ANNO XXVII - NUMERO 21

29 giugno 2009

 

 

dies 217

La Maddalena. G8 dei Poveri. Oltre 1000 in corteo da tutta la Sardegna per una sfida non impossibile alla povertà

 

dies 218

La Commissione industria della Camera in Sardegna per la crisi del settore e della chimica

 

dies 219

Il 10 luglio sciopero generale regionale settore industria e servizi a rete

 

dies 220

Stabilizzazione lavoratori di Abbanoa. La Cisl chiede l’intervento del Presidente Cappellacci

 

dies 221

Cagliari città metropolitana per uscire dalla crisi. Consiglio generale Cisl

 

dies 222

Medio Campidano. Definito da Cgil, Cisl e Uil il percorso unitario per avviare la contrattazione sociale

 

dies 223

Il dovere della sicurezza non è l’impegno di pochi giorni, ma per sempre

 

dies 224

L’Istat certifica la crisi del sistema Sardegna. Disoccupazione al 14,1%

 

dies 225

Continua il grido d’allarme della Fiba-Cisl: «Si investe poco in sicurezza»

 

 

 

 

La Maddalena. G8 dei Poveri. Oltre 1000 in corteo da tutta la Sardegna per una sfida non impossibile alla povertà         (dies 217/2009)

 

La Maddalena – I numeri dicono che la sfida è praticamente impossibile. Mille uomini e donne di diversa cultura, religione e nazionalità, che sventolano le bandiera dell’emergenza alimentare mondiale e dell’integrazione, contro alcune centinaia di milioni di persone che vivono nell’abbondanza (il 15% della popolazione mondiale consuma l’88% della ricchezza della terra) e soddisfatte di muri e steccati razziali. Sono, invece, circa 860 milioni gli individui che nel mondo soffrono la fame e vivono in una condizione di povertà estrema, mentre oltre due miliardi si trovano in uno stato di insicurezza alimentare. Una sfida ancor più difficile, perché giocata in un angolo del mondo, in un’isola, la Maddalena, dentro un’altra isola, la Sardegna: entrambe note solo a vip danarosi e potenti che svernano da queste parti. Un’isola, per altro, in cui un quarto dei residenti si confronta ogni giorno con il disagio sociale ed economico. Mille coraggiosi che il 20 giugno 2009, in un tripudio di colori e di bandiere di 55 nazionalità diverse, hanno detto, gridato e cantato, che la povertà si può vincere. E’ il popolo della “carta di Zuri” (le associazioni Caritas, Pastorale del lavoro, Cisl, Uil, Dialogo e Rinnovamento, Acli e Coldiretti) che ha mandato in scena il  più tranquillo “G8” della storia: quello dei poveri. Niente tiratori scelti sui tetti delle case, cortei di autoblindo, guardie del corpo e “gorilla”.

«Nonostante alcuni tentativi di proporre una lettura positiva dell’attuale condizione economica e sociale, non possiamo condividere – ha detto il segretario generale Cisl sarda, Mario Medde - proclami di ottimismo. Non possiamo farlo perché ci siamo abituati a vedere le cose con gli occhi dei poveri, dei disoccupati, degli esclusi, degli emarginati. Gli indicatori economici dicono che è calata la ricchezza prodotta dal Paese, che tanti lavoratori hanno perso il posto e tanti altri sono a rischio. Nonostante le misure intraprese i costi del difficile momento presente ricadono prevalentemente sulle fasce più deboli della società e delle famiglie».

Il 20 giugno scorso a La Maddalena non hanno sfilato solo le persone, ma anche le idee, proclamate da monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, dall’ambasciatore del Senegal in Italia. Da Simona Murtas ( operatore del volontariato sociale), che ha parlato del farsi prossimo della Caritas: «Gli interventi a favore di ciascuno – ha detto- sono fatti riconoscendo l’inviolabile dignità della persona e la comune figliolanza in Dio». Solo a Cagliari ogni giorno si distribuiscono 350 pasti.

Sono idee di un’evidenza lapalissiana anche quelle di Pietro Cuneo, disoccupato: «La povertà è soprattutto conseguenza del non lavoro». Di Elmer Orillo, lavoratore filippino: «Perché non ho la possibilità di accedere al microcredito e iniziare un’attività imprenditoriale, e perché non la casa, eppure pago tasse e contributi come tutti i lavoratori?» E’ il bisogno di giustizia che traspare in queste parole. Sembra tratta da un libro di etica la riflessione di Mohammed Ayyoub (Palestina): «Anche i piccoli sentono la necessità di rivolgersi ai potenti della terra, che tra poco si incontreranno a l’Aquila , per ricordare che quando tutto rovina intorno non è sacrificando al vitello d’oro che ci salviamo, ma perseguendo una politica umanitaria che favorisca la cooperazione tra paesi ricchi e poveri, il ripudio delle guerre guerreggiate e ideologiche, meno spese militari per sfamare la morte , convogliando quelle risorse per alimentare gli uomini». Di Alberto Bottoni pensionato Cisl: «La nostra condizione – ha detto – con la disoccupazione e la precarietà del mondo giovanile rappresentano le facce di uno stesso problema». Idee che – come ha precisato il vescovo di Tempio, monsignor Sebastiano Sanguinetti, nell’anfiteatro naturale dell’Istituto San Vincenzo dove si è conclusa la manifestazione – «Attecchiscono nelle coscienze anche attraverso i piccoli semi gettati e coltivati con perseveranza».

«Vogliamo costruire con tutti gli uomini di buona volontà – ha concluso Medde - un percorso che promuova l’integrazione sociale, economica e culturale di quanti vivono in Sardegna la condizione di povertà e di esclusione sociale. Vogliamo inoltre passare da una società multiculturale ad una società interculturale. Questo programma si sviluppa attraverso processi di adattamento reciproco. È necessario perciò mettere in campo una pedagogia interculturale, che si rivolge a tutti e quindi è un’educazione di tutti alle differenze». Le associazioni della «Carta di Zuri» pensano a un «G8 dei poveri » da realizzare a livello nazionale nel 2010.

 

 

La Commissione industria della Camera in Sardegna per la crisi del settore e della chimica         (dies 218/2009)

 

Cagliari - La Commissione industria della Camera dei Deputati sarà in Sardegna lunedì 29 giugno per verificare lo stato di crisi dell’industria sarda, e in particolare della chimica.

A Portotorres la Commissione industria ascolterà le segreterie regionali confederali che esporranno la difficilissima situazione produttiva e occupazionale dell’Isola, i ritardi e le inadempienze relativi agli accordi di programma sulla chimica, sull’energia e i silenzi sull’impegno assunto di rivedere l’intesa Stato-Regione con uno specifico accordo di programma quadro per rilanciare le attività produttive in Sardegna.

Le segreterie confederali affronteranno anche, in quest’incontro, la situazione del progetto cloro/pvc che interessa la Sardegna, Marghera e Ravenna.

I sindacati evidenzieranno inoltre, alla commissione, l’esigenza di fare chiarezza sul piano industriale 2009/2012 che Polimeri Europa ha presentato ad Eni per l’approvazione e sottolineeranno la necessità di garantire le risorse necessarie al rafforzamento del craking per incrementare la produzione di etilene.

L’audizione sarà utile anche per denunciare le inadempienze riguardanti Ottana, il settore tessile e le difficoltà delle industrie energivore del Sulcis.

La decisione della Commissione industria della Camera di verificare direttamente in Sardegna lo stato di crisi dell’economia isolana assume una notevole rilevanza alla luce dell’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil di tenere lo sciopero generale dei settori produttivi e dei servizi a rete il 10 luglio prossimo.

L’audizione rafforzerà senz’altro la richiesta del sindacato confederale al Governo nazionale per riaprire il confronto a Palazzo Chigi sull’emergenza industriale dell’Isola e dei servizi a rete.

«Non bisogna infatti perdere più tempo – scrive in una nota la segreteria regionale Cisl - di fronte alla continua e costante riduzione di posti di lavoro in tutti i settori economici».

L’Istat ha rilevato nel primo trimestre 2009 un tasso di disoccupazione al 14,1%, mentre il tasso di occupazione è sceso al 49,4% e il tasso di attività al 57,6% (sono i dati più bassi degli ultimi cinque anni). L’industria continua a perdere posti di lavoro: -10.000 negli ultimi dodici mesi.

«Ai parlamentari sardi e a quelli nazionali verrà dunque chiesto – aggiunge la Cisl sarda - non solo di registrare le drammatiche difficoltà produttive dell’Isola ma di farsi interpreti presso il Governo per riaprire i tavoli del confronto con le parti sociali e la Regione e rilanciare insieme al sindacato una nuova vertenza con l’Unione europea sul tema energetico, delle telecomunicazioni e trasporti e sul riconoscimento dell’insularità».

 

 

Il 10 luglio sciopero generale regionale settore industria e servizi a rete       (dies 219/2009)

 

Cagliari – Come previsto, il 10 luglio si fermeranno l’industria sarda e i servizi a rete. Le segreterie regionali CGIL CISL UIL della Sardegna il 18 giugno scorso hanno messo nero su bianco agli impegni assunti e al mandato ricevuto dall’assemblea dei quadri e dei delegati del 9 giugno scorso. Una scelta doverosa, ma ancor più una naturale conseguenza della situazione di crisi che coinvolge tutti i settori produttivi: dalla chimica alla metallurgia, dall’edilizia all’agricoltura, comprese le aziende di allevamento e trasformazione, dall’artigianato alla piccola impresa, ai servizi.

I segretari generali Medde (Cisl), Costa (Cgil) e Ticca (Uil) hanno messo insieme fatti incontrovertibili, che dimostrano l’insostenibilità della situazione. «La razionalizzazione e ristrutturazione delle comunicazioni e dei trasporti sempre più si stanno risolvendo con procedure di mobilità e licenziamenti. Ormai da nove mesi - hanno detto i tre sindacalisti - i dati della cassa integrazione, ordinaria e speciale, crescono in misura drammatica; le aree industriali del Sulcis, di Ottana e Portotorres sono allo stremo». Per non parlare della povertà, che nell’isola è un dramma che coinvolge oltre 400 mila persone e lo stesso tasso di disoccupazione cresce al 14,1%.

«Si rende necessario e urgente – ha aggiunto Medde - il rilancio delle politiche sociali e la difesa del reddito familiare e del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni».

CGIL CISL UIL ritengono assolutamente prioritario istituire un tavolo di crisi regionale per il governo delle emergenze e per dare risposte concrete e strategiche ai disoccupati, alle lavoratrici e ai lavoratori espulsi dal sistema produttivo, ai giovani e agli inoccupati.

Tra le ragioni alla base delle motivazioni dello sciopero del 10 luglio i sindacati mettono l’urgente riapertura di un tavolo nazionale a Palazzo Chigi sui temi dell’Intesa Istituzionale, dell’attuazione dell’accordo sulla chimica, dell’approvazione delle norme e delle leggi riguardanti l’energia, la continuità territoriale per le persone e per le merci.

«Siamo consapevoli – hanno detto Medde, Costa e Ticca - che la vastità e profondità della crisi richiede una reazione straordinaria per metodi e contenuti. Per questo riteniamo di fondamentale importanza costruire un ampio fronte unitario che, partendo dai luoghi di lavoro, coinvolga le istituzioni locali e la Regione»

L’iniziativa del 10 luglio rappresenta anche un primo passo verso un’assemblea del popolo sardo che dia sostanza e forza ad una nuova stagione costituente, che riscriva lo statuto speciale e avvii le necessarie riforme istituzionali, e promuova, nel contempo, una nuova fase di crescita economica e di sviluppo per l’intera Isola.

 

 

Stabilizzazione lavoratori di Abbanoa. La Cisl chiede l’intervento del Presidente Cappellacci         (dies 220/2009)

 

Cagliari - Ormai solo l’intervento del presidente Cappellacci sui vertici di Abbanoa può evitare che il sindacato porti alle estreme conseguenze la protesta per il mancato rispetto, da parte del gestore unico del servizio idrico, degli accordi stipulati e degli impegni assunti con le OO.SS. in materia di stabilizzazione dei lavoratori e di tutela dei diritti acquisiti. La situazione, a giudizio della Cisl, rischia di precipitare e potrebbe mettere a rischio la regolarità dell’erogazione del servizio nelle prossime settimane.

«Tre diversi accordi sottoscritti da dicembre 2008 a oggi – dice il segretario regionale Giovanni Matta - non hanno ancora conseguito l’obiettivo prefissato e di fatto 35 dipendenti del sistema degli appalti da febbraio 2009 sono espulsi dal processo produttivo e si trovano attualmente in disoccupazione. Tutto questo è contrario all’intesa all’origine di Abbanoa e tradisce gli impegni più volte ribaditi che in Abbanoa non si sarebbe perso un solo posto di lavoro».

La Cisl chiede che la Regione, cofirmataria delle intese con sindacato e azienda, si faccia parte attiva per evitare che un’esperienza professionale significativa, come quella impegnata nel sistema idrico, venga dispersa e soprattutto si dia serenità ai 600 lavoratori degli appalti in attesa di vedere onorato l’impegno del dicembre scorso, che prevedeva il mantenimento del posto di lavoro e la continuità dell’impiego all’interno di Abbanoa e di Abbanoa Service.

«Chiediamo alla Regione –conclude Matta - che l’attuale fase di selezione del personale non penalizzi la qualità del servizio da erogare e la normale funzionalità di un’azienda che, alle soglie di un’estate che si preannuncia torrida, non ha ancora definito le modalità di gestione dell’intera organizzazione del lavoro».

 

 

Cagliari città metropolitana per uscire dalla crisi. Consiglio generale Cisl   (dies 221/2009)

 

Cagliari – I problemi del territorio potranno essere affrontati e risolti solo se Cagliari agirà, a prescindere dal riconoscimento legislativo che sarebbe comunque importante, come una città metropolitana a tutti gli effetti, integrandosi con gli altri comuni del territorio. Il Consiglio generale della Cisl cagliaritana anche nell’ultima riunione ha ribadito la sua visione ultraurbana dei problemi di sviluppo e del lavoro. Nei prossimi mesi, infatti, la Cisl di Cagliari sarà impegnata nella predisposizione di una piattaforma rivendicativa che, pur integrata in quella regionale, ne sappia cogliere le specificità e le opportunità peculiari nell’interesse dell’intera isola. Il segretario generale Fabrizio Carta nella relazione d’apertura ha delineato problemi ed emergenze territoriali. A cominciare dalla povertà, passata in pochi anni da un indice del 16% al 24%. Quindi le frequenti crisi nelle diverse aziende della provincia (Bridgestone, Idenix, settore agro alimentare ed edile); la debolezza del tessuto produttivo, in particolare nell’industria con una percentuale di occupazione pari al 16% del totale, sbilanciata verso il settore servizi, spesso non ad alto valore aggiunto; il tasso di disoccupazione nuovamente a due cifre (11,3%), con un forte incremento rispetto al passato, e l’aumento esponenziale dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali in deroga sono tutti elementi che sottolineano una situazione difficile.

Ma l’obiettivo dello sviluppo va coniugato – secondo la Cisl - con le ragioni del rispetto dell’ambiente e della sicurezza. «Non si possono scambiare le vite umane e l’integrità dell’ambiente con le ragioni della produttività ad ogni costo. Quanto accaduto di recente alla SARAS – ha detto Carta - con il tragico incidente sul lavoro nel quale hanno perso la vita tre lavoratori, e quanto accade tutti i giorni nei posti di lavoro e sulle strade della Sardegna non deve più ripetersi. Occorre più impegno da parte delle aziende, degli uffici ispettivi, dello stesso sindacato e dei lavoratori perché si affermi la cultura della sicurezza».

Il Consiglio ha provveduto ad integrare nell’organismo consiliare e nell’esecutivo i rappresentanti del Sicet (Giampaolo Carta), dell’INAS (Giancarlo Frau), dell’ADICONSUM (Simone Girau), dello IAL (Antonio Demontis), dell’ETSI (Giuseppe Vargiu). Per quanto riguarda i rappresentanti dell’ANOLF e dei servizi fiscali, la decisione è stata rimandata ad una prossima riunione.

 

 

Medio Campidano. Definito da Cgil, Cisl e Uil il percorso unitario per avviare la contrattazione sociale (dies/222)

 

Sanluri – Ripartono nel Medio Campidano negoziazione e confronto tra sindacati e Autonomie locali. Una nuova stagione di concertazione sulla contrattazione sociale è stata decisa la scorsa settimana dalle segreterie unitarie, che hanno inviato a ciascuno dei 28 sindaci una richiesta di incontro per conoscere ogni singolo Ente e quindi avanzare specifiche istanze e formulare proposte che incidano positivamente sulla qualità della vita dei cittadini.

«La grave crisi globale che sta producendo i suoi effetti negativi anche nel nostro Territorio, richiede – dicono i segretari generali territoriali L. Zuddas (Cgil), E. Bizzarro (Cisl) e R.Mereu (Uil) - un rinnovato impegno delle Organizzazioni sindacali nei tavoli negoziali con le Istituzioni del Territorio, Provincia, Comuni ed ASL. Occorre, oggi più che mai, rafforzare il nostro sistema di welfare che deve guardare con maggiore attenzione alle nuove povertà, ai nuovi bisogni espressi dalle persone che perdono il posto di lavoro, agli anziani e alle famiglie, che nel corso di questi ultimi anni hanno subito una drastica riduzione del potere d’acquisto dei propri redditi da lavoro dipendente e da pensione».

I sindacati intendono mettere al centro del confronto le politiche di controllo e di contenimento dei prezzi e delle tariffe, il potenziamento della rete dei servizi socio sanitari territoriali con particolare attenzione alle fasce della popolazione che più pesantemente sta pagando il prezzo di questa crisi. Cgil, Cisl e Uil evidenziano i ritardi e la scarsa incisività dei PLUS in questa prima triennalità, e auspicano che, con l’avvio oramai imminente della nuova programmazione dei PLUS per il prossimo triennio, possano recuperarsi le criticità che hanno impedito la realizzazione di importanti servizi per i cittadini, come l’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) da attuarsi congiuntamente tra Comuni ed ASL.

 

 

Il dovere della sicurezza non impegno di pochi giorni, ma per sempre (dies 223/2009)

 

CagliariLa Cisl territoriale di Cagliari non abbassa la guardia sulla sicurezza. A meno di un mese dalla tragedia costata la vita a tre operai delle ditte d’appalto impegnati in lavori di manutenzione all’interno della Saras, il sindacato è categorico: «L’impegno sulla sicurezza e le soluzioni per mettere in atto buone prassi, giornaliere, codificate e istituzionalizzate, deve trovare – dicono Mimmo Contu (segretario territoriale), Marco Nappi (chimici) e Marco Angioni (metalmeccanici) - applicazione quotidiana e duratura nel tempo».

Riflettori puntati, ovviamente, sul sistema industriale dell’area di Sarroch, dove operano a regime ogni giorno 2000 lavoratori con picchi anche di 4000 presenze operaie. I rappresentanti Cisl chiedono la modifica di un modello di lavoro «che in certi periodi, specie nelle grandi fermate e investimenti, subisce delle accelerazioni che mal si coniugano con l’applicazione di buone norme di sicurezza»

La Saras comunica, attraverso l’apposito tavolo in Confindustria, che dopo la tragedia dello scorso 26 Maggio ha intensificato i controlli di sicurezza relativi ai permessi di lavoro per le imprese di appalto e chiede l’applicazione rigorosa delle procedure. Il sindacato non può che essere d’accordo. «Ma le domande più frequenti che noi rivolgiamo costantemente a questa importante committente – scrivono in una nota Contu, Angioni e Nappi - sono di questo tenore: perché tante ore di straordinario? perché non conoscere in dettaglio i carichi di orario di lavoro individuale? perché non rendere strutturale il coordinamento dei rappresentanti lavoratori per la sicurezza? perché non chiedere la certificazione sulla sicurezza delle imprese che vi operano, non creare una banca dati sulla formazione individuale di ogni dipendente che vi opera e lavorare insieme per ottenere un presidio medico zonale che oltre di sicurezza si occupi anche di ambiente e di fenomeni epidemiologici?»

Per i dirigenti Cisl è altresì di fondamentale importanza «avere una conoscenza approfondita sul sistema di assegnazione di lavori con il massimo ribasso. Il sindacato si batte da anni su quest’importante tema, addirittura si era proposto di inserirlo come condizione di un tetto massimo, anche nella recente legge 81 del 2008 (testo unico sicurezza), dettaglio fortemente osteggiato dalle parti datoriali». Su questo punto «molte volte si annidano situazioni che rendono debole il lavoro, i diritti e l’esercizio dell’applicazione della sicurezza».

 

 

L’Istat certifica la crisi del sistema Sardegna. Disoccupazione al 14,1%      (dies 224/2009)

Cagliari - Le criticità del sistema Sardegna, l'assenza di politiche efficaci, l'incapacità di spendita della Regione, più volte denunciate in questi ultimi anni dalla CISL e che hanno portato il sindacato a uno stato di mobilitazione costante, unite ai primi effetti della crisi internazionale, hanno avuto un esito devastante sul mercato del lavoro regionale. La conferma viene dagli ultimi dati Istat, relativi al primo trimestre 2009, pubblicati il 19 giugno scorso. Sono i peggiori di tutto il Mezzogiorno. Crollano il tasso di occupazione, 49,4%, e il tasso di attività, 57,6%, (sono i dati più bassi degli ultimi cinque anni), mentre il tasso di disoccupazione supera nuovamente quota 14%.

E' questa in sintesi la drammatica lettura delle ultime rilevazioni sulle forze lavoro, con una caduta dell'occupazione del 5,5% rispetto a dodici mesi fa. Oggi il numero degli occupati nell'Isola è uguale a quello di 5 anni fa, gennaio 2004, 575 mila unità tra dipendenti e indipendenti.

E' proseguita la perdita di posti di lavoro dell'industria (- 10 mila negli ultimi dodici mesi), ma - in valori assoluti - è evidente la debacle del settore dei servizi (- 24 mila) che, negli ultimi anni, tra occupazione precaria e saltuaria, aveva consentito la tenuta e addirittura la crescita degli occupati.

Alla luce di questi dati, si rafforza l'esigenza di affrontare le emergenze e nel contempo di costruire un percorso di ripresa nel medio periodo, aprendo immediatamente il tavolo di confronto tra Regione e parti economiche e sociali, volto ad individuare interventi il più possibile rapidi ed efficaci.

 

 

Continua il grido d’allarme della Fiba-Cisl: «Si investe poco in sicurezza»   (dies 225/2009)

 

Sassari – Si investe poco in sicurezza. E’, questa, una delle sconsolate ma anche arrabbiate considerazioni del sindacato dei bancari Cisl dopo l’ultimo colpo messo a segno dai rapinatori contro un’agenzia del Banco di Sardegna. «L’ennesima rapina – ha dichiarato Sergio Mura, Segretario Provinciale della Fiba-Cisl di Sassari – suona particolarmente come una beffa». Nei confronti delle  autorità pubbliche, «che continuano a lasciar cadere nel vuoto il nostro appello ad affrontare il problema delle rapine con il contributo del sindacato; della collettività che prima di entrare in banca deve ormai incrociare le dita; e delle aziende di credito che pur di risparmiare sono disposte a subire le rapine impunemente».

 «Il rischio che corre il rapinatore quando effettua una rapina – ha detto Sergio Mura – è identico sia che rubi 5.000 Euro, sia che ne rubi 500.000. Le variabili che lo spingono a porsi con così tanta spregiudicatezza nei confronti di questo rischio è… che il rischio non esiste proprio! Lo smantellamento di molti presidi legati alla sicurezza da parte delle banche e la trascuratezza con cui si affronta il problema delle rapine sono vere armi improprie nelle mani dei rapinatori che sentono di non rischiare quasi nulla. Perciò oggi ogni rapina val la pena di essere tentata, a prescindere dal risultato».

«E’ tempo – ha proseguito Sergio Mura – che si riprenda a ostacolare seriamente il fenomeno, facendo in modo che almeno i rapinatori da quattro soldi, quelli peggiori e più pericolosi, non possano rapinare le banche con la semplicità con cui si preleva ad un bancomat. In questo non aiuta l’accordo stipulato tra Prefettura e ABI (Associazione delle Banche Italiane), senza neppure avvertire il bisogno di chiedere il parere dei sindacati che sulle banche avrebbero parecchie cose da dire».

«Si stanno eliminando le porte di sicurezza e si stanno adottando ridicole porte col sensore come i comuni supermercati - ha concluso Sergio Mura - sono state mandate a casa tutte le guardie, a volte non si riparano i metal-detector, non sempre si utilizzano le casseforti a tempo, si spende sempre meno in sicurezza».