ANNO XXVII - NUMERO 24

20 luglio 2009

 

dies 246

Via crucis dell’industria petrolchimica in Sardegna: crollo dell’occupazione, disimpegno Eni e lunga assenza dello Stato

 

dies 247

La crisi dell’industria e dell’economia sarda e il rilancio del confronto Stato-Regione. Intervento del segretario generale della Cisl sarda, mario medde, alla seduta straordinaria del Consiglio regionale

 

dies 248

Seduta straordinaria del Consiglio regionale. Presentata piattaforma rivendicativa di Cgil, Cisl e Uil

 

dies 249

Appello dei sindacati ai Vescovi sardi

 

dies 250

«Il dramma della disoccupazione è il dramma di una identità perduta». Risposta dell’Arcivescovo di Oristano, mons. Ignazio Sanna, all’appello dei sindacati

 

dies 251

Riunione Governo-Regione sarda. Cgil-Cisl-Uil: «Insufficiente l’esito dell’incontro del 17 luglio a Palazzo Chigi»

 

dies 252

L’attività sindacale in Sardegna

 

 

Via crucis dell’industria petrolchimica in Sardegna: crollo dell’occupazione, disimpegno Eni e lunga assenza dello Stato   (dies 246/2009)

 

Cagliari – Ormai vengono al pettine tutti i nodi della crisi dell’industria sarda. La desertificazione produttiva della Sardegna, i quattrocentomila poveri, l’aumento della disoccupazione sono i segni dell’incrinarsi del Patto costituzionale tra la Regione e lo Stato. La coesione sociale è in frantumi, necessita un’immediata risposta delle istituzioni regionali e nazionali. La via crucis della petrolchimica sarda è infatti la punta di un iceberg ancora più consistente che riguarda la crisi delle attività produttive nell’Isola e dell’intera economia.

«Si è di fronte – dice il segretario generale Cisl, Mario Medde - a un tracollo documentato dall’evoluzione delle attività industriali e dell’occupazione che rende ormai evidente non solo le dinamiche della divisione internazionale del lavoro e le vicende dell’economia mondiale, ma anche il venir meno di alcuni fondamentali tasselli del Patto costituzionale tra Stato e Regione Sardegna».

Quando si chiama in causa la responsabilità e il ruolo dello Stato nei processi dello sviluppo in Sardegna, non c’è nostalgia per le Partecipazioni statali, «ma la consapevolezza – aggiunge Medde - che lo Stato si è di troppo ritirato dai suoi impegni e che debba recuperare invece un ruolo attivo e da protagonista per la promozione dello sviluppo e del lavoro».

La realtà è sotto gli occhi di tutti: il superamento delle partecipazioni statali si è concretato per la Sardegna in una vera e propria desertificazione industriale; il contributo dello Stato si è realizzato solo attraverso un governo dei processi con l’utilizzo, pure parziale, degli ammortizzatori sociali. «Certo, c’è chi vorrebbe andare oltre la chimica, e pure l’industria, pensando a un Eden sardo dove l’economia verrebbe trainata dal solo turismo».

«Non ci pare questa – dice il segretario generale Cisl - un’ipotesi di lavoro né praticabile né auspicabile. Si tratta, al contrario, di chiedere allo Stato di sostenere le attività produttive, le imprese, di rafforzare le infrastrutture materiali e immateriali e di promuovere l’occupazione».

In questa direzione sono fondamentali tutte le risorse finanziarie disponibili, compresi i fondi per le aree sottoutilizzate, sui quali il Governo e la Regione devono dare le più ampie garanzie di utilizzo e di immediata spendita.

«L’impegno della Regione deve attuarsi – aggiunge il numero 1 di via Ancona - sia in funzione anticrisi con provvedimenti congiunturali e tempestivi, sia contestualmente con strategie e interventi utili a favorire una nuova fase di crescita economica. Una delle precondizioni è la maggiore efficienza ed efficacia soprattutto nell’utilizzo delle risorse finanziarie e nella qualità degli interventi».

«Certo - ricorda Medde - ora bisogna sconfiggere le strategie dell’ENI, attuare l’Accordo di programma sulla chimica del 2003 e predisporre, da parte del Governo e della Regione, attraverso il fattivo concorso delle parti sociali ed economiche, un Accordo di programma quadro che rilanci le attività produttive nell’Isola».

Gli ambiti di intervento sono conosciuti: l’agroalimentare, il tessile, la nautica, l’aerospaziale, le infrastrutturazioni materiali e immateriali, insieme con l’immediata attuazione degli Accordi già sottoscritti su energia e chimica. Il risanamento e il recupero economico e produttivo dei siti industriali inquinati è parte fondamentale degli Accordi. Tutte le aree industriali in crisi sono interessate all’attuazione di questi progetti. Si tratta di accertare l’entità delle risorse disponibili per la Sardegna e per i diversi siti e di rapportare il risanamento al recupero economico e produttivo.

Un forte segnale di attenzione da parte del Governo il sindacato lo chiede su una questione che avrebbe certamente una forte valenza produttiva e occupazionale ma anche simbolica: la presenza in Sardegna della Finmeccanica che rappresenterebbe un’alternativa certamente più credibile e compensatoria delle storiche presenze delle servitù militari nell’Isola. «Lo stiamo sostenendo da diverso tempo, ma ancora non arrivano segnali né da Cagliari né da Roma».

Il sindacato chiede al Governo e alla Regione non solo di mantenere gli impegni assunti in questo settore, ma di sostenere e promuovere un modello di sviluppo incentrato sulle innovazioni di processo e di prodotto. Il primo obiettivo è quello di recuperare i livelli occupazionali persi in tutti questi anni e di rafforzare le opportunità lavorative nei confronti delle migliaia e migliaia di giovani inoccupati e disoccupati di lunga durata. Le lotte dei lavoratori sardi vanno in questa direzione: più lavoro, maggiori tutele sociali, più opportunità per il sistema produttivo sardo di competere in Italia e nel mondo.

«È questo il messaggio che il sindacato non delega, perché – conclude Medde - la rappresentanza degli interessi dei lavoratori appartiene solo al sindacato. Ad altri compete la responsabilità di governo delle scelte più opportune per dare alla Sardegna speranza e certezze di un presente e di un futuro migliore».

Queste cose la Cisl avrebbe voluto dire al Governo nazionale venerdì 17 luglio. Così non è stato perché a Palazzo Chigi è stato aperto un tavolo esclusivamente istituzionale, tra Regione Governo, senza parti sociali. Resta forte la richiesta di un’immediata convocazione nella stessa sede, in assenza della quale, ma anche di risposte tempestive, continuerà la mobilitazione e la lotta dei sardi per il diritto al lavoro, alle tutele sociali e allo sviluppo economico.

 

 

La crisi dell’industria e dell’economia sarda e il rilancio del confronto Stato-Regione. Intervento del segretario generale della Cisl sarda, mario medde, alla seduta straordinaria del Consiglio regionale     (dies 247/2009)

 

Cagliari – Il 15 luglio 2009 il Consiglio regionale, nel corso di una seduta straordinaria, aperta anche alle forze sociali sindacali, economiche e della cooperazione, ha discusso sulla crisi del settore industriale e produttivo. Il giorno dopo una mozione unitaria ha individuato i punti essenziali della strategia politica ed economica da presentare al Governo nazionale. Si riporta in sintesi l’intervento del segretario generale Cisl, Mario Medde.

 

Un vasto fronte unitario per rilanciare lo sviluppo e il lavoro

«Il Consiglio regionale aperto al contributo delle parti sociali, economiche e istituzionali rappresenta un segnale forte sia per la necessaria iniziativa unitaria per fronteggiare la crisi, sia per la politica e le istituzioni sarde e nazionali che devono attivare nell’Isola un’immediata strategia di cambiamento nelle politiche dello sviluppo e del lavoro.

«Da tempo stiamo sottolineando la drammaticità della crisi e la necessità di una forte e diffusa unità dei lavoratori e dei sardi sulle richieste più importanti riguardanti la crescita economica e il lavoro. L’abbiamo ripetuto centinaia di volte negli ultimi cinque anni, lo ribadiamo oggi indipendentemente dalle logiche di schieramento che pur attenendo alla politica, debbono essere superate di fronte a fatti che riguardano l’interesse generale dell’Isola e le emergenze produttive e del lavoro.

«Per questi motivi, dopo la manifestazione del 10 luglio a Cagliari, il messaggio che i lavoratori sardi mandano all’intera Isola è che sulla difesa del lavoro non possono esistere divisioni di alcuna natura. Al contrario è tempo che la lotta per l’industria, i trasporti, le telecomunicazioni, e per tutto quanto è utile a garantire le tutele sociali e lo sviluppo, si rafforzi in una strategia di un vasto fronte unitario e per obiettivi che riaprano anche la stagione dei diritti e dell’autogoverno, con il federalismo solidale e la rinegoziazione delle intese con lo Stato.

«Dalla seduta del Consiglio regionale dunque si attende un forte segnale a favore dei lavoratori e dei disoccupati della Sardegna.

«Due obiettivi immediati: il confronto Governo-Eni-Sindacati sul futuro della chimica sarda e l’avvio del confronto a Palazzo Chigi, con Sindacati e Regione per un Accordo di Programma Quadro sulle attività produttive in Sardegna

«Questi giorni e le prossime settimane saranno decisivi per il lavoro e lo sviluppo. Per questo non c’è tempo da perdere per collocare il lavoro al centro dell’iniziativa politica e legislativa e in primo luogo del confronto Stato-Regione. Ma dalla crisi se ne uscirà positivamente se, oltre a rilanciare l’intesa Stato-Regione e a bloccare i provvedimenti dell’ENI sul petrolchimico di Portotorres e l’abbandono di diverse multinazionali dall’Isola, sapremo tutti costruire le alleanze necessarie e l’unità delle istituzioni e delle rappresentanze economiche e sociali per favorire anche una svolta che necessita di risorse finanziarie, di progetti qualitativamente adeguati, di efficienza ed efficacia nella spesa.

«In questa direzione il sindacato sardo mobilita i lavoratori, a partire da quelli che vivono una condizione lavorativa precaria nei siti industriali dell’Isola. Una lotta che si caratterizza per obiettivi che non si fermano alla gestione dell’emergenza, ma che propone strategie che si fondano sulla partecipazione dei lavoratori, sull’innovazione tecnologica e sul cambiamento necessario per essere competitivi anche nei mercati internazionali.

«La chimica, la metallurgia, il tessile, l’agroalimentare, il settore delle costruzioni, l’agricoltura rappresentano un patrimonio che va rafforzato e inserito in una nuova strategia di politica economica.

«Le iniziative di lotta che sono in atto debbono essere lette, dunque, anche come una opportunità per la Regione e le istituzioni sarde.

«Infatti, nella convulsa situazione che caratterizza a livello internazionale e nazionale tutte le economie, il rischio è che le aree più deboli e meno economicamente strutturate come la Sardegna paghino più pesantemente e per una lunga fase l’impatto della crisi finanziaria e produttiva.

«La Sardegna, inoltre, viene da un lungo periodo di stagnazione economica e necessita di una nuova strategia di politica industriale accompagnata dall’impegno dello Stato e dell’Unione europea.

«Proprio per questi motivi è indispensabile che i bisogni dell’Isola, quelli dell’economia e del sociale in primo luogo, trovino un’adeguata rappresentanza non solo nell’Isola, ma anche a Roma e a Bruxelles.

«Quelle sedi sono non solo affollate, ma impegnate a dare voce a interessi ben più consistenti di quelli della Sardegna.

«Ecco perché la mobilitazione dei lavoratori è indispensabile in due direzioni: per sollecitare le direttrici e gli obiettivi di un nuovo sviluppo e per riaprire il confronto con il Governo a Palazzo Chigi, e nel contempo per rafforzare la presenza degli interessi dell’economia e della società sarda a Bruxelles.

«Non c’è una concezione economicistica nelle proposte del sindacato, ma la certezza che lo sviluppo delle basi materiali dell’Isola è senz’altro condizione ineliminabile per una maggiore libertà, in termini individuali e di popolo».

 

Seduta straordinaria del Consiglio regionale. Presentata piattaforma rivendicativa di Cgil, Cisl e Uil            (dies 248/2009)

Cagliari – I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil – Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca - hanno presentato, durante la seduta straordinaria del Consiglio regionale del 15 luglio scorso, la piattaforma rivendicativa per il rilancio dell’economia sarda, dello sviluppo e dell’industria. Ecco il testo integrale del documento:

Le Segreterie  Regionali e Territoriali Confederali e di categoria hanno tentato nel corso di questi mesi di contrastare la desertificazione industriale dell'Isola.

Lo hanno fatto a partire dallo sciopero generale della Provincia di Nuoro dall'ottobre del 2008, per proseguire  con  il  blocco dell'area industriale e dell'intera città di Porto Torres il 4  dicembre scorso, ancora il 13 marzo 2009 con lo sciopero generale del Sulcis, per culminare con l'Attivo dei Quadri e dei Delegati dei settori produttivi e dei servizi a rete del 9 giugno che ha portato allo sciopero generale del comparto e alla manifestazione regionale a Cagliari del 10 Luglio u.s. che ha registrato una partecipazione straordinaria di lavoratrici, lavoratori, disoccupati, giovani e donne, pensionati di ogni parte dell'Isola.

Purtroppo il sommarsi di una crisi di lunga data e la recessione mondiale che ha colpito l'economia reale della nostra Regione e del Paese hanno impedito l'arrestarsi della crisi che ha travolto il fragile apparato industriale della nostra Isola.

In questo contesto il tasso di occupazione si è attestato al 49,4%, il tasso di disoccupazione è salito al 14,1% con una caduta dell'occupazione del 5,5% negli ultimi 12 mesi.

Nell'industria si è registrata una perdita di posti di lavoro di 10.000 unità negli ultimi 12 mesi, e ancora più consistente è stato il crollo nel settore dei servizi, dell’edilizia e dell’agricoltura con meno  24.000 unità.

Tutti gli indicatori che consentono di leggere l'andamento dell'occupazione e del mercato del lavoro portano il segno negativo e confermano le peggiori previsioni.

Le domande di disoccupazione hanno registrato nel periodo gennaio-aprile 2009 un aumento del 44% rispetto allo stesso periodo del 2008 passando da 3.437 a 13.584 con punte di +56% nel Nuorese e di +49% nel Sulcis e nel Sassarese.

La Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria ha registrato un incremento del +87% con un numero di ore autorizzate pari a 831.766.

La cassa Integrazione Guadagni e la mobilità in deroga ha riguardato 354 imprese per oltre 4000 lavoratori interessati e le stime per il 2009 parlano di circa 10.000 lavoratori coinvolti.

La conferma di una crisi di lunga data del comparto è rilevata dai dati ISTAT sul valore aggiunto dell'industria in costante calo dal 2004, nonché dall'evoluzione del PIL regionale per gli stessi anni vicina allo zero.

L'assenza di una qualsiasi strategia di politica industriale in grado di governare le emergenze e rilanciare il comparto con nuove intraprese, ha acuito le diseconomie dei fattori di produzione, primo  fra  tutti il costo  dell'energia, accelerando i processi di disimpegno delle Multinazionali presenti nell'Isola e portando al tracollo economico e sociale intere comunità e territori.

Scelte scellerate, quali l'uscita  dalla chimica dall'Italia, sostenute pervicacemente dall'ENI rischiano di rendere vana ogni ipotesi di sviluppo.

UNILEVER, RUSAL, ROCKWOOL, DOW CHEMICAL, INEOS, GLENCORE, BRIDGESTONE sono nomi e simboli dietro i quali si  stanno consumando i drammi di migliaia di lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie.

L'industria tessile è scomparsa dal panorama produttivo della Regione, l'agroalimentare continua a perdere impianti (Unilever, Sardegna Carni, Palmera e Formaggi Sardi).

Quella che si prospettava come la nuova frontiera dell'industrializzazione , la cantieristica navale, sta   velocemente ridimensionando le prospettive di reinsediamento, dimensionamento e investimento sotto l'incalzare della crisi.

I distretti del marmo, del granito e del sughero sono attanagliati da fattori di crisi locale e internazionale, rilevanti parti del territorio sono di fatto escluse da qualsiasi processo di industrializzazione.

In un contesto di tale e tanta difficoltà CGIL CISL e UIL Regionali considerano la fermata dell'impianto del cracking di Porto Torres, annunciata dall'ENI per il 1° agosto, un atto di gravità  inaudita ai danni dell'intera  Sardegna e ne chiedono la revoca immediata. Ritengono inaccettabile che la multinazionale italiana, con una importante partecipazione azionaria del Governo, metta in essere comportamenti di stampo neocoloniale ai danni di una Regione e del Paese.

CGIL CISL UIL, consapevoli della responsabilità loro assegnata dal successo dell'iniziativa del 10 luglio 2009. ribadiscono le proposte già formulate in occasione dell'Assemblea dei Quadri e Delegati del 9 giugno e in particolare:

 

1)        la costituzione di un Comitato di crisi regionale che affronti, con decisioni politiche e atti amministrativi straordinari, le gravissime emergenze occupazionali e getti le basi per un nuovo e diverso modello di sviluppo.

2)        L’apertura di un tavolo nazionale, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per l’esame delle vertenze che solo a tale livello possono trovare soluzione.

3)        L’attuazione dell’Accordo di Programma Quadro relativo al rilancio delle attività produttive cosi come stabilito nell’accordo firmato a Palazzo Chigi il 10 Luglio 2007.

4)        Un impegno del Governo sull’avvio di una nuova fase industriale che metta in sicurezza il ciclo del cloro, rispetti e attui l’Accordo di Programma sulla chimica del 2003, dia avvio ad un serio programma di bonifiche al fine di restituire alle comunità aree industriali e minerarie riutilizzabili in progetti di reindustrializzazione.

5)        L’approvazione in via definitiva della norma legislativa relativa all’istituzione del VPP (Virtual Power Plant ) stabilendone la vigenza fino a quando non saranno disponibili, nella Regione, valide alternative energetiche.

6)        Un progetto di sviluppo per aumentare la capacità del parco regionale impegnato nella produzione di energia da fonti rinnovabili.

7)        Il rispetto e l’attuazione da parte della Regione degli impegni assunti con la società E.On circa la sostituzione dei due gruppi ad olio combustibile nel sito di Fiumesanto.

8)        Investimenti per l’ammodernamento della rete di distribuzione regionale dell’energia elettrica.

9)        Il rispetto dei tempi per la metanizzazione della Sardegna;

10)    Il completamento e l’implementazione delle infrastrutture nelle aree industriali;

11)  L’attuazione dell’Accordo relativo all’area industriale di Ottana.

12)  La radicale modifica della decisione di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) circa la soppressione del servizio merci Golfo Aranci – Civitavecchia.

13)    Un accordo di programma quadro per la realizzazione di un progetto per la continuità territoriale, rivolto alle persone e alle merci, con l’obiettivo di superare i differenziali  economici legati alla nostra situazione geografica di insularità;

14)    Un agroalimentare di qualità che  sviluppi le potenzialità dell'intera filiera del settore agricolo e zootecnico, con particolare riguardo al comparto lattiero caseario e all'allevamento suinicolo, che sappia coniugare il presidio del territorio, attraverso la valorizzazione delle risorse locali, la  multifunzionalità e le opportunità di sviluppo delle zone interne e costiere

15)    La progettazione e la realizzazione, con conseguente spendita delle risorse, per le opere necessarie all’ammodernamento del sistema idrico integrato della Sardegna.

16)    -La realizzazione, negli stessi tempi e modalità, delle opere inizialmente previste per il G8 nell’isola della Maddalena, assegnando priorità assoluta alla realizzazione della nuova strada Sassari - Olbia.

17)    L’avvio di un processo di formazione e riqualificazione che aiuti il reinserimento dei lavoratori espulsi dal mondo del lavoro.

18)    L'impegno forte delle Istituzioni e delle imprese per la tutela dell'ambiente  e  della sicurezza nei luoghi di lavoro e nel territorio.

19)    Riaffermano la necessità  che venga convocato con urgenza un tavolo nazionale a Palazzo Chigi per affrontare tutte le situazioni di crisi presenti in Sardegna, a tale scopo ritengono utile far coincidere la giornata del 17 Luglio con i due momenti di incontro, quello con le parti sociali e quello istituzionale sull’Intesa di Programma Stato – Regione, anche in orari diversi. A sostegno di tale richiesta decidono di intensificare le azioni di lotta nel territorio regionale e, se necessario, anche nella capitale.

 

Appello dei sindacati ai Vescovi sardi         (dies 249/2009)

Cagliari - La grave situazione occupazionale, sociale ed economica della Sardegna richiede il concorso unitario e generale di tutte le componenti sociali, culturali e istituzionali. Anche della Chiesa sarda.  Per questo i segretari generale di Cgil, Cisl e Uil hanno rivolto un appello all’episcopato sardo perché rinnovi agli uomini delle istituzioni e dell’economia l’invito a prendere finalmente in mano la questione sarda del lavoro.

I sindacati riconoscono che, soprattutto dal secolo scorso fino a oggi, i vescovi sardi non hanno mai fatto mancare, nelle forme e nei modi dettati dai tempi e dalle circostanze, la concreta solidarietà nei confronti delle popolazioni sarde nel disagio, nella povertà e nell’indigenza. Cgil, Cisl e Uil ricordano che autorevoli presuli e sacerdoti hanno speso gran parte della loro vita per aiutare gli ultimi del mondo. Alcune figure di benefattori hanno lasciato segni evidenti della loro azione sociale: padre G.B. Manzella, monsignor Emanuele Virgilio, monsignor Virgilio Angioni, padre Salvatore Vico solo per ricordarne alcuni.

«Negli ultimi anni – si legge nell’appello formulato da Medde, Costa e Ticca - l’attenzione dell’episcopato sardo si è spinta fino a far arrivare – attraverso gli uomini della pastorale del lavoro – messaggi diretti ai lavoratori impegnati in manifestazioni e scioperi generali». Il sindacato confederale ha molto apprezzato anche l’attenzione dedicata dal Concilio Plenario Sardo (2001) al problema del lavoro, considerato dai vescovi la «vera questione sociale», soprattutto per gli effetti psicologici, culturali ed etici provocati dalla disoccupazione giovanile. Inoltre Papa Benedetto XVI ha rilanciato proprio in questi giorni con l’enciclica “Caritas in veritate” la via cristiana allo sviluppo.

«L’emergenza sociale e lavorativa di questi mesi, con 34 mila persone ed altrettante famiglie che nell’ultimo anno hanno perso il lavoro, oltre 400 mila poveri, la ripresa dell’emigrazione giovanile, rendono nuovamente attuale – dicono i sindacati - l’intervento dei vescovi sardi perché dall’alto della loro funzione pastorale possano rinnovare agli uomini delle istituzioni e dell’economia l’invito a prendere finalmente in mano la questione sarda del lavoro».

Nella costruzione del bene comune e dello sviluppo locale, Cgil, Cisl e Uil ritengono questi mesi realmente strategici per rimettere in marcia il sistema Sardegna. « L’intervento autorevole dell’episcopato sardo per il diritto al lavoro e alla speranza per i giovani e le famiglie non può che segnare un aiuto umano e cristiano di indirizzo e vincolo etico per gli uomini che governano la cosa pubblica».

 

«Il dramma della disoccupazione è il dramma di una identità perduta». Risposta dell’Arcivescovo di Oristano, mons. Ignazio Sanna, all’appello dei sindacati       (dies 250/2009)

 

Oristano – All’appello sindacale ha prontamente risposto monsignor Ignazio Sanna, arcivescovo di Oristano.

«Gentili segretari generali di Cgil, Cisl e Uil,

Come vescovo sardo, raccolgo l’appello – scrive il presule arborense - perché unisca la mia voce nella richiesta di interventi efficaci per combattere l’emergenza della disoccupazione e dell’emigrazione da parte degli amministratori della cosa pubblica. Vi assicuro che la Chiesa non è la dirimpettaia del mondo. Il dove del mondo è anche il suo dove. L’autonomia reciproca della Chiesa e della comunità politica non esclude la loro collaborazione. Entrambe sono al servizio della vocazione personale e sociale dei medesimi uomini. Entrambe, perciò, si trovano unite e concordi nell’intento di sanare la piaga della disoccupazione e della precarietà del lavoro, dell’emigrazione, dell’esodo delle forze più fresche ed intraprendenti.

 

«Con i miei confratelli nell’episcopato – prosegue monsignor Sanna - sostengo ogni impegno nel sostenere i giovani, promuovere il lavoro, combattere le nuove e vecchie povertà. Nutro la convinzione che il lavoro e l’occupazione per tutti costituiscono la prima e più importante sfida per la società civile e quindi per la politica. Il dramma della disoccupazione è il dramma di un’identità perduta. E’ il lavoro che crea le condizioni per una crescita, uno sviluppo, un riscatto personale, familiare e sociale. E’ il lavoro che garantisce la piena libertà e dignità, l’assunzione e l’esercizio della responsabilità sociale e della cittadinanza attiva. Al contrario, le difficoltà di accesso all’esperienza lavorativa, la perdita del lavoro, la sua precarietà creano disuguaglianza, ingiustizie, sfruttamento, disagio sociale.

 

Le cifre dell’emergenza sociale e lavorativa sono molto gravi anche tra la gente della mia Diocesi, ma non devono suggerire la rassegnazione, bensì un impegno ancora più profondo e determinato da parte di tutti. Sono profondamente convinto che la povertà non è un fatto ineluttabile. Auspico, perciò, che i responsabili della cosa pubblica operino una più equa distribuzione delle risorse e delle opportunità. Uniti si vince. Divisi si perde. Il sistema Sardegna riguarda tutti, senza alcuna distinzione. Lavorare tutti e lavorare meglio è possibile. Per raggiungere questo fine la Chiesa non farà mancare il suo contributo di pensiero e di azione».

 

Riunione Governo-Regione sarda. Cgil-Cisl-Uil: «Insufficiente l’esito dell’incontro del 17 luglio a Palazzo Chigi»            (dies 251/2009)

Cagliari - Cgil, Cisl e Uil Sardegna ritengono insufficiente l’esito dell’incontro di venerdì 17 luglio a Palazzo Chigi, tra Regione e Governo. La valutazione sindacale è rapportata ai contenuti, auspici e attese emersi nella seduta straordinaria del Consiglio regionale del 15 luglio scorso, negli interventi dei presidenti Lombardo e Cappellacci e di tutte le forze politiche e sociali. «Pertanto si rende indispensabile – dicono i segretari generali Costa, Medde e Ticca - una nuova convocazione nella sede della Presidenza del Consiglio, questa volta a tavolo pieno, di una riunione che affronti i problemi dell’emergenza e della prospettiva espressi nel dibattito e nella mozione unitaria approvata il 16 luglio 2009 dal Consiglio regionale».

Sulla vertenza in corso Cgil, Cisl e Uil ribadiscono orientamenti e prese di posizione degli ultimi mesi. In particolare:

1.      Il confronto Stato-Regione, per la strutturale debolezza dell’isola rispetto ad altri più forti interessi, deve vedere la partecipazione delle parti economiche e sociali ed essere accompagnato da una vasta mobilitazione di popolo.

2.      Non è sufficiente conseguentemente la semplice rappresentazione solitaria dei problemi. Da tempo ormai è appurato che solo la consapevolezza, da parte del Governo, di un diffuso malessere sociale e una spinta popolare in atto possono produrre effetti positivi sulle risposte alle emergenze e alle strategie dello sviluppo.

3.      E’ indispensabile, nel confronto Stato-Regione, garantire la continuità delle esperienze già maturate, e dunque rispettare impegni e intese assunti dai precedenti governi, ancorché non attuati o solo parzialmente attuati (si vedano il verbale dell’incontro 10 luglio 2007 e le intese sulla chimica e sull’energia).

4.      Non c’è alternativa alla mobilitazione e alla lotta unitaria dei lavoratori e dei pensionati sardi, che devono continuare sino a quando sindacati e istituzioni non otterranno l’apertura di un confronto a palazzo Chigi sia sull’attuazione dell’accordo di programma per la chimica, previo ritiro del provvedimento di chiusura del petrolchimico di Portotorres, sia sull’accordo di programma quadro per rilanciare agroalimentare, tessile, nautica, aerospaziale e minero-metallurgico.

5.      Per quel che riguarda Portotorres non è sufficiente la sola revoca del provvedimento, ma è indispensabile che accanto a questo e contestualmente ENI e governo nazionale diano garanzie di investimenti utili a rafforzare il sito e la chimica sarda. Il sindacato, inoltre, considera un’inaccettabile provocazione le notizie che filtrano da Roma circa uno scambio tra chiusura del sito di Portotorres e costruzione di una nuova centrale a carbone.

Il sindacato si augura che si tratti solo di dicerie e non di proposte da presentare al tavolo del confronto: la reazione sarebbe pesante con un ulteriore inasprimento delle lotte.

 

Alla luce dell’esito dell’incontro del 17 luglio a Palazzo Chigi e successivamente al tavolo di martedì 21 luglio sulla chimica sarda,  si rende indispensabile un’immediata riunione Regione-sindacato per una comune valutazione, per dare continuità agli impegni unitari assunti nella seduta straordinaria del Consiglio regionale del 15 luglio scorso.

 

L’attività sindacale in Sardegna dal 20 al 25 luglio 2009  (dies 252/2009)

Lunedì 20 luglio

Cagliari: Cisl regionale. Si riunisce la segreteria regionale per esaminare la situazione politico sindacale (ore 15,00- via Ancona 1).

Cagliari: Piano regionale sviluppo. Cgil , Cisl e Uil proseguono gli incontri con l’Assessore Giorgio la Spisa sul Piano regionale di sviluppo (ore 12, Assessorato Programmazione).

Martedì 21 luglio

Roma: Chimica. I segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, unitamente ai segretari nazionali e regionali dei chimici, Confindustria regionale ed Eni, si riuniscono alla presenza del Ministro Claudio Scajola per esaminare situazione e prospettive dell’industria chimica in Sardegna (ore 17, Ministero dello Sviluppo, via Molise ).

Cagliari: Direttivo Anolf. Il nuovo direttivo territoriale di Cagliari dell’Associazione oltre le frontiere (Anolf) sarà eletto al termine di una assemblea, durante la quale saranno approvati anche i bilanci consuntivo 2008 e preventivo 2009 (ore 16,30- via Ancona 11).