ANNO XXVII - NUMERO 22

6 luglio 2009

 

dies 226

Anche il mondo imprenditoriale, della cooperazione e delle professioni aderisce allo sciopero generale del 10 luglio 2009. Alla manifestazione interverranno 10 mila lavoratori

 

dies 227

10 luglio 2009: sciopero di 8 ore per tutti i lavoratori dei settori produttivi e dei servizi a rete della Sardegna con manifestazione regionale a Cagliari

 

dies 228

Il congresso del popolo sardo come contributo per una fase costituente sul versante economico, sociale, istituzionale

 

dies 229

Oristano. Scuola superiore: 79 posti dichiarati in esubero. Protesta Cisl

 

dies 230

Dossier industria/1. I dati della crisi economica e sociale della Sardegna

 

dies 231

Dossier Industria/2. L’industria e le attività produttive: epicentro della crisi    

 

dies 232

Dossier Industria/3. La crisi dell’industria petrolchimica in Sardegna

 

dies 233

Dossier Industria/4. La crisi nel Sulcis Iglesiente

 

dies 234

Sindacato Inquilini. Ripreso il confronto con la regione Sardegna sui temi del comparto casa

 

 

 

Anche il mondo imprenditoriale, della cooperazione e delle professioni aderisce allo sciopero generale del 10 luglio 2009. Alla manifestazione interverranno 10 mila lavoratori           (dies 226/2009)

 

Cagliari - Anche il mondo imprenditoriale, delle professioni, della cooperazione, le rappresentanze del settore agricolo aderirà allo sciopero generale dell’Industria e dei servizi a rete proclamato e programmato da Cgil, Cisl e Uil della Sardegna nella giornata di venerdì 10 luglio prossimo.

Il sì alla all’iniziativa sindacale è stato dato mercoledì 2 luglio scorso da Confindustria, Api sarda, Lega delle cooperative, Coldiretti, Confagricoltura e Confapi intervenute all’incontro organizzato dalle tre OO.SS. confederali. L’adesione formale e le modalità di partecipazione saranno decise nei prossimi giorni dai direttivi delle singole organizzazioni.

E’ destinato, perciò, ad aumentare il numero dei partecipanti allo sciopero generale del 10 luglio. Cgil, Cisl e Uil hanno messo in moto una macchina organizzativa che porterà nelle strade di Cagliari e in piazza del Carmine, dove si concluderà la manifestazione, non meno di 10 mila lavoratori.

Ai sindacati regionali, che in questi giorni incontrano tutte le realtà organizzate dell’isola, continuano a pervenire le adesioni, anche delle istituzioni. Venerdì 9 luglio, al palazzo regio di Cagliari, assemblea generale dell’Unione delle Province Sarde (UPS) per ufficializzare la partecipazione allo sciopero. Contatti sono in corso anche con gli organismi dirigenti dell’ANCI Sardegna.

“La partecipazione unitaria delle forze sindacali, professionali, imprenditoriali, della Cooperazione e delle Istituzioni rafforza - hanno detto i segretari regionali Piero Cossu (Cgil), Mario Medde (Cisl) e Francesca Ticca (Uil) - la posizione complessiva dell’isola nei confronti del Governo e rappresenta una sollecitazione ulteriore all’apertura di un tavolo a Palazzo Chigi sulla vertenza-Sardegna”.

Lo sciopero del 10 luglio 2009 segna anche l’inizio di una mobilitazione del sindacato che, nel prossimo autunno, convocherà il Congresso del popolo sardo – con tutte le forze sociali, economiche, partitiche, culturali - per elaborare una piattaforma politico-programmatica rivendicativa nei confronti dello Stato e dell’Unione Europea.

 

 

10 luglio 2009: sciopero di 8 ore per tutti i lavoratori dei settori produttivi e dei servizi a rete della Sardegna con manifestazione regionale a Cagliari            (dies 227/2009)

 

Cagliari – I sindacati del settore industria e dei servizi a rete il 10 luglio sciopereranno contro lo smantellamento di tutto l’apparato produttivo isolano ; le morti, gli infortuni sul lavoro e le politiche degli appalti al massimo ribasso; disoccupazione e nuova emigrazione; aumento delle povertà e smantellamento del sistema formativo. I sindacati chiedono alla Giunta di darsi una strategia anticrisi e al Governo nazionale la riapertura di un tavolo istituzionale dove affrontare le molte questioni aperte necessarie a riposizionare la Sardegna per renderla in grado di ripartire con slancio dopo l’attuale tempesta economica e monetaria. «La nostra isola – ha detto Mario Medde venerdì 3 luglio durante la conferenza stampa organizzata da Cgil, Cisl e Uil per presentare motivazioni e organizzazione dello sciopero – rischia di non essere competitiva quando ripartirà l’economia nazionale e internazionale». Per i sindacati il 10 luglio è una data importante: sarà il primo sciopero generale unitario da 6 anni e mezzo. «Parte una stagione di mobilitazione e di lotta – hanno detto i segretari generali Medde (Cisl), Costa (Cgil) e Ticca (Uil) – per rafforzare l’apertura di un confronto tra Governo-Regione-parti sociali ed economiche, dopo un sostanziale immobilismo che ha caratterizzato governi di centro destra e centro sinistra». Critici i segretari generali con la Giunta regionale, che non ha mantenute le promesse fatte in campagna elettorale, compresa la concertazione, ignorata sul recente collegato alla Finanziaria. In segno di protesta i segretari generali Medde, Costa e Ticca il 3 luglio non hanno partecipato all’incontro della Giunta con i sindacati per l’illustrazione del piano regionale di sviluppo.

Sono 16 le rivendicazioni messe sul tavolo della protesta da Cgil, Cisl e Uil. In cima alla richieste una nuova politica industriale che parta dal consolidamento dell’apparato esistente. Quindi il rispetto delle norme per la tutela dell’ambiente e della sicurezza nei luoghi di lavoro, l’avvio dei lavori di bonifica dei siti industriali; l’apertura immediata di un tavolo alla Presidenza del Consiglio dei ministri sull’emergenza sarda; il rilancio della ricerca e della sperimentazione; una nuova intesa istituzionale di programma stato-regione e un Accordo di programma quadro riveduto e corretto per il rilancio delle attività produttive. Impegno del governo sul rilancio della chimica e del tessile sardo,  sviluppo dell’intera filiera del settore agroalimentare e il rilancio delle zone interne, utilizzo del Carbone Sulcis per la produzione di energia pulita; metanizzazione della Sardegna sono alcuni dei principali punti della piattaforma vertenziale di Cgil, Cisl e Uil regionali.

 

Il congresso del popolo sardo come contributo per una fase costituente sul versante economico, sociale, istituzionale    (dies 228/2009)

 

Cagliari – Cgil, Cisl e Uil preparano il congresso del popolo sardo, Un momento unitario di tutti i lavoratori, dei pensionati e del sistema produttivo dell’Isola, per dare più forza a una fase costituente, sia sul versante economico che su quello istituzionale e dei diritti di cittadinanza. « Di fronte alla gravità della crisi economica e sociale della Sardegna è indispensabile – dice Mario Medde, segretario generale della Cisl sarda - una forte coesione sociale e l’unità delle associazioni e rappresentanze economiche. Le proposte utili a rilanciare la crescita e lo sviluppo della Sardegna debbono accompagnarsi alle necessarie riforme istituzionali, prima tra tutte la rivisitazione dello statuto speciale e la rinegoziazione dei poteri della Regione con lo Stato».

Il nuovo congresso del popolo sardo, cui stanno lavorando Cgil, Cisl e Uil della Sardegna per il prossimo autunno, rappresenta una scadenza non solo sociale, ma allo stesso tempo assume una valenza politica e istituzionale.

«In una fase di riposizionamento, non solo delle nazioni, ma anche delle economie e dei territori, la Sardegna deve dotarsi – aggiunge Medde - di istituzioni forti e partecipate, di un nuovo modello di sviluppo, di imprese in grado di reggere la nuova competitività dei mercati».

Il primo segnale che il sindacato sardo vuole dare lungo questo percorso è l’iniziativa di sciopero dell’industria del 10 luglio, a cui intende dare continuità con il congresso del popolo sardo e la costituente per un nuovo statuto speciale.

 

 

Oristano. Scuola superiore: 79 posti dichiarati in esubero. Protesta Cisl            (dies 229/2009)

 

Oristano - Prima è stato il turno della scuola primaria. «Ben 36 posti sono stati restituiti, inutilizzati, alla Direzione Generale Regionale e – dice Pino Ciulu, segretario generale Cisl scuola - i tagli a quell’ordine di studi sono stati feroci. Ora è la volta della scuola secondaria di 2° grado nella quale 79 sono i posti in esubero in provincia. Una vera mattanza! Prossimamente toccherà alla scuola secondaria di 1° grado e al personale ATA».

Di questa situazione «per ora si accorge solo il personale sbattuto da una parte all'altra della provincia o parcheggiato in soprannumero in una graduatoria provinciale. Ma a settembre – aggiunge Ciulu - saranno alunni e famiglie ad accorgersi del disastro creato in tutti gli ordini di scuola. I precari non solo non troveranno posto per una assunzione in ruolo che attendono magari da lustri, ma non troveranno neppure una nomina precaria per un anno scolastico. Veri e propri licenziati»

 

 

Dossier industria/1. I dati della crisi economica e sociale della Sardegna          (dies 230/2009):

 

Cagliari - I dati della Sardegna contenuti nella rilevazione istat del primo trimestre 2009 attestano il crollo del tasso di occupazione al 49,4%, e il tesso di attività al 57,6%. Si è di fronte ai dati più bassi degli ultimi cinque anni. Il tasso di disoccupazione sale al 14,1%.

La lettura delle ultime rilevazioni sulle forze lavoro documenta una caduta dell’occupazione del 5,5% rispetto a dodici mesi fa. Oggi il numero degli occupati nell’Isola è simile a quello del gennaio 2004: 575 mila unità tra dipendenti e indipendenti.

È proseguita la perdita di posti di lavoro nell’industria (-10 mila negli ultimi dodici mesi), e – in valori assoluti – è ancor più consistente la debacle nel settore dei servizi (-24 mila) che, negli ultimi anni, tra occupazione precaria e saltuaria, aveva consentito la tenuta e addirittura la crescita degli occupati.

Un altro indicatore della situazione di crisi viene dall’inps. Le domande di disoccupazione ordinaria pervenute all’Istituto tra gennaio e aprile 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, hanno registrato un incremento del 44%.

Passano infatti da 9.437 a 13.584.

La punta record si registra nel Nuorese con +56%, il Sulcis Iglesiente e il Sassarese con +49%, Cagliari +38% e Oristano +17%.

Ricordiamo che il requisito per usufruire della disoccupazione ordinaria è due anni di anzianità assicurativa e almeno cinquantadue contributi settimanali nel biennio.

Restano stabili le domande di disoccupazione con i requisiti ridotti (è necessario avere settantotto giornate lavorative nell’anno precedente e un contributo settimanale nel biennio).

Il numero delle domande con i requisiti ridotti è stato di 36.766 richieste, con un incremento del 7% nell’Iglesiente come punta record.

Altro indicatore che attesta il precipitare della crisi produttiva è l’utilizzo della cassa integrazione.

In questi primi mesi del 2009 la cassa integrazione guadagni ordinaria ha registrato, rispetto ai primi 4 mesi del 2008, un incremento di +87%, con un numero di ore autorizzate pari a 831.766.

La cassa integrazione straordinaria, sempre in questo periodo, ha registrato un incremento del 5%, con un numero di ore autorizzate di 988.166.

Questo ultimo dato non appare preoccupante solo perché, rispetto alla cigs, straordinaria, è in campo un altro strumento, la cigs e la mobilità in deroga, che risulta essere più conveniente per le imprese e per queste ragioni più utilizzata: sino a questo momento sono 354 le imprese che ne hanno fatto richiesta per un totale di 4.000 lavoratori. Ma le aspettative segnalate a livello territoriale indicano in 10 mila i lavoratori interessati agli ammortizzatori sociali in deroga.

A fronte di una situazione sempre più drammatica, che vede migliaia e migliaia di lavoratori perdere il posto di lavoro o utilizzare, in continuità di rapporto, gli ammortizzatori sociali, c’è anche un numero sempre più consistente di giovani che da inoccupati non riescono ad accedere a un posto di lavoro.

 

 

Dossier Industria/2. L’industria e le attività produttive: epicentro della crisi                (dies 231/2009)

 

Cagliari - Gli indicatori attestano una crisi occupazionale e del mercato del lavoro che rinvia non solo alle croniche difficoltà delle opportunità lavorative, ma soprattutto alla crisi produttiva e industriale.

Il valore aggiunto dell’industria ai prezzi di base, nei dati ISTAT pubblicati sino al 2007, e con il 2008 che non presenta caratteristiche comunque diverse, documenta molto bene le difficoltà del settore industriale.

 

 

 

Valore aggiunto dell’industria ai prezzi di base (in milioni di euro)

anno 2000

anno 2001

anno 2002

anno 2003

anno 2004

anno 2005

anno 2006

anno 2007

4.375,1

4.468,2

4.881,1

4.801,2

4.895,5

4.775,2

4.644,6

4.643,1

La crisi dei settori produttivi nell’Isola è dunque precedente alla recessione mondiale che ha colpito anche il nostro Paese a seguito delle note vicende dei mutui sub-prime.

In questi ultimi anni l’andamento dell’economia regionale attesta questa difficoltà derivante in primo luogo da una crisi produttiva che si riflette nell’indicatore del prodotto interno lordo.

L’evoluzione del PIL 2000/2007 nella variazione annuale evidenzia, infatti, per la gran parte degli anni una fase pre-recessiva; la crescita è vicina allo zero.

Solo per titoli è importante richiamare alcune emergenze industriali:

§        il costo dell’energia. Problema di enorme rilevanza anche alla luce del crollo dei prezzi dei metalli.

§        La crisi del comparto agro-alimentare che ha perso nell’ultimo anno quattro impianti (unilever, sardegna carni, palmera e formaggi sardi di macomer).

§        Le note difficoltà della chimica sarda con più  di 3.000 lavoratori a rischio. In primo luogo nel petrolchimico di Portotorres, per il disimpegno di eni e per le vicende successive all’acquisizione da parte di sartor.

§        La crisi del polo minero-metallurgico del Sulcis. La punta dell’iceberg è quella di eurallumina a Portovesme, con 700 lavoratori in cig straordinaria, di cui 350 diretti e 350 nell’indotto.

§        La crisi del polo tessile nella Sardegna centrale con i tre impianti fermi della legler e 800 lavoratori in legge prodi dall’1 ottobre 2008. La queen è in procedura concorsuale e ha 200 lavoratori in cassa integrazione.

 

alcuni dati sui punti di difficoltà dell’industria sarda

società

diretti

indiretti

società

diretti

indiretti

PORTOTORRES - PETROLCHIMICO POLIMERI EUROPA

800

700

ASSEMINI - SINDYAL (impianto cloro)

280

150 appalto)

PORTOTORRES - INEOS – IMPIANTO PVC

160

100

SALINE CONTIVECCHI

80

40

OTTANA - EQUIPOLIMERS

170

100

PORTOVESME srl - MINERO METALLURGICO

800

400

CENTRALE ELETTRICA - OTTANA ENERGIA

120

70

EURALLUMINA

800

400

LEGLER TESSILE - MACOMER – SINISCOLA – OTTANA

850

600

ALCOA

600

300

CAGLIARI/SARROCH - POLIMERI EUROPA

450

300

CARBOSULCIS - MINIERA

600

300

CAGLIARI/SARROCH - SASOL PARAFFINE

90

60

SILIUS

150

70

È bene evidenziare che le multinazionali presenti nell’Isola si sono ritirate lasciando sul terreno macerie economiche e sociali.

L’olandese unilever, la russa rusal, la svedese rockwool, l’americana dow chemical, l’inglese ineos e il loro indotto costituito di medie, piccole e piccolissime imprese di manutenzione sono, o possono diventare, vuote sigle dietro le quali si sta consumando il dramma di migliaia e migliaia di lavoratori e delle loro famiglie.

Il sistema industrial del Sulcis è pesantemente in crisi da diverso tempo. Il polo tessile del Nuorese è stato di fatto azzerato, e se dovesse venir meno equipolimers, Ottana diventerebbe di nuovo un deserto industriale.

Lo stesso distretto dei lapidei vive una fase di crisi, mentre le sporadiche presenze industriali dell’Oristanese e del Medio Campidano sono inadeguate a garantire lo sviluppo del territorio.

Il polo nautico dell’Ogliastra, che doveva diventare l’alternativa al fallimento della cartiera, pare già ridimensionarsi.

Il territorio di Cagliari riflette la crisi dell’apparato industriale chimico e i disimpegni nell’agroalimentare e nei servizi.

 

Dossier Industria/3. La crisi dell’industria petrolchimica in Sardegna    (dies 232/2009)

 

Cagliari -  La crisi dei siti chimici in Sardegna risente, tra le altre e principali cause, della mancata attuazione dell’Accordo di Programma sulla chimica, sottoscritto a Roma presso Palazzo Chigi il 14 luglio 2003.

L’Accordo, che prevedeva una dote di 300 milioni di euro, è rimasto inevaso tranne che per una tranche pari a 36 milioni di euro come contributo al progetto equipolimers a Ottana. Per questa azienda esiste ora un rischio molto forte di abbandono del sito.

1.     Nei cinque anni trascorsi la Regione ha riunito l’Osservatorio regionale per la chimica una sola volta e si è perso il contatto con l’Osservatorio nazionale. Ciò ha contribuito a ridurre, nel tempo, l’interesse verso l’Accordo di Programma e ai problemi posti a livello regionale e nazionale dalle difficoltà dell’industria chimica.

2.     Centrale, per il rilancio della chimica sarda, era ed è il progetto per il cloro/pvc che riguarda Marghera, Ravenna, Portotorres e Assemini.

3.     Dopo una lunga trattativa, ineos, la società leader in Europa per la produzione di pvc derivato dal cloro, ha ceduto all’imprenditore veneto Sartor gli impianti di Marghera e di Portotorres. Trascorso un lasso temporale molto breve, a causa dell’ostilità di eni che ha portato il prezzo della materia prima (dicloroetano) per fare il pvc da 85 a 277 euro/tonnellata, Sartor per non portare i libri contabili in tribunale ha chiesto l’amministrazione controllata. Sono stati quindi nominati tre commissari. Ad oggi è stato solo scongiurato il fallimento e si mantengono gli impianti in marcia con grave pericolo di fermata in attesa che arrivi un nuovo imprenditore.

4.     È evidente dunque il disinteresse eni per la chimica nazionale e per quella sarda. La Sardegna rischia di perdere Portotorres se non verranno migliorate le tecnologie del craking per incrementare la produzione di Etilene. Si consideri che i due impianti più moderni (fenolo e cumene) staranno fermi per più di un anno, il rischio è che lo stabilimento di Portotorres perda 50/70 milioni di euro ogni anno, mettendo a rischio circa 1.000 lavoratori diretti più altri 800 indiretti.

 

5.     Per questo va fatta chiarezza sul piano industriale 2009/2012 che Polimeri Europa ha presentato ad eni per un importo di 800/900 milioni di euro, di cui oltre 100 milioni dovevano essere investiti a Portotorres sul craking. L’investimento è stato ridimensionato a 700 milioni e sono fortemente in dubbio le risorse per Portotorres.

 

6.     L’investimento sul craking è indispensabile per garantire una maggiore produzione di etilene che migliorerebbe l’efficienza dello stabilimento. Tra l’altro si alimenterà, con questa materia prima, la maggior produzione di cloro/pvc che era previsto nel progetto Sartor (sa.fi). A condizione ovviamente che il sistema del pvc venga rilanciato.

 

7.     Da evidenziare che Sartor aveva acquisito lo stabilimento ex ineos di Portotorres e doveva anche acquisire quasi per intero lo stabilimento di Assemini (syndial), compresa la salina Contivecchi. syndial (eni) avrebbe curato solo le bonifiche ad Assemini, Ottana, Portotorres e parte del Sulcis Iglesiente.

 

8.     È altresì importante sottolineare che il petrolchimico di Sarroch, legato in parte, per conto lavorazione, con saras (linea delle benzine), e vincolato con il px (paraxilolo) allo stabilimento equipolimers per la produzione del pet ad Ottana (da notare che, se chiudesse Ottana, correrebbe forti rischi la stabilità di Sarroch) va tenuto proprio per questo in costante monitoraggio. Tra Sarroch e Assemini sono a rischio 1.300 lavoratori diretti più 800 indiretti.

9.     Nel territorio di Ottana è a rischio equipolimers che produce pet (plastica per bottiglie, troppo alto il costo dell’energia, dei trasporti e dei servizi, sono a rischio anche le altre piccole aziende con 400 lavoratori diretti e 200 indiretti

 

 

La crisi nell’industria del Sulcis Iglesiente             (dies 233/2009)

 

Cagliari - L’attenzione della situazione industriale del Sulcis Iglesiente va indirizzata sulle produzioni di zinco, alluminio sottolineando gli aspetti relativi alle bonifiche ambientali ed allo sfruttamento del Carbone Sulcis.

PORTOVESME SRL           produzione di zinco, piombo, argento e oro

Attualmente la fabbrica impiega 350 lavoratori su 700 (gli altri sono tutti in cigs), si parla di personale diretto della Portovesme.

A questi lavoratori in cassa integrazione vanno aggiunti altri 350 lavoratori delle Imprese d’appalto.

La situazione di crisi è determinata soprattutto dagli alti costi energetici per i quali si attende ancora una definizione legislativa da parte del Governo nazionale (vpp).

Il virtual power plant rappresenta una soluzione tampone che assisterebbe le industrie energivore abbassando il costo dell’energia ai livelli praticati dai competitori italiani, ma specialmente europei che, a differenza dei nostri stabilimenti, pagano a 1/3 il costo dell’energia.

La portovesme ha inoltre presentato come soluzione strutturale un progetto di parco eolico per autoproduzione, tale progetto che se autorizzato richiederebbe almeno diciotto mesi per la sua realizzazione è ancora allo studio dei vari assessorati regionali.

La multinazionale glencore è interessata a proseguire le sue produzioni per altri vent’anni anni sempreché si risolvano, in particolare, le problematiche legate ai costi energetici che possono essere aggiuntivi a quelli sui trasporti e sulle carenze infrastrutturali(porto, strade, continuità territoriale delle merci).

Sarebbe però già un grande passo in avanti se si risolvesse il problema energia con vpp, Accordo di programma sugli investimenti per il raddoppio produttivo e parco eolico.

ALCOA                                 produzione alluminio primario

Questa industria soffre gli stessi problemi di cui sopra, attualmente occupa circa 800 lavoratori tra diretti e indiretti.

È anch’essa un’industria energivora come la portovesme, ma gli alti costi sull’energia costringerebbero gli azionisti americani ad abbandonare le produzioni sarde e costruire impianti gemelli altrove.

La soluzione anche per ALCOA passa attraverso la legge del VPP che consentirebbe la marcia degli Impianti rendendoli competitivi nei confronti del resto d’Europa.

EURALLUMINA                 produzione di allumina per il mercato dell’alluminio

Attualmente gli azionisti russi della rusal, gravemente indebitati a livello mondiale, a causa della diminuzione della richiesta di alluminio hanno chiuso le produzioni in vari Paesi, tra i quali, Portovesme, che vantava una produzione di 1200.000 tonnellate/annue.

Tutta la forza lavoro è in cigs con accordo sottoscritto al Ministero dell’Economia.

La ripresa produttiva dello stabilimento è condizionata dalla ripresa del prezzo dell’alluminio nel mercato mondiale.

OTEFAL                                laminati alluminio

La fabbrica è dal 25 giugno 2009 sotto il totale controllo dei curatori fallimentari.

La ripresa della fabbrica è condizionata nel trovare un imprenditore che voglia occuparsi di queste produzioni.

Ci sono state diverse manifestazioni di interesse. Il fatto che l’acquisizione dello stabilimento costi circa 13 milioni di euro, fa proseguire verso una strada che porta alla totale liquidazione, e ciò sarebbe un vero peccato considerata la validità del prodotto in riferimento al suo mercato: attualmente l’intero organico (circa 200 lavoratori ) è collocato in cigs.

ROOCKWOOL                    produzione lana di roccia

Azionisti australiani con una fabbrica che produce materiali isolanti soprattutto per l’edilizia.

Il mercato esiste, anzi si sta incrementando, ma l’azionista ha voluto disfarsi delle produzioni sarde per costruire una fabbrica con capacità produttive maggiori e costi molto inferiori in Croazia.

I costi lamentati sono soprattutto riferiti all’energia ed ai trasporti della merce.

Ad oggi la fabbrica è chiusa e si stanno discutendo gli accordi sugli ammortizzatori sociali.

Questa fabbrica è nata grazie alla legge 221 sulla riconversione mineraria, quindi ha ricevuto doti finanziarie derivate dalla stessa legge  ma anche per l’assunzione di minatori.

IGEA E CARBOSULCIS     settore minerario

Le altre questioni di rilevanza sono all’interno delle aziende regionali igea e carbosulcis.

Queste realtà produttive vanno avanti grazie alle risorse finanziarie che la Regione indirizza ogni anno nella finanziaria.

Per entrambe sarebbero necessari incontri specifici per intervenire sulla finalizzazione degli interventi di bonifiche ambientali (igea) e per la situazione dello sfruttamento del Carbone Sulcis attraverso la realizzazione di un’eventuale centrale a carbone.

 

 

Sindacato Inquilini. Ripreso il confronto con la regione Sardegna sui temi del comparto casa             (dies 234/2009)

 

Cagliari - Nei giorni scorsi è ripreso il confronto tra le Organizzazioni Sindacali degli inquilini e l’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Sardegna sugli interventi necessari per il comparto casa. Le Segreterie Regionali ritengono sia di fondamentale importanza intervenire urgentemente su alcune tematiche, soprattutto in virtù della crescente ondata di sfratti (ormai circa l’80% è dovuto a morosità) che sta colpendo il territorio. Le misure necessarie sono numerose, e tra di esse le più urgenti riguardano:

 

Ø      Nuovi progetti a lungo termine di Edilizia Pubblica a canone sociale (case popolari), al fine di rivitalizzare il settore pubblico intervenendo sulle fasce più deboli della popolazione, con un freno, attraverso una valida alternativa, agli eccessi del mercato privato;

Ø      La realizzazione di un nuovo Testo Unico che regoli l’Edilizia Pubblica, in sostituzione della Legge Regionale 13/89, ormai vecchia di 20 anni e non più rispondente alle reali condizioni ed esigenze della cittadinanza, le quali andrebbero monitorate con la predisposizione di un Osservatorio permanente sulla casa;

Ø      Trattamento delle morosità pregresse dovute a reali condizioni di bisogno, attraverso la predisposizione di piani di rientro adeguati e sostenibili.

 

Sicet, Sunia, Uniat e Habitat Sardegna hanno appreso di alcune innovazioni legislative nel comparto casa introdotte recentemente dalla Regione Sardegna (che accolgono finalmente alcune delle richieste presentate negli anni scorsi dai sindacati degli inquilini) e la disponibilità espressa durante l’ultimo incontro dall’Assessore ai Lavori Pubblici, Mario Angelo Carta, all’istituzione di un tavolo permanente sulla casa che consenta un reale confronto tra le OO.SS. e l’amministrazione regionale.  

In particolare le misure recentemente introdotte riguardano l’aumento del livello di reddito richiesto per l’accesso all’edilizia popolare (era infatti impensabile che al giorno d’oggi, famiglie il cui reddito non supera i 13 mila euro l’anno fossero escluse dalla partecipazione ai bandi) e la possibilità di usufruire di piani di recupero per i morosi che si sono visti applicare sanzioni dovute ad errori di comunicazione con gli uffici preposti.