ANNO XXVII - NUMERO 34
16 novembre 2009
dies
344
La mobilitazione
del sindacato per un nuovo Piano di rinascita e un nuovo Statuto speciale della
Sardegna
dies
345
Assemblea
rappresentanze del popolo sardo/1 Le sfide della Sardegna dalla crisi alle
opportunità
dies
346
Assemblea rappresentanze del popolo sardo/2. Il superamento
delle principali criticità del sistema regionale
dies
347
Assemblea
rappresentanze del popolo sardo/3. Alcune opzioni per lo sviluppo: industria e
crescita locale
dies
348
Assemblea
del popolo sardo/ 4. Precondizioni per lo sviluppo: le politiche di coesione
dies
349
Assemblea del popolo sardo/5. Politiche sociali per la salute
dies
350
Quarto accordo per gli ammortizzatori sociali. Sono 10
mila i lavoratori in Cig e mobilità in deroga. Coinvolte 505 aziende
La mobilitazione
del sindacato per un nuovo Piano di rinascita e un nuovo Statuto speciale della
Sardegna (dies 344 /2009)
Cagliari - Un nuovo piano
di rinascita, così come ancora previsto dalla Costituzione, e un nuovo statuto
speciale rappresentano gli obiettivi primari e più importanti per una nuova
fase dello sviluppo economico e sociale della Sardegna e per garantire la
competitività dell’Isola nel Paese e in Europa. Il segretario generale della
Cisl sarda, Mario Medde, considera il raggiungimento di questi obiettivi « la
sfida che le rappresentanze economiche, sociali, politiche e istituzionali
hanno il dovere di mettere in campo, al di fuori delle logiche di schieramento
e delle divisioni territoriali».
Piano
di rinascita e statuto speciale richiamano certamente denominazioni e problemi
antichi; al di là di questo, però, sul versante dello sviluppo e delle riforme
oggi sono sempre più necessarie soluzioni nuove e adeguate ai bisogni del
presente e del futuro dei sardi.
«Non
è sufficiente – dice Medde - sia per uscire dalla crisi, sia per accompagnare i
timidi segnali di crescita economica, navigare a vista e gestire le sole
emergenze».
Per
questi motivi il sindacato sardo, unitariamente, è impegnato in un complesso programma
di iniziative di proposta e di mobilitazione che sfocerà nell’Assemblea delle
rappresentanze del popolo sardo il 30 novembre a Cagliari.
Inoltre,
è in programmazione una grande manifestazione di popolo per sostenere le
ragioni e le proposte dei sardi, dei lavoratori, dei pensionati e dei
disoccupati, in questa fase costituente, sia sul versante economico che su
quello istituzionale.
La
seduta del Consiglio Regionale aperta al contributo delle rappresentanze economiche,
sociali e degli enti locali non ha per il momento avuto continuità. Eppure, poteva
rappresentare un’opportunità per avviare e sostenere il dibattito e le proposte
di una nuova fase dello sviluppo, di una nuova rinascita e di uno statuto
speciale caratterizzato da un vero autogoverno.
«Mentre
esplodono in termini drammatici le questioni irrisolte del vecchio modello di
sviluppo industriale e permangono le croniche diseconomie, è indispensabile
supportare – dice Medde - le iniziative del sindacato sardo e promuovere la
partecipazione, dell'intera regione, ad una nuova fase della vita politica e
sociale della Sardegna.
D’altronde,
se si vuole contare nelle dinamiche nazionali ed europee e dare maggiore
efficacia ed efficienza nella programmazione dello sviluppo e nella promozione
del lavoro, è indispensabile garantire una proposta all’altezza dei problemi
che viviamo e un protagonismo e una partecipazione in grado di risvegliare le
sensibilità e le passioni, disostruendo così i canali tra cittadini e politica.
«Il lavoro che
manca è l’epicentro di tutti questi problemi, poiché la disoccupazione è la
causa del fenomeno povertà che in Sardegna riguarda più di 300 mila persone»,
aggiunge il segretario Cisl.
A
distanza di sessant’anni dall’approvazione dello statuto sardo, l’industria
isolana registra un incidenza del valore aggiunto sul totale del 19,2% (27% a
livello nazionale). Il tasso di disoccupazione è all’11%, ma con un numero
reale di disoccupati, compreso il fenomeno dello scoraggiamento, di oltre 150
mila unità. Gli stessi livelli di istruzione della popolazione residente di 15
anni ed oltre, riportano 387mila persone (26,8%) con licenza elementare o
nessun titolo, 536 mila (37,2%) con licenza media, 35 mila (2,5%) con qualifica
professionale, 363 mila (25,1%) con diploma di maturità, e appena 122 mila
(8,4%) con dottorato, laurea e diploma universitario.
«Dunque
– conclude Medde - è abbastanza evidente il perché non sono venute meno le
ragioni di una nuova e migliore fase della rinascita economica e sociale della
Sardegna e di un sistema istituzionale che rinegozi con lo Stato le funzioni e
i poteri necessari a garantire un vero autogoverno, in grado di
responsabilizzare maggiormente i gruppi dirigenti regionali e di promuovere lo
sviluppo e il lavoro».
Assemblea
rappresentanze del popolo sardo/1 Le sfide della Sardegna dalla crisi alle
opportunità (dies 345 /2009)
Cagliari -. Sostenere, con l’apporto di tutte le rappresentanze economiche,
sociali e istituzionali, una nuova fase dello sviluppo, del lavoro e delle
libertà dei lavoratori e dei cittadini sardi è l’obiettivo principale della
Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo in programma a Cagliari il
prossimo 30 novembre.
Il sindacato, che ha organizzato
questo appuntamento al quale potranno intervenire tutte le forze e le rappresentanze
interessate a gettare le basi di una Sardegna veramente rinnovata, ha messo a
punto un documento base che in queste settimane si sta discutendo in tutte le
province nel corso di assemblee organizzate da Cgil, Cisl e Uil.
Il documento considera una prima urgenza: riscrivere il nuovo statuto
della Sardegna. «Reinterpretare e riscrivere le regole dell’autonomia sarda
alla luce del mondo del XXI secolo significa redigere – si legge nel documento
unitario - il progetto di un modello statutario che coniughi insieme i bisogni
della società isolana e i concetti di internazionalizzazione e di
interdipendenza, capaci di integrare la società sarda con l’altro mondo
continentale. Il concetto di specialità autonomistica, come interpretata dai
Padri costituenti nel
Cgil Cisl Uil ritengono che la specialità debba imperniarsi sul concetto
di insularità, dunque sul binomio positivo di identità-diversità, ma anche
sulla condizione di oggettivo svantaggio che fa gravare sul sistema sardo
pesanti differenziali negativi.
La specialità dell’Isola dovrà quindi fondarsi sulla sua insularità,
richiedendo statutaria-mente dei vantaggi (fiscali, economici, ecc.) che ne
pareggino le condizioni competitive con le economie continentali, con
particolare riferimento alla questione dei trasporti, della dotazione di
infrastrutture, del sistema energetico».
Assemblea rappresentanze del popolo sardo/2. Il superamento
delle principali criticità del sistema regionale (dies 346/2009)
Cagliari – Pubblica amministrazione, energia, mobilità, sistema idrico e credito sono
tra le principali criticità strutturali con cui
CGIL CISL UIL ritengono sia necessario intervenire su alcuni aspetti:
garantire una presenza adeguata dell'amministrazione statale e pubblica più in
generale, tenuto conto delle peculiarità del territorio regionale; incentivare
e sostenere il processo di associazionismo comunale per la gestione a livello
di bacino di politiche e servizi a livello sovracomunale; proseguire nel
processo di riforma dell'amministrazione regionale; prevedere forme di istituzionalizzazione
dei rapporti partenariali a livello regionale e locale. In questo contesto,
particolare rilievo assume il problema della lentezza nella spesa che si
traduce nella importante dimensione dei residui passivi, una costante di tutti
i bilanci della Regione Sardegna e di molti enti locali.
Energia
Per i sindacati
l’energia rimane il primo e più importante nodo infrastrutturale da risolvere
sia per riconfermare l’attuale apparato produttivo sia per implementarlo e
diffonderlo. Gli obiettivi principali da conseguire «consistono – secondo i
sindacati confederali - nel raggiungimento dell'autosufficienza energetica
dell'Isola e nell'abbattimento del costo dell'energia elettrica, in modo da
allinearlo con il costo medio nazionale». In questo ambito diventa prioritario
per Cgil Cisl e Uil completare il processo di diversificazione del parco di
generazione, riducendo ulteriormente la dipendenza dai derivati del petrolio;
favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili (eolico, solare, biomasse), nel
rispetto dei parametri produttivi già previsti nel piano energetico regionale;
completare il progetto GALSI, condizione irrinunciabile per qualsiasi ipotesi
di sviluppo, e realizzare la rete di distribuzione interna per le imprese e per
i cittadini; valorizzazione del carbone Sulcis, attraverso la realizzazione
dell'integrazione del processo produttivo miniera - centrale, e lo sviluppo
della ricerca per lo stoccaggio e la cattura del CO2, e per attività di sperimentazione di tecniche di
utilizzo del carbone sostenibili.
Mobilità
Sulla complessa
tematica dei trasporti e della mobilità, gli svantaggi derivanti dalla
insularità richiedono su questa materia un'attenzione ancora maggiore rispetto
a quella prestata in condizioni di normalità, quale quella delle altre regioni
non insulari.
Il sistema infrastrutturale di trasporto deve garantire il diritto alla
continuità territoriale per le persone e per le merci (costi e possibilmente
tempi pari a quelli sostenuti nel resto del Paese). Per i trasporti esterni,
bisogna quindi mantenere e migliorare il sistema di continuità territoriale
aerea e marittima, nonchè prevedere la continuità territoriale marittima per le
merci, con meccanismi da definire nel quadro di regole dell’Unione Europea. Per
la mobilità interna, obiettivo principale delle politiche regionali, anche in
attuazione dell'articolo 3 dello statuto della Regione, deve essere quello di
prevedere un sistema intermodale basato sulle reti aeroportuale, portuale,
ferroviario e viario, superando l'attuale deficit infrastrutturale,
Sistema idrico
Il processo di riforma del settore idrico in Sardegna, in attuazione della direttiva comunitaria 2000/60 e della normativa nazionale in
materia, realizzato nella parte che disciplina la gestione della risorsa
multisettoriale, è rimasto largamente inattuato nel Servizio Idrico Integrato e
nel settore irriguo.
«Appare indispensabile ribadire – dicono i sindacati - che l'acqua è un
bene pubblico, la cui proprietà e governo devono rimanere in capo alla Regione,
così come la proprietà delle reti e degli impianti. In questo senso deve essere
riformata la legge regionale 29 del 1996, separando il costo della
realizzazione delle infrastrutture da quello relativo alla distribuzione
dell'acqua». Inoltre , «Il nuovo gestore unico Abbanoa deve accelerare il
processo di spendita delle ingenti risorse per l’ammodernamento delle reti e
degli impianti, migliorando i processi di depurazione e distribuzione,
eliminando perdite insostenibili che ricadono sui cittadini».
Credito
L’infrastrutturazione bancaria e finanziaria della Sardegna appare, per
le esigenze attuali delle imprese e dei cittadini, inadeguata e le condizioni
di accesso al credito svantaggiate.
Oggi, con l’intervenuta de-specializzazione bancaria e con le
maxi-fusioni fra banche, sono sparite le banche regionali (con menti, guida e
interessi in loco), mentre
Assemblea del popolo sardo/ 3. Alcune opzioni per lo
sviluppo: industria e crescita locale (dies
347/2009)
Cagliari - Il sistema produttivo della Sardegna è attualmente caratterizzato da
diverse anomalie, alcune d’una patologia congenita e altre di più recente
affezione. Per certi versi, almeno da una ventina d’anni a questa parte, quello
sardo appare come un sistema ingessato, privo di motivazioni alla crescita,
orientato più ad una resistente sopravvivenza che ad una propensione verso
crescita e sviluppo.
Appare perciò necessario – secondo le OO.SS. - sostenere in Sardegna
l’insediamento e la crescita dei settori produttivi, puntando all'attrazione
d'investimenti esterni, anche attraverso l'utilizzo di un organismo
snello ed efficiente (dando un diverso ruolo all'agenzia «Sardegna Promozione»)
specializzato nel marketing territoriale, che operi in raccordo con Sardegna
Ricerche e con
Oltre all'attrazione degli investimenti esterni, è necessario alimentare
la capacità autoctona del sistema imprenditoriale sardo a crescere
autonomamente, non ripetendo l'errore del passato di aver consumato consistenti
risorse senza saperle rinnovare o far fruttificare.
Nell'ambito dell'agroalimentare sarebbe necessaria la creazione di
«strutture» in grado di certificare e valorizzare la filiera produttiva
agroalimentare e zootecnica (carne, latte e derivati, vino, olio, ecc.),
prevedendo anche in agricoltura la logica dei distretti produttivi. In questo
quadro operare per l’accorciamento della filiera produttore-consumatore, anche
attraverso l’organizzazione della vendita diretta. Sulle nuove ipotesi di
sviluppo, vanno favorite occasioni d’industrializzazione nel campo della
bio-medicina, delle bio-tecnologie, della micro-meccanica e in quei campi in
cui - come le energie rinnovabili - partendo dalle risorse della programmazione
comunitaria può indirizzarsi la ricerca applicata (delle Università e di
Polaris-CRS4), supportando le imprese in fase di start-up o gli spin-off.
In questo ambito, va verificata l'attuazione - attraverso l’aggiornamento
dell’Intesa Stato/Regione - della realizzazione di investimenti produttivi in
settori in espansione e tecnologicamente avanzati, come la cantieristica
nautica o l’aerospaziale, con il coinvolgimento dei gruppi nazionali
Fincantieri e Finmeccanica.
Per le
caratteristiche del sistema produttivo, ma anche geografico-demografico, del
territorio regionale, mentre il settore manifatturiero costituisce un ambito su
cui intervenire specificamente, gli altri comparti (primario, artigianato,
turismo, servizi, …) necessitano di un approccio integrato. Si tratta cioè di
procedere all'interno di una logica di sviluppo integrato nel quale le diverse
attività, sviluppandosi entro un quadro programmatico unitario, concorrono a
creare reddito, occupazione e qualità della vita.
Le attività agricole oggi godono di un vantaggio competitivo legato
all'immagine della Sardegna che però va messo a frutto attraverso la crescita
aziendale verso la costituzione di vere e proprie imprese, dotate di capacità
di relazionarsi con i mercati; la scelta in direzione di produzioni di alta
qualità e accertata naturalità, oggi privilegiate dal mercato; l'assunzione
della certificazione e della garanzia attraverso i marchi di filiera o
territoriali.
Nella forestazione, oltre all'attività di tutela del patrimonio boschivo,
è necessario sviluppare interventi di forestazione produttiva e valorizzazione
delle attività boschive, di valorizzazione delle biomasse di origine forestale,
e progetti di recupero e di sostegno ad attività tipiche, turistiche e
ricreative, sviluppabili all'interno del bosco aperto.
Per quanto riguarda l’artigianato, in particolare nelle produzioni
tipiche, il sindacato ritiene si debba agire con politiche volte alla crescita
imprenditoriale: accesso al credito, commercializzazione, associazionismo, sono
alcune delle principali opzioni per garantire una maggiore capacità di
penetrazione sul mercato, inter-no ed esterno.
Nella gestione dei beni culturali è indispensabile proseguire nella
costruzione delle condizioni di piena fruizione del rilevante patrimonio
culturale regionale, spesso situato in luoghi di notevole pregio ambientale e
paesaggistico, attraverso un più stretto legame tra l'offerta
culturale/naturalistica con adeguati livelli di ricettività e ospitalità, un
maggior raccordo tra le imprese di gestione verso la costruzione di un sistema
in ambito ottimale.
Tutti comparti e attività che possono trovare importanti sbocchi di
mercato nell'ambito dei flussi turistici, che annualmente si riversano sulle
coste della Sardegna. Il turismo è stato un importante ed efficace motore per
avviare la modernizzazione della società sarda, come occasione di nuovi
investimenti immobiliari, di una rivoluzione nei trasporti, di un’evoluzione
nelle professioni, di una trasformazione della stessa geografia antropica
dell’isola con una triplicazione dei sardi residenti nelle località costiere.
Questo comporta che l’offerta - sia ricettiva che di servizi - dovrebbe
adeguarsi, attraverso una necessaria rimodulazione delle strutture, in modo da
renderle - per comfort e prezzi offerti - in linea con la nuova differente
domanda.
È infine importante rinforzare il ruolo e la presenza pubblica nel
settore, riorganizzandola anche per grandi aggregati territoriali, affinchè
svolga in modo più efficace e coordinato le opportune azioni di promozione del
territorio sui mercati esterni, che stimoli e indirizzi l’adeguamento delle
attrezzature turistiche del territorio e la certificazione di qualità, spinga
l’integrazione fra zone costiere e interne, organizzi la rete territoriale dei
servizi all'utenza, raccolga e gestisca tutte le informazioni statistiche
relative al territorio.
Assemblea del popolo sardo/4. Precondizioni per lo
sviluppo: le politiche di coesione (dies
348/2009)
Cagliari - La coesione sociale rappresenta una precondizione per lo sviluppo: il
livello di istruzione della popolazione e dei lavoratori, la qualità dei
servizi territoriali, il rispetto della legalità, costituiscono fattori
indispensabili per dare competitività al territorio. Non è possibile uno
sviluppo economico basato esclusivamente su interventi sul sistema delle
imprese e del lavoro: oggi più di ieri sono necessarie politiche che garantiscano
la vivibilità del territorio, adeguati livelli di assistenza sociale e
sanitaria, di istruzione, servizi per il lavoro moderni ed efficienti.
A tal fine, per quel che riguarda il sistema dell’istruzione, date le
primarie competenze dello Stato, Cgil Cisl e Uil considerano indispensabile
acquisire i poteri e le funzioni inerenti alla reale organizzazione della rete
scolastica all'interno di un quadro normativo che garantisca diritti e doveri
parametrati su standard minimi nazionali.
È altresì necessaria
la riforma delle legge regionale sul diritto allo studio, che risale alla fase
pre-autonomia delle istituzioni scolastiche. Sull’Università e la ricerca è
indispensabile il collegamento con la società, i territori e le imprese. Si
tratta di far sì che la ricerca non sia fine a se stessa, ma sia nell'ambito di quella pura e sia di quella applicata si producano risultati
finalizzati alla crescita delle opportunità di lavoro e di
sviluppo. È necessario un adeguamento delle strutture e dell’offerta scolastica
e universitaria agli standard europei, compresi quelli della didattica e
ricerca post-universitaria.
Non è sufficiente però solo una razionalizzazione del sistema per
garantirgli maggiore efficacia, è urgente anche adottare misure
e meccanismi di sostegno allo studio per i giovani.
Per dare maggiore qualità alla didattica e alla ricerca è indispensabile
un monitoraggio dei risultati e l’adozione di incentivi. Bisogna dunque
investire sul tutoraggio didattico, sull’orientamento e il placement,
monitorando e valutando l’efficacia delle azioni. È necessario potenziare gli
uffici universitari per il collegamento con il mondo delle imprese e la
valorizzazione dei prodotti della ricerca.
Relativamente al sistema della formazione è invece necessario intervenire
attraverso una serie di operazioni. A iniziare dalla revisione del sistema di
accreditamento delle agenzie formative anche in linea con gli indirizzi e gli
accordi Stato/Regioni, rivisto ponendo al centro la qualità del servizio, il
reale rapporto con il territorio, l’efficacia della degli interventi
realizzati. Per proseguire con la realizzazione di un sistema completo di
servizi per il lavoro e delle reti informative capace di individuare
l’evoluzione dei principali indicatori del mercato del lavoro. E’ necessarie
anche mettere in cantiere un quadro di interventi rapidi per le situazioni a
rischio dei lavoratori che vengono investiti dalla crisi delle imprese,
favorendo i processi di riqualificazione ed incentivazione, prevalentemente
rivolti a programmi di ripartenze produttive delle imprese di appartenenza.
Necessario e urgente anche un piano straordinario immediato di intervento per
la formazione iniziale di disoccupati o inoccupati che abbia l’obiettivo di
proporre soluzioni di inserimento lavorativo. Infine la realizzazione di
interventi di attenzione e sostegno alla formazione dell’apprendistato.
Politiche
del lavoro
Le politiche attive
del lavoro costituiscono un efficace strumento di stimolo per l’economia e di
crescita per l’occupazione, in quanto finalizzate ad accrescere l'occupabilità
delle forze lavoro e, più in generale, favorire l'incontro tra domanda e
offerta di lavoro.
In questa direzione particolare attenzione deve essere rivolta, con
specifici interventi, alla condizione del lavoro giovanile e femminile, sia per
gli alti tassi di disoccupazione, sia per l’urgenza di innestare nel mercato
del lavoro e nelle attività produttive di servizio un valore aggiunto
fondamentale rappresentato dalle professionalità di genere e giovanili.
Assemblea del popolo sardo/5. Politiche sociali per la salute (dies
349/2009)
Cagliari - Un sistema di
welfare equilibrato e diffuso costituisce precondizione per uno sviluppo
duraturo. Perciò il sindacato ritiene necessario un forte governo unitario in
ambito locale capace di programmare e gestire le seguenti politiche che
dovranno essere decise ed indirizzate dalla Regione: contrasto alla povertà a
sostegno di vecchi e nuovi poveri, in una logica di inclusione, facendo leva,
in raccordo con i servizi per l’impiego, sullo strumento dell’inserimento
lavorativo; crescita e diffusione in tutto il territorio regionale dei servizi
per l’infanzia; rafforzamento del fondo per la non autosufficienza, migliorando
l'assistenza domiciliare e quella integrata e sostenendo direttamente le
famiglie che hanno in carico persone non autosufficienti; rafforzamento delle
politiche per gli adolescenti e i giovani atte a garantire la promozione della
persona e l’educazione alla socialità e a prevenire gravi fenomeni come
l’abbandono scolastico, le condizioni di dipendenza e, talvolta, di devianza.
Nel campo delle politiche della salute le scelte di programmazione e di
governo dovrebbero essere guidate dalla logica di riequilibrio territoriale.
«Se è vero - scrivono Cgil, Cisl e Uil -
che la coesione sociale costituisce un presupposto per lo sviluppo
economico, garantire alle zone interne lo stesso livello di organizzazione dei
servizi delle aree urbane, diventa una scelta obbligata. Si tratta - in altri
termini - di garantire i livelli essenziali di assistenza sociale e sanitaria,
che devono essere universali, rivolti a tutti i cittadini, così come sancito
dalla Costituzione».
La programmazione e la gestione delle politiche della salute dovrà
prevedere le seguenti direzioni:
Quarto accordo per gli ammortizzatori sociali. Sono 10
mila i lavoratori in Cig e mobilità in deroga. Coinvolte 505 aziende (dies 350/2009)
Cagliari - Sottoscritto nei giorni scorsi,
presso l’Assessorato del Lavoro, il quarto accordo attuativo dell’intesa
Regione- Governo per gli ammortizzatori sociali in deroga. Il provvedimento
interessa, tra mobilità e CIG, altri 1000 lavoratori circa, dipendenti da 55
aziende. Dopo questa intesa in Sardegna attualmente si trovano in regime di
deroga oltre 10 mila lavoratori di 505 imprese .
«Un dato preoccupante e drammatico – commenta Giovanni
Matta, segretario regionale Cisl - indice di una situazione grave dal punto di
vista economico e segno di un sistema produttivo al collasso, che necessita di
interventi strutturali urgenti e di provvedimenti politici e amministrativi non
più rinviabili.