ANNO XXVII - NUMERO 34

16 novembre 2009

 

dies 344

La mobilitazione del sindacato per un nuovo Piano di rinascita e un nuovo Statuto speciale della Sardegna

 

dies 345

Assemblea rappresentanze del popolo sardo/1 Le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunità

 

dies 346

Assemblea rappresentanze del popolo sardo/2. Il superamento delle principali criticità del sistema regionale

 

dies 347

Assemblea rappresentanze del popolo sardo/3. Alcune opzioni per lo sviluppo: industria e crescita locale

 

dies 348

Assemblea del popolo sardo/ 4. Precondizioni per lo sviluppo: le politiche di coesione

 

dies 349

Assemblea del popolo sardo/5. Politiche sociali per la salute

 

dies 350

Quarto accordo per gli ammortizzatori sociali. Sono 10 mila i lavoratori in Cig e mobilità in deroga. Coinvolte 505 aziende

 

 

 

La mobilitazione del sindacato per un nuovo Piano di rinascita e un nuovo Statuto speciale della Sardegna  (dies 344 /2009)

 

Cagliari - Un nuovo piano di rinascita, così come ancora previsto dalla Costituzione, e un nuovo statuto speciale rappresentano gli obiettivi primari e più importanti per una nuova fase dello sviluppo economico e sociale della Sardegna e per garantire la competitività dell’Isola nel Paese e in Europa. Il segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde, considera il raggiungimento di questi obiettivi « la sfida che le rappresentanze economiche, sociali, politiche e istituzionali hanno il dovere di mettere in campo, al di fuori delle logiche di schieramento e delle divisioni territoriali».

Piano di rinascita e statuto speciale richiamano certamente denominazioni e problemi antichi; al di là di questo, però, sul versante dello sviluppo e delle riforme oggi sono sempre più necessarie soluzioni nuove e adeguate ai bisogni del presente e del futuro dei sardi.

«Non è sufficiente – dice Medde - sia per uscire dalla crisi, sia per accompagnare i timidi segnali di crescita economica, navigare a vista e gestire le sole emergenze».

Per questi motivi il sindacato sardo, unitariamente, è impegnato in un complesso programma di iniziative di proposta e di mobilitazione che sfocerà nell’Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo il 30 novembre a Cagliari.

Inoltre, è in programmazione una grande manifestazione di popolo per sostenere le ragioni e le proposte dei sardi, dei lavoratori, dei pensionati e dei disoccupati, in questa fase costituente, sia sul versante economico che su quello istituzionale.

La seduta del Consiglio Regionale aperta al contributo delle rappresentanze economiche, sociali e degli enti locali non ha per il momento avuto continuità. Eppure, poteva rappresentare un’opportunità per avviare e sostenere il dibattito e le proposte di una nuova fase dello sviluppo, di una nuova rinascita e di uno statuto speciale caratterizzato da un vero autogoverno.

«Mentre esplodono in termini drammatici le questioni irrisolte del vecchio modello di sviluppo industriale e permangono le croniche diseconomie, è indispensabile supportare – dice Medde - le iniziative del sindacato sardo e promuovere la partecipazione, dell'intera regione, ad una nuova fase della vita politica e sociale della Sardegna.

D’altronde, se si vuole contare nelle dinamiche nazionali ed europee e dare maggiore efficacia ed efficienza nella programmazione dello sviluppo e nella promozione del lavoro, è indispensabile garantire una proposta all’altezza dei problemi che viviamo e un protagonismo e una partecipazione in grado di risvegliare le sensibilità e le passioni, disostruendo così i canali tra cittadini e politica.

«Il lavoro che manca è l’epicentro di tutti questi problemi, poiché la disoccupazione è la causa del fenomeno povertà che in Sardegna riguarda più di 300 mila persone», aggiunge il segretario Cisl.

A distanza di sessant’anni dall’approvazione dello statuto sardo, l’industria isolana registra un incidenza del valore aggiunto sul totale del 19,2% (27% a livello nazionale). Il tasso di disoccupazione è all’11%, ma con un numero reale di disoccupati, compreso il fenomeno dello scoraggiamento, di oltre 150 mila unità. Gli stessi livelli di istruzione della popolazione residente di 15 anni ed oltre, riportano 387mila persone (26,8%) con licenza elementare o nessun titolo, 536 mila (37,2%) con licenza media, 35 mila (2,5%) con qualifica professionale, 363 mila (25,1%) con diploma di maturità, e appena 122 mila (8,4%) con dottorato, laurea e diploma universitario.

«Dunque – conclude Medde - è abbastanza evidente il perché non sono venute meno le ragioni di una nuova e migliore fase della rinascita economica e sociale della Sardegna e di un sistema istituzionale che rinegozi con lo Stato le funzioni e i poteri necessari a garantire un vero autogoverno, in grado di responsabilizzare maggiormente i gruppi dirigenti regionali e di promuovere lo sviluppo e il lavoro».

 

 

Assemblea rappresentanze del popolo sardo/1 Le sfide della Sardegna dalla crisi alle opportunità    (dies 345 /2009)

Cagliari -. Sostenere, con l’apporto di tutte le rappresentanze economiche, sociali e istituzionali, una nuova fase dello sviluppo, del lavoro e delle libertà dei lavoratori e dei cittadini sardi è l’obiettivo principale della Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo in programma a Cagliari il prossimo 30 novembre.

 Il sindacato, che ha organizzato questo appuntamento al quale potranno intervenire tutte le forze e le rappresentanze interessate a gettare le basi di una Sardegna veramente rinnovata, ha messo a punto un documento base che in queste settimane si sta discutendo in tutte le province nel corso di assemblee organizzate da Cgil, Cisl e Uil.

Il documento considera una prima urgenza: riscrivere il nuovo statuto della Sardegna. «Reinterpretare e riscrivere le regole dell’autonomia sarda alla luce del mondo del XXI secolo significa redigere – si legge nel documento unitario - il progetto di un modello statutario che coniughi insieme i bisogni della società isolana e i concetti di internazionalizzazione e di interdipendenza, capaci di integrare la società sarda con l’altro mondo continentale. Il concetto di specialità autonomistica, come interpretata dai Padri costituenti nel 1948, ha perso gran parte dei suoi contenuti per via del quadro federalista con cui oggi si va riformando lo Stato repubblicano e degli innegabili mutamenti intercorsi nella società sarda in questi decenni. L'autonomia in questo mutato quadro va quindi ripensata e la specialità ridefinita in senso federalista.

Cgil Cisl Uil ritengono che la specialità debba imperniarsi sul concetto di insularità, dunque sul binomio positivo di identità-diversità, ma anche sulla condizione di oggettivo svantaggio che fa gravare sul sistema sardo pesanti differenziali negativi.

La specialità dell’Isola dovrà quindi fondarsi sulla sua insularità, richiedendo statutaria-mente dei vantaggi (fiscali, economici, ecc.) che ne pareggino le condizioni competitive con le economie continentali, con particolare riferimento alla questione dei trasporti, della dotazione di infrastrutture, del sistema energetico».

 

 

Assemblea rappresentanze del popolo sardo/2. Il superamento delle principali criticità del sistema regionale (dies 346/2009)

 

Cagliari – Pubblica amministrazione, energia, mobilità, sistema idrico e credito sono tra le principali criticità strutturali con cui la Sardegna deve fare i conti. «Le difficoltà registrate nell'attuazione dei programmi di sviluppo costituiscono – scrivono i sindacati nel documento base per il 30 novembre - una conferma dell'inadeguatezza dell' amministrazione pubblica, intesa come sistema complessivo delle istituzioni presenti sul territorio regionale, che si manifesta quotidianamente, ai diversi livelli, nei rapporti con i cittadini e le imprese».

CGIL CISL UIL ritengono sia necessario intervenire su alcuni aspetti: garantire una presenza adeguata dell'amministrazione statale e pubblica più in generale, tenuto conto delle peculiarità del territorio regionale; incentivare e sostenere il processo di associazionismo comunale per la gestione a livello di bacino di politiche e servizi a livello sovracomunale; proseguire nel processo di riforma dell'amministrazione regionale; prevedere forme di istituzionalizzazione dei rapporti partenariali a livello regionale e locale. In questo contesto, particolare rilievo assume il problema della lentezza nella spesa che si traduce nella importante dimensione dei residui passivi, una costante di tutti i bilanci della Regione Sardegna e di molti enti locali.

 

Energia

Per i sindacati l’energia rimane il primo e più importante nodo infrastrutturale da risolvere sia per riconfermare l’attuale apparato produttivo sia per implementarlo e diffonderlo. Gli obiettivi principali da conseguire «consistono – secondo i sindacati confederali - nel raggiungimento dell'autosufficienza energetica dell'Isola e nell'abbattimento del costo dell'energia elettrica, in modo da allinearlo con il costo medio nazionale». In questo ambito diventa prioritario per Cgil Cisl e Uil completare il processo di diversificazione del parco di generazione, riducendo ulteriormente la dipendenza dai derivati del petrolio; favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili (eolico, solare, biomasse), nel rispetto dei parametri produttivi già previsti nel piano energetico regionale; completare il progetto GALSI, condizione irrinunciabile per qualsiasi ipotesi di sviluppo, e realizzare la rete di distribuzione interna per le imprese e per i cittadini; valorizzazione del carbone Sulcis, attraverso la realizzazione dell'integrazione del processo produttivo miniera - centrale, e lo sviluppo della ricerca per lo stoccaggio e la cattura del CO2, e per attività di sperimentazione di tecniche di utilizzo del carbone sostenibili.

 

Mobilità

Sulla complessa tematica dei trasporti e della mobilità, gli svantaggi derivanti dalla insularità richiedono su questa materia un'attenzione ancora maggiore rispetto a quella prestata in condizioni di normalità, quale quella delle altre regioni non insulari.

Il sistema infrastrutturale di trasporto deve garantire il diritto alla continuità territoriale per le persone e per le merci (costi e possibilmente tempi pari a quelli sostenuti nel resto del Paese). Per i trasporti esterni, bisogna quindi mantenere e migliorare il sistema di continuità territoriale aerea e marittima, nonchè prevedere la continuità territoriale marittima per le merci, con meccanismi da definire nel quadro di regole dell’Unione Europea. Per la mobilità interna, obiettivo principale delle politiche regionali, anche in attuazione dell'articolo 3 dello statuto della Regione, deve essere quello di prevedere un sistema intermodale basato sulle reti aeroportuale, portuale, ferroviario e viario, superando l'attuale deficit infrastrutturale,

 

Sistema idrico

Il processo di riforma del settore idrico in Sardegna, in attuazione della direttiva comunitaria 2000/60 e della normativa nazionale in materia, realizzato nella parte che disciplina la gestione della risorsa multisettoriale, è rimasto largamente inattuato nel Servizio Idrico Integrato e nel settore irriguo.

«Appare indispensabile ribadire – dicono i sindacati - che l'acqua è un bene pubblico, la cui proprietà e governo devono rimanere in capo alla Regione, così come la proprietà delle reti e degli impianti. In questo senso deve essere riformata la legge regionale 29 del 1996, separando il costo della realizzazione delle infrastrutture da quello relativo alla distribuzione dell'acqua». Inoltre , «Il nuovo gestore unico Abbanoa deve accelerare il processo di spendita delle ingenti risorse per l’ammodernamento delle reti e degli impianti, migliorando i processi di depurazione e distribuzione, eliminando perdite insostenibili che ricadono sui cittadini».

Credito

L’infrastrutturazione bancaria e finanziaria della Sardegna appare, per le esigenze attuali delle imprese e dei cittadini, inadeguata e le condizioni di accesso al credito svantaggiate.

Oggi, con l’intervenuta de-specializzazione bancaria e con le maxi-fusioni fra banche, sono sparite le banche regionali (con menti, guida e interessi in loco), mentre la Sfirs appare una sorta di ibrido, con un ruolo non ben definito tra società finanziaria di salvataggio di imprese in crisi e di società di revisione interna per la Regione. Per ridare al credito la funzione d’essere uno degli strumenti a sostegno dello sviluppo, sarebbe necessario per Cgil, Cisl e Uil attuare, innanzitutto, convenzioni con gli istituti bancari operanti nell’Isola, perché offrano prodotti finalizzati al consolidamento a medio termine dei debiti a breve, con particolare attenzione alla difesa dell’occupazione e alla ripresa degli investimenti nelle PMI operanti nell’isola; ridare alla SFIRS chiarezza di ruolo e di compiti, specializzandola nelle attività di «prestatrice» a tempo di capitale di rischio sia nella fase di start-up che nel sostegno di piani industriali finalizzati allo sviluppo quantitativo e qualitativo delle attività; promuovere il rafforzamento e il consolidamento attraverso processi aggregativi dei Consorzi Fidi, che portino a soggetti di particolare solidità e competenza.

 

Assemblea del popolo sardo/ 3. Alcune opzioni per lo sviluppo: industria e crescita locale       (dies 347/2009)

Cagliari - Il sistema produttivo della Sardegna è attualmente caratterizzato da diverse anomalie, alcune d’una patologia congenita e altre di più recente affezione. Per certi versi, almeno da una ventina d’anni a questa parte, quello sardo appare come un sistema ingessato, privo di motivazioni alla crescita, orientato più ad una resistente sopravvivenza che ad una propensione verso crescita e sviluppo.

Appare perciò necessario – secondo le OO.SS. - sostenere in Sardegna l’insediamento e la crescita dei settori produttivi, puntando all'attrazione d'investimenti esterni, anche attraverso l'utilizzo di un organismo snello ed efficiente (dando un diverso ruolo all'agenzia «Sardegna Promozione») specializzato nel marketing territoriale, che operi in raccordo con Sardegna Ricerche e con la Sfirs, privilegiando - attraverso un fattore di premialità - le nuove iniziative che rispondano all'obiettivo di coniugarsi con sinergie da filiera e con la struttura produttiva locale, sia nel settore primario che nelle produzioni manifatturiere di base.

Oltre all'attrazione degli investimenti esterni, è necessario alimentare la capacità autoctona del sistema imprenditoriale sardo a crescere autonomamente, non ripetendo l'errore del passato di aver consumato consistenti risorse senza saperle rinnovare o far fruttificare.

Nell'ambito dell'agroalimentare sarebbe necessaria la creazione di «strutture» in grado di certificare e valorizzare la filiera produttiva agroalimentare e zootecnica (carne, latte e derivati, vino, olio, ecc.), prevedendo anche in agricoltura la logica dei distretti produttivi. In questo quadro operare per l’accorciamento della filiera produttore-consumatore, anche attraverso l’organizzazione della vendita diretta. Sulle nuove ipotesi di sviluppo, vanno favorite occasioni d’industrializzazione nel campo della bio-medicina, delle bio-tecnologie, della micro-meccanica e in quei campi in cui - come le energie rinnovabili - partendo dalle risorse della programmazione comunitaria può indirizzarsi la ricerca applicata (delle Università e di Polaris-CRS4), supportando le imprese in fase di start-up o gli spin-off.

In questo ambito, va verificata l'attuazione - attraverso l’aggiornamento dell’Intesa Stato/Regione - della realizzazione di investimenti produttivi in settori in espansione e tecnologicamente avanzati, come la cantieristica nautica o l’aerospaziale, con il coinvolgimento dei gruppi nazionali Fincantieri e Finmeccanica.

Per le caratteristiche del sistema produttivo, ma anche geografico-demografico, del territorio regionale, mentre il settore manifatturiero costituisce un ambito su cui intervenire specificamente, gli altri comparti (primario, artigianato, turismo, servizi, …) necessitano di un approccio integrato. Si tratta cioè di procedere all'interno di una logica di sviluppo integrato nel quale le diverse attività, sviluppandosi entro un quadro programmatico unitario, concorrono a creare reddito, occupazione e qualità della vita.

Le attività agricole oggi godono di un vantaggio competitivo legato all'immagine della Sardegna che però va messo a frutto attraverso la crescita aziendale verso la costituzione di vere e proprie imprese, dotate di capacità di relazionarsi con i mercati; la scelta in direzione di produzioni di alta qualità e accertata naturalità, oggi privilegiate dal mercato; l'assunzione della certificazione e della garanzia attraverso i marchi di filiera o territoriali.

Nella forestazione, oltre all'attività di tutela del patrimonio boschivo, è necessario sviluppare interventi di forestazione produttiva e valorizzazione delle attività boschive, di valorizzazione delle biomasse di origine forestale, e progetti di recupero e di sostegno ad attività tipiche, turistiche e ricreative, sviluppabili all'interno del bosco aperto.

Per quanto riguarda l’artigianato, in particolare nelle produzioni tipiche, il sindacato ritiene si debba agire con politiche volte alla crescita imprenditoriale: accesso al credito, commercializzazione, associazionismo, sono alcune delle principali opzioni per garantire una maggiore capacità di penetrazione sul mercato, inter-no ed esterno.

Nella gestione dei beni culturali è indispensabile proseguire nella costruzione delle condizioni di piena fruizione del rilevante patrimonio culturale regionale, spesso situato in luoghi di notevole pregio ambientale e paesaggistico, attraverso un più stretto legame tra l'offerta culturale/naturalistica con adeguati livelli di ricettività e ospitalità, un maggior raccordo tra le imprese di gestione verso la costruzione di un sistema in ambito ottimale.

Tutti comparti e attività che possono trovare importanti sbocchi di mercato nell'ambito dei flussi turistici, che annualmente si riversano sulle coste della Sardegna. Il turismo è stato un importante ed efficace motore per avviare la modernizzazione della società sarda, come occasione di nuovi investimenti immobiliari, di una rivoluzione nei trasporti, di un’evoluzione nelle professioni, di una trasformazione della stessa geografia antropica dell’isola con una triplicazione dei sardi residenti nelle località costiere.

Questo comporta che l’offerta - sia ricettiva che di servizi - dovrebbe adeguarsi, attraverso una necessaria rimodulazione delle strutture, in modo da renderle - per comfort e prezzi offerti - in linea con la nuova differente domanda.

È infine importante rinforzare il ruolo e la presenza pubblica nel settore, riorganizzandola anche per grandi aggregati territoriali, affinchè svolga in modo più efficace e coordinato le opportune azioni di promozione del territorio sui mercati esterni, che stimoli e indirizzi l’adeguamento delle attrezzature turistiche del territorio e la certificazione di qualità, spinga l’integrazione fra zone costiere e interne, organizzi la rete territoriale dei servizi all'utenza, raccolga e gestisca tutte le informazioni statistiche relative al territorio.

 

 

Assemblea del popolo sardo/4. Precondizioni per lo sviluppo: le politiche di coesione   (dies 348/2009)

Cagliari - La coesione sociale rappresenta una precondizione per lo sviluppo: il livello di istruzione della popolazione e dei lavoratori, la qualità dei servizi territoriali, il rispetto della legalità, costituiscono fattori indispensabili per dare competitività al territorio. Non è possibile uno sviluppo economico basato esclusivamente su interventi sul sistema delle imprese e del lavoro: oggi più di ieri sono necessarie politiche che garantiscano la vivibilità del territorio, adeguati livelli di assistenza sociale e sanitaria, di istruzione, servizi per il lavoro moderni ed efficienti.

A tal fine, per quel che riguarda il sistema dell’istruzione, date le primarie competenze dello Stato, Cgil Cisl e Uil considerano indispensabile acquisire i poteri e le funzioni inerenti alla reale organizzazione della rete scolastica all'interno di un quadro normativo che garantisca diritti e doveri parametrati su standard minimi nazionali.

È altresì necessaria la riforma delle legge regionale sul diritto allo studio, che risale alla fase pre-autonomia delle istituzioni scolastiche. Sull’Università e la ricerca è indispensabile il collegamento con la società, i territori e le imprese. Si tratta di far sì che la ricerca non sia fine a se stessa, ma sia nell'ambito di quella pura e sia di quella applicata si producano risultati finalizzati alla crescita delle opportunità di lavoro e di sviluppo. È necessario un adeguamento delle strutture e dell’offerta scolastica e universitaria agli standard europei, compresi quelli della didattica e ricerca post-universitaria.

Non è sufficiente però solo una razionalizzazione del sistema per garantirgli maggiore efficacia, è urgente anche adottare misure e meccanismi di sostegno allo studio per i giovani.

Per dare maggiore qualità alla didattica e alla ricerca è indispensabile un monitoraggio dei risultati e l’adozione di incentivi. Bisogna dunque investire sul tutoraggio didattico, sull’orientamento e il placement, monitorando e valutando l’efficacia delle azioni. È necessario potenziare gli uffici universitari per il collegamento con il mondo delle imprese e la valorizzazione dei prodotti della ricerca.

Relativamente al sistema della formazione è invece necessario intervenire attraverso una serie di operazioni. A iniziare dalla revisione del sistema di accreditamento delle agenzie formative anche in linea con gli indirizzi e gli accordi Stato/Regioni, rivisto ponendo al centro la qualità del servizio, il reale rapporto con il territorio, l’efficacia della degli interventi realizzati. Per proseguire con la realizzazione di un sistema completo di servizi per il lavoro e delle reti informative capace di individuare l’evoluzione dei principali indicatori del mercato del lavoro. E’ necessarie anche mettere in cantiere un quadro di interventi rapidi per le situazioni a rischio dei lavoratori che vengono investiti dalla crisi delle imprese, favorendo i processi di riqualificazione ed incentivazione, prevalentemente rivolti a programmi di ripartenze produttive delle imprese di appartenenza. Necessario e urgente anche un piano straordinario immediato di intervento per la formazione iniziale di disoccupati o inoccupati che abbia l’obiettivo di proporre soluzioni di inserimento lavorativo. Infine la realizzazione di interventi di attenzione e sostegno alla formazione dell’apprendistato.

Politiche del lavoro

Le politiche attive del lavoro costituiscono un efficace strumento di stimolo per l’economia e di crescita per l’occupazione, in quanto finalizzate ad accrescere l'occupabilità delle forze lavoro e, più in generale, favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro.

In questa direzione particolare attenzione deve essere rivolta, con specifici interventi, alla condizione del lavoro giovanile e femminile, sia per gli alti tassi di disoccupazione, sia per l’urgenza di innestare nel mercato del lavoro e nelle attività produttive di servizio un valore aggiunto fondamentale rappresentato dalle professionalità di genere e giovanili.

 

 

Assemblea del popolo sardo/5. Politiche sociali per la salute       (dies 349/2009)

 

Cagliari - Un sistema di welfare equilibrato e diffuso costituisce precondizione per uno sviluppo duraturo. Perciò il sindacato ritiene necessario un forte governo unitario in ambito locale capace di programmare e gestire le seguenti politiche che dovranno essere decise ed indirizzate dalla Regione: contrasto alla povertà a sostegno di vecchi e nuovi poveri, in una logica di inclusione, facendo leva, in raccordo con i servizi per l’impiego, sullo strumento dell’inserimento lavorativo; crescita e diffusione in tutto il territorio regionale dei servizi per l’infanzia; rafforzamento del fondo per la non autosufficienza, migliorando l'assistenza domiciliare e quella integrata e sostenendo direttamente le famiglie che hanno in carico persone non autosufficienti; rafforzamento delle politiche per gli adolescenti e i giovani atte a garantire la promozione della persona e l’educazione alla socialità e a prevenire gravi fenomeni come l’abbandono scolastico, le condizioni di dipendenza e, talvolta, di devianza.

Nel campo delle politiche della salute le scelte di programmazione e di governo dovrebbero essere guidate dalla logica di riequilibrio territoriale.

«Se è vero - scrivono Cgil, Cisl e Uil -  che la coesione sociale costituisce un presupposto per lo sviluppo economico, garantire alle zone interne lo stesso livello di organizzazione dei servizi delle aree urbane, diventa una scelta obbligata. Si tratta - in altri termini - di garantire i livelli essenziali di assistenza sociale e sanitaria, che devono essere universali, rivolti a tutti i cittadini, così come sancito dalla Costituzione».

La programmazione e la gestione delle politiche della salute dovrà prevedere le seguenti direzioni:

  • interventi di prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro, con la rimozione dei fattori di rischio e campagne di educazione alla sicurezza e alla salute. Queste dovranno riguardare sia i luoghi di lavoro, per puntare alla diminuzione della quantità inaccettabile di infortuni anche mortali, sia i luoghi di vita, a partire dalle scuole, per trasmettere stili di vita improntati alla prevenzione di molte malattie attraverso il controllo dell’alimentazione e pratiche corrette di attività fisica;
  • rafforzamento della territorialità attraverso il potenziamento dei distretti e la diffusione di servizi alternativi all’ospedalità capaci di fornire risposte tempestive al bisogno di salute della popolazione. Una rete articolata di strutture sanitarie e socio riabilitative è infatti prioritaria per le persone e le famiglie, oggi costrette ad affrontare in solitudine problemi di non auto-sufficienza, anche temporanea, e di cronicità come sofferenza mentale, dipendenze e disabilità;
  • una rete ospedaliera improntata alle esigenze della Sardegna e non solo al rispetto dei parametri nazionali sui posti letto. È prioritaria infatti la conciliazione tra le peculiarità socio geografiche della nostra Isola e la necessità di garantire prestazioni di livello ottimale. Si dovranno superare i viaggi della speranza, esterni ed interni al territorio regionale, attraverso una diffusione e un dimensionamento delle strutture ospedaliere nella regione adeguati alle diverse esigenze.

 

 

Quarto accordo per gli ammortizzatori sociali. Sono 10 mila i lavoratori in Cig e mobilità in deroga. Coinvolte 505 aziende           (dies 350/2009)

 

Cagliari - Sottoscritto nei giorni scorsi, presso l’Assessorato del Lavoro, il quarto accordo attuativo dell’intesa Regione- Governo per gli ammortizzatori sociali in deroga. Il provvedimento interessa, tra mobilità e CIG, altri 1000 lavoratori circa, dipendenti da 55 aziende. Dopo questa intesa in Sardegna attualmente si trovano in regime di deroga oltre 10 mila lavoratori di 505 imprese .

«Un dato preoccupante e drammatico – commenta Giovanni Matta, segretario regionale Cisl - indice di una situazione grave dal punto di vista economico e segno di un sistema produttivo al collasso, che necessita di interventi strutturali urgenti e di provvedimenti politici e amministrativi non più rinviabili. La Regione, puntuale nel definire questi accordi, deve ora trovare gli ambiti necessari su cui agire per rilanciare il sistema produttivo e consolidare il sistema industriale per consentire ai lavoratori il ritorno al lavoro».