ANNO
XXVII - NUMERO 07
9
marzo 2009
dies
70
Mario
Medde, segretario regionale della Cisl, smentisce la sua nomina ad assessore
nella Giunta regionale
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71
Ammortizzatori sociali per 3600 lavoratori. Sottoscritta
l’intesa con il Presidente della Regione
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72
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73
Alberto
Bottoni riconfermato segretario generale dei pensionati sardi Cisl
dies
74
Banca
di Credito sardo. Cisl Cagliari: «Ok solo se ci sarà un modo nuovo di operare»
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75
Campus
universitario: le vere ragioni, secondo il Sicet, di un no inatteso
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76
Pino
Cìulu confermato segretario territoriale Cisl Scuola Oristano
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77
Scuola.
Part-time. Trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a parziale.
Entro il 16 marzo 2009 la domanda (per tutto il personale)
dies
78
Welfare.
Fnp Cisl: «I pensionati della Cisl pronti a mobilitarsi se il governo non
ascolterà le loro rivendicazioni, ma dicono no a manifestazioni ideologiche
dies
79
Frau
segretario generale regionale Cisl scuola
dies
80
Le
mimose nel 2009 non fioriscono in Sardegna. L’8 marzo nella nostra isola
Mario
Medde, segretario regionale della Cisl, smentisce la sua nomina ad assessore
nella Giunta regionale (dies
70/2009)
Cagliari – Con una
nota ufficiale diffusa venerdì 6 marzo scorso, il segretario generale della
Cisl sarda, Mario Medde, ha definito «destituita di ogni fondamento» la
notizia, rimbalzata più volte sui giornali, di un’imminente sua partecipazione
alla Giunta regionale della Sardegna, la prima del Presidente Ugo Cappellacci.
Anche in
campagna elettorale i giornali avevano data come certa la candidatura di Medde
nelle liste del centrodestra, puntualmente non avvenuta. Dopo il risultato
delle votazioni l’inserimento del segretario generale Cisl nel toto-assessori.
Anche questo non verificatosi.
Ammortizzatori sociali per 3600 lavoratori. Sottoscritta
l’intesa con il Presidente della Regione (dies
71/2009)
Cagliari – Interessa
3600 lavoratori, l’accordo, firmato venerdì 6 marzo, presso
Il provvedimento è destinato ai lavoratori esclusi –
a causa di crisi aziendali – dai processi produttivi.
«
Poiché è inimmaginabile che il sistema sardo possa
reggersi sugli interventi previsti dagli ammortizzatori sociali, per
I lavoratori beneficeranno dei
trattamenti in deroga fino alla data del 31 dicembre 2009 previa verifica
tecnica sulla sussistenza dei requisiti.
Le parti territorialmente competenti,
firmatarie dell'accordo, si impegnano alla gestione degli esuberi attraverso il
ricorso a percorsi di riqualificazione e di reinserimento sia in prospettiva
dell'attuazione dei singoli piani industriali predisposti dalle aziende
interessate, sia per le altre iniziative di investimento previste nei diversi
territori. Si impegnano anche a sottoscrivere un protocollo di politiche attive
in favore dei lavoratori destinatari dell'accordo.
Nell'accordo vi sono alcuni impegni in
capo al Presidente della Giunta (delegato alla firma dell'accordo con il Governo)
e all'Assessore del Lavoro che si impegna ad inserire nei programmi di
reimpiego e di formazione i lavoratori non ricollocabili diversamente. Italia
Lavoro attuerà il monitoraggio dei lavoratori e della spesa.
Per quanto riguarda la provincia di Cagliari,
le aziende inserite sono:
Cigs:
Gruppo Moby (12), Osmantibus (6),
Inpredil (100);
Mobilità:
Sarmed (Medio campidano - 47, Coop Lav.
associati (6), CR. Santa Lucia (3), Divan (1), Notaio Fadda (1), Ecosar (11),
Aias (138), Anap (5), Cnosfap (14), Crfpa (24), Enaip (30), Fulgens (113),
Iriapa (6), Ial Sardegna (24), Medigas (134), Scuola Edile (13), Tref Coop (8),
Vitrociset (12), Casa di cura città Quartu (14), Casa di cura Lay (31),
Dicovisa (8), Editar (17), Ella cooperativa (11), Ipe (6), Itis (7), Valriso
(6), Cannas (4), Vig. Sardegna (47), Vig. Quartu (45), Casa M. Ausiliatrice (8)
Cagliari – La grave crisi economica e
occupazionale del Sulcis-Iglesiente ha raggiunto proporzioni drammatiche, come
mai si era visto in passato. L’emergenza ha richiamato l’attenzione del Papa
che, all’Angelus di domenica 1° marzo, ha esortato i fedeli a incoraggiare « le
autorità politiche e civili e gli imprenditori affinché si faccia fronte a
questo momento difficile con l’impegno di tutti, ricordando che la priorità va
data ai lavoratori e alle loro famiglie». Una situazione, quella del Sulcis,
che interpella
Con una seconda lettera alla diocesi il vescovo di
Iglesias ha indicato alcune azioni «doverose oltre che urgenti per
Alberto
Bottoni riconfermato segretario generale dei pensionati sardi CISL (dies 73/2009)
Cagliari – Alberto Bottoni è stato riconfermato segretario generale della Fnp-Cisl
Sardegna. Nei prossimi 4 anni collaboreranno con lui in segreteria Anna Rita
Careddu (Oristano) e Achille Trogu (Cagliari). L’elezione di Bottoni è giunta
al termine di un vivace congresso, l’ottavo della categoria, al quale hanno
partecipato 150 delegati in rappresentanza di più di 80 mila iscritti alle 110
leghe comunali in cui si articola
Un appuntamento sindacale
importante perché ha portato alla ribalta la situazione di una categoria che
sta assumendo, sotto molti profili, un ruolo rilevante nella società sarda.
Innanzitutto per l’età media sempre più alta della popolazione isolana. Un
allungamento, fortunatamente generalizzato, della vita, tanto che si calcola
che nel mondo, nel 2050, una persona su sei avrà più di 65 anni e vi saranno 70
pensionati ogni 100 lavoratori. In Italia, quindi in Sardegna, il rapporto tra
pensionati e lavoratori potrà superare addirittura anche il 110%. Un
invecchiamento, che, come ha detto Bottoni nell’ampia relazione d’apertura,
richiede servizi socio-sanitari sempre più adeguati alle esigenze della terza
età. Tra le ricorrenti richieste presentate dalle 110 leghe (articolazione
territoriale della Fnp sarda, in genere una per comune) e negli 8 congressi
provinciali sono stati sollecitati miglioramento e maggiore celerità delle
strutture di prevenzione, cura e analisi medico-sanitarie.
Gli anziani percepiscono come una vera e propria minaccia alla vita i
tempi biblici delle liste d’attesa per visite specialistiche nelle strutture
pubbliche. L’over 60, infatti, si trova davanti a un bivio drammatico: pagare
le strutture private o rinunciare alla terapia. «Non è giusto che l’anziano per
curarsi – dice Alberto Bottoni – debba spendere i risparmi di una vita, se li
ha, oppure chiedere l’aiuto dei figli. In caso contrario sperare nella
Provvidenza».
Il disagio sanitario si accompagna, nella maggioranza dei casi, alle
difficoltà economiche. «Per i pensionati – ha detto il segretario generale
nazionale della categoria, Antonio Uda – gli ultimi 17 anni sono stati
pesantissimi. Dal 1992, da quando cioè fu tolto alle pensioni il collegamento
alla dinamica salariale e l’aumento, ogni sei mesi legato all’inflazione. In
tutto questo tempo i redditi dei pensionati hanno perso oltre il 35% del loro
valore. Se c’è una classe veramente impoverita, è quella dei lavoratori in
quiescenza».
Uno sguardo agli importi delle pensioni sarde
fotografa con chiarezza la situazione in cui si trovano migliaia di pensionati.
L’importo medio mensile delle pensioni sarde è, infatti, pari a 614,22 euro.
Con una pensione di questa
entità è facile immaginare che la gran parte degli oltre 370 mila poveri sardi
vanno ricercati nella categoria degli over 60. La soglia della povertà relativa
è calcolata in 970,34 euro mensile per due componenti. L’importo medio mensile
di pensioni e assegni sociali in Sardegna nel 2008 è stato di 318,34 euro.
L’importo medio mensile delle pensioni ai superstiti di 486,14 euro. L’importo
medio mensile delle pensioni di vecchiaia di 880,13 euro.
La provincia
che nel 2008 ha registrato l’importo mensile più basso è quella di Oristano
dove le 54.784 pensioni erogate raggiungono la media di 536,8 euro. Segue il
Nuorese: 50.982 pensioni con valore medio mensile pari a 546,86 euro.
Ogliastra: 18.516 pensioni per un importo medio mensile di 550,63 euro. Medio
Campidano 32.737 pensioni per una valore medio di 563,96. Olbia Tempio: 33.489
pensioni per 592,21 Euro. Sassari 93.754 pensioni a 617,57 euro. Cagliari
122.317 pensioni e 666,03 euro. Infine Carbonia-Iglesias con 36.033 pensioni
per un importo medio di mensile di 741,45 euro.
Il ruolo organizzativo della Fnp e la centralità della categoria nella
rivendicazione di molte vertenze socio-assistenziali è stato ribadito, nel suo
intervento al congresso, da Mario Medde, segretario generale della Cisl sarda.
Il prossimo quadriennio, ha detto il leader regionale, sarà strategico per lo
sviluppo e il progresso dell’isola non solo sul fronte dell’occupazione, ma
anche delle conquiste che maggiormente incidono sulla qualità della vita.
Le “penne bianche “sarde (65
anni e più) rappresentano, tra la popolazione residente per classe di età, il
terzo raggruppamento più numeroso (305.799 persone pari al 18,4% dei sardi ),
dopo il gruppo dei 25-44 anni (516.515 persone) e 45-64 anni (454.115), che
insieme formano il 69,1% dei residenti. I ragazzi tra 0-14 anni costituiscono
il 12,5% della popolazione residente.
E’, dunque, la struttura
della popolazione sarda ad attribuire naturalmente agli anziani un ruolo
fondamentale nella società isolana, che gli iscritti alla Fnp Cisl della
Sardegna intendono svolgere interamente, soprattutto nei campi dei servizi
socio-sanitari e assistenziali.
L’età media della
popolazione sarda tende a salire: nel 2008 era pari a 43,8, più alta della
media dei residenti nel Mezzogiorno (42,0), e praticamente al livello della
media italiana (44,0). L’indice di vecchiaia (cioè il rapporto percentuale tra
la popolazione residente di 65 anni e oltre e la popolazione residente di età
0-14 anni) della popolazione sarda (nel 2008 pari a 146,9) è nettamente il più
alto d’Italia: 115,8 nel Mezzogiorno e 142,8 in Italia.
Banca
di Credito sardo. Cisl Cagliari: « Ok solo se ci sarà un modo nuovo di operare» (dies 74/2009)
Cagliari – Alla presentazione del Banco di Credito Sardo c’erano tutti: autorità civili, militari e religiose, ovviamente esponenti del mondo bancario nazionale e regionale, rappresentanti della cultura universitaria. Mancavano solo i sindacati di categoria e confederali perché non avvisati dell’importante iniziativa.
«Evidentemente – scrivono in una nota Fabrizio
Carta, segretario generale Cisl Cagliari e, e Michele Mannu, segretario territoriale
dei bancari Cisl - i massimi vertici della Banca, presenti a Cagliari per
l’occasione, non hanno sentito l’esigenza di rapportarsi con la società sarda e
cagliaritana o, almeno, con quella rappresentata dal sindacato dei lavoratori».
Eppure la componente sindacale rappresenta una parte rilevante del sistema
bancario, almeno per due aspetti. «Quello interno, perché i dipendenti della
Banca sono – scrivono Carta e Mannu - l’asse portante dell’azienda di credito
con la loro professionalità e la loro capacità, ma anche dal punto di vista
esterno, visto che rappresentano migliaia di lavoratori e pensionati, utenti
della banca». Il giudizio dei sindacati è molto esplicito: «Non è un buon
inizio per una Banca che, radicandosi nel territorio, dovrebbe essere molto
attenta ad intessere rapporti con il mondo dell’associazionismo e con quello
del lavoro».
Carta e Mannu fanno notare che per anni, si è
parlato di accorpamento di banche e «il cuore ed il cervello delle stesse si
sono allontanati dal territorio, con l’effetto di fare delle banche un
organismo ben lontano dalle esigenze degli utenti».
Quando si parla di sviluppo, non può essere
trascurato il ruolo e l’azione della Banche. Si è discusso per anni del fatto
che le banche dovevano diventare sempre più grandi e che non ci fosse bisogno
di banche locali. «Così facendo – spiegano Carta e Mannu - le direzioni
centrali si sono insediate fuori della Sardegna e le agenzie locali non hanno
la benché minima autonomia nella concessione dei crediti. La storia di questi
mesi insegna che si deve ripensare anche questo modello e con le banche grandi
sono necessarie anche le locali, che raccolgono e investono sul territorio. La
nostra Regione è sempre di più terra di raccolta ma non di investimento da
parte delle Banche». «Sono anche ben noti – aggiungono i due sindacalisti Cisl
- alcuni atteggiamenti delle banche, mirati solo a far utili».
Per
Campus
universitario: le vere ragioni, secondo il Sicet, di un no inatteso. (dies 75/2009)
Cagliari – Il no all’originaria ipotesi
del campus universitario concentrato nell’area dell’ex semoleria, in viale
«Quello che il Comune non ci dice e che il SICET (Sindacato Inquilini Casa e Territorio aderente alla CISL) chiede con forza è quali saranno i fondi utilizzati per le opere, come saranno acquisite e recuperate le aree in un centro storico che viene venduto a peso d'oro e soprattutto – aggiunge il dirigente della categoria inquilini - dove trovare lo spazio per la costruzione dei servizi necessari, che non sono di certo i ristoranti panoramici di cui sentiamo parlare. Inoltre ci interessa anche comprendere chi dovrebbe occuparsi della gestione di un patrimonio per il quale più che diffuso ci pare più corretto l'aggettivo frammentato».
L'idea del SICET è che il recupero del centro storico passi per un’adeguata politica abitativa, «che non può essere misurata in posti letto, ma in unità abitative, con l'integrazione di edilizia privata e pubblica (sociale in primo luogo), cosa che non esclude in alcun modo, ovviamente, anche la creazione di alloggi destinati agli studenti. Inoltre – dice Turco - un campus diffuso in una zona della città in cui la viabilità è già difficile, non sembra in grado di rispondere alle esigenze di mobilità degli studenti i quali, è bene ricordarlo, non sono solo quelli del polo giuridico-economico o di Sa Duchessa, ma anche quelli che hanno parte o tutte le proprie lezioni nel complesso della Cittadella Universitaria di Sestu o in altre aree lontane dal centro storico».
Il Sicet attende chiarimenti da parte dell'amministrazione comunale, con la speranza, conclude il dirigente, «che questa volta abbiano carattere concreto e non siano limitati a dichiarazioni di intenti generiche che, come tali, paiono sempre condivisibili, ma che in realtà mascherano un’insanabile carenza di programmi di edilizia concreti e, soprattutto, concertati».
Pino Cìulu riconfermato segretario
territoriale della Cisl Scuola (dies
76/2009)
Oristano – Pino Cìulu è stato confermato segretario generale territoriale della Cisl Scuola, al termine del congresso celebrato il 4 marzo ad Oristano.
Nella Segreteria è stata anche rieletta Elena Aroffu, mentre per il terzo componente il Consiglio si è riservato individuarlo in un momento successivo. Del consiglio fanno parte Pino Cìulu, Elena Aroffu, Pierangela Carta, Michele Carrus, Antonella Casu, Bernardo Casu, Remo Cau, Giovannino Craba, Ines Demurtas, Miriam Lepori, Tore Lochi, Antonella Lotta, Carlo Lullia, Enrico Marceddu, M. Rosaria Marcellino, Giovanna Mocci, Antonio Mulas, Serafina Monni, M. Giovanna Mura, Angela Palmas, Rita Pani, Raimonda Piras, Debora Pisanu, Rita Pusceddu, Barbara Raspam, Gisella Scalas, Armandino Sedda, Antonietta Serchisu, Monica Serra, Gianpietro Spada, Giorgina Tidu, Donatella Trogu, Mario Urru.
Collegio dei Sindaci
Revisori:
Lorenza Careddu, Rita Canargiu e Manuela Loru.
Part-time.
Trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a parziale. Entro il 16
marzo 2009 la domanda (per tutto il personale) (dies
77/2009)
Cagliari - Lunedì 16 marzo 2009 (il 15 marzo, quest'anno, "cade" di domenica) è il termine ultimo di presentazione - per il personale docente ed ATA con contratto a tempo indeterminato - della domanda di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (anche al fine di svolgere un'eventuale altra attività di lavoro subordinato o autonomo).
Hanno titolo a chiedere la trasformazione i docenti
delle scuole di ogni ordine e grado, il personale educativo, il personale ATA,
con l'esclusione dei DSGA, il personale utilizzato in altri compiti per motivi
di salute.
La domanda - da inoltrare all'Ufficio Scolastico
Provinciale di appartenenza, tramite il Dirigente Scolastico - deve contenere:
generalità (nome, cognome, luogo e data
di nascita); ruolo di appartenenza/classe di concorso/profilo
professionale; sede di titolarità; esplicita richiesta di trasformazione del
rapporto di lavoro; tipologia: orizzontale
(con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni
lavorativi) ovvero verticale
(con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana, del mese
o di determinati periodi dell'anno) ovvero misto
(con articolazione della prestazione risultante dalla combinazione delle due
precedenti modalità). Per il solo personale ATA, inoltre, la tipologia
verticale deve essere realizzata in misura tale da rispettare la media
della durata del lavoro settimanale prevista per il tempo parziale nell'arco
temporale preso in considerazione
(settimana, mese o anno); durata della prestazione lavorativa (per i
docenti, di norma pari al 50% di quella a tempo pieno; per il personale ATA,
non inferiore al 50% di quella a tempo pieno); anzianità complessiva di ruolo e
non di ruolo (come riconosciuta ai fini di carriera); possesso di eventuali titoli di precedenza.
Per la durata di almeno due anni il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale non può richiederne la trasformazione in rapporto a tempo pieno. Prima della scadenza del biennio, eventuali domande in tal senso possono essere accolte sulla base di motivate esigenze ed anche in relazione alla situazione organica complessiva.
Il personale docente a part-time deve adempiere (così come, di seguito, indicato) alle
attività di carattere individuale e collegiale: preparazione delle lezioni e
delle esercitazioni; correzione degli elaborati; rapporti individuali con le
famiglie (per intero); collegio dei docenti, attività di verifica iniziale e
finale, informazione periodiche alle famiglie (40 ore per intero); svolgimento
di scrutini ed esami, compresa la compilazione degli atti (per intero);
partecipazione ai consigli di classe, interclasse, intersezione (il "tetto"
delle 40 ore deve essere rapportato in proporzione all'orario effettuato).
Welfare.
Fnp Cisl: «I pensionati della Cisl pronti a mobilitarsi se il governo non
ascolterà le loro rivendicazioni, ma dicono no a manifestazioni ideologiche» (dies 78/2009)
«I pensionati della Cisl (Fnp) sono
pronti a mobilitarsi se il governo non presterà ascolto alle loro rivendicazioni,
ma dicono no a manifestazioni ideologiche». Lo ha dichiarato il segretario
generale dell'organizzazione, Antonio Uda, commentando l'iniziativa di protesta
dei pensionati della Cgil nei giorni scorsi scesi in piazza. «Sono rispettoso
dell'autonomia delle categorie - ha detto Uda - non condivido, tuttavia, queste
manifestazioni che non hanno oggettivi criteri squisitamente sindacali, ma
nascondono appartenenze di tipo ideologico culturale. Ciò non significa che
condivido tutto ciò che il governo sta facendo. Non escludiamo, infatti, di
arrivare ad una mobilitazione rispetto alla quale deciderà il nostro congresso»
(in calendario per fine aprile, a Roma, al Palazzo dei Congressi). «Non siamo
lontani dalle rivendicazioni dello Spi-Cgil, ma le vogliamo sostenere con la
nostra autonomia - ha aggiunto Uda -; la rottura dell'unità tra le
confederazioni indebolisce anche l'azione dei pensionati e degli anziani. Ma la
rottura non l'abbiamo voluta noi». Tra le richieste ci sono la rivalutazione
del potere d'acquisto delle pensioni, con un nuovo paniere per la rilevazione
dell'inflazione, e il fondo per la non autosufficienza «perché - ha detto
ancora Uda - siamo l'unico Stato europeo dove ancora non c'è il fondo», mentre
appare «farraginoso» il meccanismo del bonus. Il sindacalista è tornato anche a
bocciare lo strumento della social card che «non ha alcuna attinenza con il
diritto al sociale».
Frau
segretario generale regionale Cisl scuola (dies
79/2009)
Cagliari - Enrico Frau è stato confermato segretario generale della Cisl scuola. L’elezione è avvenuta al termine del congresso regionale di categoria che ha discusso sulle principali problematiche della categoria e sull’organizzazione della scuola in Italia, ma soprattutto in Sardegna. Su proposta di Frau, il consiglio generale ha chiamato a far parte della segreteria Franca Mossa e Mirko Idili.
Le
mimose nel 2009 non fioriscono in Sardegna. L’8 marzo nella nostra isola (dies 80/2009)
Cagliari – Il quotidiano «L’Unione Sarda» l’8 marzo scorso ha pubblicato un articolo di Oriana Putzolu, segretaria regionale Cisl, sulle problematiche delle donne in Sardegna. Ecco il testo
«E’ un 8 marzo denso di preoccupazioni e di poche
speranze per le donne sarde. Le mimose non fioriscono quest’anno per le
numerose impiegate e operaie costrette a casa dalla chiusura delle fabbriche
tessili del Nuorese, del Marghine e della Baronia, delle industrie del Sulcis e
del Sassarese. Crisi finanziarie e scelte di mercato hanno bloccato i cancelli
a Portotorres e nel Cagliaritano. Per le donne sarde non c’è pace, per loro non
c’è via d’uscita al dramma della disoccupazione: se non la vivono direttamente
sulla propria pelle, la sperimentano di riflesso, portata in casa da un marito
o un padre “rottamato” a 50 anni. Solo nell’industria i posti di lavoro a
rischio sono 6000 ed è facile immaginare pensieri e sentimenti di mogli e
figlie costrette a convivere con l’incertezza sul futuro. Stati d’animo che,
come documentano i medici, lasciano preoccupanti segni sull’equilibrio
psicofisico. Una contabilità del dolore che farà conoscere i risultati tra
qualche tempo.
«La condizione lavorativa femminile in Sardegna è
fotografata nella sua drammaticità dall’ultima rilevazione Istat relativa al
terzo trimestre 2008. Le forze lavoro (gli attivi nel mercato del lavoro) sono
694.000, di cui donne solamente 278.000. Gli occupati sono complessivamente
619.000: 378.000 uomini (tasso di occupazione 64,2%) e 241.000 donne (42,1%).
Gli indicatori evidenziano chiaramente che tra le non forze lavoro (15-64 anni)
è maggiore la presenza femminile e vi sono ben 68.000 donne disponibili ad
entrare nel mercato del lavoro. Se vi riuscissero potrebbero abbattere il divario
con la corrispondente percentuale maschile e far crescere il tasso di attività.
«Le mimose non fioriscono per almeno 227.000 donne
sarde indisponibili a lavorare. Non perché interessate da un improvviso
benessere, ma perché “scoraggiate” dalla ricerca continuamente inutile e
negativa di una qualche occupazione o perché impegnate in famiglia
nell’educazione dei figli, nell’assistenza a un genitore anziano e a un parente
con handicap o perché intorno al lavoro manca una rete dei servizi sociali di
supporto alla famiglia e alla maternità. Una rete carente, soprattutto per la
prima infanzia, e al di sotto delle necessità delle donne che lavorano. Solo il
14,9% dei Comuni sardi ha attivato servizi per i fanciulli più piccoli e solo
il 10% dei bambini da 0-3 anni ne ha usufruito. Una rete, per altro, costosa:
il prezzo dei nidi pubblici privati è in media di 273 euro mensili. Secondo
un’indagine Istat del 2005, condotta su un campione di 50 mila madri, il 32,7%
delle mamme sarde, che non si avvale di un asilo nido, ha dichiarato che in
realtà avrebbe voluto usufruire dei suoi servizi. Indicativo l’alto numero di
madri ( 48,6%) che tra i motivi della non frequenza ha messo la mancanza di
asili nel Comune o asili troppo distanti.
«Le mimose non fioriscono neppure per centinaia di
laureate - nel 2007 costituivano il 19,4% (contro il 9% di maschi) delle forze
lavoro – che dopo l’Università attendono un’occupazione rapportata al titolo di
studio conseguito, ai sacrifici della famiglia, e che ancora non l’hanno trovata
nonostante corsi, tirocini, master and back e che, se non l’hanno ancora fatto,
prendono in seria considerazione l’opportunità di emigrare.
«Mimose sfiorite anche per migliaia di immigrate,
alle quali per necessità lavorative non è consentito neppure far nascere
tranquillamente un figlio.
«Sarà ancora un 8 marzo di problemi. La lotta per la
liberazione della donna e per la pari dignità di genere deve ancora conoscere
numerose tappe prima di essere vinta. Le mimose fioriranno completamente in
Sardegna quando il lavoro sarà veramente per tutti. E quando, per la
composizione della Giunta regionale, non si parlerà più di obbligatorietà della
quota rosa e non ci sarà più bisogno di Commissioni per le Pari Opportunità e
di Consigliere di parità. Quel giorno, purtroppo, è ancora lontano».