ANNO XXVII - NUMERO 18

1 giugno 2009

 

dies 187

Incidente Saras/1. Lavorare per vivere e non per morire

 

dies 188

Incidente Saras/2. Cgil, Cisle Uil chiedono alla Regione il coordinamento degli istituti preposti alla sicurezza

 

dies 189

Incidente alla Saras/3. Il grido dei sindacati: «Lavoro, lavoro sicuro»

 

dies 190

Incidente alla Saras/4. Tre giorni di sciopero proclamati dai metalmeccanici    

 

dies 191

Incidente alla Saras/5. Concordate le linee strategiche per la prevenzione e la sicurezza

 

dies 192

Inizia il 9 giugno la mobilitazione sindacale per il rilancio dell’industria e delle attività produttive

 

 

dies 193

60° anniversario d’insediamento del primo Consiglio Regionale della Sardegna. «I problemi ancora irrisolti dello sviluppo e del lavoro». Una nota del segretario generale della Cisl sarda

 

dies 194

Formazione professionale: La Cisl scuola chiede all’assessore un tavolo per discutere 5 priorità del settore

 

dies 195

Sicurezza sul lavoro. Ordine del giorno del Comitato esecutivo Fnp Sulcis-Iglesiente

 

 

 

 

Sicurezza sul lavoro. Ordine del giorno del Comitato esecutivo Fnp Sulcis-Iglesiente   (dies 187/2009)

 

Cagliari - «Non è per un’inesorabile maledizione biblica che si verificano gli incidenti sul lavoro. Sicuramente anche quello che è costato la vita a tre operai di una ditta esterna impegnati in lavori di manutenzione alla SARAS. Una cosa è certa: il sindacato non sarà mai un impassibile ragioniere di morti bianche, ma chiederà che la Magistratura e l’INAIL facciano piena luce sull’incidente che ha strappato tre lavoratori alla vita e alle famiglie, alle quali la CISL si unisce nel dolore». Il segretario generale della Cisl sarda ha commentato con queste parole la notizia della morte di Gigi Solinas, Daniele Melis e Bruno Muntoni, tre operai della Comesa, fulminati alle 13,50 di martedì 26 maggio dalle esalazioni, mentre alla Saras si apprestavano alla manutenzione di un silos di Mhc1.

«La nuova tragedia ripropone – ha detto Medde - l’esigenza di creare sistemi di prevenzione e di sicurezza sul lavoro. Un impegno politico e morale che vale per tutti gli imprenditori e le aziende, ma ancor più per le imprese di maggiori dimensioni e a più forte rischio diretto e indiretto per i lavoratori e i centri abitati in cui si trovano».

 

 

Incidente Saras/2. I sindacati chiedono alla Regione il coordinamento degli istituti preposti alla sicurezza    (dies 188/2009)

 

Cagliari – Il segretario generale della Cisl sarda ha annunciato un’iniziativa unitaria di mobilitazione per la sicurezza nel lavoro e per chiedere alla Regione di avviare un progetto di coordinamento degli istituti preposti alla sicurezza e di intervento diretto e indiretto a tutela della salute dei lavoratori. Nulla, infatti, si è mosso dall’ultima manifestazione tenutasi per le vie di Cagliari il 17 aprile 2008 proprio contro le morti bianche e per la sicurezza e la dignità nel lavoro.

La Cisl ribadisce i punti delle proposte del sindacato sardo:

r     Attuazione/applicazione del Testo Unico sulla sicurezza nel lavoro approvato dal Consiglio dei Ministri il 1° aprile 2008.

r     Un accordo interistituzionale locale con le rappresentanze economiche e sociali dell’Isola per garantire:

§        l’attività di prevenzione e la tutela della salute nei posti di lavoro;

§        un programma coordinato di interventi per la prevenzione degli infortuni e per rimuovere i rischi;

§        formazione a tappeto di tutti i lavoratori, compresi gli immigrati;

§        sensibilizzazione di imprese e lavoratori. L’Intesa sottoscritta tempo fa, tra INAIL e Assessorato alla Sanità, può rappresentare un tassello importante nel programma di intervento e coordinamento del sistema di prevenzione.

r     Attuazione del Protocollo d’Intesa dell’8 febbraio 2007 tra Assessorato del Lavoro e Parti Sociali per la definizione delle linee guida a livello regionale per l’emersione del lavoro regolare comprese le politiche in favore della stabilizzazione dei rapporti di lavoro precario e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Rafforzamento organizzativo e funzionale degli istituti preposti alla vigilanza e al controllo della sicurezza nei posti di lavoro.

 

 

Incidente alla Saras/3. Il grido dei sindacati: «Lavoro, lavoro sicuro»    (dies 189/2009)

 

Cagliari - Per l’intera giornata di mercoledì 27 maggio lavoratrici e i lavoratori dell’area industriale di Sarroch si sono fermati dopo il gravissimo e drammatico incidente accaduto all’interno della raffineria SARAS.

«Altri tre morti sul lavoro, una sequenza continua e quotidiana che non è solo un fatto statistico ma un vero e proprio dramma sociale. Una società che non riesce a fermare questa strage – scrivono in una nota i segretari territoriali Cgil, Cisl e Uil, Marongiu, Carta e Mereu - interroga la responsabilità di tutti i soggetti, ognuno per la sua parte: Istituzioni, Enti preposti, Imprese, Associazioni datoriali, Sindacati».

I sindacati chiedono « che emerga la verità sui fatti e che siano accertate tutte le responsabilità».

Diritto a un lavoro sicuro, dovere di garantire il lavoro in sicurezza. «Questa relazione elementare – aggiungono i responsabili sindacali - dovrebbe essere riconosciuta da tutti, senza scambi tra il modo di lavorare e lo sviluppo, senza rincorrere l’offerta al massimo ribasso, ma con l’attenzione necessaria alla qualificazione di ogni parte del processo produttivo e considerando il lavoro, il contributo delle persone, come l’elemento da salvaguardare e da tutelare, in ogni direzione».

Cgil, Cisl e Uil territoriali hanno definito, congiuntamente, una serie d’iniziative di natura sindacale utili a ricollocare la questione sicurezza come elemento prioritario.

Innanzitutto, in occasione dei funerali delle vittime, verrà proclamato lo sciopero generale di tutto il territorio provinciale, per favorire la partecipazione ma anche per dare la massima visibilità, nel rapporto con il territorio e con le imprese, al tema «lavoro, lavoro sicuro».

Le OO.SS. hanno anche richiesto alla Confindustria la convocazione, con urgenza, di specifici momenti di approfondimento, con tutte le parti in causa, utili anche alla necessità di utilizzare la strumentazione nel campo della prevenzione e della formazione. Allo stesso tempo, anche attraverso le rappresentanze sindacali aziendali hanno chiesto alle imprese la valorizzazione del ruolo e della funzione degli RLS. «In momenti di confronto interno ragioneremo sugli strumenti dell’azione sindacale, su un tema che – dicono Marongiu, Carta e Mereu .- deve appartenerci e sul quale occorre rafforzare la sensibilità d’intervento: nella direzione di uno specifico e diretto rapporto con le lavoratrici e i lavoratori. Il Sindacato farà la sua parte, occorre che nessuno si sottragga alle responsabilità, a partire dai livelli istituzionali».

CGIL CISL UIL chiedono, quindi, che siano attivati immediatamente tavoli di confronto con la Confindustria e con la SARAS per un esame concreto della situazione.

 

 

Incidente alla Saras/4. Tre giorni di sciopero proclamati dai metalmeccanici     (dies 190/2009)

 

Cagliari - Il coordinamento degli appalti metalmeccanici della Zona Industriale di Sarroch si è riunito il 27 maggio davanti ai cancelli della fabbrica. FIOM/FSM/UILM hanno espresso profondo dolore per il gravissimo incidente sul lavoro che ha causato la morte di tre operai della COMESA.

Come si legge nel sito della Cisl Cagliari, «I metalmeccanici si dissociano fermamente da qualsiasi illazione in merito a presunte responsabilità dei tre lavoratori e onorano la memoria di tre colleghi. Fermo restando che il compito di accertare la dinamica dell'incidente è della magistratura, è necessario identificare e punire duramente le responsabilità a tutti i livelli». Il coordinamento ritiene non più rinviabile il confronto tra rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e le direzioni aziendali dell'appalto e delle aziende committenti, altresì è importante la creazione della figura del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza del sito, ai fini della prevenzione degli infortuni sul lavoro. I metalmeccanici considerano necessario riprendere il confronto con la Confindustria e le aziende committenti sul tema dell'affidamento degli appalti e della precarietà del lavoro. «L'affidamento al massimo ribasso – è scritto nel sito Cisl - rischia di compromettere gli investimenti per la sicurezza. Si ribadisce riattivare il confronto con le Istituzioni per il ripristino del presidio medico sanitario che possa fungere da centro di pronto soccorso in una zona dove si concentra un numero considerevole di lavoratori dipendenti. Il coordinamento dei metalmeccanici pone come condizione indispensabile per la ripresa dell'attività lavorativa una verifica approfondita sulla condizione di sicurezza dell'impianto e proclama due giornate di sciopero da effettuarsi giovedì 28 e venerdì 29 maggio e il blocco dello straordinario fino a nuova comunicazione. Tutto ciò è necessario perché i lavoratori possano recuperare la giusta serenità ed ottenere quelle garanzie a salvaguardia della loro incolumità fisica. Le RSU della zona industriale di Sarroch, oltre ad esprimere la solidarietà alle famiglie dei colleghi deceduti, si attivano per promuovere una sottoscrizione volontaria finalizzata ad alleviare le sofferenze delle famiglie dei caduti sul lavoro».

 

Incidente alla Saras/5. Concordate le linee strategiche per la prevenzione e la sicurezza         (dies 191/2009)

Cagliari - Prosecuzione e rafforzamento delle attività di formazione continua delle risorse umane e dalla diffusione della cultura della prevenzione. Continuazione delle iniziative di adeguamento dell’organizzazione del lavoro, per mantenerla costantemente allineata alle variabili condizioni operative ed all’evolvere del quadro normativo. Applicazione rigorosa, da parte di tutti gli attori coinvolti, delle procedure definite con il costante presidio delle attività ed il continuo miglioramento dell’affidabilità degli impianti. Rafforzamento del sistema di relazioni industriali in atto con garanzia di trasparenza e partecipazione, evidenziando consapevolezze e responsabilità reciproche, assicurando un flusso continuo di informazioni anche attraverso momenti di analisi congiunta sulle tematiche di sicurezza, ambiente e salute.

In questi quattro punti la strategia generale, concordata nei giorni scorsi tra Saras, aziende appaltatrici e committenti, organizzazioni sindacali, per la prevenzione degli infortuni e la sicurezza nei posti di lavoro.

La Cisl territoriale ha partecipato con delegazioni della segreteria confederale (Fabrizio Carta e Mimmo Contu), della Femca-Chimici  (Marco Nappi e Stefano Carta), della FSM-metalmeccanici (Marco Angioni e Salvatore Lai), della FILCA-edili (Gianni Abis).

«La Cisl ha ribadito l’importanza del ruolo della Raffineria nel tessuto economico produttivo della provincia di Cagliari, anche per gli importanti riflessi sullo sviluppo e sull’occupazione. Una realtà da difendere e salvaguardare – ha detto il segretario generale territoriale - pur con il rispetto dell’ambiente e della cultura della sicurezza».

La compostezza dimostrata dal sindacato e dai lavoratori, nonostante il dolore e la rabbia per le tragiche morti, è sicuramente il frutto di un sistema di relazioni industriali ben collaudato e che deve essere ripreso e affinato.

«Tuttavia e nonostante gli ingenti investimenti realizzati sulla sicurezza dalla SARAS le tre morti bianche – ha aggiunto Carta - non possono essere qualificate come fatalità, ma è necessario ricercarne la cause. Di questo si dovrà occupare la magistratura. Ma, in ogni caso, ciò dimostra che su questo terreno bisogna lavorare ancora di più non solo da parte della Saras, ma anche e soprattutto da parte del sistema degli appalti, specie metalmeccanici».

 

La Cisl ha chiesto iniziative concrete per migliorare la cultura della sicurezza e la formazione dei lavoratori, con particolare riguardo a quelli a tempo determinato e delle ditte d’appalto; la realizzazione di una piattaforma di zona, con il completamento della SS 195, la messa a punto della nuova mensa, il rilancio del trasporto pubblico locale, l’istituzione del presidio sanitario ed il coinvolgimento delle istituzioni, a cominciare dalla Regione Sarda.

 

La SARAS ha comunicato che ci sarà una ripresa dell’attività graduale, che verranno riviste e perfezionate le procedure e verrà rafforzata la presenza dei dirigenti e dei quadri SARAS nello svolgimento dell’azione quotidiana. Infine il sindacato ha chiesto che si aprano i tavoli necessari a partire da quello di Governance con la Confindustria, nonché un tavolo con le aziende degli appalti.

 

 

Inizia il 9 giugno la mobilitazione sindacale per il rilancio dell’industria e delle attività produttive      (dies 192/2009)

 

Tramatza – Il prossimo 9 giugno si svolgerà la prima tappa del percorso di mobilitazione e di lotta per rilanciare il comparto industriale e di tutti i settori produttivi dell’isola. Le segreterie regionali Cgil, Cisl e Uil della Sardegna il 28 maggio scorso hanno esaminato, a Tramatza, la drammatica situazione industriale e delle attività produttive in Sardegna.

La desertificazione produttiva in atto in tutti i territori dell’Isola, e in particolar modo nelle aree industriali, attesta una difficoltà che rischia di travolgere definitivamente anche le speranze di rilancio dell’economia sarda, in difficoltà sia per le storiche diseconomie sia per la recessione internazionale che sta colpendo inesorabilmente chimica, tessile, metallurgia, agroalimentare. «Non c’è più tempo da perdere per la politica e le istituzioni regionali e nazionali» è il messaggio lanciato dai sindacati al mondo politico.

Mille delegati e dirigenti del settore industriale e dei servizi a rete - in particolare provenienti dalle fabbriche dei punti di crisi di tutta l’Isola - parteciperanno alla grande assemblea (inizio ore 9,30 nella sede dell’hotel Mediterraneo).

«Sarà un momento molto importante non solo per il sindacato, ma anche per tutta la Sardegna», si legge in  una nota diffusa al termine della riunione unitaria. «Si tratta, infatti, di sollecitare una svolta nelle politiche per lo sviluppo e il lavoro e per riaprire in tempi rapidissimi il tavolo di confronto a Palazzo Chigi tra Governo, Giunta regionale e parti sociali. In una situazione di notevole e difficile crisi internazionale le aree deboli come la Sardegna possono, infatti, praticare una strategia di rilancio economico solo se questa verrà accompagnata da una forte e diffusa partecipazione di popolo».

L’assemblea del 9 giugno 2009 deciderà anche la successiva iniziativa di mobilitazione e di lotta entro i primi giorni del mese di luglio. «Queste iniziative – scrivono Cgil, Cisl e Uil - assumono una valenza ancora più rilevante in considerazione dei tragici avvenimenti che hanno portato alla morte dei 3 lavoratori nello stabilimento Saras di Sarroch. La mobilitazione e la lotta dei lavoratori della Sardegna avrà dunque anche un significato di forte protesta contro le morti bianche e di proposta per un lavoro sicuro e dignitoso».

 

 

60° anniversario d’insediamento del primo Consiglio Regionale della Sardegna. «I problemi ancora irrisolti dello sviluppo e del lavoro». Una nota del segretario generale della Cisl sarda          (dies 193/2009)

 

Cagliari - Il sindacato è stato invitato alla celebrazione del sessantesimo anniversario della prima seduta del Consiglio regionale della Sardegna. L’attuale situazione economica e sociale dell’Isola impone una riflessione e una proposta che vada oltre la celebrazione dell’avvenimento.

 

«Il 28 maggio si celebra il sessantesimo anniversario della seduta di insediamento del primo Consiglio regionale della Sardegna.

«La crisi economica e i dati della povertà e della disoccupazione, insieme alle emergenze industriali e produttive, impongono di andare oltre la pura e semplice celebrazione.

«È utile una riflessione che consenta di leggere l’evoluzione della società sarda e le urgenze di oggi alla luce del percorso compiuto e dei problemi ancora insoluti.

«In questi sessant’anni la Sardegna si è emancipata e ha raggiunto obiettivi importanti di modernizzazione degli assetti civili e sociali. Resta però intatto il divario con le regioni del centro-nord e, ancora di più, con le aree economicamente più avanzate dell’Europa.

«È utile richiamare alcune caratteristiche dello scenario entro il quale si svolse la consultazione elettorale dell’8 maggio 1949 e la seduta del 28 di maggio del primo Consiglio regionale della Sardegna.

«Una relazione dell’ufficio del lavoro per la Sardegna nel 1949 evidenziava «l’andamento di discontinua occupazione nel settore agricolo ed anche in gran parte di quello industriale, ove i cicli di lavorazione sono brevi e discontinui». Come sottolinea Paolo Fadda, nella ricerca sulla storia della CISL in Sardegna, «il primo aspetto che caratterizzava allora il mondo del lavoro isolano era quello del lavoro generico, a giornata, tant’è che ai parlamentari dell’inchiesta parlamentare sulla disoccupazione non erano sfuggiti casi di piccolissimi proprietari che si occupano durante la primavera e l’estate dei propri modesti appezzamenti, mentre cercano occupazione in città negli altri mesi. La stessa distinzione, continua Fadda, tra bracciante agricolo, manovale edile o carovaniere al porto era, per molti lavoratori, un fatto puramente formale, dato che il loro obiettivo era la giornata».

«Secondo la commissione parlamentare d’inchiesta sulla disoccupazione, istituita dalla Camera dei Deputati sul finire del 1951, il 17,2% dei lavoratori sardi erano analfabeti (8,8 il dato nazionale) ed il 48,8% senza alcun titolo di studio, neppure quello elementare (36,6 a livello nazionale).

«Nel censimento del 1951 l’apparato industriale sardo assorbiva il 16% dell’intera forza lavoro regionale, mentre più del 50% era rappresentato dell’agricoltura. Il settore terziario privato (commercio, credito, assicurazioni, servizi vari), impiegava poco meno di 40.000 addetti (1,5 per esercizio).

«Il comparto industriale appariva così costituito: settore minerario 24.550 addetti, settore manifatturiero 32.032, settore edile 10.090, settore energetico 1.829, settore trasporti 12.730.

«Le imprese industriali di una certa dimensione erano assai scarse, ed in parte concentrate nei settori dei trasporti e delle miniere.

«Sempre nella ricerca sulla storia della CISL Paolo Fadda riporta la valutazione di Paola Maria Arcari, docente presso l’Ateneo cagliaritano, e all’interno dell’inchiesta parlamentare sulla disoccupazione: «Senza il soccorso esterno la Sardegna si trova nell’impossibilità di uscire dai circoli chiusi che abbiamo indicato. Occorre cessare di chiedersi se sia lo spopolamento a creare la miseria, o la miseria a creare lo spopolamento. Se sia la povertà a provocare la mancanza di comunicazioni o viceversa. In effetti è proprio l’effetto di una crisi a diventare causa della crisi stessa».

«A distanza di sessant’anni l’industria sarda registra un valore aggiunto sul totale del 19,2% (27% a livello nazionale). Gli occupati dell’industria, edilizia compresa, rappresentano il 20% del totale; 117.000 su 583.000. Le costruzioni sono il 9,9%.

«La ripartizione degli occupati per comparto è la seguente: agricoltura 5,8% con 34.000 unità occupate, industria 20% con 117.000 unità, servizi 74,2% con 432.000 unità. Il dato sui servizi vede la Sardegna sopravanzare l’Italia con quasi 7 punti in percentuale, mentre la Sardegna registra meno attività imprenditoriali, immobiliari e di intermediazione monetaria e finanziaria.

«Il tasso di disoccupazione è invece, nell’ultimo trimestre del 2008, al 13,3%.

«Per quel che concerne i livelli di istruzione della popolazione residente di 15 anni ed oltre, i dati rilevati riportano 387.000 persone (26,8%) con licenza elementare o nessun titolo, 536.000 (37,2% ) con licenza media, 35.000 (2,5%) con qualifica professionale, 363.000 (25,1%) con diploma di maturità, 122.000 (8,4%) con dottorato, laurea e diploma universitario.

«Abbiamo riportato solo alcuni numeri per dare una sommaria idea delle differenze riguardanti essenzialmente il lavoro e la struttura produttiva tra due fasi storiche così vicine, ma anche socialmente ed economicamente abbastanza lontane.

«Eppure i problemi più rilevanti che hanno storicamente caratterizzato la questione sarda, e connotato l’intero itinerario della specialità autonomistica, sono ancora all’ordine del giorno del dibattito politico, sociale e istituzionale. Certo, si è compiuta la prima modernizzazione dell’Isola; ma restano inespresse le enormi potenzialità a causa in primo luogo delle diseconomie conseguenti al mancato riconoscimento delle specificità storico, culturali, geoterritoriali.

«In molti casi le responsabilità sono da ascrivere ai gruppi dirigenti della politica e delle istituzioni che, nei diversi periodi, hanno privilegiato più il proprio cursus honorum che il raggiungimento degli obiettivi di autogoverno, alla scarsa capacità di rappresentanza reale degli interessi da parte della politica, alle inadempienze nel patto costituzionale Stato-Regione di importanti obblighi verso l’Isola. Si pensi all’urgenza di una moderna rete stradale e ferroviaria, alla continuità territoriale delle persone e delle merci, al riconoscimento dello status di insularità, al diritto a servizi sanitari e sociali moderni ed efficienti, al diritto allo studio e ad una scuola in grado di rapportarsi ad un mercato del lavoro efficiente, ad un sistema di produzione e approvvigionamento energetico competitivo e diffuso.

«A distanza di sessant’anni dalla prima seduta del Consiglio regionale, è dunque evidente quanto si sia logorata e del tutto consumata l’idea e pratica della specialità autonomistica. Ma non sono venute meno le ragioni forti dell’autogoverno dei sardi e l’urgenza di rivedere il patto costituzionale tra la Sardegna e lo Stato attraverso una nuova Carta statutaria che riconosca nel federalismo l’organizzazione istituzionale più adeguata alle attuali necessità dell’Isola.

«Per questo la CISL chiede da anni un’assemblea costituente per la riscrittura dello statuto sardo e per inserire l’Isola, da protagonista, nel processo di integrazione dell’Europa dei popoli.

«A sessant’anni dalla prima seduta del Consiglio regionale è evidente la necessità di un nuovo modello di democrazia partecipata che porti non solo ad un nuovo patto costituzionale, ma ancora prima ad una legge fondamentale che, nel definire un federalismo interno, delinei anche una strategia di sviluppo economico e sociale al quale deve concorrere l’Italia e l’Unione europea.

«In questa direzione il lavoro e i lavoratori rappresentano un tassello prioritario e fondamentale per l’emancipazione e per la crescita sociale e culturale, così come è stato per la prima modernizzazione della Sardegna e per l’affermazione dei diritti sindacali.

 

 

Formazione professionale: La Cisl scuola chiede all’assessore un tavolo per discutere 5 priorità del settore            (dies 194/2009)

 

Cagliari – La riapertura del tavolo sulla formazione professionale è stata chiesta dalla Cisl scuola nei giorni scorsi durante un incontro con l’assessore del Lavoro, Maria Valeria Serra. Il segretario generale di categoria, Enrico Frau, e Anna Melis in rappresentanza dei formatori, hanno invitato il rappresentante della Giunta a rimettere al centro della discussione le problematiche della F.P. La Cisl scuola ne ha indicato 5, tutte prioritarie e urgenti: lista speciale;  legge 47; attività di Formazione ( Piano Straordinario Pluriennale e Valorizzazione delle risorse Umane; licenziamenti Scuola Edile e IMEF - ITALIA (11 mesi senza stipendio nonostante le attività e l'erogazione delle risorse da parte dell'Assessorato.

 

 

Sicurezza sul lavoro. Ordine del giorno del Comitato esecutivo Fnp Sulcis-Iglesiente   (dies 195/2009)

Cagliari – L’incidente sul lavoro che il 26 maggio scorso è costato la vita a tre operai addetti alla manutenzione di un impianto Saras ha suscitato molte reazioni: tra i lavoratori in attività, ma anche tra i pensionati. Portavoce di questi ultimi si è fatto il Comitato esecutivo della Fnp-Sulcis Iglesiente che nella sua ultima riunione ha votato un ordine del giorno dove chiede che ogni struttura di lavoro garantisca « sempre la massima sicurezza di ogni lavoratore e la dignità irrinunciabile della sua famiglia». Il comitato esecutivo il 27 maggio scorso, dopo la comunicazione del segretario generale territoriale, Piero Agus, sull’urgenza di mettere sempre l’uomo al centro del lavoro, si è unito al «dolore e al lutto delle famiglie delle tre vittime: Gigi  Solinas, Bruno Muntoni e Daniele Melis, deceduti nello svolgimento del loro turno di lavoro»

Il comitato esecutivo non solo spera con tutte le forze  che simili tragici fatti siano nel tempo del tutto eliminati, nel pieno rispetto delle norme, ma ha anche chiesto alla Cisl regionale che «all’interno della vertenza sullo sviluppo della Sardegna abbia il dovuto rilievo la problematica della sicurezza negli ambienti di lavoro nelle grandi come nelle micro aziende e negli appalti, evitando che turni di lavoro stressanti o appalti al massimo ribasso compromettano l’incolumità dei lavoratori».