ANNO XXVII - NUMERO 07

9 marzo 2009

 

 

dies 70

Mario Medde, segretario regionale della Cisl, smentisce la sua nomina ad assessore nella Giunta regionale

 

dies 71

Ammortizzatori sociali per 3600 lavoratori. Sottoscritta l’intesa con il Presidente della Regione

 

dies 72

La Chiesa per i lavoratori del Sulcis

 

dies 73

Alberto Bottoni riconfermato segretario generale dei pensionati sardi Cisl

 

dies 74

Banca di Credito sardo. Cisl Cagliari: «Ok solo se ci sarà un modo nuovo di operare»

 

dies 75

Campus universitario: le vere ragioni, secondo il Sicet, di un no inatteso

 

dies 76

Pino Cìulu confermato segretario territoriale Cisl Scuola Oristano

 

dies 77

Scuola. Part-time. Trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a parziale. Entro il 16 marzo 2009 la domanda (per tutto il personale)

 

dies 78

Welfare. Fnp Cisl: «I pensionati della Cisl pronti a mobilitarsi se il governo non ascolterà le loro rivendicazioni, ma dicono no a manifestazioni ideologiche

 

dies 79

Frau segretario generale regionale Cisl scuola

 

dies 80

Le mimose nel 2009 non fioriscono in Sardegna. L’8 marzo nella nostra isola

 

 

Mario Medde, segretario regionale della Cisl, smentisce la sua nomina ad assessore nella Giunta regionale            (dies 70/2009)

 

Cagliari – Con una nota ufficiale diffusa venerdì 6 marzo scorso, il segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde, ha definito «destituita di ogni fondamento» la notizia, rimbalzata più volte sui giornali, di un’imminente sua partecipazione alla Giunta regionale della Sardegna, la prima del Presidente Ugo Cappellacci.

Anche in campagna elettorale i giornali avevano data come certa la candidatura di Medde nelle liste del centrodestra, puntualmente non avvenuta. Dopo il risultato delle votazioni l’inserimento del segretario generale Cisl nel toto-assessori. Anche questo non verificatosi.

 

Ammortizzatori sociali per 3600 lavoratori. Sottoscritta l’intesa con il Presidente della Regione        (dies 71/2009)

 

Cagliari – Interessa 3600 lavoratori, l’accordo, firmato venerdì 6 marzo, presso la Presidenza della Regione, tra le parti sociali per la spendita di 10 milioni di euro, più 20 milioni relativi al 2008, accreditati dal Governo a seguito dell’approvazione della legge sugli ammortizzatori sociali in deroga.

Il provvedimento è destinato ai lavoratori esclusi – a causa di crisi aziendali – dai processi produttivi.

«La Cisl sarda considera positivo l’accordo – si legge in una nota del segretario regionale, Giovanni Matta - ma non esaustivo di un piano di politiche sociali che la Regione deve mettere a punto, con o senza l’aiuto del Governo nazionale, per attenuare gli effetti che la perdurante crisi industriale e produttiva provoca nel tessuto economico e sociale dell’isola».

Poiché è inimmaginabile che il sistema sardo possa reggersi sugli interventi previsti dagli ammortizzatori sociali, per la Cisl «si rende necessario – aggiunge Matta - che la Regione al più presto vari – con l’apporto delle forze sociali imprenditoriali e sindacali – un piano industriale in attuazione di quanto previsto dalle intese istituzionali stipulate negli ultimi anni».

I lavoratori beneficeranno dei trattamenti in deroga fino alla data del 31 dicembre 2009 previa verifica tecnica sulla sussistenza dei requisiti.

Le parti territorialmente competenti, firmatarie dell'accordo, si impegnano alla gestione degli esuberi attraverso il ricorso a percorsi di riqualificazione e di reinserimento sia in prospettiva dell'attuazione dei singoli piani industriali predisposti dalle aziende interessate, sia per le altre iniziative di investimento previste nei diversi territori. Si impegnano anche a sottoscrivere un protocollo di politiche attive in favore dei lavoratori destinatari dell'accordo.

Nell'accordo vi sono alcuni impegni in capo al Presidente della Giunta (delegato alla firma dell'accordo con il Governo) e all'Assessore del Lavoro che si impegna ad inserire nei programmi di reimpiego e di formazione i lavoratori non ricollocabili diversamente. Italia Lavoro attuerà il monitoraggio dei lavoratori e della spesa.

Per quanto riguarda la provincia di Cagliari, le aziende inserite sono:

Cigs:

Gruppo Moby (12), Osmantibus (6), Inpredil (100);

Mobilità:

Sarmed (Medio campidano - 47, Coop Lav. associati (6), CR. Santa Lucia (3), Divan (1), Notaio Fadda (1), Ecosar (11), Aias (138), Anap (5), Cnosfap (14), Crfpa (24), Enaip (30), Fulgens (113), Iriapa (6), Ial Sardegna (24), Medigas (134), Scuola Edile (13), Tref Coop (8), Vitrociset (12), Casa di cura città Quartu (14), Casa di cura Lay (31), Dicovisa (8), Editar (17), Ella cooperativa (11), Ipe (6), Itis (7), Valriso (6), Cannas (4), Vig. Sardegna (47), Vig. Quartu (45), Casa M. Ausiliatrice (8)

 

 

La Chiesa per i lavoratori del Sulcis           (dies 72/2009)

 

Cagliari – La grave crisi economica e occupazionale del Sulcis-Iglesiente ha raggiunto proporzioni drammatiche, come mai si era visto in passato. L’emergenza ha richiamato l’attenzione del Papa che, all’Angelus di domenica 1° marzo, ha esortato i fedeli a incoraggiare « le autorità politiche e civili e gli imprenditori affinché si faccia fronte a questo momento difficile con l’impegno di tutti, ricordando che la priorità va data ai lavoratori e alle loro famiglie». Una situazione, quella del Sulcis, che interpella la Chiesa, la comunità dei credenti, che in vari modi – nelle forme della solidarietà e della condivisione – si è già espressa. Il vescovo di Iglesias, Giovanni Paolo Zedda, è intervenuto qualche settimana fa per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla crisi. Non c’è tempo da perdere, come riconoscono Cgil, Cisl e Uil regionali: «La vicenda di Eurallumina, che rischia di travolgere l’intera filiera dell’alluminio, l’Otefalsail chiusa con i lavoratori da mesi senza stipendio, la Rockwool in crisi insieme ad altre decine di aziende del territorio, fanno del Sulcis – scrivono i sindacati in una nota al nuovo presidente della Regione, Ugo Cappellacci - un’area a gravissima emergenza sociale».

Con una seconda lettera alla diocesi il vescovo di Iglesias ha indicato alcune azioni «doverose oltre che urgenti per la Chiesa». La prima: favorire momenti di riflessione e discernimento fondati sull’esperienza della preghiera cristiana. «Solo mettendo al primo posto l’unione intima con Cristo avremo – scrive monsignor Zedda - la grazia di aprire gli occhi alle necessità dei fratelli in difficoltà». Altra azione: «Suscitare consapevolezza informando e rendendo ognuno attento e compartecipe di questo difficile momento». Il vescovo chiede anche di «aiutare a conoscere le risorse che la società e gli strumenti legislativi offrono alle persone in stato di necessità, oltre che stimolare le istituzioni a mettere in campo azioni di contrasto alla crisi. Ultima iniziativa doverosa per i cristiani: «Promuovere azioni di concreta solidarietà, a partire dalla stessa comunità ecclesiale».

 

 

Alberto Bottoni riconfermato segretario generale dei pensionati sardi CISL     (dies 73/2009)

 

Cagliari – Alberto Bottoni è stato riconfermato segretario generale della Fnp-Cisl Sardegna. Nei prossimi 4 anni collaboreranno con lui in segreteria Anna Rita Careddu (Oristano) e Achille Trogu (Cagliari). L’elezione di Bottoni è giunta al termine di un vivace congresso, l’ottavo della categoria, al quale hanno partecipato 150 delegati in rappresentanza di più di 80 mila iscritti alle 110 leghe comunali in cui si articola la Fnp nell’isola.

Un appuntamento sindacale importante perché ha portato alla ribalta la situazione di una categoria che sta assumendo, sotto molti profili, un ruolo rilevante nella società sarda. Innanzitutto per l’età media sempre più alta della popolazione isolana. Un allungamento, fortunatamente generalizzato, della vita, tanto che si calcola che nel mondo, nel 2050, una persona su sei avrà più di 65 anni e vi saranno 70 pensionati ogni 100 lavoratori. In Italia, quindi in Sardegna, il rapporto tra pensionati e lavoratori potrà superare addirittura anche il 110%. Un invecchiamento, che, come ha detto Bottoni nell’ampia relazione d’apertura, richiede servizi socio-sanitari sempre più adeguati alle esigenze della terza età. Tra le ricorrenti richieste presentate dalle 110 leghe (articolazione territoriale della Fnp sarda, in genere una per comune) e negli 8 congressi provinciali sono stati sollecitati miglioramento e maggiore celerità delle strutture di prevenzione, cura e analisi medico-sanitarie.

Gli anziani percepiscono come una vera e propria minaccia alla vita i tempi biblici delle liste d’attesa per visite specialistiche nelle strutture pubbliche. L’over 60, infatti, si trova davanti a un bivio drammatico: pagare le strutture private o rinunciare alla terapia. «Non è giusto che l’anziano per curarsi – dice Alberto Bottoni – debba spendere i risparmi di una vita, se li ha, oppure chiedere l’aiuto dei figli. In caso contrario sperare nella Provvidenza».

Il disagio sanitario si accompagna, nella maggioranza dei casi, alle difficoltà economiche. «Per i pensionati – ha detto il segretario generale nazionale della categoria, Antonio Uda – gli ultimi 17 anni sono stati pesantissimi. Dal 1992, da quando cioè fu tolto alle pensioni il collegamento alla dinamica salariale e l’aumento, ogni sei mesi legato all’inflazione. In tutto questo tempo i redditi dei pensionati hanno perso oltre il 35% del loro valore. Se c’è una classe veramente impoverita, è quella dei lavoratori in quiescenza».

Uno sguardo agli importi delle pensioni sarde fotografa con chiarezza la situazione in cui si trovano migliaia di pensionati. L’importo medio mensile delle pensioni sarde è, infatti, pari a 614,22 euro.

Con una pensione di questa entità è facile immaginare che la gran parte degli oltre 370 mila poveri sardi vanno ricercati nella categoria degli over 60. La soglia della povertà relativa è calcolata in 970,34 euro mensile per due componenti. L’importo medio mensile di pensioni e assegni sociali in Sardegna nel 2008 è stato di 318,34 euro. L’importo medio mensile delle pensioni ai superstiti di 486,14 euro. L’importo medio mensile delle pensioni di vecchiaia di 880,13 euro.

La provincia che nel 2008 ha registrato l’importo mensile più basso è quella di Oristano dove le 54.784 pensioni erogate raggiungono la media di 536,8 euro. Segue il Nuorese: 50.982 pensioni con valore medio mensile pari a 546,86 euro. Ogliastra: 18.516 pensioni per un importo medio mensile di 550,63 euro. Medio Campidano 32.737 pensioni per una valore medio di 563,96. Olbia Tempio: 33.489 pensioni per 592,21 Euro. Sassari 93.754 pensioni a 617,57 euro. Cagliari 122.317 pensioni e 666,03 euro. Infine Carbonia-Iglesias con 36.033 pensioni per un importo medio di mensile di 741,45 euro.

Il ruolo organizzativo della Fnp e la centralità della categoria nella rivendicazione di molte vertenze socio-assistenziali è stato ribadito, nel suo intervento al congresso, da Mario Medde, segretario generale della Cisl sarda. Il prossimo quadriennio, ha detto il leader regionale, sarà strategico per lo sviluppo e il progresso dell’isola non solo sul fronte dell’occupazione, ma anche delle conquiste che maggiormente incidono sulla qualità della vita.

Le “penne bianche “sarde (65 anni e più) rappresentano, tra la popolazione residente per classe di età, il terzo raggruppamento più numeroso (305.799 persone pari al 18,4% dei sardi ), dopo il gruppo dei 25-44 anni (516.515 persone) e 45-64 anni (454.115), che insieme formano il 69,1% dei residenti. I ragazzi tra 0-14 anni costituiscono il 12,5% della popolazione residente.

E’, dunque, la struttura della popolazione sarda ad attribuire naturalmente agli anziani un ruolo fondamentale nella società isolana, che gli iscritti alla Fnp Cisl della Sardegna intendono svolgere interamente, soprattutto nei campi dei servizi socio-sanitari e assistenziali.

L’età media della popolazione sarda tende a salire: nel 2008 era pari a 43,8, più alta della media dei residenti nel Mezzogiorno (42,0), e praticamente al livello della media italiana (44,0). L’indice di vecchiaia (cioè il rapporto percentuale tra la popolazione residente di 65 anni e oltre e la popolazione residente di età 0-14 anni) della popolazione sarda (nel 2008 pari a 146,9) è nettamente il più alto d’Italia: 115,8 nel Mezzogiorno e 142,8 in Italia.

 

 

Banca di Credito sardo. Cisl Cagliari: « Ok solo se ci sarà un modo nuovo di operare»           (dies 74/2009)

 

Cagliari – Alla presentazione del Banco di Credito Sardo c’erano tutti: autorità civili, militari e religiose, ovviamente esponenti del mondo bancario nazionale e regionale, rappresentanti della cultura universitaria. Mancavano solo i sindacati di categoria e confederali perché non avvisati dell’importante iniziativa.

«Evidentemente – scrivono in una nota Fabrizio Carta, segretario generale Cisl Cagliari e, e Michele Mannu, segretario territoriale dei bancari Cisl - i massimi vertici della Banca, presenti a Cagliari per l’occasione, non hanno sentito l’esigenza di rapportarsi con la società sarda e cagliaritana o, almeno, con quella rappresentata dal sindacato dei lavoratori». Eppure la componente sindacale rappresenta una parte rilevante del sistema bancario, almeno per due aspetti. «Quello interno, perché i dipendenti della Banca sono – scrivono Carta e Mannu - l’asse portante dell’azienda di credito con la loro professionalità e la loro capacità, ma anche dal punto di vista esterno, visto che rappresentano migliaia di lavoratori e pensionati, utenti della banca». Il giudizio dei sindacati è molto esplicito: «Non è un buon inizio per una Banca che, radicandosi nel territorio, dovrebbe essere molto attenta ad intessere rapporti con il mondo dell’associazionismo e con quello del lavoro».

Carta e Mannu fanno notare che per anni, si è parlato di accorpamento di banche e «il cuore ed il cervello delle stesse si sono allontanati dal territorio, con l’effetto di fare delle banche un organismo ben lontano dalle esigenze degli utenti».

Quando si parla di sviluppo, non può essere trascurato il ruolo e l’azione della Banche. Si è discusso per anni del fatto che le banche dovevano diventare sempre più grandi e che non ci fosse bisogno di banche locali. «Così facendo – spiegano Carta e Mannu - le direzioni centrali si sono insediate fuori della Sardegna e le agenzie locali non hanno la benché minima autonomia nella concessione dei crediti. La storia di questi mesi insegna che si deve ripensare anche questo modello e con le banche grandi sono necessarie anche le locali, che raccolgono e investono sul territorio. La nostra Regione è sempre di più terra di raccolta ma non di investimento da parte delle Banche». «Sono anche ben noti – aggiungono i due sindacalisti Cisl - alcuni atteggiamenti delle banche, mirati solo a far utili».

 Per la Fiba Cisl e per la segreteria confederale territoriale la nascita della Banca di Credito sardo «può essere valutata come un segnale positivo perché inverte il processo di allontanamento delle banche dal territorio e dagli utenti, ma solo se vi sarà un nuovo modo di operare. Più attenzione alle iniziative nel territorio, più attenzione agli utenti più deboli, più attenzione al rapporto con i lavoratori. Se non sarà così, tra qualche anno si parlerà di una semplice operazione di facciata che sarà servita solo ad una riverniciatura esterna, senza che la sostanza sia cambiata».

 

Campus universitario: le vere ragioni, secondo il Sicet, di un no inatteso.          (dies 75/2009)

 

Cagliari – Il no all’originaria ipotesi del campus universitario concentrato nell’area dell’ex semoleria, in viale la Playa, aveva sorpreso non poco il Sicet Cisl. «Aree verdi, carenza di servizi, eccessi di volumetria sono state le scuse utilizzate dal Consiglio Comunale di Cagliari per giustificare il diniego al progetto del nuovo Campus Universitario», dice Alessandro Turco della segreteria provinciale del sindacato inquilini. «La verità è venuta fuori in questi giorni, sotto forma dell'approvazione di un piano del centro già votato in Giunta, che prevede – scrive Turco in una nota - numerosi interventi per la trasformazione di edifici del centro storico in residenze per gli studenti».

«Quello che il Comune non ci dice e che il SICET (Sindacato Inquilini Casa e Territorio aderente alla CISL) chiede con forza è quali saranno i fondi utilizzati per le opere, come saranno acquisite e recuperate le aree in un centro storico che viene venduto a peso d'oro e soprattutto – aggiunge il dirigente della categoria inquilini - dove trovare lo spazio per la costruzione dei servizi necessari, che non sono di certo i ristoranti panoramici di cui sentiamo parlare. Inoltre ci interessa anche comprendere chi dovrebbe occuparsi della gestione di un patrimonio per il quale più che diffuso ci pare più corretto l'aggettivo frammentato».

L'idea del SICET è che il recupero del centro storico passi per un’adeguata politica abitativa, «che non può essere misurata in posti letto, ma in unità abitative, con l'integrazione di edilizia privata e pubblica (sociale in primo luogo), cosa che non esclude in alcun modo, ovviamente, anche la creazione di alloggi destinati agli studenti. Inoltre – dice Turco - un campus diffuso in una zona della città in cui la viabilità è già difficile, non sembra in grado di rispondere alle esigenze di mobilità degli studenti i quali, è bene ricordarlo, non sono solo quelli del polo giuridico-economico o di Sa Duchessa, ma anche quelli che hanno parte o tutte le proprie lezioni nel complesso della Cittadella Universitaria di Sestu o in altre aree lontane dal centro storico».

Il Sicet attende chiarimenti da parte dell'amministrazione comunale, con la speranza, conclude il dirigente, «che questa volta abbiano carattere concreto e non siano limitati a dichiarazioni di intenti generiche che, come tali, paiono sempre condivisibili, ma che in realtà mascherano un’insanabile carenza di programmi di edilizia concreti e, soprattutto, concertati».

 

 

Pino Cìulu riconfermato segretario territoriale della Cisl Scuola (dies 76/2009)

 

Oristano – Pino Cìulu è stato confermato segretario generale territoriale della Cisl Scuola, al termine del congresso celebrato il 4 marzo ad Oristano.

Nella Segreteria è stata anche rieletta Elena Aroffu, mentre per il terzo componente il Consiglio si è riservato individuarlo in un momento successivo. Del consiglio fanno parte Pino Cìulu, Elena Aroffu, Pierangela Carta, Michele Carrus, Antonella Casu, Bernardo Casu, Remo Cau, Giovannino Craba, Ines Demurtas, Miriam Lepori, Tore Lochi, Antonella Lotta, Carlo Lullia, Enrico Marceddu, M. Rosaria Marcellino, Giovanna Mocci, Antonio Mulas, Serafina Monni,  M. Giovanna Mura, Angela Palmas, Rita Pani, Raimonda Piras, Debora Pisanu, Rita Pusceddu, Barbara Raspam, Gisella Scalas, Armandino Sedda, Antonietta Serchisu, Monica Serra, Gianpietro Spada, Giorgina Tidu, Donatella Trogu, Mario Urru.

 

Collegio dei Sindaci Revisori: Lorenza Careddu, Rita Canargiu e Manuela Loru.

 

 

Part-time. Trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a parziale. Entro il 16 marzo 2009 la domanda (per tutto il personale)          (dies 77/2009)

 

Cagliari - Lunedì 16 marzo 2009 (il 15 marzo, quest'anno, "cade" di domenica) è il termine ultimo di presentazione - per il personale docente ed ATA con contratto a tempo indeterminato - della domanda di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (anche al fine di svolgere un'eventuale altra attività di lavoro subordinato o autonomo).

 

Hanno titolo a chiedere la trasformazione i docenti delle scuole di ogni ordine e grado, il personale educativo, il personale ATA, con l'esclusione dei DSGA, il personale utilizzato in altri compiti per motivi di salute.

 

La domanda - da inoltrare all'Ufficio Scolastico Provinciale di appartenenza, tramite il Dirigente Scolastico - deve contenere: generalità (nome, cognome, luogo e data di nascita); ruolo di appartenenza/classe di concorso/profilo professionale; sede di titolarità; esplicita richiesta di trasformazione del rapporto di lavoro; tipologia: orizzontale (con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni lavorativi) ovvero verticale (con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana, del mese o di determinati periodi dell'anno) ovvero misto (con articolazione della prestazione risultante dalla combinazione delle due precedenti modalità). Per il solo personale ATA, inoltre, la tipologia verticale deve essere realizzata in misura tale da rispettare la media della durata del lavoro settimanale prevista per il tempo parziale nell'arco temporale preso in considerazione (settimana, mese o anno); durata della prestazione lavorativa (per i docenti, di norma pari al 50% di quella a tempo pieno; per il personale ATA, non inferiore al 50% di quella a tempo pieno); anzianità complessiva di ruolo e non di ruolo (come riconosciuta ai fini di carriera);  possesso di eventuali titoli di precedenza.

 

Per la durata di almeno due anni il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale non può richiederne la trasformazione in rapporto a tempo pieno. Prima della scadenza del biennio, eventuali domande in tal senso possono essere accolte sulla base di motivate esigenze ed anche in relazione alla situazione organica complessiva.

 

Il personale docente a part-time deve adempiere (così come, di seguito, indicato) alle attività di carattere individuale e collegiale: preparazione delle lezioni e delle esercitazioni; correzione degli elaborati; rapporti individuali con le famiglie (per intero); collegio dei docenti, attività di verifica iniziale e finale, informazione periodiche alle famiglie (40 ore per intero); svolgimento di scrutini ed esami, compresa la compilazione degli atti (per intero); partecipazione ai consigli di classe, interclasse, intersezione (il "tetto" delle 40 ore deve essere rapportato in proporzione all'orario effettuato).

 

 

Welfare. Fnp Cisl: «I pensionati della Cisl pronti a mobilitarsi se il governo non ascolterà le loro rivendicazioni, ma dicono no a manifestazioni ideologiche»           (dies 78/2009)

 

«I pensionati della Cisl (Fnp) sono pronti a mobilitarsi se il governo non presterà ascolto alle loro rivendicazioni, ma dicono no a manifestazioni ideologiche». Lo ha dichiarato il segretario generale dell'organizzazione, Antonio Uda, commentando l'iniziativa di protesta dei pensionati della Cgil nei giorni scorsi scesi in piazza. «Sono rispettoso dell'autonomia delle categorie - ha detto Uda - non condivido, tuttavia, queste manifestazioni che non hanno oggettivi criteri squisitamente sindacali, ma nascondono appartenenze di tipo ideologico culturale. Ciò non significa che condivido tutto ciò che il governo sta facendo. Non escludiamo, infatti, di arrivare ad una mobilitazione rispetto alla quale deciderà il nostro congresso» (in calendario per fine aprile, a Roma, al Palazzo dei Congressi). «Non siamo lontani dalle rivendicazioni dello Spi-Cgil, ma le vogliamo sostenere con la nostra autonomia - ha aggiunto Uda -; la rottura dell'unità tra le confederazioni indebolisce anche l'azione dei pensionati e degli anziani. Ma la rottura non l'abbiamo voluta noi». Tra le richieste ci sono la rivalutazione del potere d'acquisto delle pensioni, con un nuovo paniere per la rilevazione dell'inflazione, e il fondo per la non autosufficienza «perché - ha detto ancora Uda - siamo l'unico Stato europeo dove ancora non c'è il fondo», mentre appare «farraginoso» il meccanismo del bonus. Il sindacalista è tornato anche a bocciare lo strumento della social card che «non ha alcuna attinenza con il diritto al sociale».

 

 

Frau segretario generale regionale Cisl scuola      (dies 79/2009)

 

Cagliari - Enrico Frau è stato confermato segretario generale della Cisl scuola. L’elezione è avvenuta al termine del congresso regionale di categoria che ha discusso sulle principali problematiche della categoria e sull’organizzazione della scuola in Italia, ma soprattutto in Sardegna. Su proposta di Frau, il consiglio generale ha chiamato a far parte della segreteria Franca Mossa e Mirko Idili.

 

 

Le mimose nel 2009 non fioriscono in Sardegna. L’8 marzo nella nostra isola   (dies 80/2009)

Cagliari – Il quotidiano «L’Unione Sarda» l’8 marzo scorso ha pubblicato un articolo di Oriana Putzolu, segretaria regionale Cisl, sulle problematiche delle donne in Sardegna. Ecco il testo

«E’ un 8 marzo denso di preoccupazioni e di poche speranze per le donne sarde. Le mimose non fioriscono quest’anno per le numerose impiegate e operaie costrette a casa dalla chiusura delle fabbriche tessili del Nuorese, del Marghine e della Baronia, delle industrie del Sulcis e del Sassarese. Crisi finanziarie e scelte di mercato hanno bloccato i cancelli a Portotorres e nel Cagliaritano. Per le donne sarde non c’è pace, per loro non c’è via d’uscita al dramma della disoccupazione: se non la vivono direttamente sulla propria pelle, la sperimentano di riflesso, portata in casa da un marito o un padre “rottamato” a 50 anni. Solo nell’industria i posti di lavoro a rischio sono 6000 ed è facile immaginare pensieri e sentimenti di mogli e figlie costrette a convivere con l’incertezza sul futuro. Stati d’animo che, come documentano i medici, lasciano preoccupanti segni sull’equilibrio psicofisico. Una contabilità del dolore che farà conoscere i risultati tra qualche tempo.

«La condizione lavorativa femminile in Sardegna è fotografata nella sua drammaticità dall’ultima rilevazione Istat relativa al terzo trimestre 2008. Le forze lavoro (gli attivi nel mercato del lavoro) sono 694.000, di cui donne solamente 278.000. Gli occupati sono complessivamente 619.000: 378.000 uomini (tasso di occupazione 64,2%) e 241.000 donne (42,1%). Gli indicatori evidenziano chiaramente che tra le non forze lavoro (15-64 anni) è maggiore la presenza femminile e vi sono ben 68.000 donne disponibili ad entrare nel mercato del lavoro. Se vi riuscissero potrebbero abbattere il divario con la corrispondente percentuale maschile e far crescere il tasso di attività.

«Le mimose non fioriscono per almeno 227.000 donne sarde indisponibili a lavorare. Non perché interessate da un improvviso benessere, ma perché “scoraggiate” dalla ricerca continuamente inutile e negativa di una qualche occupazione o perché impegnate in famiglia nell’educazione dei figli, nell’assistenza a un genitore anziano e a un parente con handicap o perché intorno al lavoro manca una rete dei servizi sociali di supporto alla famiglia e alla maternità. Una rete carente, soprattutto per la prima infanzia, e al di sotto delle necessità delle donne che lavorano. Solo il 14,9% dei Comuni sardi ha attivato servizi per i fanciulli più piccoli e solo il 10% dei bambini da 0-3 anni ne ha usufruito. Una rete, per altro, costosa: il prezzo dei nidi pubblici privati è in media di 273 euro mensili. Secondo un’indagine Istat del 2005, condotta su un campione di 50 mila madri, il 32,7% delle mamme sarde, che non si avvale di un asilo nido, ha dichiarato che in realtà avrebbe voluto usufruire dei suoi servizi. Indicativo l’alto numero di madri ( 48,6%) che tra i motivi della non frequenza ha messo la mancanza di asili nel Comune o asili troppo distanti.

«Le mimose non fioriscono neppure per centinaia di laureate - nel 2007 costituivano il 19,4% (contro il 9% di maschi) delle forze lavoro – che dopo l’Università attendono un’occupazione rapportata al titolo di studio conseguito, ai sacrifici della famiglia, e che ancora non l’hanno trovata nonostante corsi, tirocini, master and back e che, se non l’hanno ancora fatto, prendono in seria considerazione l’opportunità di emigrare.

«Mimose sfiorite anche per migliaia di immigrate, alle quali per necessità lavorative non è consentito neppure far nascere tranquillamente un figlio.

«Sarà ancora un 8 marzo di problemi. La lotta per la liberazione della donna e per la pari dignità di genere deve ancora conoscere numerose tappe prima di essere vinta. Le mimose fioriranno completamente in Sardegna quando il lavoro sarà veramente per tutti. E quando, per la composizione della Giunta regionale, non si parlerà più di obbligatorietà della quota rosa e non ci sarà più bisogno di Commissioni per le Pari Opportunità e di Consigliere di parità. Quel giorno, purtroppo, è ancora lontano».