Cagliari – La povertà in Sardegna è un fenomeno sempre più diffuso ecco perchè si rende indispensabile la mobilitazione a Roma e a Cagliari, per sollecitare l’attuazione degli accordi al Governo nazionale e una politica industriale, del lavoro e sociale alla giunta regionale.
E’ utile e importante sottolineare la decisione unitaria di CGIL CISL UIL di lavorare a una mobilitazione, nelle forme e nei modi da concordare, sia a Roma che a Cagliari, per ribadire con maggior forza al Governo nazionale l’attuazione dell’Accordo sulla chimica, sull’energia e sull’Intesa Istituzionale di Programma. Al Governo regionale, invece, una politica industriale e del lavoro, e riforme istituzionali adeguate alle esigenze dell’Isola e alle dinamiche nazionali ed europee.
Le inadempienze del Governo Nazionale sono evidenti e si sommano a quelle evidenziate nello sciopero generale del 30 di novembre.
«Si tratta ora – dice il segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde - di dare risalto alla difficilissima situazione sociale ed economica della Sardegna e alla necessità, non più rinviabile, di politiche e interventi mirati a combattere la disoccupazione, l’aumento delle vecchie e nuove povertà, il declino del sistema industriale ed economico regionale».
L’insistenza del sindacato, anche sul versante regionale, sull’assenza di politiche industriali e sociali risponde proprio a una domanda di norme e di interventi che non possono seguire i tempi lunghi.
Ora bisogna intervenire e dare risposte, prima che diventi irrecuperabile il ritardo competitivo dell’Isola e che il processo di impoverimento di vasti strati sociali si trasformi in un fenomeno ancora più diffuso.
La povertà in Sardegna è infatti un fatto rilevante e riguarda 261.195 persone, in condizioni di disagio sociale, proprio secondo alcuni dati dell’Osservatorio Industriale e secondo una ricerca della stessa Cisl sarda che ha individuato le figure sociali in difficoltà.
Secondo l’ISTAT la povertà assoluta riguarda le famiglie con una capacità di spesa mensile pari 573,63 euro e la povertà relativa a soggetti con una capacità di spesa pari a 823,45 euro.
In Sardegna abbiamo 23.000 persone con assegno sociale (importo medio mensile 387,00 euro) 122.357 persone con pensione al minimo (importo medio mensile 421,71 euro), 23.000 persone in mobilità (importo medio mensile 573,63), 17.000 invalidi, ciechi, sordomuti (pensione di importo medio mensile pari a 600,00 euro) e 118.000 disoccupati privi di reddito.
A questi si aggiungono 35.000 persone che si sono viste riconoscere il diritto all’invalidità, di cui solo una piccola percentuale si è vista erogare il relativo assegno
A fronte di questi dati e in considerazione di un’economia regionale in grande difficoltà, è non solo evidente ma necessario e urgente un patto sociale tra Regione e rappresentanze economiche e sociali, per concretizzare gli interventi utili a rilanciare l’economia e, immediatamente, a dare risposte alle vecchie e nuove povertà.
Serve un welfare regionale, che dia più speranze e certezze ai pensionati, ai non autosufficienti, ai disoccupati e a tutti i lavoratori.
«Una grande mobilitazione in Sardegna su questi obiettivi, è utile – aggiunge Medde - non solo per contrastare le volontà del Governo Nazionale di ridurre i livello di coperture dei diritti, ma è altrettanto fondamentale per sollecitare alla Giunta Regionale atti di governo, che incidano positivamente sullo stato dell’economia e nelle condizioni di vita delle persone e delle famiglie. Per questo insistiamo – conclude il segretario Cisl - per una mobilitazione delle coscienze delle persone, che spinga il Governo Regionale a darsi leggi, progetti e a proporre interventi concordati e condivisi con il partenariato economico e sociale. Il metro per valutare l’efficienza e l’efficacia dell’azione di governo, deve essere infatti la qualità della risposta alle emergenze in atto e la partecipazione che viene sollecitata ed attivata».
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