverso la riscrittura dello statuto della Regione.

Bisogna infatti pensare e programmare lo sviluppo con un’idea di società improntata ai valori di giustizia sociale e di libertà. Valori e progetti da collocare oltre l’autonomia e la specialità così come le abbiamo conosciute. È infatti profondamente mutata la situazione internazionale ed europea, con essa l’economia e la finanza, si è drammaticamente imposta nell’Isola una questione sociale che ha come epicentro il lavoro e la povertà.

È dunque indispensabile, oltre il minimalismo che talvolta accompagna la politica, avviare una stagione caratterizzata da idee, progetti e programmi che si rapportino alle reali esigenze dei sardi e che abbiamo come interfaccia le strategie europee e mondiali sui diversi temi dello sviluppo e dei diritti.

La domanda che ci poniamo, come rappresentanze sociali, e che rivolgiamo al sistema Sardegna, riguarda l’ordine del giorno della politica e delle istituzioni sarde, quale idea e progetto per la società e per l’Isola si intende praticare per il presente e per il futuro.

Il documento proposto da CGIL CISL UIL è titolato emblematicamente «Lavoro, sviluppo, autogoverno. Le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunità».

Nomi e problemi antichi che attendono soluzioni nuove e adeguate ai bisogni del presente e del futuro.

C’è in noi la consapevolezza che le nuove strategie non vanno declinate solo in senso rivendicativo verso l’Italia e l’Europa, ma che queste debbano partire proprio dall’urgenza di superare i vincoli, i ritardi e le debolezze che caratterizzano la nostra identità e il nostro essere popolo. Un protagonismo e un riscatto sulla strada del progresso dell’Isola passa anche attraverso il riconoscimento che «la servitù spesso non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi».

Ecco perché accanto alle giuste richieste verso Roma e Bruxelles dobbiamo anche interrogarci sulla maturazione dei gruppi dirigenti e sulla necessità che la rappresentanza politica venga riproposta come reale servizio verso la collettività.

In questa direzione assume un significato ancora più rilevante l’interrogativo circa le strategie entro le quali collocare il governo delle emergenze e lo sviluppo dei territori e dei settori dell’economia.

Cos’è dunque all’ordine del giorno del «sogno dei sardi», quello che prelude a un cambiamento reale delle condizioni di vita e di lavoro?

Forse l’autogoverno come forma più avanzata della specialità che si afferma in uno Stato federalista? Oppure l’autogoverno come indipendenza? O, ancora, il ristagno non solo politico di un’autonomia ormai superata anche dalle dinamiche interne e dalla forza delle regioni a Statuto ordinario?

Sottrarsi a questi interrogativi comporta il pericolo dell'emarginazione, in Italia e in Europa, e di un ulteriore arretramento economico e sociale.

La Regione deve comunque fare i conti con il federalismo fiscale. Infatti, il rapporto tra accumulazione della ricchezza e centri e capacità di spesa (compresa la rinegoziazione del patto di stabilità interno) rappresenta una questione ineliminabile per qualsivoglia scelta di sviluppo. Nel contempo è una priorità la definizione degli assetti istituzionali dell’Isola, per attuare il federalismo interno sulla base del quale rinegoziare con lo Stato poteri, risorse e funzioni.

In questa direzione, il federalismo cooperativo e solidale rappresenta una risposta coerente con le storiche aspettative dei sardi e un obiettivo praticabile nell'attuale fase storica.

Non c’è però più tempo da perdere!

I più importanti indicatori economici e sociali dell’Isola volgono in senso negativo: lavoro, produzione della ricchezza, reddito delle famiglie. La conseguenza più evidente è l’aumento delle povertà, con più di trecentomila persone al di sotto della soglia della povertà relativa.

Eppure un’altra Sardegna è possibile: con maggiori opportunità lavorative, e adeguate misure di contrasto della povertà e maggiori tutele sociali. Si tratta altresì di conciliare l’esigenza di una maggiore produzione di reddito con una più equa distribuzione della ricchezza. È un impegno che richiede un nuovo Patto dei Sardi e una stagione di grande e diffusa partecipazione.

A tal fine è indispensabile una politica non minimalista, valori, programmi, capacità attuativa, radicamento sociale, nei quali incardinare una rappresentanza politica non solo elettorale.

S’impone dunque un’idea e pratica della politica come dimensione popolare e diffusa, e la democrazia rappresentativa, con la valorizzazione dei corpi sociali, come strumento e insieme di regole che meglio e più di altri riesce ad affermare le libertà individuali e collettive.

Non è solo un problema di risorse finanziarie, ma di quante e quali ragioni e passioni, come sardi, sapremo mettere in campo per essere realmente liberi».