Cagliari – Quale dovrà essere il ruolo della Formazione professionale nel progetto di sviluppo della Sardegna? Dalla risposta a questo interrogativo dipenderà in buona parte la costruzione del sistema formativo sardo nel suo duplice aspetto: quello dell’istruzione e quella della formazione professionale vera e propria.
Acli, Cisl e Uil hanno cominciato a disegnare il quadro delle funzioni che istruzione e formazione professionale dovranno svolgere in futuro, e gli interventi che la Regione dovrà realizzare per tenere l’Isola al passo con i tempi e le regole di Bruxelles.
Sono cinque le operazioni che la Regione deve mettere in cantiere al più presto. Le ha indicato, con molta chiarezza, Mario Medde nella relazione che il 6 dicembre scorso ha aperto i lavori del convegno «Percorsi di futuro tra storie e innovazione» al quale hanno partecipato il Presidente della Regione, Renato Soru, il Presidente delle Acli, Luigi Bobba, il Segretario Generale UIL, Gino Mereu, i consiglieri regionali Silvio Lai, Eliseo Secci, Sergio Pisano e Giorgio La Spisa.
Ma ecco le cose che, secondo Acli, Cisl e Uil la Regione deve fare con urgenza:
- Decentrare alle Province le attività di formazione, come previsto nell’istituzione dei servizi per l’impiego;
- Rimodulare le norme per l’accreditamento dei soggetti pubblici e privati, tenendo conto soprattutto delle specificità dell’attività formativa svolta;
- Costruire una prospettiva unitaria del sistema educativo dell’istruzione e della formazione professionale, formulando una proposta di «carta qualità della formazione» che prevede l’analisi del contesto territoriale per legare l’offerta formativa alle esigenze del territorio e l’accompagnamento nella ricerca del lavoro e nel primo inserimento professionale;
- Ripensare ad un nuovo assetto che istituzionalizzi il rapporto tra i soggetti impegnati nell’istruzione e nella formazione professionale finalizzato alla realizzazione degli organismi bilaterali;
- Rivisitare le competenze del personale favorendo, laddove è necessario, l’autonoma e libera scelta di uscita in prepensionamento e valorizzando gli operatori nelle attività formative previste dall’intero sistema. Si propone inoltre di realizzare una banca dati che contenga tutte le professionalità certificate del personale.
Le proposte operative alla giunta regionale
In considerazione di questi ragionamenti Acli, Cisl e Uil chiedono alla Giunta regionale:
- L’apertura di un tavolo permanente di confronto con le rappresentanze sociali che, attraverso una puntuale e rigorosa analisi del sistema, sia in grado di riformare il settore.
- La predisposizione di un disegno di legge di riforma che, nell’accogliere le proposte delle parti sociali, rappresenti in tempi rapidi un punto di riferimento per i giovani, i disoccupati, i lavoratori, le imprese e il mercato del lavoro, e consenta una integrazione tra i diversi sistemi dell’istruzione, della formazione e dell’università. I punti fermi della riforma dovranno essere: il pluralismo dell’offerta formativa, la libertà di scelta e accesso, l’autonomia l’identità e l’integrazione tra i sistemi, il ruolo dei «soggetti storici», la valorizzazione delle professionalità degli operatori.
- Una revisione concertata dei soggetti sinora accreditati nel sistema della formazione professionale, privilegiando, tra i requisiti fondamentali di tali soggetti, la lunga sedimentazione di esperienze o di rappresentanza diretta del mondo del lavoro, delle imprese e del sistema della bilateralità.
- Il decentramento, alle Province, di specifiche funzioni e competenze in materia di formazione professionale.
- L’integrazione, tra i diversi sistemi (istruzione, formazione, apprendistato), nel rispetto e riconoscimento delle specifiche e autonome identità.
- La valorizzazione di tutte le professionalità operanti nel settore e l’assunzione della contrattazione regionale e locale.
- L’adozione, fattiva e vincolante, per i soggetti gestori di specifici piani industriali per collegare monitoraggio, programmazione, fabbisogno didattico, risorse finanziarie, efficienza ed efficacia in entrata e in uscita.
- La riforma dei servizi per l’impiego e un collegamento sinergico con i sistemi della formazione professionale e dell’istruzione.
- Il recepimento di un sistema di standard di competenze che dovrebbe essere individuato a livello nazionale.
- L’incremento delle risorse finanziarie della Regione Sardegna in conto formazione professionale. Il rapporto tra spese complessive del bilancio regionale e costi della formazione professionale è dell’1,86% per il 2004 e dell’1,34% per il 2003.I fondi regionali per la formazione professionale rappresentano per il 2004 il 19,28% del totale a fronte dell’80,72% di assegnazioni statali ed europee. Nella pubblica istruzione, assessorato regionale competente, i fondi regionali per l’istruzione e l’università sono per il 2004 l’85,14% del totale, a fronte del 14,86% delle assegnazioni statali.
- L’accelerazione della spesa, soprattutto delle risorse finanziarie del Piano Operativo Regionale (Quadro Comunitario di Sostegno), e l’avvio dei bandi per la tempestiva effettuazione dei corsi di formazione professionale.
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