ANNO XXVII - NUMERO 23

13 luglio 2009

 

 

dies 235

Sciopero dell’Industria e dei servizi a rete: In 20 mila per rilanciare occupazione, sviluppo e sicurezza

 

dies 236

Cgil-Cisl-Uil: «Se Eni e governo non rispondono sul Petrolchimico, necessario un gesto eclatante come le dimissioni del Consiglio Regionale»

 

dies 237

Eni chiude il cracking del Petrolchimico. Cgil-Cisl-Uil: «Decisione gravissima»

 

dies 238

la crisi del lavoro e delle imprese al centro dello sciopero e della manifestazione del 10 luglio in sardegna. Quasi 600 aziende hanno chiesto di utilizzare ammortizzatori sociali

 

dies 239

Dal 14 al 20 luglio settimana decisiva per il rilancio economico e produttivo del Nuorese

 

dies 240

Anche la Pastorale regionale del lavoro allo sciopero del 10 luglio 2009

 

dies 241

Assemblea regionale lavoratori Arpas

 

dies 242

Cgil, Cisl e Uil sanità pronte allo sciopero regionale

 

dies 243

Incontro Anas Cgil-Cisl-Uil e Confidustria. Problematiche S.S. 195

 

dies 244

Il 21 luglio rinnovo direttivo Anolf Cagliari

 

dies 245

Bic Sardegna: una vertenza infinita

 

 

Sciopero dell’Industria e dei servizi a rete: In 20 mila per rilanciare occupazione, sviluppo e sicurezza         (dies 235/2009)

 

Cagliari – Il caldo estivo non ha stemperato la protesta dei lavoratori sardi. Anzi l’ha rilanciata. Le prossime piazze a tingersi dei colori di Cgil, Cisl e Uil Sardegna potrebbero essere, fra qualche settimana, quella di Montecitorio o di Palazzo Chigi. Una promessa e un impegno preso dai 20 mila che, venerdì 10 luglio, hanno invaso le strade del capoluogo per gridare la fine della tregua tra mondo del lavoro e istituzioni. Una cosa è certa: a nessuna multinazionale sarà più consentito venire in Sardegna, succhiarne risorse e capitali e poi ripartire lasciando in eredità inquinamento e macerie economiche e sociali.

Tempo sette giorni e si saprà se la protesta delle tute blu sarde prenderà la strada di Roma molto prima che ferragosto mandi tutti a casa. La strategia sindacale è già tracciata. Mercoledì prossimo Cgil, Cisl e Uil parteciperanno, con le forze imprenditoriali, a una seduta straordinaria del Consiglio regionale, richiesta dal Presidente della Regione, sulla crisi economica dell’isola. Due giorni dopo i sindacati hanno chiesto di partecipare al tavolo istituzionale, organizzato a Palazzo Chigi tra Giunta e Governo, per discutere della vertenza-Sardegna. Se da Roma arriverà un gigantesco “non expedit” – non conviene – navi e aerei sarebbero prenotati in un amen e una nuova manifestazione romana calendarizzata in poche ore.

La Sardegna è in piazza perché le ciminiere si stanno lentamente e inesorabilmente spegnendo. Nell’ultimo anno l’industria ha perso 10 mila posti di lavoro, la rete dei servizi ha espulso 24 mila lavoratori, 600 piccole e medie aziende hanno chiesto il ricorso agli ammortizzatori sociali. Anche le multinazionali hanno intrapreso vie di fuga: l’olandese Unilever, la russa Rusal, la svedese Rockwool, l’americana Dowchemical, l’inglese Ineos e il loro indotto stanno per diventare vuote sigle dietro le quali si sta consumando il dramma di migliaia lavoratori e delle loro famiglie. Molti presenti a Cagliari con figli al seguito.

«La crisi dei siti chimici in Sardegna – ha detto il segretario generale Cisl, Mario Medde nel discorso conclusivo della manifestazione – è figlia anche del disinteresse e delle inadempienze della politica e dello Stato. E’ in questo quadro che si concretizza la scelta dell’Eni di ritirarsi dalla nostra isola, dal petrolchimico di Portotorres, adottando una strategia mordi e fuggi e privando, nel contempo, l’economia italiana di un serio impegno nel settore della chimica». La scelta dell’Ente nazionale idrocarburi brucia particolarmente. Per i lavoratori e il sindacato è il segno che lo Stato-ragioniere – socio di maggioranza e pagatore di un ente economico - abbandona al proprio destino una parte del territorio, i cittadini, un popolo. Un tradimento. «La scelta dell’Eni – dice Medde – è una provocazione non solo sul versante delle strategie di politica economica e industriale del paese, lo è ancora di più per un’isola che ha pagato un prezzo altissimo in termini di risorse finanziarie investite e di costi ambientali subiti, per i quali la Regione e gli enti locali devono avviare un adeguato contenzioso nei confronti dell’Eni».

Il caldo non ha fermato la voglia di combattere dei sardi. 96 pullman sono arrivati a Cagliari da tutta la Sardegna, due treni speciali, migliaia di auto hanno stretto la città in una impressionante morsa sindacale. Anche migliaia di turisti, sbarcati da due grandi navi da crociera, hanno preso confidenza con i nomi del malessere sardo: la Legler e i suoi tre stabilimenti chiusi o funzionanti a regime ridotto, Portovesme Srl ed Euroallumina nel Sulcis sempre con la spada di Damocle della chiusura per gli alti costi dell’energia; le industrie agroalimentari del Cagliaritano e del Medio Campidano da tempo pronte al decollo ma mai in volo sicuro, il comparto dei lapidei della Baronia e della Gallura «tagliato» come i suoi marmi e graniti; il polo nautico dell’Ogliastra ridimensionato dopo pochi mesi di vita. Infine il Petrolchimico di Portotorres che in un colpo solo potrebbe mandare a casa 3000 persone.

«Il lavoro – ha detto Medde – è al centro della questione sociale. Anzi: è la vera questione sociale. La conseguenza più evidente è l’impoverimento delle persone e delle famiglie in una dimensione che supera persino le altre regioni del Meridione».

 

 

Cgil-Cisl-Uil: «Se Eni e governo non rispondono sul Petrolchimico, necessario un gesto eclatante come le dimissioni del Consiglio Regionale»            (dies 236/2009)

 

Cagliari – Dimissioni del Consiglio regionale. Solo questo gesto clamoroso potrà essere la risposta adeguata delle istituzioni sarde al provvedimento dell’Eni di chiudere per due mesi il cracking del Petrolchinico di Portotorres. Cgil, Cisl e Uil attendono dalla Regione segnali forti proporzionati alla straordinarietà di una crisi economica ormai devastante e rapportati alla gravità della decisione dell’Ente Nazionale idrocarburi. Se chiude il cracking, cuore pulsante del polo petrolchimico, vanno immediatamente a casa 500 lavoratori diretti, alcune centinaia dell’indotto, ma probabilmente si spiana la strada alla definitiva chiusura degli impianti del Nord Sardegna.

L’iniziativa unilaterale dell’ENI ha surriscaldato l’antivigilia dello sciopero regionale dell’industria. La settimana prossima i confederali non escludono di alzare ulteriormente il tiro.

In quattro proposte la strategia di Cgil, Cisl e Uil per governare quella che sembra la «madre di tutte le vertenze», con un ruolo determinante assegnato alla Regione. «La precondizione di ogni dialogo sindacato-istituzioni è il blocco immediato del provvedimento Eni. Si discuterà solamente a bocce ferme – hanno detto l’8 luglio i segretari regionali di Cgil (Piero Cossu), Cisl (Mario Medde) e Uil (Rinaldo Mereu) nel corso di una conferenza stampa – senza minacciosi provvedimenti sul tavolo». Dovrà seguire un incontro a Palazzo Chigi tra Giunta- Governo- sindacati - Eni per un tavolo specifico su Portotorres e la chimica sarda. Una richiesta da tempo avanzata dal sindacato. «Il futuro dei poli chimici isolani fa parte integrante del piano chimico nazionale», ha aggiunto il segretario generale Cisl, Mario Medde, che con gli altri leader sindacali lascia aperta la porta a ogni forma di lotta. Se l’Eni dovesse risultare sorda alle richieste di Regione e sindacati, il Consiglio regionale dovrebbe convocare Cgil, Cisl e Uil per discutere le iniziative da attuare in Sardegna e la strategia di intervento sul governo nazionale. Le organizzazioni sindacali concedono poco tempo all’Eni: i giorni immediatamente seguenti allo sciopero del 10 luglio. «Se da Roma non arriveranno segnali, il Consiglio regionale dovrebbe annunciare le dimissioni in blocco di tutti i suoi esponenti», hanno detto i tre segretari regionali. Un gesto eclatante. «La vicenda Eni chiama in causa la credibilità delle istituzioni sarde. Se la Regione non riesce a farsi sentire dal Governo, vero padrone dell’Eni, per modificare un provvedimento gravemente penalizzante l’intera economia dell’isola, è meglio che gli uomini delle istituzioni rimettano il mandato. Di fronte a una situazione straordinaria, chiediamo – ha ribadito Medde – risposte altrettanto straordinarie».

 

 

Eni chiude il cracking del Petrolchimico. Cgil-Cisl-Uil: «Decisione gravissima»            (dies 237/2009)

 

Cagliari - Nella mattina di mercoledì 7 luglio l’Eni (Polimeri Europa) ha incontrato i sindacati nazionali ai quali ha comunicato la decisione di chiudere per due mesi il Petrolchimico di Portotorres, a far data dal 1° agosto 2009. Il provvedimento coinvolgerà non meno di 450 lavoratori.

«Questa decisione conferma, purtroppo, tutte le preoccupazioni di Cgil, Cisl e Uil della Sardegna e rafforza ulteriormente – hanno commentato le segretarie regionali di Cgil, Cisl e Uil - le ragioni che hanno portato i sindacati a proclamare lo sciopero e la manifestazione del settore industria e dei servizi a rete in programma il 10 luglio 2009».

«La gravissima decisione ENI – prosegue la nota sindacale - chiama in causa la responsabilità del governo nazionale e richiede dalla Giunta regionale un atto di urgente e forte iniziativa politico-istituzionale verso governo ed ENI».

Cgil, Cisl e Uil, in questo frangente impegnati ad assicurare la massima partecipazione allo sciopero del 10 luglio, ritengono indispensabile che ancor prima del 17 luglio 2009 – data dell’incontro a Palazzo Chigi tra Governo e Regione sarda, al quale appare ancor più indispensabile la presenza delle organizzazioni sindacali e delle rappresentanze economiche – all’ENI venga imposto il ritiro del provvedimento sul Petrolchimico.

 

 

la crisi del lavoro e delle imprese al centro dello sciopero e della manifestazione del 10 luglio in sardegna. Quasi 600 aziende hanno chiesto di utilizzare ammortizzatori sociali      (dies 238/2009)

 

Cagliari - La crisi economica e delle imprese dell’Isola è al centro dell’iniziativa di lotta proclamata da CGIL CISL UIL della Sardegna con lo sciopero e la manifestazione dei settori produttivi per il giorno 10 luglio a Cagliari.

La tutela dei lavoratori, anche con il sistema degli ammortizzatori sociali, e il rilancio dell’occupazione passano attraverso una nuova strategia di politica industriale e del lavoro, insieme a misure e strumenti in favore delle imprese.

Al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà dell’attuale contingenza economica e produttiva e sui problemi delle imprese, che si riverberano sui lavoratori, è indispensabile leggere alcuni dati che danno la dimensione della crisi in Sardegna.

Il monitoraggio effettuato attraverso gli accordi regionali sugli ammortizzatori in deroga e la gestione della crisi documenta un numero enorme di imprese in difficoltà: sono quasi 600 le imprese che hanno chiesto di utilizzare gli ammortizzatori sociali attraverso gli accordi regionali; 354 sono già certificate dalle intese per un totale di 4.150 lavoratori.

Si prevede un incremento notevole del numero delle imprese e dei lavoratori. Questi ultimi potrebbero superare le 9 mila unità. Da sottolineare che si è in attesa di disciplinare l’ingresso per le imprese agricole, cooperative e artigiane.

Solo la Campania e la Sicilia superano la Sardegna nell’utilizzo degli ammortizzatori in deroga, che, fondamentali per attutire l’impatto negativo della crisi sui lavoratori, attesta in modo inequivocabile le difficoltà che vivono le intraprese.

Da evidenziare che quelli in deroga rappresentano solo una parte degli ammortizzatori sociali.

«La mobilitazione del 10 luglio – hanno detto i segretari generali Enzo Costa ( Cgil), Mario Medde (Cisl) e Francesca Ticca (Uil) - ha dunque lo scopo di attivare e rendere operativi tutti i possibili tavoli di confronto, a livello regionale e nazionale, per attuare quelle politiche economiche e sociali che dovranno essere in grado di intervenire sia a favore dei lavoratori che, ovviamente, delle stesse imprese».

Imprese colpite, oltre che dagli endemici problemi che affliggono l’economia sarda, anche dalle carenze programmatorie che in tutti questi anni hanno caratterizzato le strategie politiche e istituzionali.

«Le ormai storiche diseconomie conseguenti agli insoluti problemi dell’energia, dei trasporti e del credito – aggiungono i tre sindacalisti - sono solo una parziale elencazione delle questioni che nel confronto Stato-Regione-parti sociali è indispensabile affrontare alla luce delle attuali dinamiche nazionali, internazionali e regionali».

 

 

Dal 14 al 20 luglio settimana decisiva per il rilancio economico e produttivo del Nuorese        (dies 239/2009)

 

Nuoro – In sette giorni il sindacato nuorese gioca una partita importante per il rilancio dell’economia del territorio e per la soluzione di alcuni problemi strutturali per i lavoratori. Il prossimo 14 luglio a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, è previsto un vertice a cui il territorio affida un grande significato per il tema oggetto del confronto: cioè individuazione del percorso che dovrebbe portare al rilancio o alla riconversione del sistema tessile della Sardegna centrale. Il 20 luglio a Cagliari, in Regione, si discuterà delle sorti dei lavoratori colpiti dalla crisi e finiti in una cassa integrazione che avanza nella Sardegna centrale e che ha oramai toccato il limite di guardia delle 2.600.000 ore di somministrazione.

«L’ampia delegazione di lavoratori e di lavoratrici del nuorese presente a Cagliari allo sciopero generale dei settori produttivi – dice il segretario generale Cisl Nuoro, Ignazio Ganga - è il segno della complessità del sistema industriale e agroalimentare del territorio che soffre una crisi senza precedenti e stenta ad individuare una soluzione capace di alleviare il dramma degli oltre 2.200 cassintegrati. Le delegazioni delle decine di aziende interessate alla crisi della chimica, del tessile, del metalmeccanico, del comparto agroindustriale e del settore estrattivo della Sardegna centrale, attendono una risposta di natura politica dalla Regione sarda e dal Governo centrale, perché relative a vertenze per cui è necessario individuare una soluzione immediata, pena il rischio di un declino territoriale senza precedenti già evidenziato da alcuni segnali di preoccupante perdita di coesione sociale».

La Legler, la Equipolimers, l’Ideamotore, Ottana Energia, la Queen, l’Alsafil, la Lorica, il Consorzio Latte, il Salumificio Murru, la Cfm Sardegna, le aziende del sistema lapideo di Orosei, quelle del complesso estrattivo di Orani e molte altre ancora, «hanno il diritto di continuare ad esistere – aggiunge Ganga - e per questo le istituzioni competenti debbono fare la propria parte».

Il Sindacato nuorese e i lavoratori della Sardegna centrale, dallo sciopero del 10 luglio, rilanciano i contenuti della mobilitazione in corso sul territorio ed invitano la Regione Sarda e il Governo centrale a garantire politiche volte alla risoluzione delle criticità locali: dall’attuazione/definizione degli accordi delle intese e dei programmi già sottoscritti all’individuazione di forme che incrementino prospettive di sostegno alla famiglia e ai giovani attraverso forme di politica attiva per il lavoro e per la formazione. La Cisl chiede anche la predisposizione di meccanismi di attrazione di nuove imprese con  incentivi fiscali, di basso costo dell’energia, nonché il rilancio delle realtà produttive in crisi, oltre al potenziamento dell’infrastrutturazione  primaria e secondaria, del sistema delle reti e di quello del trasporto per i passeggeri e per le merci.

 

 

Anche la Pastorale regionale del lavoro allo sciopero del 10 luglio 2009            (dies 240/2009)

 

Nuoro – Anche l’Ufficio regionale della Pastorale sociale e del lavoro ha invitato gli uffici diocesani a partecipare alla manifestazione del 10 luglio 2009. «Lo sciopero regionale indetto dai sindacati pone in evidenza ancora una volta – ha scritto in una nota il delegato regionale monsignor Pietro Borrotzu - i problemi che affliggono, ormai da troppo tempo, l’intera Isola».

I dati Istat del primo trimestre del 2009 dicono che la Sardegna ha perso in un anno 33.000 posti di lavoro, con una variazione negativa del 5,4% contro il -0,9 nazionale e il -1,8% del Mezzogiorno. Si tratta di un’emergenza, che ormai ha portato all’esaurimento le scorte di forza fisica e morale.

In Sardegna il tasso di disoccupazione è passato in dodici mesi dal 13,5 al 14,1%. Solo la Sicilia è riuscita a fare di peggio (14,3%).

«I dati non contengono – ha aggiunto il sacerdote - solo la freddezza dei numeri, ma descrivono anche l’aumento delle povertà, la nuova emigrazione, la minore sicurezza e la crescita della disperazione. Queste ragioni ci inducono a partecipare alla manifestazione del 10 luglio per rendere presente la comunità ecclesiale, nella condivisione delle ragioni e nella solidarietà ai lavoratori e alle famiglie maggiormente provati».

«L’inizio del G8 a L’Aquila costituisce per noi – ha detto inoltre il responsabile della pastorale sociale - una ragione ulteriore di partecipazione all’iniziativa per contribuire a rendere evidente, di fronte ai Grandi, il disagio dei disoccupati e la sofferenza dei poveri. Ci sollecitano le parole del Papa che nella nuova Enciclica sociale Caritas in veritate ricorda che è necessario assicurare il lavoro a tutti gli uomini, specialmente a chi vive nel bisogno, perché cresce la ricchezza mondiale in termini assoluti, ma aumentano le disparità, nascono nuove povertà. Insomma le risorse ci sono, ma non sono ben distribuite e servono a garantire benessere e opportunità solo per pochi»

 

Assemblea regionale lavoratori Arpas                   (dies 241/2009)

Cagliari – Gli obiettivi della piattaforma regionale sindacale dell’Arpas (Agenzia regionale per la protezione ambientale) saranno illustrati lunedì 13 luglio dalle ore 11 alle ore 14 a Oristano, nella sala riunioni dell'Ospedale San Martino. Cgil, Cisl e Uil della Funzione pubblica vogliono affermare il ruolo negoziale del sindacato e delle rappresentanze dei lavoratori, e quindi costruire un moderno sistema di relazioni sindacali. In particolare la piattaforma si propone di affrontare i seguenti punti:

1 - Relazioni sindacali e ambito contrattuale. Nel rispetto del contratto nazionale e tenuto conto della articolazione organizzativa dell'Arpas è necessario definire il sistema di contrattazione e le relative materie di competenza del tavolo regionale e di quello decentrato dei dipartimenti.

2 - Piena Occupazione. Verifica e definizione degli impegni previsti, anzitutto con riferimento ai concorsi già banditi e bloccati, e in particolare per la stabilizzazione dei lavoratori precari con l'obiettivo di dare certezze alla continuità del servizio che hanno fin ora garantita.

3 - Omogeneizzazione economica e professionale. E’ necessario definire una intesa per uniformare i trattamenti economici e professionali delle diverse realtà confluite, e nell'immediato procedere rapidamente all'avvio della riqualificazione interna dei personale.

4 - Organizzazione dei lavoro. Punto fondamentale da affrontare per definire la regolamentazione dei diversi fattori e istituti contrattuali che concorrono ad una efficiente ed efficace organizzazione del lavoro, quali l'orario, la reperibilità, la mobilità, gli incarichi, le indennità, utilizzo mezzi propri, ecc.

5 - Sicurezza. Verifica dei piani di investimento e azioni di intervento previste dal piano per la sicurezza,

 

 

Cgil, Cisl e Uil sanità pronte allo sciopero regionale      (dies 242/2009)

 

Cagliari – Cgil, Cisl e Uil sollecitano un nuovo incontro con l’assessore regionale della sanità per discutere i problemi più urgenti del comparto. Se non arriveranno risposte, prima stato d’agitazione e successivamente sciopero regionale della categoria. L'Esecutivo regionale unitario della sanità ha indicato il percorso dell’imminente mobilitazione. Il sindacato ha espresso una forte preoccupazione per gli orientamenti che emergono in materia di organizzazione del servizio sanitario della Regione, «in particolare alla luce delle recenti esternazioni fatte dall'Assessore della Sanità in occasione delle visite lampo in alcune realtà dell'isola».

«In perfetta coerenza con l'impostazione del Governo – si legge in una nota firmata dai segretari regionali di categoria Giovanni Pinna (Cgil), Antonio Masu (Cisl) e Adolfo Tocco (Uil) -l'Assessore ha lanciato la caccia ai fannulloni in corsia, anche se ha dovuto riconoscere la grave carenza di personale infermieristico. Attendiamo alla prova dei fatti il comportamento conseguente e quindi un piano di assunzioni, compresa la stabilizzazione di tutto il precariato».

L'Esecutivo del comparto sanità ha espresso forte preoccupazione per l'incertezza sulle prospettive del sistema sanitario, anche alla luce delle politiche di welfare del Governo legate ad un modello di federalismo non solidale, e che perciò «rischia di scaricare – si legge nella nota sindacale - sulle regioni più deboli oneri insostenibili con ripercussioni sulla quantità e qualità dei servizi pubblici ai cittadini».

L'esecutivo ha espresso allarme per gli annunci di ulteriori tagli ai posti letto, e sottolineato che il piano sanitario regionale approvato nella precedente legislatura aveva già operato una scelta di razionalizzazione sia per i grandi che per i piccoli ospedali, ma anche con scelte a favore del riequilibrio territoriale verso le Asl più carenti come ad esempio Olbia e San Gavino.

Il punto più critico resta la crisi degli organici, a cui le Asl rispondono con contratti precari e consulenze.

Secondo i sindacati di categoria, la crisi è ancora più acuta nei servizi esternalizzati, con situazioni di Cigs come nel caso dell'Aias e nelle case di cura Città di Quartu, Lay, Maria Ausiliatrice, Rosa del Marganai. Inoltre nella sanità privata da ben quattro anni non viene rinnovato il contratto nazionale. «Nel terzo settore e nella cooperazione sociale è altissima – evidenzia l’esecutivo unitario - la precarietà nel lavoro, migliaia di operatori subiscono condizioni di lavoro indecenti con il ricatto del posto di lavoro».

 

 

Incontro Anas Cgil-Cisl-Uil e Confidustria. Problematiche S.S. 195                    (dies 243/2009)

 

Cagliari – Soltanto nel 2013 la nuova statale 195 – che collega Cagliari con Teulada dopo aver attraversato Capoterra, Sarroch e Pula – sarà completata e sicura. La notizia è stata data ai sindacati dai responsabili compartimentali dell’ANAS durante una riunione del tavolo di «governance», istituito tra sindacati e Confindustria per gestire la grande area industriale compresa tra la città capoluogo e Sarroch. Il completamento della strada statale 195 rappresenta uno degli obiettivi fondamentali che, da tempo, il sindacato confederale cagliaritano si propone di raggiungere. Una strada importantissima, con volumi di traffico imponenti per il flusso industriale, turistico, residenziale, fondamentale per la viabilità e quindi anche per lo sviluppo industriale della nostra provincia.

I tempi di percorrenza sono biblici, la sicurezza è aleatoria e avventurarsi su quella strada rischia di diventare un’impresa pericolosa per le migliaia di lavoratori che, in questi mesi, devono raggiungere la raffineria della SARAS e le altre imprese della zona di Sarroch.

Per questo, tra gli obiettivi del progetto di Governance questa infrastruttura è sempre stata di massimo rilievo, anche se, dopo tanti anni, la sua definizione rischiava di diventare una chimera.

Finalmente il 7 luglio, nella sede dell’ANAS, presenti i massimi responsabili compartimentali, la Confindustria e le segreterie territoriali di CGIL CISL UIL confederali e della categoria degli edili (per la Cisl Mimmo Contu, Fabrizio Carta e Gianni Abis) l’attesa notizia.

Sono stati stanziati 150 milioni di euro ed è stato aggiudicato un appalto integrato alla ditta EDS Grandi Lavori con un progetto esecutivo e con un ribasso d’asta pari al 30%. Esiste l’approvazione del Ministero dell’ambiente e si sta cercando di accelerare i lavori.

E’ necessario procedere agli espropri e l’ANAS, nei prossimi mesi, andrà avanti in maniera decisa. Si conta di terminare questa prima fase entro il novembre del 2009, anche se vi sono diverse difficoltà relative al numero altissimo di parcellizzazioni (circa 1500) con un numero ancora più ampio di proprietari e con ovvie difficoltà di notificazione degli atti. Su questo aspetto, anche i Comuni ed i sindaci potrebbero fungere da mediatori per evitare, per quanto possibile, i contenziosi con i privati.

Per quanto riguarda le caratterizzazioni e le bonifiche, assolutamente necessarie in un sito considerato inquinato, fatti salvi eventuali impedimenti e difficoltà, si dovrebbero completare entro il 2009. Una volta chiuso il progetto di caratterizzazione, i lavori inizieranno nella primavera del 2010 per concludersi entro tre anni (poco più di 1050 giorni). Il lavoro dell’ANAS andrà integrato con quello del CASIC (oggi CACIP) che dovrebbe completare il lavoro nello svincolo di sua proprietà.

La strada sarà a 4 corsie e si svilupperà, complessivamente tenendo conto anche del pezzo di competenza CASIC, per circa 34 chilometri.

«Il capo compartimento – si legge in una nota della segreteria territoriale Cisl - ha dichiarato che si sta procedendo con il rispetto dei tempi e che le rotatorie attualmente allestite nella 195 non rispondono all’esigenza di velocizzare il traffico ma a quello di renderlo più sicuro, rassicurando le organizzazioni sindacali e la Confindustria sulla messa a norma della rotonda di «Su Loi», oggi contrassegnata da dislivelli pericolosi. Sia da parte delle OO.SS. sia da parte confindustriale sono state espresse preoccupazioni per il ribasso d’asta che, come confermato dall’ANAS, rischia di creare contenziosi e di moltiplicare le perizie di varianti, attraverso le quali le aziende cercano di recuperare sul ribasso d’asta».

 

 

Rinnovo direttivo Anolf Cagliari: martedì 21 luglio 2009 (dies 244/2009)

 

Cagliari - Martedì 21 luglio 2009, ore 16,30, presso la sede della Cisl di Cagliari (via Ancona 11) è convocata la riunione per il rinnovo del direttivo e della Presidenza ANOLF (Associazione nazionale oltre le frontiere) di Cagliari. All’ordine del giorno: relazione presidenza uscente e riepilogo attività svolte nel quadriennio 2005/2009, bilancio consuntivo 2008 e preventivo 2009, composizione direttivo territoriale, elezione Presidenti.

 

 

Bic Sardegna: una vertenza infinita (dies 245/2009)

 

Cagliari - Ancora sofferenze ed incertezze per i 24 lavoratori del BIC Sardegna, l'agenzia governativa della Regione. La legge finanziaria del 2005 prevedeva che i dipendenti, previo concorso, passassero nei ruoli della pubblica amministrazione. Durante la scorsa consiliatura l’operazione di passaggio non è stata completata anche a causa della caduta della giunta regionale. Una soluzione, quella del concorso, non del tutto soddisfacente per i dipendenti perché non assicura in modo automatico il loro passaggio negli organici regionali. I lavoratori dovrebbero entrare nell'agenzia Sardegna Promozione i cui ruoli sono stati definiti negli scorsi mesi. «Eppure si tratta di lavoratori che, di fatto – scrive la Cisl territoriale di Cagliari - operano già all'interno della Regione e di diversi assessorati». Ancora non si conoscono le intenzioni della nuova Giunta. Se cioè intende completare l'iter del concorso o se, invece, vuol ricercare altre soluzioni, quale quella già avanzata nei mesi scorsi e respinta dalla vecchia Giunta regionale anche su pressione di alcune OO.SS. «In sostanza la Regione – spiega la Cisl di Cagliari - potrebbe comprare le quote raggiungendo il 100% della proprietà del BIC e poi provvedere all'assorbimento diretto dei dipendenti, come già avvenuto in alcuni casi consimili». Dopo alcuni solleciti delle OO.SS., si è tenuto un incontro con il capo di gabinetto della Presidenza della Giunta il quale, dopo aver preso nota delle indicazioni della delegazione sindacale (per la Cisl Fabrizio Carta, Marco Angioni, Ursula Carboni) ha inviato una lettera agli assessorati della Programmazione e del Lavoro per sollecitare l'apertura di un tavolo tecnico.