ANNO
XXVII - NUMERO 19
8
giugno 2009
dies
196
9 giugno 2009.
L’Assemblea dei lavoratori dei settori produttivi apre la stagione di lotte
unitarie
dies 197
Cisl sarda:
«Patto per la crescita economica e il lavoro»
dies 198
La crisi
industriale e l’urgenza di una forte iniziativa unitaria in sardegna
dies 199
Mobilità
territoriale e professionale per l'anno scolastico 2009/10: proroghe date
(personale docente scuola secondaria di I e II grado)
dies 200
Cisl Fps:
Fondo integrativo per tutti i dipendenti regionali
dies 201
Cgil-Cisl-Uil
telecomunicazioni. Chiesto un incontro con l’assessore
del Lavoro sul problema Telecom Italia
dies 202
Dopo il
Congresso i nuovi incarichi per i segretari confederali
dies 203
L’11
giugno una folta delegazione della Fnp Sardegna e della Cisl sarda alla
manifestazione nazionale dei pensionati Cisl
dies 204
Nella nuova
provincia di Cagliari il maggior numero di occupati (80,2%) nel settore dei
servizi
9 giugno 2009.
L’Assemblea dei lavoratori dei settori produttivi apre la stagione di lotte
unitarie (dies 196/2009)
Cagliari - Mille lavoratori provenienti da tutti i territori e dai settori
produttivi dell’Isola parteciperanno, il 9 giugno a Cagliari, all’assemblea dei
delegati, promossa da CGIL CISL UIL della Sardegna. Sarà un appuntamento
importante per non dimenticare la sicurezza nel lavoro e per dare voce ai problemi
dello sviluppo industriale.
La decisione delle
segreterie regionali confederali di organizzare una mobilitazione di lavoratori
per il mese di luglio verrà discussa nella grande assemblea del 9 di giugno,
che aprirà appunto una stagione di lotte unitarie, per sollecitare provvedimenti
nazionali e regionali a sostegno dell’occupazione e della crescita economica.
«Cause e responsabilità di questa drammatica crisi
industriale vengono da lontano e
Nel corso dell’assemblea si discuteranno altresì le iniziative a sostegno delle vertenze territoriali e regionali e per sollecitare un programma di sviluppo dell’isola.
Le iniziative del sindacato
rappresentano una opportunità che anche le Istituzioni sarde devono cogliere.
«Il rischio di questa fase economica, a livello internazionale e nazionale, è
che la aree più deboli come
L’obiettivo principale del 9
di giugno riguarda l’avvio di una nuova strategia per lo sviluppo industriale e
produttivo, la riapertura del confronto con il Governo a Palazzo Chigi e una
maggiore e più efficace presenza delle ragioni dell’Isola presso l’Unione
Europea.
I mille delegati che
parteciperanno il 9 all’Assemblea e le segreterie regionali di CGIL CISL UIL
chiederanno dunque un inversione di tendenza che collochi l’industria al centro
delle strategie dello sviluppo.
«L’iniziativa si è resa
indispensabile – aggiunge Medde - per le drammatiche situazioni in cui versano
le attività produttive e, in primo luogo, i siti industriali dell’isola, con
l’obiettivo di ottenere dallo Stato e dalla
Regione un Accordo di Programma Quadro che, nell’aggredire le emergenze,
apra la strada a nuovi investimenti e soggetti imprenditoriali».
Durante l’assemblea verranno
altresì discusse dai lavoratori le modalità e le date per una fase di
mobilitazione e di lotta a sostegno delle vertenze territoriali e regionali e
per sollecitare un programma di sviluppo della Sardegna.
L’esame della situazione
riguarderà, in particolare, la promozione delle filiere e dei distretti produttivi
(una verifica sullo stato dell’opera nella biomedicina, nell’ICT, nelle energie
rinnovabili, nelle costruzioni e restauro, nella moda e tessile, nella
logistica, nei lapidei e nel sughero, nella riconversione dei settori in stato
di crisi, nell’agroalimentare), la riforma degli incentivi, l’innovazione tecnologica.
Ovviamente, l’attenzione dei
delegati sarà incentrata prima di tutto sui problemi ancora irrisolti della
chimica, della metallurgia, dell’energia e dei servizi a rete.
Cisl sarda:
«Patto per la crescita economica e il lavoro» (dies
197/2009)
Cagliari -. Un patto per la crescita economica e per la
promozione del lavoro.
È sempre di più allarme occupazione nell’Isola. I
nuovi dati documentano il precipitare della crisi economica e impongono urgenti
e immediati interventi per attutirne l’impatto e per rilanciare le attività produttive e il lavoro. Infatti
le domande di disoccupazione ordinaria pervenute all’Inps tra gennaio e aprile
2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, hanno registrato un incremento del
44%. Passano infatti da
La punta record si registra
nel Nuorese con + 56%, il Sulcis Iglesiente e il Sassarese con +49%, Cagliari
+38% e Oristano +17%.
Ricordiamo che il requisito
per usufruire della disoccupazione ordinaria è 2 anni di anzianità assicurativa
e almeno 52 contributi settimanali nel biennio.
Restano stabili le domande
di disoccupazione con i requisiti ridotti (è necessario avere 78 giornate lavorative
nell’anno precedente e un contributo settimanale nel biennio).
Il numero delle domande con
i requisiti ridotti è stato di 36.766 richieste, con un incremento del 7%
nell’Iglesiente come punta record.
Altro indicatore che attesta
il precipitare della crisi produttiva è l’utilizzo della cassa integrazione.
In questi primi mesi del
2009 la cassa integrazione guadagni ordinaria ha registrato, rispetto ai primi
4 mesi del 2008, un incremento di +87%, con un numero di ore autorizzate pari a
831.766.
La cassa integrazione
straordinaria, sempre in questo periodo, ha registrato un incremento del 5%,
con un numero di ore autorizzate di 988.166.
Questo ultimo dato non
appare preoccupante solo perché, rispetto alla Cigs straordinaria, è in campo un altro strumento,
«A fronte di una situazione sempre più drammatica – scrive il segretario generale Medde in una nota - che vede migliaia e migliaia di lavoratori perdere il posto di lavoro o utilizzare, in continuità di rapporto, gli ammortizzatori sociali, c’è anche un numero sempre più consistente di giovani che da inoccupati non riescono ad accedere a un posto di lavoro».
La crisi
industriale e l’urgenza di una forte iniziativa unitaria in sardegna. Intervento del segretario
generale, Mario Medde (dies
198/2009)
Cagliari - «La scelta di CGIL CISL UIL della Sardegna di promuovere una
mobilitazione dei lavoratori per chiedere che venga rilanciata l’industria e
per sostenere la crescita economica dell’Isola rappresenta un’opportunità anche
per
Infatti, nella convulsa
situazione che caratterizza a livello internazionale e nazionale tutte le economie,
il rischio è che le aree più deboli e meno economicamente strutturate come
«Proprio per questi motivi è
indispensabile che i bisogni dell’Isola, quelli dell’economia e del sociale in
primo luogo, trovino un’adeguata rappresentanza non solo nell’Isola, ma
soprattutto a Roma e a Bruxelles. Quelle sedi sono non solo affollate ma
impegnate a dare voce a interessi ben più consistenti di quelli della Sardegna.
Ecco perché la mobilitazione dei lavoratori è indispensabile in due direzioni:
per sollecitare le direttrici e gli obiettivi di un nuovo sviluppo e per
riaprire il confronto con il Governo a Palazzo Chigi, e nel contempo
rafforzando la presenza degli interessi sardi a Bruxelles.
«È utile riportare alcuni
dati per spiegare l’urgenza e il significato delle iniziative di lotta del sindacato
sardo. I dati ISTAT sul mercato del lavoro relativi al 4° trimestre 2008
attestano un tasso di disoccupazione del 13,3% rispetto all’11,2% dello stesso
periodo del 2007 e al 10,6% del 4° trimestre 2006. Il tasso di attività
registra il 58,1%, un dato che rappresenta il minimo storico degli ultimi
cinque anni. Gli occupati nel 4° trimestre risultano essere 583.000. Per
riscontrare un dato così basso bisogna risalire al 1° trimestre del 2004.
«Il settore industriale ha
perso, nel 4° trimestre 2008, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente,
20.000 unità occupate, di cui 10.000 nelle costruzioni e il resto
nell’industria in senso stretto. Questi indicatori attestano una crisi
occupazionale e del mercato del lavoro che rinvia non solo alle croniche
difficoltà delle opportunità lavorative, ma soprattutto alla crisi produttiva e
industriale.
Il valore aggiunto
dell’industria ai prezzi di base, nei dati ISTAT pubblicati sino al 2007, e con
il 2008 che non presenta caratteristiche comunque diverse, documenta molto bene
le difficoltà del settore industriale.
in milioni di
euro
|
Anno 2000 |
Anno 2001 |
Anno 2002 |
Anno 2003 |
Anno 2004 |
Anno 2005 |
Anno 2006 |
Anno 2007 |
|
4.375,1 |
4.468,2 |
4.881,1 |
4.801,2 |
4.895,5 |
4.775,2 |
4.644,6 |
4.643,1 |
«La crisi dei settori
produttivi nell’Isola è dunque precedente alla recessione mondiale che ha
colpito anche il nostro Paese a seguito delle note vicende dei mutui sub-prime.
In questi ultimi anni l’andamento
dell’economia regionale attesta questa difficoltà derivante in primo luogo da
una crisi produttiva che si riflette nell’indicatore del prodotto interno
lordo.
L’evoluzione del PIL
2000/2007 nella variazione annuale evidenzia, infatti, per la gran parte degli
anni una fase pre-recessiva; la crescita è vicina allo zero.
percentuale di variazione annua del prodotto interno lordo
|
Anno 2001 |
Anno 2002 |
Anno 2003 |
Anno 2004 |
Anno 2005 |
Anno 2006 |
Anno 2007 |
|
+1,92 |
-0,37 |
+2,12 |
+0,86 |
-0,04 |
+0,94 |
+0,69 |
«A fronte di questi dati, in
una fase recessiva mondiale che si sovrappone a un lungo periodo di stagnazione
dell’economia regionale, è prioritaria una strategia di politica economica e
industriale che consenta di governare non solo le emergenze ma di rilanciare, attraverso
nuove allocazioni di intraprese, la crescita economica e di promuovere nuove
opportunità lavorative.
In questa fase risultano
peraltro aggravate tutte le emergenze che stanno soffocando il fragile tessuto
economico sardo. Infatti, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali è importante
ai fini della difesa del reddito dei lavoratori, ma lascia aperto il problema
del rientro nel posto di lavoro e del rilancio delle attività produttive.
«Solo per titoli è importante richiamare alcune
emergenze industriali:
-
il costo dell’energia. Problema di enorme rilevanza anche alla luce del
crollo dei prezzi dei metalli.
-
La crisi del comparto agro-alimentare che ha perso nell’ultimo anno
quattro impianti (unilever, sardegna
carni, palmera e formaggi sardi di macomer).
-
Le note difficoltà della chimica sarda con 3.500 lavoratori a rischio
nel petrolchimico di Portotorres, per il disimpegno di ENI e per le vicende
successive all’acquisizione da parte di SARTOR.
-
La crisi del polo minero-metallurgico del Sulcis. La punta dell’iceberg
è quella di eurallumina a Portovesme,
con 700 lavoratori in cig
straordinaria, di cui 350 diretti e 350 nell’indotto.
- La crisi del polo tessile
nella Sardegna centrale con i tre impianti fermi della legler e 800 lavoratori in legge
prodi dall’1 ottobre 2008.
«La situazione è dunque
drammatica e non c’è tempo da perdere. La proposta non può essere quella di
governare la crisi inseguendo solo le singole difficoltà; ma di collocare
queste ultime in una strategia di nuova politica industriale. Le direttrici di
marcia che proponiamo, e che necessitano di una grande unità da parte delle
rappresentanze economiche, sociali ed istituzionali sono:
-
la riapertura immediata del confronto stato-regione-parti
sociali a Roma presso
-
un accordo di programma quadro
(Intesa Istituzionale di Programma) per rilanciare l’industria e le attività
produttive in Sardegna, attraverso il concorso e l’apporto di Stato e Regione;
-
l’impegno dello Stato di rilanciare l’attività industriale con
interventi specifici a favore dell’agroalimentare, del tessile,
dell’aerospaziale, della nautica, delle infrastrutturazioni materiali e
immateriali. Nei siti interessati da interventi di risanamento è indispensabile
specificare gli interventi e le risorse finanziarie utili alle bonifiche ambientali.
Il rafforzamento dei siti
industriali sardi deve avvalersi, inoltre, del coinvolgimento delle partecipate
dello Stato quali ad esempio
-
rispetto e totale attuazione degli Accordi di Programma già
sottoscritti e relativi alla chimica e all’energia;
-
avvio di un confronto con l’Unione Europea per la definizione della
partita energetica, e per rafforzare gli investimenti sulle infrastrutture
materiali e immateriali».
Mobilità
territoriale e professionale per l'anno scolastico 2009/10: proroghe date
(personale docente scuola secondaria di I e II grado) (dies 199/2009)
Cagliari - Il Ministero
Istruzione Università Ricerca IUR - per assicurare un'ordinata gestione dei
movimenti dei docenti - comunica con la nota 7801 del 25 maggio 2009 alcune
proroghe di termini previsti dall'O.M. 18/09.
Per la scuola
secondaria di secondo grado:
Per la scuola
secondaria di primo grado:
Cisl Fps:
Fondo integrativo per tutti i dipendenti regionali (dies 200/2009)
Cagliari – Problemi del personale
all’esame della Regione. Il 3 giugno scorso riunioni tecniche con l’Assessorato
al Personale, sulla situazione del FITQ, e con il CORAN (Comitato per la
rappresentanza negoziale) per definire i meccanismi delle progressioni
orizzontali.
La riunione riguardante il FITQ è stata
interlocutoria. Non è stata presentata una proposta di riordino o di modifica
del sistema attuale, ma neanche un quadro di dettaglio sulla situazione del
fondo.
«È stata un’
occasione per ribadire – scrivono in una nota i segretari del comparto Regione,
Renato Sirigu e Massimo Rocchitta - le nostre richieste di fare chiarezza sul
bilancio del fondo, di quantificare le difficoltà e le prestazioni erogate
individuando le categorie e le eventuali prestazioni di tipo mutualistico.
Prima di intervenire sulle modalità della prestazione o della contribuzione, si
ha necessità di capire i meccanismi che hanno condotto alla situazione
attuale».
Al pomeriggio con il CORAN si è discusso di
progressioni.
Cgil-Cisl-Uil
telecomunicazioni. Chiesto un incontro con l’assessore del Lavoro sul problema
Telecom Italia (dies 201/2009)
Cagliari – I Segretari Generali
Territoriali Slc-Cgil (G. Nonnis), Fistel-Cisl (M.Dessì) e Uilcom (T.Ortega)
hanno chiesto un incontro urgente con l’Assessore del Lavoro, Maria Valeria
Serra, per illustrare i riflessi sull’occupazione in Sardegna della vicenda
Telecom. I sindacalisti, in una nota diretta al rappresentante della Giunta,
denunciano «il grave comportamento dell’azienda Telecom Italia che, in maniera
unilaterale» e senza tener conto «delle
intese faticosamente raggiunte dalle OO.SS. con la linea di Relazioni
Industriali, ha dichiarato 470 esuberi a livello nazionale, con avvio della procedura
di mobilità ex L.223/1991. In Sardegna i lavoratori interessati al
provvedimento sono 11, inquadrati nella Directory Assistance – 12.54 e tutti
facilmente riconvertibili in altre strutture aziendali».
Il sindacato
teme che potrebbe trattarsi del «primo di una lunga serie di dolorosi interventi
riorganizzativi, in continuità con la
politica di riduzione dei posti di lavoro che già da tempo Telecom Italia ha
messo in atto in Italia ma in particolare in Sardegna, finora in maniera
indolore solo grazie all’età media dei lavoratori che consentiva loro di
maturare i requisiti per l’accesso alla pensione durante il periodo della
mobilità».
Dopo il
Congresso nuovi incarichi per i segretari confederali (dies 202/2009)
Cagliari - Il
segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni ha reso note le deleghe che sono state affidate ai nove
segretari confederali eletti al XVI Congresso nazionale svolto a Roma dal 20 al
23 maggio.
L’11
giugno una folta delegazione della Fnp Sardegna e della Cisl sarda alla
manifestazione nazionale dei pensionati Cisl (dies
203/2009)
Cagliari - Più di 330 pensionati e una folta delegazione della CISL sarda e dei
territori parteciperanno giovedì 11 giugno 2009 alla manifestazione nazionale,
indetta dalla Federazione nazionale dei pensionati della CISL, in Piazza del
Popolo a Roma.
Si tratta di un appuntamento
di grande rilevanza sociale e politica che ha come obiettivi fondamentali la
rivalutazione delle pensioni, aperta con gli accordi di luglio col Governo
Prodi; l’individuazione di un paniere ISTAT di consumi essenziali degli anziani
contro il carovita; il finanziamento di un fondo di solidarietà per i non
autosufficienti; miglioramento dei servizi per la salute e l’assistenza
puntando sulla loro massima domiciliarizzazione possibile.
Infatti, accanto agli
ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro, è indispensabile che il Governo
maturi decisioni e provvedimenti a favore degli anziani e dei pensionati.
La presenza dei pensionati
della Sardegna e dei lavoratori e dirigenti confederali e delle altre categorie
assume un significato rilevante anche perché il dato medio delle pensioni in
Sardegna è nettamente inferiore a quello nazionale e del Centro Nord.
Nella nuova
provincia di Cagliari il maggior numero di occupati (80,2%) nel settore dei
servizi (dies 204/2009)
Cagliari - Capitale regionale dei
servizi, cenerentola sarda dell’industria: ecco il volto lavorativo
occupazionale della nuova provincia di Cagliari, dove la disoccupazione
raggiunge, come in tutta l’isola, punte elevate – 11,3% (superiore di 5,2 punti
al tasso nazionale) - nonostante un territorio circondato da ciminiere e
capannoni industriali. La recente fotografia Istat sui dati dell’occupazione
2008, disaggregati per le otto province, presenta l’immagine di un’isola
provinciale che vive di call center, supermercati e pubblica amministrazione
con una presenza rilevante di lavoro autonomo o pseudo indipendente, regno del
lavoro atipico e del precariato.
In
provincia di Cagliari sono 8000 gli occupati in agricoltura (2000 dipendenti e
6000 autonomi) pari al 3,7% sul totale occupazione. I lavoratori dipendenti, nell’ambito
del settore agricolo, rappresentano appena il 24% contro una percentuale
nazionale del 47% e regionale pari al 35%. Note ancora più preoccupanti
nell’industria con soli 36000 occupati (16,1%), dato nettamente al di sotto di
quello nazionale (30%) e regionale (21%): il più basso di tutta l’isola. Dei
36000 lavoratori “industriali” il 72% sono dipendenti ( meno 7 punti rispetto
al dato nazionale) e il restante 28% indipendenti. La metà di questi lavoratori
– il 50% - lavora nell’industria in senso stretto (non si considera
l’edilizia). In una territorio economicamente virtuoso la percentuale dovrebbe
salire almeno al 65%: è la prova provata della bassissima industrializzazione
della provincia cagliaritana.
Infine il settore dei servizi rappresenta a Cagliari ben l’80,2% degli occupati, con suddivisione all’interno di questa area tra dipendenti (69%) e indipendenti (31%). E’ questa una caratteristica ben nota del mercato del lavoro cagliaritano: i lavoratori indipendenti superano, in percentuale, ogni media sia nazionale sia regionale.
«La provincia di Cagliari, dopo aver perso la presenza della grande fabbrica agro alimentare della UNILEVER e dopo la ripartenza del Porto Container, non ha crisi emblematiche, ma i processi di Cassa integrazione e di mobilità anche in deroga sono purtroppo molto diffusi. In un’area basata sui servizi – dice il segretario generale territoriale Cisl, Fabrizio Carta - spesso i lavoratori sono privi di adeguati ammortizzatori sociali, molte volte precari o atipici. Il dato sulla percentuale del lavoro indipendente è significativo. La sola industria che fa occupati è quella petrolifera, anche se vi sono controindicazioni per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e, da ultimo, anche la sicurezza dei lavoratori».