ANNO XXVII - NUMERO 22
6 luglio 2009
dies 226
Anche
il mondo imprenditoriale, della cooperazione e delle professioni aderisce allo
sciopero generale del 10 luglio 2009. Alla manifestazione interverranno 10 mila
lavoratori
dies
227
10
luglio 2009: sciopero di 8 ore per tutti i lavoratori dei settori produttivi e
dei servizi a rete della Sardegna con manifestazione regionale a Cagliari
dies
228
Il congresso
del popolo sardo come contributo per una fase costituente sul versante
economico, sociale, istituzionale
dies
229
Oristano.
Scuola superiore: 79 posti dichiarati in esubero. Protesta Cisl
dies
230
Dossier
industria/1. I dati della crisi economica e sociale della Sardegna
dies
231
Dossier
Industria/2. L’industria e le attività produttive: epicentro della crisi
dies
232
Dossier
Industria/3. La crisi dell’industria petrolchimica in Sardegna
dies
233
Dossier
Industria/4. La crisi nel Sulcis Iglesiente
dies
234
Sindacato Inquilini. Ripreso il confronto con la regione Sardegna sui temi del comparto casa
Anche
il mondo imprenditoriale, della cooperazione e delle professioni aderisce allo
sciopero generale del 10 luglio 2009. Alla manifestazione interverranno 10 mila
lavoratori (dies 226/2009)
Cagliari
- Anche il
mondo imprenditoriale, delle professioni, della cooperazione, le rappresentanze
del settore agricolo aderirà allo sciopero generale dell’Industria e dei servizi
a rete proclamato e programmato da Cgil, Cisl e Uil della Sardegna nella giornata
di venerdì 10 luglio prossimo.
Il sì alla all’iniziativa sindacale è stato dato
mercoledì 2 luglio scorso da Confindustria, Api sarda, Lega delle cooperative,
Coldiretti, Confagricoltura e Confapi intervenute all’incontro organizzato
dalle tre OO.SS. confederali. L’adesione formale e le modalità di partecipazione
saranno decise nei prossimi giorni dai direttivi delle singole organizzazioni.
E’ destinato, perciò, ad aumentare il numero dei
partecipanti allo sciopero generale del 10 luglio. Cgil, Cisl e Uil hanno messo
in moto una macchina organizzativa che porterà nelle strade di Cagliari e in
piazza del Carmine, dove si concluderà la manifestazione, non meno di 10 mila
lavoratori.
Ai sindacati regionali, che in questi giorni
incontrano tutte le realtà organizzate dell’isola, continuano a pervenire le
adesioni, anche delle istituzioni. Venerdì 9 luglio, al palazzo regio di
Cagliari, assemblea generale dell’Unione delle Province Sarde (UPS) per
ufficializzare la partecipazione allo sciopero. Contatti sono in corso anche
con gli organismi dirigenti dell’ANCI Sardegna.
“La partecipazione unitaria delle forze sindacali,
professionali, imprenditoriali, della Cooperazione e delle Istituzioni rafforza
- hanno detto i segretari regionali Piero Cossu (Cgil), Mario Medde (Cisl) e
Francesca Ticca (Uil) - la posizione complessiva dell’isola nei confronti del
Governo e rappresenta una sollecitazione ulteriore all’apertura di un tavolo a
Palazzo Chigi sulla vertenza-Sardegna”.
Lo sciopero del 10 luglio 2009 segna anche l’inizio
di una mobilitazione del sindacato che, nel prossimo autunno, convocherà il
Congresso del popolo sardo – con tutte le forze sociali, economiche,
partitiche, culturali - per elaborare una piattaforma politico-programmatica
rivendicativa nei confronti dello Stato e dell’Unione Europea.
10
luglio 2009: sciopero di 8 ore per tutti i lavoratori dei settori produttivi e
dei servizi a rete della Sardegna con manifestazione regionale a Cagliari (dies 227/2009)
Cagliari
–
I sindacati del settore industria e dei servizi a rete il 10 luglio
sciopereranno contro lo smantellamento di tutto l’apparato produttivo isolano ; le morti, gli
infortuni sul lavoro e le politiche degli appalti al massimo ribasso;
disoccupazione e nuova emigrazione; aumento delle povertà e smantellamento del
sistema formativo. I sindacati chiedono alla Giunta di darsi una strategia
anticrisi e al Governo nazionale la riapertura di un tavolo istituzionale dove
affrontare le molte questioni aperte necessarie a riposizionare
Sono 16 le rivendicazioni messe sul tavolo della
protesta da Cgil, Cisl e Uil. In cima alla richieste una nuova politica
industriale che parta dal consolidamento dell’apparato esistente. Quindi il
rispetto delle norme per la tutela dell’ambiente e della sicurezza nei luoghi
di lavoro, l’avvio dei lavori di bonifica dei siti industriali; l’apertura
immediata di un tavolo alla Presidenza del Consiglio dei ministri sull’emergenza
sarda; il rilancio della ricerca e della sperimentazione; una nuova intesa
istituzionale di programma stato-regione e un Accordo di programma quadro
riveduto e corretto per il rilancio delle attività produttive. Impegno del
governo sul rilancio della chimica e del tessile sardo, sviluppo dell’intera filiera del settore
agroalimentare e il rilancio delle zone interne, utilizzo del Carbone Sulcis
per la produzione di energia pulita; metanizzazione della Sardegna sono alcuni
dei principali punti della piattaforma vertenziale di Cgil, Cisl e Uil
regionali.
Il congresso
del popolo sardo come contributo per una fase costituente sul versante
economico, sociale, istituzionale (dies
228/2009)
Cagliari – Cgil, Cisl e Uil preparano il congresso del popolo sardo, Un momento unitario di tutti i lavoratori, dei pensionati e del sistema produttivo dell’Isola, per dare più forza a una fase costituente, sia sul versante economico che su quello istituzionale e dei diritti di cittadinanza. « Di fronte alla gravità della crisi economica e sociale della Sardegna è indispensabile – dice Mario Medde, segretario generale della Cisl sarda - una forte coesione sociale e l’unità delle associazioni e rappresentanze economiche. Le proposte utili a rilanciare la crescita e lo sviluppo della Sardegna debbono accompagnarsi alle necessarie riforme istituzionali, prima tra tutte la rivisitazione dello statuto speciale e la rinegoziazione dei poteri della Regione con lo Stato».
Il nuovo congresso del
popolo sardo, cui stanno lavorando
Cgil, Cisl e Uil della Sardegna per il prossimo autunno, rappresenta una
scadenza non solo sociale, ma allo stesso tempo assume una valenza politica e
istituzionale.
«In una fase di
riposizionamento, non solo delle nazioni, ma anche delle economie e dei
territori,
Il primo segnale che il sindacato sardo vuole dare lungo questo percorso è l’iniziativa di sciopero dell’industria del 10 luglio, a cui intende dare continuità con il congresso del popolo sardo e la costituente per un nuovo statuto speciale.
Oristano.
Scuola superiore: 79 posti dichiarati in esubero. Protesta Cisl (dies 229/2009)
Oristano - Prima è stato il turno
della scuola primaria. «Ben 36 posti sono stati restituiti, inutilizzati, alla
Direzione Generale Regionale e – dice Pino Ciulu, segretario generale Cisl
scuola - i tagli a quell’ordine di studi sono stati feroci. Ora è la volta
della scuola secondaria di 2° grado nella quale 79 sono i posti in esubero in provincia. Una vera mattanza!
Prossimamente toccherà alla scuola secondaria di 1° grado e al personale ATA».
Di questa situazione «per ora si accorge solo il
personale sbattuto da una parte all'altra della provincia o parcheggiato in
soprannumero in una graduatoria provinciale. Ma a settembre – aggiunge Ciulu -
saranno alunni e famiglie ad accorgersi del disastro creato in tutti gli ordini
di scuola. I precari non solo non troveranno posto per una assunzione in ruolo
che attendono magari da lustri, ma non troveranno neppure una nomina precaria
per un anno scolastico. Veri e propri licenziati»
Dossier
industria/1. I dati della crisi economica e sociale della Sardegna (dies
230/2009):
Cagliari - I dati della Sardegna
contenuti nella rilevazione istat
del primo trimestre 2009 attestano il crollo del tasso di occupazione al 49,4%,
e il tesso di attività al 57,6%. Si è di fronte ai dati più bassi degli ultimi
cinque anni. Il tasso di disoccupazione sale al 14,1%.
La lettura delle ultime
rilevazioni sulle forze lavoro documenta una caduta dell’occupazione del 5,5%
rispetto a dodici mesi fa. Oggi il numero degli occupati nell’Isola è simile a
quello del gennaio 2004: 575 mila unità tra dipendenti e indipendenti.
È proseguita la perdita di
posti di lavoro nell’industria (-10 mila negli ultimi dodici mesi), e – in
valori assoluti – è ancor più consistente la debacle nel settore dei servizi
(-24 mila) che, negli ultimi anni, tra occupazione precaria e saltuaria, aveva
consentito la tenuta e addirittura la crescita degli occupati.
Un altro indicatore della
situazione di crisi viene dall’inps.
Le domande di disoccupazione ordinaria pervenute all’Istituto tra gennaio e
aprile 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, hanno registrato un incremento
del 44%.
Passano infatti da
La punta record si registra
nel Nuorese con +56%, il Sulcis Iglesiente e il Sassarese con +49%, Cagliari
+38% e Oristano +17%.
Ricordiamo che il requisito
per usufruire della disoccupazione ordinaria è due anni di anzianità assicurativa
e almeno cinquantadue contributi settimanali nel biennio.
Restano stabili le domande
di disoccupazione con i requisiti ridotti (è necessario avere settantotto
giornate lavorative nell’anno precedente e un contributo settimanale nel
biennio).
Il numero delle domande con
i requisiti ridotti è stato di 36.766 richieste, con un incremento del 7%
nell’Iglesiente come punta record.
Altro indicatore che attesta
il precipitare della crisi produttiva è l’utilizzo della cassa integrazione.
In questi primi mesi del
2009 la cassa integrazione guadagni ordinaria ha registrato, rispetto ai primi
4 mesi del 2008, un incremento di +87%, con un numero di ore autorizzate pari a
831.766.
La cassa integrazione
straordinaria, sempre in questo periodo, ha registrato un incremento del 5%,
con un numero di ore autorizzate di 988.166.
Questo ultimo dato non
appare preoccupante solo perché, rispetto alla cigs, straordinaria, è in campo un altro strumento,
A fronte di una situazione
sempre più drammatica, che vede migliaia e migliaia di lavoratori perdere il
posto di lavoro o utilizzare, in continuità di rapporto, gli ammortizzatori
sociali, c’è anche un numero sempre più consistente di giovani che da
inoccupati non riescono ad accedere a un posto di lavoro.
Dossier
Industria/2. L’industria e le attività produttive: epicentro della crisi (dies 231/2009)
Cagliari
-
Gli indicatori attestano una crisi occupazionale e del mercato del lavoro che
rinvia non solo alle croniche difficoltà delle opportunità lavorative, ma
soprattutto alla crisi produttiva e industriale.
Il valore aggiunto
dell’industria ai prezzi di base, nei dati ISTAT pubblicati sino al 2007, e con
il 2008 che non presenta caratteristiche comunque diverse, documenta molto bene
le difficoltà del settore industriale.
Valore aggiunto dell’industria ai prezzi di base
(in milioni di euro)
|
anno 2000 |
anno 2001 |
anno 2002 |
anno 2003 |
anno 2004 |
anno 2005 |
anno 2006 |
anno 2007 |
|
4.375,1 |
4.468,2 |
4.881,1 |
4.801,2 |
4.895,5 |
4.775,2 |
4.644,6 |
4.643,1 |
La crisi dei settori produttivi
nell’Isola è dunque precedente alla recessione mondiale che ha colpito anche il
nostro Paese a seguito delle note vicende dei mutui sub-prime.
In questi ultimi
anni l’andamento dell’economia regionale attesta questa difficoltà derivante in
primo luogo da una crisi produttiva che si riflette nell’indicatore del
prodotto interno lordo.
L’evoluzione del
PIL 2000/2007 nella variazione annuale evidenzia, infatti, per la gran parte
degli anni una fase pre-recessiva; la crescita è vicina allo zero.
Solo per titoli è importante richiamare
alcune emergenze industriali:
§
il costo dell’energia. Problema di enorme rilevanza anche
alla luce del crollo dei prezzi dei metalli.
§
La crisi del comparto agro-alimentare che ha perso
nell’ultimo anno quattro impianti (unilever,
sardegna carni, palmera e formaggi sardi di macomer).
§
Le note difficoltà della chimica sarda con più di 3.000 lavoratori a rischio. In primo luogo
nel petrolchimico di Portotorres, per il disimpegno di eni e per le vicende successive all’acquisizione da parte di sartor.
§
La crisi del polo minero-metallurgico del Sulcis. La punta
dell’iceberg è quella di eurallumina
a Portovesme, con 700 lavoratori in cig
straordinaria, di cui 350 diretti e 350 nell’indotto.
§
La crisi del polo tessile nella Sardegna centrale con i tre
impianti fermi della legler e 800
lavoratori in legge prodi dall’1
ottobre 2008.
alcuni dati sui punti di
difficoltà dell’industria sarda
|
società |
diretti |
indiretti |
società |
diretti |
indiretti |
|
PORTOTORRES
- PETROLCHIMICO POLIMERI EUROPA |
800 |
700 |
ASSEMINI
- SINDYAL (impianto cloro) |
280 |
150
appalto) |
|
PORTOTORRES
- INEOS – IMPIANTO PVC |
160 |
100 |
SALINE
CONTIVECCHI |
80 |
40 |
|
OTTANA
- EQUIPOLIMERS |
170 |
100 |
PORTOVESME
srl - MINERO METALLURGICO |
800 |
400 |
|
CENTRALE
ELETTRICA - OTTANA ENERGIA |
120 |
70 |
EURALLUMINA |
800 |
400 |
|
LEGLER
TESSILE - MACOMER – SINISCOLA – OTTANA |
850 |
600 |
ALCOA |
600 |
300 |
|
CAGLIARI/SARROCH
- POLIMERI EUROPA |
450 |
300 |
CARBOSULCIS
- MINIERA |
600 |
300 |
|
CAGLIARI/SARROCH
- SASOL PARAFFINE |
90 |
60 |
SILIUS |
150 |
70 |
È bene evidenziare che le multinazionali
presenti nell’Isola si sono ritirate lasciando sul terreno macerie economiche e
sociali.
L’olandese unilever, la russa rusal, la svedese rockwool, l’americana dow chemical, l’inglese ineos e il loro indotto costituito di
medie, piccole e piccolissime imprese di manutenzione sono, o possono
diventare, vuote sigle dietro le quali si sta consumando il dramma di migliaia
e migliaia di lavoratori e delle loro famiglie.
Il sistema
industrial del Sulcis è pesantemente in crisi da diverso tempo. Il polo tessile
del Nuorese è stato di fatto azzerato, e se dovesse venir meno equipolimers, Ottana diventerebbe di
nuovo un deserto industriale.
Lo stesso
distretto dei lapidei vive una fase di crisi, mentre le sporadiche presenze
industriali dell’Oristanese e del Medio Campidano sono inadeguate a garantire
lo sviluppo del territorio.
Il polo nautico
dell’Ogliastra, che doveva diventare l’alternativa al fallimento della
cartiera, pare già ridimensionarsi.
Il territorio di
Cagliari riflette la crisi dell’apparato industriale chimico e i disimpegni
nell’agroalimentare e nei servizi.
Dossier
Industria/3. La crisi dell’industria petrolchimica in Sardegna (dies 232/2009)
Cagliari - La crisi dei siti chimici in Sardegna
risente, tra le altre e principali cause, della mancata attuazione dell’Accordo
di Programma sulla chimica, sottoscritto a Roma presso Palazzo Chigi il 14 luglio
2003.
L’Accordo, che prevedeva una dote di 300 milioni di
euro, è rimasto inevaso tranne che per una tranche pari a 36 milioni di euro
come contributo al progetto equipolimers
a Ottana. Per questa azienda esiste ora un rischio molto forte di abbandono del
sito.
1.
Nei cinque anni trascorsi
2.
Centrale, per il rilancio della chimica sarda, era ed è il progetto per
il cloro/pvc che riguarda
Marghera, Ravenna, Portotorres e Assemini.
3.
Dopo una lunga trattativa, ineos,
la società leader in Europa per la produzione di pvc derivato dal cloro, ha ceduto all’imprenditore veneto
Sartor gli impianti di Marghera e di Portotorres. Trascorso un lasso temporale
molto breve, a causa dell’ostilità di eni
che ha portato il prezzo della materia prima (dicloroetano)
per fare il pvc da
4.
È evidente dunque il disinteresse eni per la chimica nazionale e per
quella sarda.
5.
Per questo va fatta chiarezza sul piano
industriale 2009/2012 che Polimeri Europa ha presentato ad eni per un importo di 800/900 milioni
di euro, di cui oltre 100 milioni dovevano essere investiti a Portotorres sul
craking. L’investimento è stato ridimensionato a 700 milioni e sono fortemente
in dubbio le risorse per Portotorres.
6.
L’investimento sul craking è
indispensabile per garantire una maggiore produzione di etilene che migliorerebbe
l’efficienza dello stabilimento. Tra l’altro si alimenterà, con questa materia
prima, la maggior produzione di cloro/pvc
che era previsto nel progetto Sartor (sa.fi).
A condizione ovviamente che il sistema del pvc
venga rilanciato.
7.
Da evidenziare che Sartor aveva acquisito
lo stabilimento ex ineos di
Portotorres e doveva anche acquisire quasi per intero lo stabilimento di
Assemini (syndial), compresa la
salina Contivecchi. syndial (eni) avrebbe curato solo le bonifiche
ad Assemini, Ottana, Portotorres e parte del Sulcis Iglesiente.
8.
È altresì importante sottolineare che il
petrolchimico di Sarroch, legato in parte, per conto lavorazione, con saras (linea delle benzine), e
vincolato con il px (paraxilolo)
allo stabilimento equipolimers
per la produzione del pet ad
Ottana (da notare che, se chiudesse Ottana, correrebbe forti rischi la
stabilità di Sarroch) va tenuto proprio per questo in costante monitoraggio.
Tra Sarroch e Assemini sono a rischio 1.300 lavoratori diretti più 800
indiretti.
9.
Nel territorio di Ottana è a rischio equipolimers che produce pet (plastica per bottiglie, troppo
alto il costo dell’energia, dei trasporti e dei servizi, sono a rischio anche
le altre piccole aziende con 400 lavoratori diretti e 200 indiretti
La crisi
nell’industria del Sulcis Iglesiente (dies
233/2009)
Cagliari - L’attenzione della situazione
industriale del Sulcis Iglesiente va indirizzata sulle produzioni di zinco,
alluminio sottolineando gli aspetti relativi alle bonifiche ambientali ed allo
sfruttamento del Carbone Sulcis.
PORTOVESME SRL produzione di zinco, piombo, argento
e oro
Attualmente la
fabbrica impiega 350 lavoratori su 700 (gli altri sono tutti in cigs), si parla di personale diretto
della Portovesme.
A questi
lavoratori in cassa integrazione vanno aggiunti altri 350 lavoratori delle
Imprese d’appalto.
La situazione di
crisi è determinata soprattutto dagli alti costi energetici per i quali si attende
ancora una definizione legislativa da parte del Governo nazionale (vpp).
Il virtual power plant rappresenta una
soluzione tampone che assisterebbe le industrie energivore abbassando il costo
dell’energia ai livelli praticati dai competitori italiani, ma specialmente
europei che, a differenza dei nostri stabilimenti, pagano a 1/3 il costo
dell’energia.
La
multinazionale glencore è
interessata a proseguire le sue produzioni per altri vent’anni anni sempreché
si risolvano, in particolare, le problematiche legate ai costi energetici che
possono essere aggiuntivi a quelli sui trasporti e sulle carenze
infrastrutturali(porto, strade, continuità territoriale delle merci).
Sarebbe però già
un grande passo in avanti se si risolvesse il problema energia con vpp, Accordo di programma sugli
investimenti per il raddoppio produttivo e parco eolico.
ALCOA produzione
alluminio primario
Questa industria
soffre gli stessi problemi di cui sopra, attualmente occupa circa 800 lavoratori
tra diretti e indiretti.
È anch’essa
un’industria energivora come
La soluzione
anche per ALCOA passa attraverso la legge del VPP che consentirebbe la marcia
degli Impianti rendendoli competitivi nei confronti del resto d’Europa.
EURALLUMINA produzione di allumina per il
mercato dell’alluminio
Attualmente gli
azionisti russi della rusal,
gravemente indebitati a livello mondiale, a causa della diminuzione della
richiesta di alluminio hanno chiuso le produzioni in vari Paesi, tra i quali,
Portovesme, che vantava una produzione di 1200.000 tonnellate/annue.
Tutta la forza
lavoro è in cigs con accordo
sottoscritto al Ministero dell’Economia.
La ripresa
produttiva dello stabilimento è condizionata dalla ripresa del prezzo
dell’alluminio nel mercato mondiale.
OTEFAL laminati
alluminio
La fabbrica è
dal 25 giugno 2009 sotto il totale controllo dei curatori fallimentari.
La ripresa della
fabbrica è condizionata nel trovare un imprenditore che voglia occuparsi di
queste produzioni.
Ci sono state
diverse manifestazioni di interesse. Il fatto che l’acquisizione dello stabilimento
costi circa 13 milioni di euro, fa proseguire verso una strada che porta alla
totale liquidazione, e ciò sarebbe un vero peccato considerata la validità del
prodotto in riferimento al suo mercato: attualmente l’intero organico (circa
200 lavoratori ) è collocato in cigs.
ROOCKWOOL produzione lana di roccia
Azionisti
australiani con una fabbrica che produce materiali isolanti soprattutto per
l’edilizia.
Il mercato
esiste, anzi si sta incrementando, ma l’azionista ha voluto disfarsi delle
produzioni sarde per costruire una fabbrica con capacità produttive maggiori e
costi molto inferiori in Croazia.
I costi
lamentati sono soprattutto riferiti all’energia ed ai trasporti della merce.
Ad oggi la
fabbrica è chiusa e si stanno discutendo gli accordi sugli ammortizzatori
sociali.
Questa fabbrica
è nata grazie alla legge 221 sulla riconversione mineraria, quindi ha ricevuto
doti finanziarie derivate dalla stessa legge
ma anche per l’assunzione di minatori.
IGEA E CARBOSULCIS settore minerario
Le altre
questioni di rilevanza sono all’interno delle aziende regionali igea e carbosulcis.
Queste realtà
produttive vanno avanti grazie alle risorse finanziarie che
Per entrambe sarebbero necessari
incontri specifici per intervenire sulla finalizzazione degli interventi di
bonifiche ambientali (igea) e per
la situazione dello sfruttamento del Carbone Sulcis attraverso la realizzazione
di un’eventuale centrale a carbone.
Sindacato Inquilini. Ripreso il confronto con la regione Sardegna sui temi del comparto casa (dies 234/2009)
Cagliari - Nei giorni scorsi è ripreso il confronto tra le Organizzazioni Sindacali degli inquilini e l’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Sardegna sugli interventi necessari per il comparto casa. Le Segreterie Regionali ritengono sia di fondamentale importanza intervenire urgentemente su alcune tematiche, soprattutto in virtù della crescente ondata di sfratti (ormai circa l’80% è dovuto a morosità) che sta colpendo il territorio. Le misure necessarie sono numerose, e tra di esse le più urgenti riguardano:
Ø Nuovi progetti a lungo termine di Edilizia Pubblica a canone sociale (case popolari), al fine di rivitalizzare il settore pubblico intervenendo sulle fasce più deboli della popolazione, con un freno, attraverso una valida alternativa, agli eccessi del mercato privato;
Ø La realizzazione di un nuovo Testo Unico che regoli l’Edilizia Pubblica, in sostituzione della Legge Regionale 13/89, ormai vecchia di 20 anni e non più rispondente alle reali condizioni ed esigenze della cittadinanza, le quali andrebbero monitorate con la predisposizione di un Osservatorio permanente sulla casa;
Ø Trattamento delle morosità pregresse dovute a reali condizioni di bisogno, attraverso la predisposizione di piani di rientro adeguati e sostenibili.
Sicet, Sunia, Uniat e Habitat Sardegna hanno appreso di alcune innovazioni legislative nel comparto casa introdotte recentemente dalla Regione Sardegna (che accolgono finalmente alcune delle richieste presentate negli anni scorsi dai sindacati degli inquilini) e la disponibilità espressa durante l’ultimo incontro dall’Assessore ai Lavori Pubblici, Mario Angelo Carta, all’istituzione di un tavolo permanente sulla casa che consenta un reale confronto tra le OO.SS. e l’amministrazione regionale.
In particolare le misure recentemente introdotte riguardano l’aumento del livello di reddito richiesto per l’accesso all’edilizia popolare (era infatti impensabile che al giorno d’oggi, famiglie il cui reddito non supera i 13 mila euro l’anno fossero escluse dalla partecipazione ai bandi) e la possibilità di usufruire di piani di recupero per i morosi che si sono visti applicare sanzioni dovute ad errori di comunicazione con gli uffici preposti.